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Nella
notte dei tempi, a Colobraro non esisteva il castello, quello che ancora
oggi si ammira nei suoi ciclopici ruderi.
Doveva essere, quando fu costruito, e non sappiamo in quale anno e da chi,
davvero imponente e maestoso, giacché dominava, dall'alto della sua
posizione, l'intera valle del Sinni fino al termine nel profondo
avvallamento del non lontano mare Jonio.
Risalire, sia pure con la fantasia, alla sua origine e poi lunga la
storia, non riesce possibile. Non ne abbiamo intenzione e soprattutto ci
manca la possibilità di disporre di una data, se non procedendo per pure
ipotesi che possono anche sconfinare dalla storia.
I castelli, come si può immaginare, sorgono per lo più in alto e sono
turriti, robusti ed imponenti nella loro massiccia costruzione e mole.
Quello di Colobraro era tale e lo si può dedurre dagli attuali resti e
talora macerie, perché la sua dotazione somiglia a qualcosa del genere,
se si esclude qualche muro sbrecciato o mal reggentesi in piedi.
Se si potesse avere il dono divinatorio, lo si potrebbe immaginare fin
dalla sua lontana origine.
Chi, in quale anno, ebbe in mente di farlo edificare, così maestoso e
dominante una intera vallata? Fu eretto certamente a difesa contro nemici
assenti e pur presenti, che potevano provenire dalla non lontana costa
Jonica.
Si trattava di pirati saraceni o di altri giunti per depredare e far
razzie di ogni genere di beni, di uomini, di donne e di ogni altro che
avesse valore? Non siamo lontani dal vero immaginando che si trattasse di
gente mossa dal bisogno e quindi desiderosa di impossessarsi di ciò che non aveva. Sono, quelle, ipotesi di facile
supposizione.
Risalire alle vere origini di un movimento di popoli, di genti, non è
sempre possibile se non lavorando di pura fantasia. Dalla costa si sale
all'interno e poi qui si formano insediamenti umani usando la forza, la
violenza e, perché no talora anche mezzi pacifici, perché non sempre si
trattava di scorrerie di pirati ma spesso di movimento di semplici coloni
mossi dal desiderio di nuove terre e nuovi insediamenti umani. Ad esempio,
dalla non lontana costa dell'Epiro, i nomi di Eraclea, Metaponto ed
altri nomi ancora, ci dicono qualcosa per non andare oltre nel tempo,
perché al riguardo converrebbe citare secoli di eventi e di storia
intercorsa fino si può dire ai nostri giorni.
Tra i fatti e gli eventi succedutesi, si apre uno spazio lungo ed
interminabile, che non è nella nostra intenzione ridestare.
Ma tornando al Castello di Colobraro, pur nella mancanza di dati e di anni
possibili a stabilire,
non siano lontano dal vero immaginando che tale storia decorra più o meno
dall'anno 1000, se non prima ancora in cui i fatti sono da riportati al
tempo degli
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antichi romani e prima ancora dei greci o bizantini che fossero.
La posizione del Monte Calvario, che è a ridosso dell'abitato di
Colobraro, si prestava bene ad essere punto di riferimento per possibili
iniziative riguardanti la storia ed i movimenti degli uomini.
Per non andare troppo lontano dal proposito, conviene riferirsi agli anni
attorno al 1000 d.C. quando si delineò il movimento importante delle
Crociate. Qui abbiamo un particolare storico che ha pieno diritto di essere
scomodato.
Si pensa, senza alcun dubbio di lavorare di fantasia, che sulle Crociate o
meglio sulla intenzione di Papa Urbano II, che portò poi al suo realizzarsi
qualche anno dopo, furono fatti partecipi i vescovi del meridione d'Italia
e i principi o regnanti dei paesi viciniori, come la Grecia,
l'Albania,Turchia, Libia, Marocco e territori confinanti.
Sul castello di Colobraro però conviene riprendere ancora il discorso e
trarre le debite conclusioni.

Castello della Santa Alleanza
Se
partiamo ad esempio da una data, quella del 1092, apprendiamo con autentica
nostra soddisfazione che il Papa Urbano II, proprio dal castello di
Colobraro, in un famoso sinodo
per Vescovi e principi dei paesi del Mediterraneo, la convenuti, proclamò
una Santa Alleanza che in breve tempo porterà alla prima Crociata, bandita
il 27 novembre del 1095 a Clermont Ferrant, l'inizio poi di un movimento
religioso unificante le aree Mediterranee in una colossale impresa, cioè la
liberazione del Santo Sepolcro; ma quest'ultima vicenda ebbe risvolti non
sempre positivi ed uniformi.
Occorreranno però molti secoli per raggiungere quegli effetti che
interesseranno tutto il mondo cristiano.
Possiamo dire, con legittimo orgoglio, che il nostro piccolo centro
rappresenta un magnifico punto di riferimento della passata storia
religiosa, cristiana ed europea.
Non è fuori posto, anzi è bene appropriato chiamare il nostro castello
come Castello della Santa Alleanza, e questo avvenne quasi ai primordi del
medioevo.
Un moto di legittima fierezza riempie i nostri cuori e ci fa essere figli di
un glorioso passato, che sarebbe bene non dimenticare.
Il rudere più imponente e più ricco di testimonianze passate rimane
proprio il castello di Colobraro. |