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Il
16 agosto si è conclusa, con la festa di S. Rocco, la stagione delle
manifestazioni estive, che si ripetono tradizionalmente da molto tempo.
La novità che da tre anni caratterizza la festività del Santo è stata
introdotta dal parroco don Giovanni Lippolis nello svolgimento del rito
religioso.
Dopo la processione con la statua di S. Rocco, accompagnata dal complesso
bandistico locale e da molti fedeli, la messa viene celebrata
all'aperto, su un palco appositamente installato ed addobbato, di fronte
a una moltitudine di credenti che è sicuramente più numerosa di quella
che una volta era riunita nella Chiesa madre o nella cappella del Santo.
In questo nuovo modo di celebrare la Santa messa si è potuto notare un
rapporto diretto e immediato tra il celebrante e il popolo, e quindi ne è
derivato anche un più vicino e convinto rapporto tra la gente e la
divinità.
Si tratta perciò di una innovazione che ha dato i suoi frutti soprattutto
perché ha indotto i giovani ad affluire in massa ad assistere al rito più
importante della giornata festiva.
In questa epoca in cui si pensa soprattutto al divertimento e allo
svago in tutte le possibili forme, il cronista deve registrare con
soddisfazione che un anelito di religiosità ha pervaso tutta la
cittadinanza, che ha assistito a cielo aperto, quasi sotto la dimensione
dell'infinito, alla celebrazione più importante della cattolicità.
Va perciò doverosamente
segnalato il merito del nostro parroco per avere con il nuovo sistema
celebrativo offerto una prova di larga veduta a beneficio del popolo e
della chiesa.
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Durante
le manifestazioni estive tenutesi in questo centro montano del materano,
quella del 9 u.s. ove si sono recitati versi e scene di Dante Alighieri, nella
palestra all'aperto di Viale Vittorio Veneto, si è segnalata per la
profondità degli argomenti, valori morali e senso culturale, certamente
"Esta selva selvaggia" – Mostri e Malebolge – con testo di Elisabetta
Boccardi, liberamente tratto da "La Divina Commedia".
Interpreti: Elisabetta Boccardi e Giuseppe Calciano, regia di Elisabetta
Boccardi - Organizzazione: R. Vozzi.
La manifestazione è stata organizzata dalla Biblioteca Comunale nelle gentile
persone di Marisa Petrigliano e Filomena Mango, con coordinamento di Ubaldo
Latronico.
Ha portato il saluto dell'amministrazione comunale ai presenti e alla
compagnia "Il giardino delle voci", l'assessore Fortunato.
La professoressa Boccardi, collegando i mostri infernali e demoni, lo ha fatto
per così dire brillantemente. I nove cerchi dell'inferno, abitati da mostri
che impedivano ai visitatori non ancora morti di andare avanti, venivano
azzittiti con i versi … Vuolsi così colà dove si puote e più non
dimandare, il che è stato fatto con un'appropriata musica in sottofondo
fino ad approdare alla Città di Dite.
Qui segue la famosa frase "per me si va… e poi, ritornar a riveder le
stelle, … il tutto suggellato con un forte applauso del pubblico, in segno
pere la di bravura degli attori.
C'è da dire che tutta la recita è stata accompagnata da una continua ma
leggerissima pioggerellina.
La bravura di Elisabetta Boccardi è stata esaltata più volte dal pubblico,
specie nei versi "Noi leggiavamo un giorno per diletto/ di Lancialotto come
amor lo strinse/ soli eravamo e sanza alcun sospetto".
Fa piacere che in Colobraro si reciti ancora padre Dante ed in versi che sono
immortali.
Un plauso vada anche al pubblico colobrarese che rende così omaggio al nostro
divino poeta. |