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BOSCO di SIRIANNI
di Michele Crispino


Cappella Madonna del Bosco
(recentemente restaurata da Carmela Gialdino)

Il bosco si stende nella parte nord di Colobraro.
Abbraccia una notevole estensione che raggiunge il territorio nord del paese fino al monte Santarcangelo, che è l'altezza massima della zona montuosa (800 e passa metri s.m.). Merita il titolo di vero e proprio bosco, con piante di alto fusto, per lo più querce, cerri ecc., e un ricco sottobosco dove crescono normalmente funghi porcini e perfino tartufi neri, i più ricercati dai buongustai.
Ma, ahimè, se n'è perso l'interesse ormai da parte dei locali, mentre aumenta il numero dei cercatori provenienti da altre regioni, forse perché meglio attrezzati per tale ricerca.
Sfruttato per legname in altri momenti, ora gode di un relativo riposo che speriamo duri a lungo, per permettere alle piante di irrobustirsi ancora di più e formare così una ricca chioma di alberi secolari.
Le cure oggi apportate, sotto l'alta vigilanza della Guardia Forestale dello Stato, consentono una discreta crescita e la formazione di un ricco mantello vegetale
Colobraro è noto per aver avuto in passato, buona fama per i suoi boschi, luoghi assai spesso covo di briganti e, prima ancora dell'800, noto per una ricca fauna quali cinghiali e mandrie al pascolo, che alcuni proprietari mantenevano nei recinti della cosiddetta Difesa. Era un territorio ambìto dai cacciatori provenienti dal napoletano dietro invito dei signori locali, proprio per l'abbondanza di selvaggina che consentiva loro ricca e fruttuosa caccia, quali istrici, tassi, volpi, naturalmente cinghiali, fagiani ed altri volatili appetiti dai cacciatori.
Ad esempio, per sparare ai colombacci, fagiani e galli cedroni, venivano molti cacciatori dalle regioni vicine.
Oggi il quadro è ben lontano da riferimenti del genere, anche se si dà la caccia ancora al cinghiale, ma bisogna in tal caso portarsi nella zona del resto non lontana di Caprarico, nel territorio di Tursi-Montalbano.
Restano, comunque, Sirianni e Serracortina, i due luoghi attuali delle zone boscose di Colobraro.
Nel bosco di Siriani, qualche secolo fa, fu rinvenuta, all'intermo di un fusto di quercia una statua lignea di discreta fattura, che poi restaurata è venuta a costituire l'immagine sacra della Madonna del bosco, venerata dai colobraresi e divenuta simbolo di un diffuso culto da parte degli abitanti anche dei paesi vicini.
Ogni anno si celebra una festa, con partecipazione di molte persone che provengono da luoghi lontani, per onorare la Vergine il giorno del suo ritrovamento, che cade la seconda domenica di settembre.
È una ricorrenza sacra e profana nello stesso tempo, perché si onora la Vergine e poi i molti convenuti, anche da lontano, si diramano nelle radure vicine e consumano quanto portato con sé ra di suoni, canper trascorrere in letizia il giorno.
E una festa campestre, in cui di sacro ora rimane ben poco, ed alloti e balli, nonché di pranzi all'aperto, non sapresti più che cosa apprezzare. Il popolo si diverte ed in pari tempo

onora la Vergine e sotto sera rientra a casa soddisfatto, all'insegna del sacro e del profano.
La tradizione festosa si rinnova ogni anno, un tempo forse di più, perché vi accorreva più gente ed il sacro veniva onorato con maggiore venerazione, così come fece Carmela Gaudio la pia donna che volle far edificare la cappella, negli anni 1884-1885, nella sua proprietà, come chiariremo alla fine della nostra informazione.
Oggi, si sa che varie forme di divertimento, salutare e meno salutare, allettano i più, che al sacro pensano meno, più portati soddisfare il ventre e trascorrere alcune ore lontano dallo spirito.
Ma così va il mondo, e porre un freno ai modi dello svago non sempre riesce possibile.
"Sai che là corre il mondo", come dice il poeta che, a quanto pare, si intendeva più dei vizi degli uomini che non delle virtù, queste ultime onorate solo da parte dei Santi e delle persone pie.
Per soddisfazione di coloro che vogliano sapere, il nome del poeta diremo che era Torquato Tasso, cantore della Gerusalemme Liberata". Corre l'obbligo di precisare che per il possesso di detta statua vi fu una contesa tra colobraresi e santarcangelesi.
A spuntarla furono i colobraresi che rimasero gli unici detentori della stessa, anche perché è più appropriato parlare di territorio colobrarese dove avvenne il fatto.
Ad onorare la Vergine fu in seguito eretta una cappella, che è l'attuale chiesetta della Madonna del Bosco, recentemente fatta restaurare da Carmela Gildino proprietaria del terreno.
La lite è ormai lontana nel tempo e l'immagine sacra viene debitamente venerata dagli uni e dagli altri.
È interessante sapere come la statua della Vergine fu trovata. Al riguardo bisogna chiamare in causa un albero di quercia, al cui interno fu rinvenuto il sacro cimelio.
Si tratta però di lontani tempi che il popolo di oggi certamente ignora.
A trovare la statua si racconta che furono dei mandriani e guardiani di pecore del tempo.
La storia del ritrovamento è però controversa, in quanto emergono due versioni: la prima narra che la statua, avvolta in un panno di lana, aveva con sé un cofanetto pieno di oggetti preziosi. Statuetta e preziosi tutti furono consegnati ai signori del tempo che la fecero propria assieme al contenuto.
Tale versione è contestata da altri, i quali narrano che i preziosi del cofanetto furono suddiviso tra quelli che lo avevano trovato.
La seconda versione si riferisce all'abile intagliatore della statuetta, che la modellò ad immagine di una fanciulla segretamente amata, riprodotta in modi tali da sembrare vera.
La controversia, sorta tra i genitori della fanciulla riprodotta e l'intagliatore, fu risolta da un prete che accolse la versione che la statua non rappresentava la fanciulla ma era proprio l'immagine vera della Madonna.
E così ogni diverbio fu brillantemente superato. Ma quanto a tale versione, ci chiediamo: chi delle due era nel vero? La storia in tal modo regge ed accontenta gli uni e gli altri! La storia vera invece è quella della pia donna, Carmela Gaudio moglie di Nicola Gialdino, la quale vide in sogno la Madonna che le chiedeva una cappella nei pressi dei tre confini e le si doveva consacrare il lavoro svolto durante l'anno e quello del nuovo anno che i lavoratori dei campi intraprendevano proprio il giorno dopo della festività della Croce, quando i salariati o "foresi" del tempo avevano il loro giorno festivo (Santa Croce) quindi potevano recarsi alla cappella per la loro devozione mariana.

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