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VENEZIA E l’ISLAM 828-1797
di Mary Falco
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I neoplatonici s’incontrano qui con i cultori della Cabala ebraica e delle liriche persiane, fondando circoli privati e scuole: Pietro Bembo per esempio introduce l’indirizzo neoplatonico alla corte di Ferrara, mentre quello aristotelico guadagna rapidamente credito nella vicina università di Padova.
1460-1479. Gli ottomani conquistano le rive del mar Nero e le isole dell’Egeo.
1471. Il veneziano Caterino Zen ambasciatore in Persia per un’alleanza antiturca.
1473. Venezia inizia il secondo ampliamento dell’Arsenale (Arsenale nuovissimo).
Prospera il commercio in particolare con Alessandria.
1479. Il pittore veneziano Gentile Bellini è inviato a Istanbul per ritrarre Maometto II.
1482. Nuovi trattati tra Venezia e i Turchi.
1485-1491. Guerra tra i mamelucchi e gli ottomani.
1489. Cipro diventa veneziana.
Sola potenza europea ad avere plenipotenziari in permanenza nelle città del Vicino Oriente, Venezia assurse al ruolo di grande impero marittimo sostanzialmente in virtù di questa capacità di relazione, sviluppando nei confronti del mondo islamico un approccio sempre razionale: seppe comprenderne e apprezzarne la filosofia e la scienza e tessere legami privilegiati con le grandi dinastie musulmane – dagli Ayyubidi ai Mamelucchi e agli Ottomani-, pur nelle peripezie della storia.
Gli esiti e le testimonianze dell’intenso rapporto tra le due civiltà, particolarmente fecondo dal XIV al XVI secolo, consentono alla mostra di espandersi in tutti gli ambiti della produzione artistica: pittura, scultura, miniatura, cartografia, lavorazione dei metalli, vetri, gioielli, tessuti, tappeti, ceramiche e molto altro, in duecento opere di incredibile ricchezza e altissima qualità, che testimoniano reciproco influsso nella definizione ed evoluzione dei linguaggi artistici, intensità e continuità negli scambi, trasmissione dei saperi e delle tecniche, talento di artisti e artigiani, ma anche di commercianti e imprenditori, e, naturalmente, squisita abilità diplomatica.
Storia di intensa fascinazione. Storia di scambi talmente profondi che talvolta gli studiosi di oggi esitano ad attribuire certe opere ad artisti islamici o veneziani: ambiguità interessanti e salutari, capaci di aprire prospettive e spunti di enorme interesse sugli uomini di quei secoli, il loro spirito, la loro capacità di fare, il loro genio.
L’intento della mostra è far emergere e valorizzare questa importante capacità di integrazione attraverso un percorso espositivo articolato in sezioni cronologico-tematiche che indagano tutti gli ambiti della produzione artistica: pittura, scultura, miniatura, cartografia, lavorazione dei metalli, vetri, gioielli, tessuti, tappeti e molto altro, in duecento opere di incredibile ricchezza e altissima qualità. Straordinarie anche le sezioni dedicate all’arte applicata, in cui emergono con particolare evidenza, nel linguaggio artistico veneziano, temi, decori, tecniche, saperi mutuati dalla civiltà islamica. Ampia e documentata è inoltre la sezione dedicata agli intensi scambi sul piano scientifico e filosofico, con opere a stampa, strumenti, oggetti, in particolare quelli laccati. Le tecniche della laccatura e della produzione della porcellana hanno origini nell’estremo oriente e vengono poi adottate nel mondo islamico. Anche in questo caso, è Venezia il tramite attraverso il quale giungono in Europa, nel rinascimento, sia le lussuose lacche indiane, persiane e ottomane sia le preziose porcellane cinesi bianche e blu e le loro pregevolissime imitazioni in ceramica persiane e ottomane.

Venezia, pronta a rispondere alla domanda del mercato interno e internazionale, svilupperà una propria tecnica di laccatura, usando materie prime provenienti dalla Turchia e dall’Iran, e una propria manifattura ceramica a imitazione della porcellana, dai colori bianchi e blu e motivi floreali, che si diffonderanno con grande successo a partire dal XVI secolo.
1499. Artisti veneti tra cui Cima da Conegliano e Giovanni Mansueti dipingono scene della vita di San Marco ad Alessandria per la chiesa dei Crociferi e la Scuola Grande di San Marco. Per questo alla mostra non mancano i grandi capolavori della pittura veneta tra Trecento e Settecento, da Bellini a Carpaccio, da Lorenzo Lotto a Tiepolo, oltre a disegni, miniature, rarissimi materiali cartografici.
1499-1502. I veneziani perdono possedimenti greci (Methoni).
1501. Avvicendamento della dinastia Safavide in Persia (Shah Ismâ’îl I (1501-1524).
1507. Trattato commerciale tra Venezia e il sultano d’Egitto.
1508. Lega di Cambrai (il Papa Giulio II, il re di Francia Luigi XII, l'imperatore Massimiliano I d’Austria e il re Ferdinando II d'Aragona) contro Venezia.
1509. Disfatta veneziana a Agnadello e perdita della Terraferma.
1516. Vittoria degli Ottomani sui Mamelucchi; occupazione di Siria, Palestina, Egitto.
1538. Battaglia navale di Prevesa. Supremazia turca sul mare.
1520-1566. Regno di Solimano il Legislatore (Solimano il Magnifico).
1534. Occupazione ottomana di Bagdad, il mondo arabo passa sotto la dominazione ottomana.Per far luce in un’epoca troppo spesso dimenticata dagli storici è particolarmente importante la sezione della mostra dedicato alla Scienza e filosofia, ampia e documentata, dedicata agli intensi scambi registratisi su questo piano, con opere a stampa, strumenti, oggetti, che incessantemente viaggiavano da Oriente ad Occidente.
L’età dell’oro della scienza araba copre un arco di circa sei secoli (VII-XIII) spaziando dalla matematica all’astronomia, dalla chimica alla medicina. Solo per fare un esempio, algebra è una parola araba e arabi sono i numeri che noi usiamo ancora oggi. Ereditando una classificazione dei saperi tipicamente greca, gli Arabi concepiscono anche la filosofia come una scienza e molti pensatori arabo-islamici sono anche scienziati. La filosofia arabo-islamica non ha soltanto il merito di aver mediato tra l’Occidente cristiano e la Grecia classica, garantendo la sopravvivenza di testi altrimenti destinati all’oblio, ma ha dato vita a riflessioni e concezioni di grande interesse e originalità. Ai veneziani non sfugge questo patrimonio di conoscenze: ecco che allora editori veneziani pubblicano l’opera astronomica di Tolomeo nell’interpretazione araba, il compendio medico di Avicenna, le opere filosofiche di Averroè e molto altro, persino la prima edizione a stampa del Corano, che esce a Venezia nel 1537.
Inutile dire che Venezia fu per molto tempo capitale della stampa, con 52 torchi già attivi nel 1480 che salirono a 151 nel secolo successivo: un settimo di quelli funzionanti in tutt’Europa! Particolarmente rappresentativa è la figura di Aldo Manuzio, che aveva studiato lettere a Ferrara e si stabilì in città nell’ultimo decennio del quattrocento, aprendo una tipografia a San Stin.

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