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Un commentatore di
Virgilio del IV secolo, Servio, fa già riferimento ad una popolazione della
laguna Veneta che vive di trasporti marittimi e fluviali. La testimonianza
più completa in merito può essere considerata la lettera di Cassiodoro, già
ministro di Teodorico, scritta sotto il regno di Vitige, nel 536 o 540.
Siamo ormai all’alba del medioevo. Certo il traffico di vino ed olio
dall’Istria e Ravenna è descritto come un’attività ormai consolidata dalla
tradizione.
Il paesaggio descritto da Cassiodoro è antico: case
assomiglianti a nidi d’uccelli acquatici, come erano appunto le palafitte;
abitanti dediti alla pesca ed all’estrazione del sale, barche trasportate
con le funi, che sembrano scivolare sui prati. Ma di qui alla certezza che
si vivesse in questo modo fin dalla preistoria il passo è lungo e
contrastato.
A differenza della penisola arabica la laguna di Venezia sembra
quasi non accorgersi della caduta dell’Impero Romano, anche se sono sempre
più numerose le persone che lasciano le città dell’entroterra per rifugiarsi
nelle isole.
Il passaggio dal paganesimo alla nuova religione cristiana non
crea problemi. La gente vive semplicemente, lontano dalle dispute
teologiche; anche qui in ogni caso c’è una classe mercantile in continuo
movimento, che sfugge alla logica della terra e dei possessi fondiari. Con
l’aumento della popolazione cresce anche il traffico delle merci: le chiatte
risalgono il Po per scambiare il sale col grano, mentre barche più solide
percorrono il mare, da Aquileia a Ravenna.
Ufficialmente il
territorio fa parte dell’Impero d’Oriente, ma la lontananza dalla capitale
ne fa una regione indipendente.
La storia politica di Venezia inizia nel 697, con la
separazione da Costantinopoli … ne’ più ne’ meno come la storia della civiltà
araba inizia con Maometto; quasi contemporaneamente da due terre lontane, ma
egualmente affacciate al Mediterraneo, nascono forze nuove, che pian piano
sovvertono l’equilibrio faticosamente acquisito.
L’impero bizantino sarà il primo a patirne le conseguenze,
perché gran parte delle terre conquistate dagli Arabi sono sue. Nel 827,
per esempio, c’è lo sbarco dei Musulmani a Mazara (Sicilia): la dominazione
dell’isola durerà dal 902 al 1060.
Prosegue anche la crescita della città lagunare: dall’828
all’829 si attua l’appropriazione da parte dei veneziani delle
presunte reliquie di San Marco trafugate ad Alessandria d’Egitto.
Scopriamo
così indirettamente che i commerci fluviali d’un tempo si sono allargati ed
ora la città estende i suoi commerci e la sua influenza al Mediterraneo. Il
leggendario trasferimento a Venezia del corpo di San Marco, nell’828,
dimostra in modo lampante la profonda correlazione tra Venezia e il mondo
orientale. Innanzitutto, la scelta del nuovo patrono è connessa al rapporto
con Bisanzio: non più Teodoro - il santo-soldato greco trionfatore sul
drago, simbolo del basileus bizantino -, ma Marco, evangelista e
testimone diretto della parola divina, interprete esemplare
dell’indipendenza di Venezia e della sua singolarità, non a caso preferito
anche a Pietro, simbolo del papato romano. |
Ma il corpo di Marco giunge a
Venezia da Alessandria d’Egitto- che dal VII secolo è dominio musulmano - e
sono due mercanti a portarlo in città. Il doge accoglie trionfalmente le
spoglie del santo e gli fa erigere la basilica, che poi è la cappella di un
primo palazzo ducale costruito appunto in questi anni. L’episodio
simboleggia perfettamente l’identità dei veneziani mercanti nel mondo
musulmano ma nello stesso tempo ferventi, anche se “autonomi”, cristiani. E
la storia continua su questa linea, tanto che Venezia estende la propria
influenza sulla Dalmazia. Nel frattempo, dal settimo secolo, a oriente,
l’avanzata islamica si è fatta travolgente.
Ora le due società s’affacciano sul Mediterraneo da
antagoniste, contendendosi gli spazi: per tutto il IX-X secolo la
flotta veneziana combatte i corsari saraceni nell’Adriatico, ma come
duellanti d’un antico poema cavalleresco riconoscono anche il reciproco
valore: sono di questo periodo i primi trattati tra sovrani musulmani
dell’Africa del Nord, Siria, Egitto e la Serenissima.
Le necessità commerciali smorzano la reciproca diffidenza
ed attenuano le differenze.
Bisanzio stessa a spingere la sua protetta verso oriente,
favorendo l’incontro-scontro con gli arabi: è evidente che mentre il
pericolo musulmano è noto, Venezia è considerata una città alleata e
sottomessa, una carta da giocare contro al nemico, ma sostanzialmente
subordinata al potere centrale; lo notiamo nella costruzione della terza
basilica di San Marco (l’attuale) con l’impiego di maestranze bizantine
1063-1094, ma soprattutto con la Crisobolla (bolla d’oro 1082.)
dell’imperatore bizantino che concede a Venezia privilegi commerciali sulle
rotte d’oriente. Fu sostanzialmente in virtù di questi privilegi che Venezia
divenne un grande impero marittimo. Già nel IX secolo sono fiorenti i
traffici con Siria, Egitto, Africa del Nord e la Bolla d’oro le
assicura fra l'altro, banchine a Costantinopoli e punti d'ancoraggio sul
Corno d'Oro.
1099. Prima crociata: presa di Gerusalemme.
Con l’inizio delle ostilità aperte fra Cristiani e Musulmani la vocazione
commerciale di Venezia emerge. Avamposto settentrionale bizantino nel sesto
secolo, già tra il nono e l’undicesimo aveva sviluppato le sue attività
mercantili lungo le rotte del Mediterraneo, ora acquisisce sempre maggiore
indipendenza e autonomia. Lo scoppio delle ostilità la vede già sul mare e
se talvolta viaggia con i crociati, non è considerata parte integrante del
sistema feudale. Per la città lagunare il trasporto dei pellegrini in
Oriente è soprattutto un motivo per crescere; nel 1104 inizia la
costruzione dell’Arsenale. Partono nuove navi, che trasportano armati e
pellegrini… ma soprattutto merci: i veneziani installano fondaci a
Gerusalemme, Alessandria, Acri, Beirut, Aleppo, Damasco, al Cairo, Tabriz.
In città intanto comincia lo sviluppo dell’arte vetraria,
che eredita modelli romani ed egizi, ma li reinterpreta completamente.
Non per nulla rinasce dai profondi contatti con il Medio Oriente: i
vetri siriani sono celebri fin dal medio evo per la sofisticata tecnologia
produttiva e la raffinatezza del decoro. I primi vetrai veneziani li imitano
ed importano dall’ area mediorientale anche alcune delle materie prime per
la realizzazione.
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