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In favore della pace nel Medio Oriente
L'IMPORTANZA DELLA PREGHIERA
di Alberto Virgilio

Dalla più alta cattedra morale del mondo Papa Benedetto XVI ha più volte levato la sua ferma voce in favore della pace nel Medio Oriente, riconoscendo a Israele il pieno diritto di vivere indisturbatamente nei confini del proprio stato e invocando per il Libano garanzia d'integrità e sovranità di quel paese.
L'appello del Papa è stato ripetuto con fermezza domenica scorsa anche durante la recita dell'Angelus del 23 luglio dalla dimora estiva.
L'autorevole esortazione del Pontefice non può rimanere senza effetti nell'animo dei responsabili che a vario titolo hanno il dovere di agire energicamente per far cessare il fragore delle armi tra i due popoli, che provoca quotidianamente il sacrificio di tante vittime innocenti.
Nel giorno di domenica 23 luglio indicato da Ratzinger per una speciale preghiera affinché cessi la guerra, la voce corale dei credenti di tutto il mondo ha corrisposto ampiamente all'invito del Pontefice di implorare e chiedere a Dio il dono della pace. La dimensione e il fervore di una tale invocazione comportano per tutti, anche per i non credenti, l'obbligo di coscienza di riflettere sulla gravità della situazione e sull'invito ad operare con ogni mezzo nel senso auspicato dal Papa.
La carica spirituale insita nell'invito del Pontefice non potrà essere dimenticata o sottovalutata nella riunione che si terrà a Roma il 26 luglio con la partecipazione dei massimi esponenti della politica internazionale, i quali tenteranno di trovare una via d'uscita per la grave situazione del Medio Oriente.
In tale atmosfera la preghiera invocata da Ratzinger potrà assolvere il suo ruolo di stimolo e di persuasione verso tutti i protagonisti del summit.

I collegamenti misteriosi tra alcuni eventi della storia e la forza della preghiera furono peraltro già ricordati da Benedetto XVI durante una delle recite del Regina Coeli in Piazza S. Pietro, quando pose in relazione la data di inizio delle apparizioni di Fatima con quella del 13 maggio 1981, il giorno dell'attentato a Karol Wojtyla la cui vita fu salvata per intercessione della Vergine.
In ogni tempo e in ogni occasione la preghiera è stata sempre considerata la massima espressione del rapporto tra l'uomo e la divinità, tanto da essere definita come l'anima stessa di ogni fede religiosa.
La preghiera è adorazione quando si rivolge a Dio come supremo signore e governatore del mondo per chiedere aiuto nelle ore di travaglio, ma assume anche il significato più alto di dedizione totale all'amore di Dio e di abbandono convinto e gioioso alla onnipotenza del Creatore.
Il valore taumaturgico della preghiera non è stato mai disconosciuto neppure dai personaggi di ferma concezione laica.
È sufficiente a tale proposito ricordare che lo scrittore, poeta e filosofo francese Voltaire ammonì "Si Dieu n'existait pas, il faudrait l'inventer" (Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo).
In conclusione, riflettere sulla forza della preghiera per il ritorno della pace in Medio Oriente costituisce non soltanto una invocazione fondata soltanto sulla fede, ma assurge anche a fervido auspicio di successo del summit di Roma, nel quale i popoli direttamente coinvolti nella guerra e il mondo intero ripongono ora le loro speranze.

(*) Procuratore generale onorario della Corte di Cassazione

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