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Appunti da un
viaggio in Sicilia
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Undici agosto, Mazara del
Vallo, lido Sport Nettuno, l'Africa di là da qualche bracciata, Favignana
quasi a portata di carezza; su idea di Max Firreri e del giornalista
Vincenzo di Stefano, l' imprenditore, Fausto Firreri, che non ha voglia di
occuparsi solo di ombrelloni e sabbia, ospita Silvana La Spina con il suo
ultimo libro : "La Mafia spiegata ai miei figli" e il Magistrato Gaetano
Paci mentre modera Maria Pia Sammartano, scrittrice, neoeletta Assessore
alla Cultura, Sport e Turismo, nota al grande pubblico per la sua vitalità,
per il brio, l'impegno e la solerzia con cui si occupa dei fatti della sua
amata Mazara. Occhi verdi bellissimi strabordanti luce di vita, prof di
Italiano e Latino al Liceo Scientifico della città simbolo del mare, della
pesca, delle tonnare, la Sammartano di Silvana La Spina sottolineerà
immediatamente la sicilianità DOC, quindi, la densità dell'ultima sua
ultima fatica da scrittrice, dotta e versatile quanto profonda in ogni tema
che affronta. In questo ultimo, riferisce la stessa autrice, "v'è tutta
la storia della mafia e della Sicilia; tutta quella storia che attraversa la
storia politica, sociale ed economica italiana ed internazionale, sin da
quando la Trinacria fu fatta oggetto di colonizzazione araba". Storia
scrutata, scavata e scritta, continua la Sammartano, con tutta l'onestà
intellettuale che i lettori di Repubblica e degli altri suoi scritti le riconoscono. Onestà che
dichiarerà eloquentemente anche durante la serata allorché affermerà:"
come ci avvampa il ghibli – il vento di scirocco – a noi siciliani, così
ci prende l'impegno civile e sociale; inoltre, la nostra azione spesso si
sostanzia di sofferenza, di lontananza; quello che ho visto come quello che
ho scritto, lo han visto e sentito i grandi… Tomasi di Lampedusa, Bufalino,
Verga, Pirandello …loro han visto tutto quello che scrivo!". Silvana La
Spina, "è intellettuale a 360°, prima entra nel cuore dei fatti,
poi compone le sue opere; pertanto le 102 pagine che compongono questo
ultimo libro devono essergli costate la consultazione di migliaia di sentenze e pile enormi di atti giudiziari prima che
divenissero il saggio dialogato che sono, il racconto semplice, chiaro,
eloquentemente esplicativo che mi danno ragione di immaginare, è sempre la
Sammartano, una miriade di possibilità progettuali all'interno delle
istituzioni scolastiche". Cita Consolo la Sammartano e la sua affermazione
secondo la quale in Sicilia è impossibile far politica senza fare affari
con la mafia; le farà eco la La Spina : "Consideri il fatto che una donna
possa parlare di mafia! Consideri come una donna non possa divenire
assessore ai lavori pubblici ! Consideri una donna scrittrice che non può
che scrivere storie d'amore !... e mi dica…non è forse questa mafia
culturale ? Non è forse un fatto culturale la mafia ? E' già duro
affermare che la mafia esiste, è duro vieppiù dire che la mafia ha vinto !
Che la mafia è arrivata dall'Islam ! Che lo scopo della mafia è il
potere e che il potere è padre di tutti i vizi e di tutte le mafie del
mondo…"; si ferma un attimo, respira e poi: "qui di VIR che rispettino
l'uomo non ve n'è, sicchè il potere la fa da padrone, mangia se stesso
e genera mostri". |
E poi, continua Paci, "la cultura, che è risorsa,
non può diventare imputata e la cultura siciliana, inoltre, non è affatto
violenza mentre è violenza la mafia. Quello di cui si ha soprattutto
bisogno è una definizione oggettiva della mafia", dice ancora Paci,
"meno che meno abbiamo bisogno di operazioni di diluizione
nell'astrattezza delle connotazioni oggettive" e richiama Tranfaglia a
conforto della sua solida tesi secondo la quale "né la cultura araba né
la spagnola sono intrise di mafia". Insomma, per Paci "la mafia è
fenomeno storico, la cultura siciliana, afferma con decisione, è molto
umanistica per esserne genitrice. Ritiene improprio ed inefficace
l'approccio giudiziario, oltre che eternamente fallimentare". A tal
punto, l'autrice gli chiede "dove sia possibile prendere l'ottimismo e
come abbattere quella terribile sensazione d'impotenza che affligge molti,
non solo essa stessa"; il giudice Paci "richiama oltre agli innumerevoli
e inediti passi avanti indiscutibilmente fatti, le nuove consapevolezze che
vanno consolidandosi", mentre la Sammartano si chiede se la mafia non
possa anche essere uno stato d'animo. Quindi, un signore dal pubblico
compie il tentativo di portare su un binario univoco le due direttrici che
son venute sostanziandosi lungo il corso della serata, è fatto culturale o
è fenomeno storico ? - due posizioni apparse, a tratti, fortemente
antitetiche; "la mafia prende origine nell'Islam", afferma
l'ascoltatore, là si connotava d' un ruolo come dire "morale",
comportamenti morali che, nel corso delle dominazioni, sono stati trasferiti
proprio nella terra siciliana", quindi, prendendo spunto
dall'affermazione della Signora La Spina riguardo a "quanto v'è di
spagnolo in Italia; riguardo a Milano che, per quanto possa apparire strano,
è, invece, la città più spagnola d'Italia", continua asserendo che
oggi la mafia è proprio là, a Milano, ovvero là dove risiedono i grandi
poteri finanziari, oltre che sul territorio della politica, luogo dove le
due parallele vanno miserevolmente e drammaticamente ad incontrarsi".
Sottolinea la giustezza di quanto sia La Spina che Paci hanno asserito
riguardo al fatto che "la vecchia mafia siciliana è oramai solo un
ricordo, mentre son divenute elefantiache le dimensioni della mafia
contemporanea, né risparmia il riferimento a Calciopoli, a Capitalia" e
via ancora; "oggi la mafia è quella" e poi, continua l'attento
ascoltatore, "Gramsci, già, aveva detto che il potere culturale contiene
in sé sia il potere politico che quello economico, dunque è il caso di
partire da quegli assunti per fare un passo avanti nella piena
consapevolezza". Il giudice Paci, a tal punto, manifesta visibilmente
l'intento di far partecipe la folla di ascoltatori che "non c'è in sé
alcuna forma di rassegnazione, quanto piuttosto di un operare attento e
solerte anche con una solida azione di sensibilizzazione dell'opinione
pubblica, pur nella triste parallela consapevolezza che i giudici che si
sono occupati di mafia sono morti. |