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GERMANI E VICHINGHI: l'etica di guerra
di Mary Falco

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"... non ritengono giusto chiudere gli dei fra pareti, ne' per la loro grandezza, rappresentarli antropologicamente. Loro consacrano, invece, boschi e selve e chiamano col nome di Dio quel mistero che avvertono unicamente con il loro senso religioso... nei medesimi boschi praticano e traggono i loro oracoli". (Tacito: Germania 9-10)
Sostanzialmente d'accordo con questa versione è Alfonso di Nola, il quale afferma: "La santità Hqil è per i Germani l'avvertimerto di una presenza numinosa in tutti i fenomeni della natura, e sembra condensarsi e concentrarsi in taluni spazi particolarmente carichi di energia divina. Tali sono le cime delle montagne, i picchi, le vette..." (Alfonso di Nola: I Germani in "op. cit." pag. 1776)
Com'è possibile dunque che questa concezione infinita si decomponga nella figura di un "dio-eroe" dalle caratteristiche sciamaniche? De Vries distribuisce questo processo in diversi periodi storici: "... è caratteristico della più antica forma di religione germanica un avvertimento del divino come forza di un gruppo di dei che agiscono non discriminatamente.
Solo più tardi si arriva alla concezione di un dio personale e trascendente." ( Jan de Vries: Altermanische Religionsgechichte - Berlino 1935 - 57 / 1956 - 57 citato in "Germani op. cit." pag. 1724 e segg.) Ma questa concezione tratta come un'evoluzione di pensiero quella che, una volta riconosciuta autentica, è invece una involuzione evidente: il concetto di bosco sacro, per quanto forse espresso in modo elementare, contiene un intendimento religioso più profondo di una figura antropomorfica rappresentabile con un'immagine.
Se i Germani hanno percorso un itinerario culturale di questo genere bisogna ammettere, come M. Caiani, che ci troviamo di fronte al disgregarsi di una cultura inghiottita indiscriminatamente dall'espansione coloniale di Roma e poi dal Cristianesimo, e non certo parlare di evoluzione.
Ma probabilmente questo itinerario è percorso invece dagli studiosi, che si trovano tra le mani documenti via via più chiari, ma sempre meno germanici, man mano che i Germani stessi soccombevano o si convertivano alla nuova religione.

L'ipotesi più corretta è quella che fa di Odino un intendimento morale del guerriero germanico, uno sforzo umano di adeguarsi ad un concetto trascendente di forza e di furore sentito già come irraggiungibile.
Solo quando questo intento non è stato più vissuto dai guerrieri si è permesso il formarsi, assolutamente apocrifo, di una figura a se' stante, ordinata gli schemi di quella che, nel frattempo, era presentata come religione ufficiale.
Mantenuto rigorosamente segreto, secondo gli intendimenti arcaici dell'iniziazione al sacro, il vero "furore" non ha nulla a che vedere con le osservazioni "esterne" sul comportamento dei guerrieri che culmineranno nella creazione del mito dei guerrieri-belva.
Tacito osserva con occhio scandalizzato i guerrieri Harii: "Truci d'aspetto accrescono la loro naturale ferocia con l'arte e con la scelta del tempo.
Hanno scudi neri, corpi tinti (di nero?) per combattere scelgono le notti oscure ed il solo orrore e l'ombra di questo esercito di fantasmi seminano lo spavento, perché non vi è nemico che sostenga il loro aspetto straordinario..." (Tacito: Germani 45 - Trad. di Filippo T. Marinetti Milano - Ist. Ed. Italiano 1927)
Di tale aspetto straordinario Tacito ci fornisce una descrizione di costumi che paiono, più che straordinari, sciamanici.
Essi non hanno proprietà alcuna, non curano personalmente la propria casa, ma vivono a spese della comunità, ricevono un addestramento segreto mediante il quale arrivano al combattimento in una condizione estatica, in cui non avvertono il dolore delle ferite, non temono il fuoco, mordono gli scudi con ferocia d'orsi e di lupi di cui portano le pelli e in cui sembrano, per certi aspetti, trasformati.
Consacrati ad Odino, si fanno crescere per voto la barba ed i capelli consacrandoglieli e se si ammalano, chiedono d'essere feriti a morte per non morire in casa.
Le caratteristiche, indubbiamente di coraggio esasperato, di questi guerrieri, sembrano meno strane se ricordiamo che Tacito sta descrivendo una popolazione in guerra.

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