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NOVITA' NELLA FESTA DI S. ROCCO
di Pietro Giovanni Lucarelli

"IL GIARDINO DELLE VOCI"
a COLOBRARO
di Pietro Giovanni Lucarelli

Il 16 agosto si è conclusa, con la festa di S. Rocco, la stagione delle manifestazioni estive, che si ripetono tradizionalmente da molto tempo.
La novità che da tre anni caratterizza la festività del Santo è stata introdotta dal parroco don Giovanni Lippolis nello svolgimento del rito religioso.
Dopo la processione con la statua di S. Rocco, accompagnata dal complesso bandistico locale e da molti fedeli, la messa viene celebrata all'aperto, su un palco appositamente installato ed addobbato, di fronte a una moltitudine di credenti che è sicuramente più numerosa di quella che una volta era riunita nella Chiesa madre o nella cappella del Santo.
In questo nuovo modo di celebrare la Santa messa si è potuto notare un rapporto diretto e immediato tra il celebrante e il popolo, e quindi ne è derivato anche un più vicino e convinto rapporto tra la gente e la divinità.
Si tratta perciò di una innovazione che ha dato i suoi frutti soprattutto perché ha indotto i giovani ad affluire in massa ad assistere al rito più importante della giornata festiva.
In questa epoca in cui si pensa soprattutto al divertimento e allo svago in tutte le possibili forme, il cronista deve registrare con soddisfazione che un anelito di religiosità ha pervaso tutta la cittadinanza, che ha assistito a cielo aperto, quasi sotto la dimensione dell'infinito, alla celebrazione più importante della cattolicità.
Va perciò doverosamente segnalato il merito del nostro parroco per avere con il nuovo sistema celebrativo offerto una prova di larga veduta a beneficio del popolo e della chiesa.

Durante le manifestazioni estive tenutesi in questo centro montano del materano, quella del 9 u.s. ove si sono recitati versi e scene di Dante Alighieri, nella palestra all'aperto di Viale Vittorio Veneto, si è segnalata per la profondità degli argomenti, valori morali e senso culturale, certamente "Esta selva selvaggia" – Mostri e Malebolge – con testo di Elisabetta Boccardi, liberamente tratto da "La Divina Commedia".
Interpreti: Elisabetta Boccardi e Giuseppe Calciano, regia di Elisabetta Boccardi - Organizzazione: R. Vozzi.
La manifestazione è stata organizzata dalla Biblioteca Comunale nelle gentile persone di Marisa Petrigliano e Filomena Mango, con coordinamento di Ubaldo Latronico.
Ha portato il saluto dell'amministrazione comunale ai presenti e alla compagnia "Il giardino delle voci", l'assessore Fortunato.
La professoressa Boccardi, collegando i mostri infernali e demoni, lo ha fatto per così dire brillantemente. I nove cerchi dell'inferno, abitati da mostri che impedivano ai visitatori non ancora morti di andare avanti, venivano azzittiti con i versi … Vuolsi così colà dove si puote e più non dimandare, il che è stato fatto con un'appropriata musica in sottofondo fino ad approdare alla Città di Dite.
Qui segue la famosa frase "per me si va… e poi, ritornar a riveder le stelle, … il tutto suggellato con un forte applauso del pubblico, in segno pere la di bravura degli attori.
C'è da dire che tutta la recita è stata accompagnata da una continua ma leggerissima pioggerellina.
La bravura di Elisabetta Boccardi è stata esaltata più volte dal pubblico, specie nei versi "Noi leggiavamo un giorno per diletto/ di Lancialotto come amor lo strinse/ soli eravamo e sanza alcun sospetto".
Fa piacere che in Colobraro si reciti ancora padre Dante ed in versi che sono immortali.
Un plauso vada anche al pubblico colobrarese che rende così omaggio al nostro divino poeta.

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