Poesia inedita
di Alberto Virgilio (agosto 2006)
STRANIERO IN PATRIA
Nel guscio della solitudine
come nel letto di Procuste
le ombre molli della sera
cullano il mio cruccio di straniero
tra le sagome amate
di queste colline
di questa valle
grembo incantato
della mia infanzia.
Chiuso nel cuore di figlio
il canto di primavere fiorite
rinasce nei sogni
sempre con la stessa armonia
ma l'orda del tempo
minaccia vendetta sulla memoria
spegne anche gli ultimi fuochi
in attesa dell'ultima cenere.
da POESIE
di Alberto Virgilio
TERRA DELLE QUERIMONIE
Terra
delle querimonie schiudi le tue lande
vedi come scendono le sere sulle colline
cadono miti nell'ombra che mi tiene
non sai tu pure distogliere lo sguardo
dalla pietra che ruppe il nodo dell'attesa
e il passo è breve come il grido
sequestrato alla tua voce timorosa.
OFFICINA
Officina
triturato sil-la-bi-co
ho fatto il pieno
mescolando discernendo
agglutinazione di scarti
emerge il dato formale/oggettuale
dalla pinza surriscaldata
distacco dell'"io" dal dissimile
ecco il lessema best-seller
nella libreria akay.
dalla raccolta
"ASPETTANDO L'AURORA"
di Pietro Giovanni Lucarelli
IL LAVORATORE DEL GRANO
Addio seminatore, che col largo gesto
del braccio spargi la semenza.
Addio aratro che con un solco
dopo l'altro provvedi all'aratura della terra.
Addio donna che col fazzoletto in testa
e la zappetta in mano provvedi alla
sarchiatura del campo di grano.
Addio uomo, che con la, falce e una pelle
di montone al petto e cànnoli alle dita
della mano sinistra, provvedi
alla mietitura del grano maturo.
Addio falce lucente e tagliente.
Addio mannelli.
Addio donna che raccogli e leghi
con lo stesso frumento il fascio di grano.
Addio aia, non più si vedon asciugar le messi
per essere macinate da giovani buoi
aggiogati a due e a tre per tirare le mole.
Addio diligente uomo che al soffio del vento
con pala di legno elevi in aria poltiglia e grano
per separarlo dalla pula.
Addio paglia pulita dal vento.
Oggi, una macchina dotata di cabina climatizzata, con uomo in camice bianco manovra bottoni e
leve varie
per far in meno di un ora quello
che un uomo faceva in un giorno.
Addio sacco di grano legato a ciuffo.
Addio asinello che a fatica
trasportavi i sacchi al granaio.
Oggi, camion con grandi cassoni lo fanno per te.
L'uomo d'oggi il grano lo vede solo da lontano,
a cominciar dall'operatore della favolosa
mietitrebbia che lo vede trasbordar dalla
sua macchina al cassone del camion
a modo di getto d'acqua.
Tutto è cambiato, anche tu, chicco dorato
non viaggi più sulle spalle di chi vive per te.
Ora le macchine lavorano per di te.
Addio lavoratori d'un chicco di grano.
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"DA QUI... ALL'ETERNITÀ"
di Angelo Perrone
"DALLE PAGINE DEL MIO DIARIO"
"Riminiscenze"
Fu forse un distratto pittore
che un pizzico bianco di case
dai tetti rossi dipinse
ai piedi del monte nevoso.
La strada ch'ivi conduce
corre bianca di sole:
di quà e di là vociando
saltan tra i rami i passeri.
E sorridenti le vigne
vengonmi incontro offrendo
i grappoli d'uva matura.
Dopo la svolta c'è il ponte.
E nella piccola nicchia
c'è la Madonna Pietosa.
La strada corre diritta
nella pianura ubertosa.
Ed ecco, quasi ad un tratto
compar di case una fila.
Ecco l'asilo, ecco i pini!
Mi fermo ora a guardare
La casa silenziosa
che bimbo felice mi vide
con gli altri bimbi giuocare
nei dì ormai tanto lontani.
Mi fermo ad ascoltare
nel silenzioso viale
di mille voci un coro
che i passeri offrono lieti
Al rosso tramonto d'oro.
Ecco si vede la Chiesa
con l'alto campanile
dove vanno le rondini
Quando giunge l'aprile.
La casa del mugnaio,
il giardino il convento,
la vasca coi pesci rossi,
Che tante volte intento
mi vide quando piccino
lieto andavo agiuocare
nel grazioso giardino.
Passando in autobus dinanzi all'Università
vidi schiere di studenti inneggianti alla nostra amata città.
Una improvvisa commozione mi salì dal profondo dell'anima e si tradusse in:
" A TRIESTE "
Trieste è nostra!
Ché nostro è il sangue
Ch'un d' versammo.
E nostro è il cuore
Della sua gente.
Oh! Dunque indarno
Quei dì soffrimmo?
Nostra è Trieste:
Nostro il suo popol,
Nostra la terra,
D'itala gente.
E tu buon Dio,
Dio di giustizia,
Che il dolor nostro
Dall'alto senti
Fa che Trieste
Torni alla Patria:
Torni all'Italia gente.
Alla "Città nostra"
(continua col numero di novembre-dicembre)
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