logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 25

“Frammenti d’Italia” nei diari di viaggio di Paolo Andreani. 1800; 1802
a cura di Emilio Fortunato

Poco prima che Napoleone varcasse le Alpi al Gran San Bernar­do per la sua prima campagna d'Italia1, Paolo Andreani si tro­vava in viaggio proprio in quegli stati del centro-nord, Piemon­te, Liguria, Lombardia, Toscana e Lazio, che l'esercito francese, da lì a poco tempo avrebbe occupato.
Il programma di viaggio definito dall'Andreani per questo tour italiano ha subito inevitabilmente il corso degli eventi bellici che incalzavano nelle città, che contrariamente a quanto prefissa­tosi, ha dovuto visitare e descrivere frettolosamente, tanto era il movimento di truppe. I continui spostamenti da una località all'altra per eludere il nemico non hanno quindi permesso al nostro viaggiatore di completa­re il suo resoconto di viaggio. Per questo motivo Paolo Andreani in Frammenti d'Italia più che descrivere i paesi visitati dove prevedeva di sostare il tempo necessario per un'analisi dettagliata delle loro realtà socio-economiche e culturali, si è limitato ad indicare nei resoconti e nelle “osservazio­ni pei viaggiatori” i percorsi più agevoli e più sicuri da seguire per raggiungere lo Stato Pontificio.
Anche in questo viaggio, il celebre dedalo d’Italia non si smentisce; dalla lettura dei diari, che seguono questa breve introduzione, traspare il suo intento ricorrente di voler attribuire ai suoi testi, in veste di tour operator ante litteram, la natura propria del manuale turistico, la cui consultazione permetta al viaggiatore di evitare spiacevoli sorprese.
Diverso invece è il suo atteggiamento quando parla della drammatica situazione politico militare nei domini austriaci vissuta in prima persona e descritta in alcune lettere al fratello Gian Mario, suo mecenate e finanziatore dei suoi tours, nonché censore integerrimo del suo modus vivendi libertino.
A tal proposito, in una missiva da Firenze del giugno del 1800, Paolo Andreani, così scrive al congiunto per informarlo della potenza dell'ar­mata napoleonica e della facilità con la quale essa avanza verso la Toscana.: “... tutto ci annunzia che il nemico è assai forte, avremo dunque ad essere francesi, o quel che è peggio Cisalpini? Se ciò ha luogo, io sono del tutto rovinato, sia dalla svincollazione dei fedecommessi2, come del minor valore delle terre ...”.
Il nobile milanese asserendo sono del tutto rovinato si riferisce alla onerosa situazione debitoria3 per la quale i suoi numerosi creditori avevano dato seguito, già dal 1786, ad un’azione di concorso giudiziale sulla sua sostanza patrimoniale e su quella di famiglia.

1
La prima campagna d'Italia del 1800 (la seconda avvenne negli anni 1805 -1809) si risolse in poco tempo. Infatti Napoleone, dopo aver occupato quasi subito il Piemonte setten­trionale e la Lombardia, con la battaglia di Marengo del 14 giu­gno indusse l'Austria a firmare, cinque giorni dopo, la Convenzio­ne di Alessandria, secondo la quale le truppe austriache dovet­tero ritirarsi oltre il Mincio.
Escludendo momentaneamente il Piemonte, annesso alla Francia so­lo nel 1802, dove venne formato un governo provvisorio, negli al­tri territori occupati il Bonaparte ricostituì la Repubblica Cisalpina, che nel gennaio del 1802 fu denominata Repubblica Ita­liana con presidente lui stesso e vicepresidente il Melzi d'E­ril­.
2 Nell'ambito della più generale riforma fondiaria i fedecommessi furono aboliti dalla Rivoluzione Francese il 4 agosto 1789. Con la dominazione napoleonica la legislazione in materia fu poi estesa anche all'Italia.
3 Come risulta dalla “nota de capitali sovenuti” inserita nell’atto di fideiussone del 18 gennaio 1797, a rogito del notaio di Milano Giovanni Battista Giletti, il celebre aeronauta, primo in Italia a solcare i cieli della campagna lombarda in mongolfiera, aveva accumulato debiti per lire milanesi 206.803.15, che al cambio farebbero quasi un miliardo delle vecchie lire.

Dopo questo breve viaggio in Italia, frammentario e disarticolato, Andreani, rincorso dalle banche creditrici e dall’armata di Napoleone, abbandona per sempre il suolo italiano: da Aix les Bains, amena località termale della Provenza, dove spesso si recava per curarsi la gotta, inizia il suo lungo peregrinare per l’Europa e l’America, morendo a Nizza nel 1823, in solitudine, esiliato dai suoi debiti.

Viaggio da Genova a Torino.

Questo viaggio si fa in posta in poco più di 20 ore e ci vogliono tre giorni per vettura. Un viaggiatore che voglia esaminare il paese sarà meglio impie­gare una giornata di più, e questo sarà il viaggio che noi descri­viamo. Partendo dunque da Genova verso il mezzo giorno si va a pernot­tare a Voltaggio1, gita che si fa in sei ore. Escendo dalla città si costeggia per alcune miglia un fiume camminando per la celebre strada costruita dall'ex doge Cambiaso2, il quale nell'atto che credette di beneficiare la patria arricchì senza pensarlo la sua famiglia coi luoghi e pezzi di ter­reno longh'essa, che oggi dì sono coltivati e di suo possesso. Questo pezzo di strada è sommamente ameno per la bella coltura del­le terre e delle vicine colline e pel grande e quasi incredibile numero di belle case e casini di delizie che si toccano, per così dire, le une le altre.
Queste case di villa sono fabbricate con ottimo gusto e bene spesso si veggono delle facciatine degne di essere osservate dai professori di architettura.
Questa strada longo il fiume è sempre piana fino al luogo chiamato Campo Marone3, ove principia, per così dire, il passaggio della tanta decantata montagna della Rocchetta4, cioè di quella catena dell’Al­pi, che separa la fertile Lombardia dal mare.
Questo passaggio era per lo addietro facilissimo anche per le vettu­re, stante che le strade erano ottimamente tenute, ma dopo quest'ul­tima guerra del 1802 si trovano talmente rovinate che oltre all'inco­modo, i viaggiatori vi rompono le carrozze, le più solidamente co­struite .
Da Campo Marone vi ci vogliono quasi due ore e mezzo per sali­re sulla sommità della Rocchetta ed ogni volta che il viaggiatore si volge addietro gode della vista del mare e di una valle oltremodo ridente, seminata di belle case e di borghi e di un clima dolcissimo. appena girata l'ultima vetta del monte la scena si cangia del tutto.
L'aspetto settentrionale ed i venti freddi che vi dominano, rendono l'aspetto del suolo quasi deserto, la vegetazione è minore, poche e meschine sono le abitazioni, che si riscontrano e il viaggiatore deve chiudersi nel suo legno per il frizzo dell'aria.
La discesa però da questa banda è più dolce, giacché quivi gli Ap­pennini si distendono a morire, dirò così, gradatamente nella gran pianura, ove all'opposto dalla banda del mare finiscono bruscamente.
La strada è sempre cattiva e bordeggia da questa parte il fiume Leruneo, il quale si costeggia fino a Voltaggio e più in là come ve­dremo in appresso.
A Voltaggio si alloggia comodamente ad un'osteria prima d’intrare nel paese, il quale è di piccola considerazione.


1 Voltaggio, località in prossimità di Alessandria.
2 Cambiaso Michelangelo, doge di Genova dal 1791 al 1793.
3 Campomorone, località in prossimità di Genova.
4 Rocchetta, località montana in prossimità di Novi Ligure.

Da questo luogo in due ore di strada si giunge sotto il picciolo, ma celebre forte di Gavi5 ed al borgo di questo nome, che sta ai piedi. Prima di pervenirvi si passa a guazzo il dicto fiume di Lemmo, il quale miniarebbe il borgo, se le rive non fossero difese da forti pannelli costrutti con grosse pietre di taglio.
Il borgo di Gavi è picciolo e meschino, ma il suo forte trovasi fabbricato sulla sommità di un colle perfettamente isolato e padrone di tutta la valle d'ambo

i lati di modo che da questa parte, po­che centinaia di uomini possono impedire il passaggio o qualsivoglia armata ed assicurano pienamente l'entrata nel cuore della repubblica Ligure. Difatti nell'ultima guerra i tedeschi per assediare Genova passarono superiormente per altra strada accontentandosi di bloccare questo forte.
Passato questo forte la strada continua a salire e a scendere sino a Novi ed è ugualmente in uno stato rovinoso. Tutte le colline che si vedono per questo cammino sono coltivate dal piede alla cima ed offrono alla vista del viaggiatore un verde lus­sureggiante che si cerca invano nei bei clima meridionali di Italia.
Novi è una città bastantemente popolata e che esercita un certo commercio coll'estero; è l'ultima città della Liguria, posta quasi all'estremità del confine.
Vi è nulla che meriti di arrestare il forestiere, il quale farà al­tresì bene di combinare in modo da non pernottarvi, giacché gli alberghi sono cattivi; la posta è il meno male.
Sortendo da Novi s'entra, per cosi dire, nella ricca e fertile pianura della Lombardia e questa pianura fu uno dei teatri più san­guinosi della campagna degli Austro-Russi contro dei francesi.
La memorabile battaglia, che porta questo nome, ebbe luogo fin sot­to le porte della città: ora quelle case sono marcate tuttavia dagli effetti dell'artiglieria grossa e delle fucilate.
Ad un miglio circa, usciti dalla posta, s'entra nel dominio del Piemonte ed a Palazzolo Formigaro si visitano i bagagli, senza però alcun rigore.
Da questo luogo la strada è sempre in piano attarversando vastissimi campi e prati e seguendo la via dritta si incontra il Bosco6, cele­bro convento tenuto dei padri Domenicani, fondato e dotato da papa Pio V.
I vetturali però deviano prendendo una strada sulla dritta, la quale abbrevia di due miglia, ma è egualmente cattiva e fangosa nei tempi di pioggia. Per questa traversa si passa pel longo l'altra celebre pianura di Marengo, che due anni fa decise della sorte d'Italia, nella troppa nota e memorabile giornata di questo nome. Pianura vastissima ed anche più atta che quella di Novi ad una gior­nata campale perchè del tutto spogliata di alberi, senza fossi di rimarco, avrebbe sembrato che la vittoria dovesse essere per chi a­veva la maggior parte in cavalleria e soprattutto per chi era padrone delle vicine fortezze: il fato dimostra la falacia dei calcoli umani.
Un colpo d'occhio sulla carta dimostrerà meglio l'eccellenza di que­sta posizione che qualunque descrizione.
La municinalità di Alessandria ha eretto sul campo di battaglia un monumento per eternare la memoria dell' eroe di Marengo, ma è della massima meschinità. Esso consiste in una colonnetta di granito elevata su di un piedistallino di marmo di già cadente, con una iscrizione, la quale dice in Italiano, francese e latino: Qui Bonaparte, console della Repubblica francese, fregò i nemici l'anno (...)7.
A due miglia di questo luogo si trova Alessandria, ove prima di entrarvi si passa su di un ponte il fiume Bormida, di qualche con­siderazione, avendo poco più su ricevuto le acque del Lemmo, con­giuntamente a quelle dell’Orba.

5 Gavi, località in prossimità di Serravalle Scrivia, il cui forte fu l’unico caposaldo francese in Italia a non capitolare agli Austro Russi  prima della vittoria di Napoleone a Marengo, il 14 giugno 1800.
 
6 Bosco Marengo, località in prossimità di Alessandria, fortificata dai Visconti nel XIV secolo. Fu ceduta ai Savoia nel 1714. Papa Pio V vi eresse nel 1566 il convento dominicano di Santa Croce.
 
7 La data omessa da Paolo Andreani è il 14 giugno 1800, giorno in cui Napoleone sconfisse gli austriaci nella pianura di Marengo.

di qualche con­siderazione, avendo poco più su ricevuto le acque del Lemmo, con­giuntamente a quelle dell’Orba.
Così si termina il secondo giorno alloggiando all'albergo sulla gran piazza, decentemente tenuto. Noi non diremo alcuna cosa di questa città, tanto cognita e nella quale non ebbimo luogo a fare alcuna particolare osservazione.
Sortendo nel mattino susseguente per continuare il viaggio si passa il fiume Tanaro su di un bellissimo ponte coperto di un so­lido tetto, al di là del quale si trova immediatamente la fortezza di questo nome.
Il Tanaro si congiunge poco sotto la città alla Bormida, i quali si scaricano in Po, al di sotto de Bassignana, e poche miglia superiormente alla Scrivia.
La strada che conduce ad Asti costeggia per qualche tempo la spianata del forte, che i francesi attualmente hanno riattato e con­servano in ottimo stato.
In questo terzo giorno di viaggio per giungere ad Asti non ebbimo luogo a fare alcuna osservazione importante, e diremo soltanto che il terreno principia a prendere una specie di mossa e si vedano sulla dritta e sulla sinistra delle vicine collinette e il Tanaro che scorre sempre sulla sinistra, in vicinanza della strada.
Nei tempi piovosi queste strade, che sono per lo più di natura cre­tacea, sono difficoltose e pericolose, malgrado che i vetturali, i postiglioni et cetera, si facciano lecito di camninare sui seminati e sui prati.
Da Alessandria ad Asti per vettura circa sei o sette ore, abbenchè non si contino che 3 o 4 miglia. In Asti si alloggia al Grande Albergo di Villa, ove si sta non troppo bene.
I borghi che si passano in questa via sono di nissuna considerazio­ne. A quattro miglia dalla capitale s'incontra Moncalieri, piccola città con castello reale. Da questa altura si gode una bellissima veduta: il Po vi scorre ai suoi piedi serpeggiando e quivi non arreca danni che suol accagionare alcune miglia più sotto ambo le sue ri­ve, che sono coltivate ed offrono alla vista una piacevole varietà di verdure.
La scena è delineata dalla catena delle Alpi, poche miglia lontane, le cui cime, sempre coperte di neve, formano un pittoresco contrasto colla catena delle loro basi e la bella città di Torino, ora a poche miglia di posta.
Della città di Pisa.
Questa città è situata in una pianura a quattro miglia dal mare, il quale altre volte batteva quasi le sue mura e che va continuamente riti­randosi.
Il fiume Arno la divide in due parti ed offre così agli abitanti la fa­cilità del trasporto di ogni sorta di merci ed un bello e annesso passeggio lungo le due sponde, fiancheggiate da casamenti dei principali e ric­chi abitanti. Le comunicazioni sono praticate mediante tre ponti, il maggiore dei qua­li di marmo è spazioso, ma non già da paragonarsi a quelli di Firenze. La popolazione di questa città, nel tempo sì florida, erasi ridotta a po­co più di 2 mila persone e vi cresceva l’erba in tutte le strade, di mo­do che la mal aria aumentandosi annualmente, sarebbe presto stata del tut­to abbandonata, se Leopoldo, penultimo sovrano, non avesse preso a farla risorgere.
Egli si deve considerare sì come un secondo fondatore. I stagni di acque numerevolissimi che la circondavano o la infettavano, ebbero il loro sco­lo, le campagne vicine si popolarono e si coltivarono ed a poco a poco li abitanti della città si sono aumentati al numero di 15 mila; nè sembra che si aumentino di più stante la vicinanza di Livorno, che assorbe tutto il commercio e che offre all’industria un luogo ove arrichirsi.
Il clima nell' estate è caldo e da taluni creduto poco sano, ma delizioso nel verno, tant' è che moltissimi sono i forastieri che vi concorrono, all’oggetto di approfittare nel verno del clima e nella state delle acque minerali vicine, molto frequentate ed ove i malati o bagnanti vi trovano ottimi alloggi, proprietà nei bagni, salubrità nell’aere e divertimenti continui, oltre alle deliziose passeggiate.
In Pisa si vive forse più caro di Firenze e per conseguenza di tutta la Toscana, eccetto che di Livorno.

continua a pagina 26

pagina 24 sommario pagina 26