|
continua da
pagina
20
I neoplatonici s’incontrano qui con i
cultori della Cabala ebraica e delle liriche persiane, fondando circoli
privati e scuole: Pietro Bembo per esempio introduce l’indirizzo
neoplatonico alla corte di Ferrara, mentre quello aristotelico guadagna
rapidamente credito nella vicina università di Padova.
1460-1479.
Gli ottomani conquistano
le rive del mar Nero e le isole dell’Egeo.
1471.
Il veneziano Caterino Zen
ambasciatore in Persia per un’alleanza antiturca.
1473.
Venezia inizia il secondo
ampliamento dell’Arsenale (Arsenale nuovissimo).
Prospera il commercio in particolare con Alessandria.
1479.
Il pittore veneziano Gentile Bellini è inviato a Istanbul per ritrarre
Maometto II.
1482.
Nuovi trattati tra
Venezia e i Turchi.
1485-1491.
Guerra tra i mamelucchi e
gli ottomani.
1489.
Cipro diventa veneziana.
Sola potenza europea ad avere plenipotenziari in permanenza
nelle città del Vicino Oriente, Venezia assurse al ruolo di grande impero
marittimo sostanzialmente in virtù di questa capacità di relazione,
sviluppando nei confronti del mondo islamico un approccio sempre razionale:
seppe comprenderne e apprezzarne la filosofia e la scienza e tessere legami
privilegiati con le grandi dinastie musulmane – dagli Ayyubidi ai Mamelucchi
e agli Ottomani-, pur nelle peripezie della storia.
Gli esiti e le testimonianze dell’intenso rapporto tra le due civiltà,
particolarmente fecondo dal XIV al XVI secolo, consentono alla mostra di
espandersi in tutti gli ambiti della produzione artistica: pittura,
scultura, miniatura, cartografia, lavorazione dei metalli, vetri, gioielli,
tessuti, tappeti, ceramiche e molto altro, in duecento opere di incredibile
ricchezza e altissima qualità, che testimoniano reciproco influsso nella
definizione ed evoluzione dei linguaggi artistici, intensità e continuità
negli scambi, trasmissione dei saperi e delle tecniche, talento di artisti e
artigiani, ma anche di commercianti e imprenditori, e, naturalmente,
squisita abilità diplomatica.
Storia di intensa fascinazione. Storia di scambi talmente
profondi che talvolta gli studiosi di oggi esitano ad attribuire certe opere
ad artisti islamici o veneziani: ambiguità interessanti e salutari, capaci
di aprire prospettive e spunti di enorme interesse sugli uomini di quei
secoli, il loro spirito, la loro capacità di fare, il loro genio.
L’intento della mostra è far emergere e valorizzare questa
importante capacità di integrazione attraverso un percorso espositivo
articolato in sezioni cronologico-tematiche che indagano tutti gli ambiti
della produzione artistica: pittura, scultura, miniatura, cartografia,
lavorazione dei metalli, vetri, gioielli, tessuti, tappeti e molto altro, in
duecento opere di incredibile ricchezza e altissima qualità. Straordinarie
anche le sezioni dedicate all’arte applicata, in cui emergono con
particolare evidenza, nel linguaggio artistico veneziano, temi, decori,
tecniche, saperi mutuati dalla civiltà islamica. Ampia e documentata è
inoltre la sezione dedicata agli intensi scambi sul piano scientifico e
filosofico, con opere a stampa, strumenti, oggetti, in particolare quelli
laccati. Le tecniche della laccatura e della produzione della porcellana
hanno origini nell’estremo oriente e vengono poi adottate nel mondo
islamico. Anche in questo caso, è Venezia il tramite attraverso il quale
giungono in Europa, nel rinascimento, sia le lussuose lacche indiane,
persiane e ottomane sia le preziose porcellane cinesi bianche e blu e le
loro pregevolissime imitazioni in ceramica persiane e ottomane. |
Venezia, pronta a rispondere alla domanda del mercato
interno e internazionale, svilupperà una propria tecnica di laccatura,
usando materie prime provenienti dalla Turchia e dall’Iran, e una propria
manifattura ceramica a imitazione della porcellana, dai colori bianchi e blu
e motivi floreali, che si diffonderanno con grande successo a partire dal
XVI secolo.
1499.
Artisti veneti tra cui
Cima da Conegliano e Giovanni Mansueti dipingono scene della vita di San
Marco ad Alessandria per la chiesa dei Crociferi e la Scuola Grande di San
Marco. Per questo alla mostra non mancano i grandi capolavori della pittura
veneta tra Trecento e Settecento, da Bellini a Carpaccio, da Lorenzo Lotto a
Tiepolo, oltre a disegni, miniature, rarissimi materiali cartografici.
1499-1502.
I veneziani perdono
possedimenti greci (Methoni).
1501.
Avvicendamento della
dinastia Safavide in Persia (Shah Ismâ’îl I (1501-1524).
1507.
Trattato commerciale tra
Venezia e il sultano d’Egitto.
1508.
Lega di Cambrai (il Papa
Giulio II, il re di Francia Luigi XII, l'imperatore Massimiliano I d’Austria
e il re Ferdinando II d'Aragona) contro Venezia.
1509.
Disfatta veneziana a
Agnadello e perdita della Terraferma.
1516.
Vittoria degli Ottomani
sui Mamelucchi; occupazione di Siria, Palestina, Egitto.
1538.
Battaglia navale di
Prevesa. Supremazia turca sul mare.
1520-1566.
Regno di Solimano il
Legislatore (Solimano il Magnifico).
1534.
Occupazione ottomana di
Bagdad, il mondo arabo passa sotto la dominazione ottomana.Per far luce in un’epoca
troppo spesso dimenticata dagli storici è particolarmente importante la
sezione della mostra dedicato alla Scienza e filosofia, ampia e
documentata, dedicata agli intensi scambi registratisi su questo piano, con
opere a stampa, strumenti, oggetti, che incessantemente viaggiavano da
Oriente ad Occidente.
L’età dell’oro della scienza araba copre un arco di circa
sei secoli (VII-XIII) spaziando dalla matematica all’astronomia, dalla
chimica alla medicina. Solo per fare un esempio, algebra è una parola araba
e arabi sono i numeri che noi usiamo ancora oggi. Ereditando una
classificazione dei saperi tipicamente greca, gli Arabi concepiscono anche
la filosofia come una scienza e molti pensatori arabo-islamici sono anche
scienziati. La filosofia arabo-islamica non ha soltanto il merito di aver
mediato tra l’Occidente cristiano e la Grecia classica, garantendo la
sopravvivenza di testi altrimenti destinati all’oblio, ma ha dato vita a
riflessioni e concezioni di grande interesse e originalità. Ai veneziani non
sfugge questo patrimonio di conoscenze: ecco che allora editori veneziani
pubblicano l’opera astronomica di Tolomeo nell’interpretazione araba, il
compendio medico di Avicenna, le opere filosofiche di Averroè e molto altro,
persino la prima edizione a stampa del Corano, che esce a Venezia nel 1537.
Inutile dire che Venezia fu per molto
tempo capitale della stampa, con 52 torchi già attivi nel 1480 che salirono
a 151 nel secolo successivo: un settimo di quelli funzionanti in
tutt’Europa! Particolarmente rappresentativa è la figura di Aldo Manuzio,
che aveva studiato lettere a Ferrara e si stabilì in città nell’ultimo
decennio del quattrocento, aprendo una tipografia a San Stin.
continua
a
pagina
24
|