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TEMPI E COSTUMI
LA CIVILTA' HA CANCELLATO LA "FIERA"

di Alberto Virgilio

La parola "fiera" ha due significati contrapposti: da un verso indica un animale selvatico feroce (leone, tigre, ecc.) e dall'altro contraddistingue un grosso mercato dove convengono molte persone da diversi luoghi per vendere e comprare ogni specie di merci.
Oggi, 28 luglio 2006, è appunto giorno di fiera nel nostro comune di Colobraro.
Ma quanta differenza rispetto ai tempi passati!
Gli anziani che vivono di ricordi possono ben dire "C'era una volta la fiera!".
Da alcuni decenni la tradizione è totalmente scomparsa, per cui non resta che rivivere con la fantasia quello che era un vero e proprio rito, della durata di due-tre giorni, durante i quali la vita della piccola comunità subiva un radicale mutamento di stile, di abitudini e anche di allegria al posto dell'abituale monotonia.
Si cominciava con la sera del 27, quando iniziavano ad affluire nel rione "Vignicella" molti animali tra bovini, cavalli, asini, pecore, capre, che stazionavano nell'ampia pianura, allora esistente, al fianco o in adiacenza del vecchio convento di S. Antonio.
Di sera si accendevano i fuochi per una scarsa illuminazione delle baracche in cui cenavano i "forestieri" venuti da lontano.
Era uno spettacolo un po' primitivo, ma nello stesso suggestivo di un modo di intendere e di praticare i rapporti commerciali tra genti distanti.
Il giorno 28 avvenivano con grande strepito di bestie e gridi di uomini i contratti di compravendita di animali di grosso taglio (buoi, cavalli, asini).
Un incontro, uno scambio di parole, uno sguardo alla bestia oggetto di mercato, una stretta di mano e l'affare era concluso.

Anche chi non era direttamente interessato alle vicende del mercato si recava egualmente in "fiera" per curiosare, per guardare tutte le mercanzie esposte sulle bancarelle o per sorbire un gelato o acquistare un cocomero da mettere al fresco nella cisterna dell'atrio del monastero prima di gustarlo con gli amici.
Era un mondo semplice, sincero, che dava la felicità a tutti, e in modo particolare ai fanciulli che attendevano tutto l'anno per acquistare qualche giocattolo (un palloncino, un piccolo automobilino ecc.).
In questa atmosfera tanto semplice quanto innocua e serena la gente trovava motivi di compiacimento e di soddisfazione.
Oggi tutto è diverso.
Per regola del calendario, convengono ancora molti autoveicoli che occupano gli spazi disponibili con l'esposizione delle proprie mercanzie.
Niente più animali, niente più baracche per la notte, niente che somigli neppure lontanamente al magico passato.
Dopo poche ore gli autoveicoli ripartono e tutto ripiomba nella consueta vita paesana, fatta di noia, di indifferenza, ma anche d'incontri piacevoli con vecchi amici e conoscenti.
Volendo trarre una morale da quello che abbiamo detto , possiamo fondatamente affermare che la civiltà, cioè lo sviluppo in ogni senso delle vicende umane, non sempre coincide con quello stato di tranquillità e quasi di felicità che nel lontano passato confortava l'animo umano, che si appagava di poco per vivere bene, che non aveva il computer né il telefono, né la televisione e neppure il cellulare, ma aveva nell'intimo del proprio cuore una innata gioia di vivere!

ALBERTO VIRGILIO
Procuratore generale onorario della
Corte Suprema di Cassazione (Italia)

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