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GERMANI E VICHINGHI: l'etica di guerra
di Mary Falco

È esistita davvero una società indoeuropea guerriera da cui deriviamo tutti noi? Dopo la teorizzazione della pura razza ariana questo è diventato un argomento tabù, ma ciò non toglie che tra i conquistatori che penetrarono in India nel 1.500 a. C. gli Achei che assediarono Troia nel 1.200 a. C. ed i Celti che nel 900 a. C lasciarono la pianura di Harz alla ricerca di terre fertili, ci sia una sorprendente affinità culturale. Nomadi, cacciatori, pronti a trasformarsi in guerrieri di fronte a qualsiasi contrasto, vantano una compagine familiare compatta di fronte alle forti differenze sociali che si sviluppano nel mondo agricolo, ma la loro società di uomini liberi non esita ad assoggettare intere popolazioni in nome d'una parità che non sempre è stata chiesta.
Le motivazioni di queste scelte si trovano in parte nel paese d'origine. L'Europa continentale rappresenta caratteristiche intermedie rispetto al fertile bacino mediterraneo o al rigido mondo sub-artico, il clima freddo ed ostile d'inverno si scalda in primavera fino al vero e proprio rigoglio estivo e questo soprattutto nei tempi in cui l'arsura dell'estate era temperata dalla presenza delle foreste.
Qui la mentalità dualistica sta alla base di un individualismo guerriero e si specchia nella mitologia di eroi che non hanno limitazioni umane, ma neppure la quiete passiva ed indifferente di quelli orientali, tutori di un rigido "ordine costituito".
La concezione animistica della natura, poggiata com'è su forze perennemente in lotta tra loro, non riesce a sfumarsi nell'obbedienza ad un Essere Supremo, che ordina e subordina a se' le altre volontà, ma da origine ad un mondo titanico fortemente inquieto e volitivo.
Da questa terra nasce "Odino" l'unico dio di cui sia cantata la morte e non la nascita, il solo che deve sottoporsi alle leggi naturali fino a lottare duramente per affermare il proprio potere.
Fondamento prediletto della concezione evemeristica della religione, Odino è ritenuto da tutti gli studiosi un dio di spiccate caratteristiche umane.

Gwin Jones osserva: "Egli era il dio della forca e di chi su di essa moriva, dio della guerra e di coloro che per causa sua morivano, dio della conoscenza occulta e Signore dei morti dai quali deve essere appresa. Non era il Cristo che pendette dall'albero per gli altri. Egli cercava il proprio utile dominio e conoscenza e le sue sofferenze hanno più in comune con lo sciamanesimo che col cristianesimo".(Gwyn Jones: I Vichinghi pag. 556. Oxford University Press 1968 - 1975. Trad. Gelso Balducci - Newton Compton Ed. - Roma 1977.) Bisogna dire però che questa descrizione, pur corrispondendo sostanzialmente ad una base di requisiti universalmente riconosciuti alla figura di Odino, anzi, in tedesco Wodan, Wuotan, furore wut, non proviene dalla cultura germanica stessa, ma da uno studioso lontano nel tempo e nello spazio.
I Germani infatti, popolazioni diverse dall'habitat vastissimo, esteso dalla Scandinavia al Mar Nero, non avevano scrittura, per cui tutte le fonti sulla religione sono rappresentate in realtà dai reperti preistorici ed archeologici o da letteratura non germanica, greca o latina e quindi non molto obiettiva nei confronti di popolazioni nemiche.
Le fonti germaniche posteriori appartengono ad un periodo molto tardo, riflettono ormai l'avvenuta conversione al Cristianesimo e ne condividono ideali epici e poetici. La conversione, oltretutto, fu superficiale e tardiva: VIII d.C. per quanto riguarda i Sassoni (sconfitti da Carlo Magno) XI d. C. per i Danesi e Norvegesi, XII per gli Svedesi ed Islandesi: conversione che spesso si identifica con una sconfitta, e comunque viene a coincidere con il tramonto delle strutture locali. Impossibile perciò distinguere in questa religione, indubbiamente inquieta, una vocazione tragica originale da quello che invece fu l'adattamento ad una sconfitta consumata di fatto.
Le caratteristiche tanto spiccatamente umane di Odino, per esempio, contrastano con le notizie sulla religione germanica di Tacito, il quale osserva:

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