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Appunti da un viaggio in Sicilia
di Antonella Pagano

Undici agosto, Mazara del Vallo, lido Sport Nettuno, l'Africa di là da qualche bracciata, Favignana quasi a portata di carezza; su idea di Max Firreri e del giornalista Vincenzo di Stefano, l' imprenditore, Fausto Firreri, che non ha voglia di occuparsi solo di ombrelloni e sabbia, ospita Silvana La Spina con il suo ultimo libro : "La Mafia spiegata ai miei figli" e il Magistrato Gaetano Paci mentre modera Maria Pia Sammartano, scrittrice, neoeletta Assessore alla Cultura, Sport e Turismo, nota al grande pubblico per la sua vitalità, per il brio, l'impegno e la solerzia con cui si occupa dei fatti della sua amata Mazara. Occhi verdi bellissimi strabordanti luce di vita, prof di Italiano e Latino al Liceo Scientifico della città simbolo del mare, della pesca, delle tonnare, la Sammartano di Silvana La Spina sottolineerà immediatamente la sicilianità DOC, quindi, la densità dell'ultima sua ultima fatica da scrittrice, dotta e versatile quanto profonda in ogni tema che affronta. In questo ultimo, riferisce la stessa autrice, "v'è tutta la storia della mafia e della Sicilia; tutta quella storia che attraversa la storia politica, sociale ed economica italiana ed internazionale, sin da quando la Trinacria fu fatta oggetto di colonizzazione araba". Storia scrutata, scavata e scritta, continua la Sammartano, con tutta l'onestà intellettuale che i lettori di Repubblica e degli altri suoi scritti le riconoscono. Onestà che dichiarerà eloquentemente anche durante la serata allorché affermerà:" come ci avvampa il ghibli – il vento di scirocco – a noi siciliani, così ci prende l'impegno civile e sociale; inoltre, la nostra azione spesso si sostanzia di sofferenza, di lontananza; quello che ho visto come quello che ho scritto, lo han visto e sentito i grandi… Tomasi di Lampedusa, Bufalino, Verga, Pirandello …loro han visto tutto quello che scrivo!". Silvana La Spina, "è intellettuale a 360°, prima entra nel cuore dei fatti, poi compone le sue opere; pertanto le 102 pagine che compongono questo ultimo libro devono essergli costate la consultazione di migliaia di sentenze e pile enormi di atti giudiziari prima che divenissero il saggio dialogato che sono, il racconto semplice, chiaro, eloquentemente esplicativo che mi danno ragione di immaginare, è sempre la Sammartano, una miriade di possibilità progettuali all'interno delle istituzioni scolastiche". Cita Consolo la Sammartano e la sua affermazione secondo la quale in Sicilia è impossibile far politica senza fare affari con la mafia; le farà eco la La Spina : "Consideri il fatto che una donna possa parlare di mafia! Consideri come una donna non possa divenire assessore ai lavori pubblici ! Consideri una donna scrittrice che non può che scrivere storie d'amore !... e mi dica…non è forse questa mafia culturale ? Non è forse un fatto culturale la mafia ? E' già duro affermare che la mafia esiste, è duro vieppiù dire che la mafia ha vinto ! Che la mafia è arrivata dall'Islam ! Che lo scopo della mafia è il potere e che il potere è padre di tutti i vizi e di tutte le mafie del mondo…"; si ferma un attimo, respira e poi: "qui di VIR che rispettino l'uomo non ve n'è, sicchè il potere la fa da padrone, mangia se stesso e genera mostri".
Per Gaetano Paci, magistrato del DDA di Palermo," la mafia ha smesso -già da un bel po'- d' essere emergenza nazionale e il libro della Signora La Spina, appena sarà tradotto in tutte le lingue europee, farà sorgere in tutti gli europei il quesito relativo al come gli italiani abbiano potuto convivere con questo tumore nauseabondo per ben 200 anni -da oggi indietro sino al 1812-; s'accorgeranno del come la storia d'Italia sia pesantemente condizionata dalla mafia, che la mafia è sistema di potere nel nostro paese, che la mafia s'è fatta stato nel nostro paese, che la mafia è violenza, sopraffazione del forte sul debole, che la mafia beneficia del dato strutturale qual'è il rapporto osmotico con la politica di cui già Sciascia aveva parlato nel Suo "Filologia" : "…non si capisce dove finisce la mafia e comincia la politica…"; che tale rapporto è ancora oggi irrisolto, che la Mafia è ciò che sappiamo tutti, ma non è fatto culturale, piuttosto va combattuto con le armi culturali allo scopo di prenderne coscienza". 

E poi, continua Paci, "la cultura, che è risorsa, non può diventare imputata e la cultura siciliana, inoltre, non è affatto violenza mentre è violenza la mafia. Quello di cui si ha soprattutto bisogno è una definizione oggettiva della mafia", dice ancora Paci, "meno che meno abbiamo bisogno di operazioni di diluizione nell'astrattezza delle connotazioni oggettive" e richiama Tranfaglia a conforto della sua solida tesi secondo la quale "né la cultura araba né la spagnola sono intrise di mafia". Insomma, per Paci "la mafia è fenomeno storico, la cultura siciliana, afferma con decisione, è molto umanistica per esserne genitrice. Ritiene improprio ed inefficace l'approccio giudiziario, oltre che eternamente fallimentare". A tal punto, l'autrice gli chiede "dove sia possibile prendere l'ottimismo e come abbattere quella terribile sensazione d'impotenza che affligge molti, non solo essa stessa"; il giudice Paci "richiama oltre agli innumerevoli e inediti passi avanti indiscutibilmente fatti, le nuove consapevolezze che vanno consolidandosi", mentre la Sammartano si chiede se la mafia non possa anche essere uno stato d'animo. Quindi, un signore dal pubblico compie il tentativo di portare su un binario univoco le due direttrici che son venute sostanziandosi lungo il corso della serata, è fatto culturale o è fenomeno storico ? - due posizioni apparse, a tratti, fortemente antitetiche; "la mafia prende origine nell'Islam", afferma l'ascoltatore, là si connotava d' un ruolo come dire "morale", comportamenti morali che, nel corso delle dominazioni, sono stati trasferiti proprio nella terra siciliana", quindi, prendendo spunto dall'affermazione della Signora La Spina riguardo a "quanto v'è di spagnolo in Italia; riguardo a Milano che, per quanto possa apparire strano, è, invece, la città più spagnola d'Italia", continua asserendo che oggi la mafia è proprio là, a Milano, ovvero là dove risiedono i grandi poteri finanziari, oltre che sul territorio della politica, luogo dove le due parallele vanno miserevolmente e drammaticamente ad incontrarsi". Sottolinea la giustezza di quanto sia La Spina che Paci hanno asserito riguardo al fatto che "la vecchia mafia siciliana è oramai solo un ricordo, mentre son divenute elefantiache le dimensioni della mafia contemporanea, né risparmia il riferimento a Calciopoli, a Capitalia" e via ancora; "oggi la mafia è quella" e poi, continua l'attento ascoltatore, "Gramsci, già, aveva detto che il potere culturale contiene in sé sia il potere politico che quello economico, dunque è il caso di partire da quegli assunti per fare un passo avanti nella piena consapevolezza". Il giudice Paci, a tal punto, manifesta visibilmente l'intento di far partecipe la folla di ascoltatori che "non c'è in sé alcuna forma di rassegnazione, quanto piuttosto di un operare attento e solerte anche con una solida azione di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, pur nella triste parallela consapevolezza che i giudici che si sono occupati di mafia sono morti.
"Morto a Palermo è il suo primo romanzo", chiede un'altra ascoltatrice a Silvana La Spina, "quali gli altri colori della sua parola ?" Ecco allora che la La Spina rammenta "Scirocco", "L'ultimo treno da Catania", "L'Amante del Paradiso", poi dichiara "quanto spesso abbia trattato temi maschili, quanto si sia occupata dei siciliani, di come questi sappiano marcire e rinascere come tante fenici, della sua vocazione alla parola, di quanto questa l'angosci da sempre, di quanto la parola la lasci sempre troppo sola, come dire che …esiste l'obbligo di una fetta dell'umanità di sognare per l'altra fetta d'umanità che altrimenti morirebbe … " allora l'uditorio scopre la donna, il volto addolcito dal sentimento di tenerezza verso se stessa, verso una vocazione che sa farsi condanna e indurire i lineamenti che conoscono la dolcezza d'una donna del sud, di quel sud che conserva -tutelato al massimo grado- ogni sapore, profumo, colore, cielo, mare, garrire e silenzioso fiorire, cose che sono andata a cercare oltre lo stretto, dalla mia amica Maria Pia Sammartano - anche poetessa - e che m'ha voluta a piedi scalzi sulla sabbia di Mazara.

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