Poco prima che Napoleone varcasse le Alpi al Gran San
Bernardo per la sua prima campagna d'Italia1,
Paolo Andreani si trovava in viaggio proprio in quegli stati del
centro-nord, Piemonte, Liguria, Lombardia, Toscana e Lazio, che l'esercito
francese, da lì a poco tempo avrebbe occupato.
Il programma di viaggio
definito dall'Andreani per questo tour italiano ha subito inevitabilmente il
corso degli eventi bellici che incalzavano nelle città, che contrariamente a
quanto prefissatosi, ha dovuto visitare e descrivere frettolosamente, tanto
era il movimento di truppe. I continui spostamenti da una località all'altra
per eludere il nemico non hanno quindi permesso al nostro viaggiatore
di completare il suo resoconto di viaggio. Per questo motivo Paolo Andreani
in Frammenti d'Italia più che descrivere i paesi visitati dove
prevedeva di sostare il tempo necessario per un'analisi dettagliata delle
loro realtà socio-economiche e culturali, si è limitato ad indicare nei
resoconti e nelle “osservazioni pei viaggiatori”
i percorsi più agevoli e più sicuri da seguire per raggiungere lo Stato Pontificio.
Anche in questo viaggio,
il celebre dedalo d’Italia non si smentisce; dalla lettura dei diari,
che seguono questa breve introduzione, traspare il suo intento ricorrente di
voler attribuire ai suoi testi, in veste di tour operator ante litteram,
la natura propria del manuale turistico, la cui consultazione permetta al
viaggiatore di evitare spiacevoli sorprese.
Diverso invece è il suo
atteggiamento quando parla della drammatica situazione politico militare nei
domini austriaci vissuta in prima persona e descritta in alcune lettere al
fratello Gian Mario, suo mecenate e finanziatore dei suoi tours, nonché
censore integerrimo del suo modus vivendi libertino.
A tal proposito, in una missiva da Firenze del giugno del 1800, Paolo Andreani, così scrive al
congiunto per informarlo della potenza dell'armata napoleonica e della
facilità con la quale essa avanza verso la Toscana.: “... tutto ci
annunzia che il nemico è assai forte, avremo dunque ad essere francesi, o
quel che è peggio Cisalpini? Se ciò ha luogo, io sono del tutto rovinato,
sia dalla svincollazione dei fedecommessi,
come del minor valore delle terre ...”.
Il nobile milanese asserendo sono del tutto
rovinato si riferisce alla onerosa situazione debitoria
per la quale i suoi numerosi creditori avevano dato seguito, già dal 1786,
ad un’azione di concorso giudiziale sulla sua sostanza patrimoniale e su
quella di famiglia.
La
prima campagna d'Italia del 1800 (la seconda avvenne negli anni 1805 -1809)
si risolse in poco tempo. Infatti Napoleone, dopo aver occupato quasi subito
il Piemonte settentrionale e la Lombardia, con la battaglia di Marengo del
14 giugno indusse l'Austria a firmare, cinque giorni dopo, la Convenzione
di Alessandria, secondo la quale le truppe austriache dovettero ritirarsi
oltre il Mincio.
Escludendo
momentaneamente il Piemonte, annesso alla Francia solo nel 1802, dove venne
formato un governo provvisorio, negli altri territori occupati il Bonaparte
ricostituì la Repubblica Cisalpina, che nel gennaio del 1802 fu denominata
Repubblica Italiana con presidente lui stesso e vicepresidente il Melzi
d'Eril.
Nell'ambito della più generale
riforma fondiaria i fedecommessi furono aboliti dalla Rivoluzione Francese
il 4 agosto 1789. Con la dominazione napoleonica la legislazione in materia
fu poi estesa anche all'Italia.
Come risulta dalla “nota de capitali sovenuti” inserita nell’atto di
fideiussone del 18 gennaio 1797, a rogito del notaio di Milano Giovanni
Battista Giletti, il celebre aeronauta, primo in Italia a solcare i cieli
della campagna lombarda in mongolfiera, aveva accumulato debiti per lire
milanesi 206.803.15, che al cambio farebbero quasi un miliardo delle
vecchie lire.
Dopo questo breve viaggio in Italia, frammentario e
disarticolato, Andreani, rincorso dalle banche creditrici e dall’armata di
Napoleone, abbandona per sempre il suolo italiano: da Aix les Bains, amena
località termale della Provenza, dove spesso si recava per curarsi la gotta,
inizia il suo lungo peregrinare per l’Europa e l’America, morendo a Nizza
nel 1823, in solitudine, esiliato dai suoi debiti.
Viaggio da Genova a
Torino.
Questo viaggio si fa in
posta in poco più di 20 ore e ci vogliono tre giorni per vettura. Un viaggiatore che voglia
esaminare il paese sarà meglio impiegare
una giornata di più, e questo sarà il viaggio che noi descriviamo. Partendo
dunque da Genova verso il mezzo giorno si va a pernottare a Voltaggio,
gita che si fa in sei ore. Escendo dalla città si costeggia per alcune
miglia un fiume camminando per la celebre strada costruita dall'ex doge
Cambiaso,
il quale nell'atto che credette di beneficiare la patria arricchì senza
pensarlo la sua famiglia coi luoghi e pezzi di terreno longh'essa, che oggi
dì sono coltivati e di suo possesso. Questo pezzo di strada è sommamente
ameno per la bella coltura delle terre e delle vicine colline e pel grande
e quasi incredibile numero di belle case e casini di delizie che si toccano,
per così dire, le une le altre.
Queste case di villa
sono fabbricate con ottimo gusto e bene spesso si veggono delle facciatine
degne di essere osservate dai professori di architettura.
Questa strada longo il
fiume è sempre piana fino al luogo chiamato Campo Marone,
ove principia, per così dire, il passaggio della tanta decantata montagna
della Rocchetta,
cioè di quella catena dell’Alpi,
che separa la fertile Lombardia dal mare.
Questo passaggio era per lo
addietro facilissimo anche per le vetture, stante che le strade erano
ottimamente tenute, ma dopo quest'ultima guerra del 1802 si trovano
talmente rovinate che oltre all'incomodo,
i viaggiatori vi rompono le carrozze, le più solidamente costruite .
Da Campo Marone vi ci vogliono quasi due
ore e mezzo per salire
sulla sommità della Rocchetta ed ogni volta che il viaggiatore si volge
addietro gode della vista del mare e di una valle oltremodo ridente, seminata di
belle case e di borghi e di un clima dolcissimo. appena girata l'ultima
vetta del monte la scena si cangia del tutto.
L'aspetto settentrionale
ed i venti freddi che vi dominano, rendono l'aspetto del suolo quasi
deserto, la vegetazione è minore, poche e meschine sono le abitazioni, che
si riscontrano e il viaggiatore deve chiudersi nel suo legno per il frizzo
dell'aria.
La discesa però da questa banda è più dolce, giacché
quivi gli Appennini si distendono a morire, dirò così, gradatamente nella
gran pianura, ove all'opposto dalla banda del mare finiscono bruscamente.
La strada è sempre cattiva e bordeggia da questa
parte il fiume Leruneo, il quale si costeggia fino a Voltaggio e più in là
come vedremo in appresso.
A Voltaggio si alloggia comodamente ad un'osteria prima d’intrare nel
paese, il quale è di piccola considerazione.
Voltaggio, località in prossimità di Alessandria.
Cambiaso Michelangelo, doge di Genova dal 1791 al 1793.
Campomorone, località in prossimità di Genova.
Rocchetta, località montana in prossimità di Novi Ligure.
Da questo luogo in due
ore di strada si giunge sotto il picciolo, ma celebre forte di Gavi
ed al borgo di questo nome, che sta ai piedi. Prima di pervenirvi si passa a
guazzo il dicto fiume di Lemmo, il quale miniarebbe il borgo, se le rive non
fossero difese da forti pannelli costrutti con grosse pietre di taglio.
Il borgo di Gavi è picciolo e meschino, ma il suo forte trovasi fabbricato
sulla sommità di un colle perfettamente isolato e padrone di tutta la valle
d'ambo
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i lati di modo che da questa parte, poche centinaia di uomini
possono impedire il passaggio o qualsivoglia armata ed assicurano pienamente
l'entrata nel cuore della repubblica Ligure. Difatti nell'ultima guerra i
tedeschi per assediare Genova passarono superiormente per
altra strada accontentandosi di bloccare questo forte.
Passato questo forte la strada continua a salire e a
scendere sino a Novi ed è ugualmente in uno stato rovinoso. Tutte le colline che si vedono
per questo cammino sono coltivate dal piede alla cima ed offrono
alla vista del viaggiatore un verde lussureggiante
che si cerca invano nei bei clima meridionali di Italia.
Novi è una città bastantemente popolata e che esercita un certo commercio
coll'estero; è l'ultima città della Liguria, posta quasi all'estremità del
confine.
Vi è nulla che meriti di arrestare il forestiere, il quale farà altresì bene di combinare
in modo da non pernottarvi, giacché gli alberghi sono cattivi; la posta è il meno male.
Sortendo da Novi s'entra, per cosi dire, nella ricca e fertile pianura della Lombardia e questa pianura fu uno dei teatri
più sanguinosi della campagna degli Austro-Russi contro dei francesi.
La memorabile battaglia, che porta questo nome, ebbe luogo fin sotto le porte della
città: ora quelle case sono marcate tuttavia dagli
effetti dell'artiglieria grossa e delle fucilate.
Ad un miglio circa, usciti dalla posta, s'entra nel dominio del Piemonte ed
a Palazzolo Formigaro si visitano i bagagli, senza però alcun rigore.
Da questo luogo la strada è sempre in piano attarversando vastissimi campi e prati e seguendo la
via dritta si incontra il Bosco,
celebro convento tenuto dei padri Domenicani, fondato e dotato da papa Pio
V.
I vetturali però deviano prendendo una strada sulla dritta, la quale abbrevia di due
miglia, ma è egualmente cattiva e fangosa nei tempi di pioggia. Per questa
traversa si passa pel longo l'altra celebre pianura di Marengo, che due anni
fa decise della sorte d'Italia, nella troppa nota e memorabile giornata di
questo nome. Pianura vastissima ed anche più atta che quella di Novi ad una
giornata campale perchè del tutto spogliata di alberi, senza fossi di
rimarco, avrebbe sembrato che la vittoria dovesse essere per chi aveva la
maggior parte in cavalleria e soprattutto per chi era padrone
delle vicine fortezze: il fato dimostra la falacia dei calcoli umani.
Un colpo d'occhio sulla carta dimostrerà meglio l'eccellenza di questa
posizione che qualunque descrizione.
La municinalità di Alessandria ha eretto sul campo di battaglia un
monumento per eternare la memoria dell' eroe di Marengo, ma è della massima meschinità.
Esso consiste in una colonnetta di granito elevata su di un piedistallino di marmo di già
cadente, con una iscrizione, la quale dice in Italiano, francese e
latino: Qui Bonaparte, console della Repubblica francese, fregò i nemici
l'anno (...).
A due miglia di questo luogo si trova Alessandria, ove prima di entrarvi si passa su di
un ponte il fiume Bormida, di qualche considerazione, avendo poco più su
ricevuto le acque del Lemmo, congiuntamente a quelle dell’Orba.
Gavi,
località in prossimità di Serravalle Scrivia, il cui forte fu l’unico
caposaldo francese in Italia a non capitolare agli Austro Russi prima della
vittoria di Napoleone a Marengo, il 14 giugno 1800.
Bosco Marengo, località in prossimità di Alessandria, fortificata dai
Visconti nel XIV secolo. Fu ceduta ai Savoia nel 1714. Papa Pio V vi eresse
nel 1566 il convento dominicano di Santa Croce.
La data omessa da Paolo Andreani è il 14 giugno 1800, giorno in cui
Napoleone sconfisse gli austriaci nella pianura di Marengo.
di qualche
considerazione, avendo poco più su ricevuto le acque del Lemmo,
congiuntamente a quelle dell’Orba.
Così si termina il secondo giorno alloggiando all'albergo sulla gran
piazza, decentemente tenuto. Noi non diremo alcuna cosa di questa città,
tanto cognita e nella quale non ebbimo luogo a fare alcuna particolare
osservazione.
Sortendo nel mattino susseguente per continuare il viaggio si passa il
fiume Tanaro su di un bellissimo ponte coperto di un solido tetto, al di là
del quale si trova immediatamente la fortezza di questo nome.
Il Tanaro si congiunge poco sotto la città alla Bormida, i quali si
scaricano in Po, al di sotto de Bassignana, e poche miglia superiormente
alla Scrivia.
La strada che conduce ad Asti costeggia per qualche tempo la spianata del forte, che i
francesi attualmente hanno riattato e conservano in ottimo stato.
In questo terzo giorno di viaggio per giungere ad Asti non ebbimo luogo a
fare alcuna osservazione importante, e diremo soltanto che il terreno
principia a prendere una specie di mossa e si vedano sulla dritta e sulla
sinistra delle vicine collinette e il Tanaro che scorre sempre sulla
sinistra, in vicinanza della strada.
Nei tempi piovosi queste strade, che sono per lo più di natura cretacea,
sono difficoltose e pericolose, malgrado che i vetturali, i postiglioni et
cetera, si facciano lecito di camninare sui seminati e sui prati.
Da Alessandria ad Asti per vettura circa sei o sette ore, abbenchè non si
contino che 3 o 4 miglia. In Asti si alloggia al Grande Albergo di Villa,
ove si sta non troppo bene.
I borghi che si passano in questa via sono di nissuna considerazione. A quattro miglia dalla
capitale s'incontra Moncalieri, piccola città con castello
reale. Da questa altura si gode una bellissima veduta: il Po vi scorre ai
suoi piedi serpeggiando e quivi non arreca danni che suol accagionare alcune
miglia più sotto ambo le sue rive, che sono coltivate ed offrono alla vista
una piacevole varietà di verdure.
La scena è delineata dalla catena delle Alpi, poche miglia lontane, le cui
cime, sempre coperte di neve, formano un pittoresco contrasto colla catena
delle loro basi e la bella città di Torino, ora a poche miglia di posta.
Della città di Pisa.
Questa città è situata in una pianura a quattro miglia dal mare, il quale altre volte batteva quasi le
sue mura e che va continuamente ritirandosi.
Il fiume Arno la divide in due parti ed offre così agli abitanti la
facilità del trasporto di ogni sorta di merci ed un bello e annesso
passeggio lungo le due sponde, fiancheggiate da casamenti dei principali e
ricchi abitanti. Le comunicazioni sono praticate mediante tre ponti, il
maggiore dei quali di marmo è spazioso, ma non già da paragonarsi a quelli
di Firenze. La popolazione di questa città, nel tempo sì florida, erasi
ridotta a poco più di 2 mila persone e vi cresceva l’erba in tutte le
strade, di modo che la mal aria aumentandosi annualmente, sarebbe presto
stata del tutto abbandonata, se Leopoldo, penultimo sovrano, non avesse
preso a farla risorgere.
Egli si deve considerare sì come un secondo fondatore. I stagni di acque
numerevolissimi che la circondavano o la infettavano, ebbero il loro scolo,
le campagne vicine si popolarono e si coltivarono ed a poco a poco li
abitanti della città si sono aumentati al numero di 15 mila; nè sembra che
si aumentino di più stante la vicinanza di Livorno, che assorbe tutto il
commercio e che offre all’industria un luogo ove arrichirsi.
Il clima nell' estate è caldo e da
taluni creduto poco sano, ma delizioso nel verno, tant' è che moltissimi
sono i forastieri che vi concorrono, all’oggetto di approfittare nel verno
del clima e nella state delle acque minerali vicine, molto frequentate ed
ove i malati o bagnanti vi trovano ottimi alloggi, proprietà nei bagni,
salubrità nell’aere e divertimenti continui, oltre alle deliziose
passeggiate.
In Pisa si vive forse più
caro di Firenze e per conseguenza di tutta la Toscana, eccetto che di
Livorno.
continua a
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