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Il problema della libertà e dell'uguaglianza di tutte le religioni trova la sua soluzione giuridica nel testo della Costituzione del
1948.
L'art. 8 dispone infatti che "Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose
diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri
statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I
loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze."
Si tratta di una norma di grande rilievo, sulla quale si è formata una
interessante elaborazione dottrinaria, con interventi significativi anche
della Corte costituzionale.
Indirizzi interpretativi attribuiscono a questa disposizione il
riconoscimento di una regola costituzionale
di pari trattamento di tutte le confessioni, nel quadro del principio di
uguaglianza sancito nell'art. 3 che pone il divieto di ogni
discriminazione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali e sociali.
Con riferimento ai menzionati precetti, la Corte costituzionale (sentenza
n. 44O del 18 ottobre 1995) eliminò ogni differenza, ai fini del reato di
bestemmia, tra le diverse fedi
religiose.
Nel delineato schema di carattere giuridico,
sembra evidente che la regola politica e sociale del rispetto reciproco tra i
differenti credi religiosi costituisca oggi un inderogabile
imperativo categorico, in un clima non solo di tolleranza ma anche di
colloquio costruttivo tra gli esponenti e i rappresentanti delle relative fedi, nel segno
del bene dell'umanità quale obiettivo comune per tutti.
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Di questa esigenza si è reso autorevolmente interprete il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, esortando le religioni a
intrattenere tra loro rapporti scambievoli di concezioni e di idee, come
avviene per ogni altro settore culturale e spirituale, al fine evidente di
scongiurare malintesi e
contrasti che non hanno alcuna giustificazione.
Si può aggiungere che nell'epoca attuale, caratterizzata dalla presenza
di etnie di varie provenienze in tutte le nazioni e anche in Italia,
l'esigenza segnalata da Ciampi assume il connotato della assoluta necessità, in modo che ciascun soggetto possa tranquillamente e
liberamente professare la propria fede con eguale dignità rispetto agli
altri membri della collettività.
I recenti episodi che hanno turbato i rapporti con la religione islamica non si
sarebbero probabilmente
verificati se fossero state osservate da tutti le linee direttive di cui
sopra. È ora auspicabile che da parte delle istituzioni e di tutti coloro che esprimono e rappresentano nei diversi Paesi il sentimento
spirituale delle confessioni che professano, sappiano scambiarsi parole di
rispetto e di comprensione, onde siano scongiurati altri incresciosi eventi
per l'immediato presente e per il futuro.
In questa direzione è indispensabile l'impegno dei governi, delle
associazioni, dei centri di cultura, delle delegazioni diplomatiche e anche delle collettività, essendo ciò
richiesto da un'atmosfera
nuova e pacifica che affonda le radici nella coscienza generale. |