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“Frammenti d’Italia” nei diari di viaggio di Paolo Andreani. 1800; 1802
 a cura di Emilio Fortunato

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La gran popolazione di questi ultima città ed il gran numero di bastimen­ti che vi approdano ogni giorno privano tutte le provvigioni dei conti­gui paesi e territori.
Pisa in generale è ben fabbricata senza essere paragonabile alla capitale.
Tuttavolta racchiude dei monumenti degnissimi di riguardo e maestosi, ed ai quali l’Italia deve il risorgimento delle arti. Questi sono in numero di 4, l'uno vicino all' altro, alla parte esterna sud-ovest della città, la cattedrale, il battisterio, il cimiterio ed il campanile; noi non ne daremo una esatta descrizione, che si trova in tanti libri, ma non ne ricordiamo alcune cose che per utile per i viag­giatori.
Il Duomo è un esempio grandioso del lll secolo, nell'erezione del quale l'architetto si servì di colonne cavati d'altri monumenti, co­me appare dalla diversità dei loro diametri, al che vi supplì con del­le basi, or più, or meno elevate.
Ha cinque navate e li archi sono circolari. Nella nave di mezzo corre superiormente un second'ordine, sostenuto da piccole colonnette e da pilastri. Vi si osservano alcuni mausolei di uomini illustri e qualche pittura degna di osservazione.
Le porte principali della chiesa sono di bronzo ed è un'opera preziosa di Giovanni da Bologna. Vicino alla porta laterale dalla parte del campanile v’è un bassorilievo rappresentante la storia di Ippolito e Fedra, sul quale due fratelli pisani, scultori, viddero la necessità di dar anima e moto alla scultura, locchè deve considerarli come un principio del suo risorgimento.
Il battistero presenta un maestoso edifizio di figura circolare, co­perto da una maestosa cupola e nell' interno otto magnifiche colonne.
Vi si vede un pulpito adorno di bassi rilievi, opera dei fratelli ac­cennati poco anzi. quest'edifizio fa fronte alla cattedrale e da alcuni si vuole costrutto in li avanzi di un antico monumento.
Monsignor Fabbroni1 è di questo parere: il camposanto, ossia pubblico cimiterio, posto fuor d'uso per una legge di Leopoldo, che proibisce di seppellire entro i recinti dell' abitato, è un vasto edifizio gotico di figura quasi longa del XII secolo, con un vasto porticato nello interno.
Le pitture, guaste per la maggior parte, che ne ornano le muraglie, e rappresentanti i fatti principali del Testamento, sono del Giotto e di altri valenti uomini di quei giorni.
Vi sono pure depositati vari sarcofaghi scavati in differenti luoghi della città ed ornati da bassi rilievi, di lavoro rozzi e guasti dal tempo. Nelle pareti si è introdotto il costume di parvi i monumenti dei uomini illustri, eretti o dall'amicizia, o dai parenti od anche per pubblico decreto.
Vi è collocata in un tumulo, eretto a spese di Federico II di Prussia que­sta iscrizione: Ad Algarotti, emulo di Ovidio, discepolo di Newton."

Viaggio da Pisa a Pietrasanta per Sarzana.

Da Pisa a Sarzana sono circa miglia 40 e si contano sei poste. Questo cammino si fa in un solo giorno, tanto in posta come per vettura, con questa differenza che per posta vi si impiegano poco più di 10 ore e coi vetturini ve ne ce vogliono 13 ed anche 14. Una carrozza a 4 luoghi e con due o tre cavalli costa dalli cinque zecchini e mezzo alli sei. Su questa strada in pochi luoghi fa bisogna di alloggiare ed in un sol luogo si alloggia discretamente bene, cioè a Pietrasanta, all'osteria, dirimpetto alla posta dei cavalli. A Sarzana il migliore si è quello del Cavernone d'Oro ed è inferiore a quello di Pietrasanta, ma ordinando il pranzo alcune ore prima, si sta meglio, giacchè la piazza è meglio fornita.
In questo breve viaggio si cangia stato ad ogni momento, passando a vicenda sul territorio della repubblica Lucchese, su quella di Massa e Carrara, sul Lucchese di nuovo, indi su quello di Massa e dappoi sul Genovesato.
A cinque miglia da Pisa si passa il fiume Serchio su di una barca e quivi la strada è in un sabbione per circa otto miglia. Per evitare questa incomoda arena, le vetture sogliono passare attraver­so una vastissima macchia di Casa Salviati, ma le radici degli alberi rendono anche questa strada dispiacevole.
Viareggio è il primo luogo di qualche considerazione che si rincontra ed appartiene alla repubblica Lucchese. Egli è collocato sul mare ed è un picciolo porto, ove si fa un meschino commercio. Questo borgo è brillante alcune volte all’anno, concorrendovi in gran numero i ricchi lucchesi in villeggiatura, i quali vi hanno delle buone ed alcune eleganti case.
Pietrasanta è un picciolo borgo ai piedi di una catena di monti, pian­tati sino quasi sulla cima di ulivi. Quivi i forastieri si accorgono che vi si fa un buon oglio, giacchè anche all'albergo ne trovate del buono.
Vi sono alcune buone case e vi si osserva quella pulizia che distingue i Toscani da tutti gli altri Italiani. Partendo da questo borgo, che è la metà strada di Sarzana, il mare va scostandosi sulla sinistra ed a poco a poco si entra in un paese ben col­tivato, che non si abbandona più sino a quest' ultima città. In generale li olivi formano il principale prodotto e questi si trovano bene spesso frammischiati a piante di olmi, pioppi e sotto ora si vedono prati ed ora campi coltivi ed anche dei vigneti.
A tre miglia da Pietrasanta, la strada postale sale per passare in mezzo a Massa, ma i viaggiatori, che non vogliono deviare il cammino, e che non hanno mercanzie o cose da far visitare alla dogana, prendono una strada al basso mal tenuta ed appena praticabile da legni di careggio non largo, ma più breve di circa tre miglia.

1 Angelo Fabroni (1732 – 1803), storico fiorentino.

In generale le strade sono buone in Toscana, eccetto vici­no al Serchio; passabili sul Lucchese e sul territorio di Massa, ma sono rompicolli sul Genovesato, ove è quasi impossibile di reggere di con­tinuo in vettura.
I contadini sono probabilmente bene alloggiati su tutta questa strada, salvo in alcuni luoghi del Pisano sulla diritta del Serchio, ove abitano delle capanne coperte di paglia. Ciò non deve far sorpresa, se si considera che questa parte del territorio Toscano è di nuova coltivazione, e (ciò) lo si deve alla paterna cura del signor don Leopoldo. Difatti, in vari luoghi si vedono delle case di nuova costruzione ed eguali in comodità e decenza a quelle delle parti più ubertose della Toscana.
Dell'isola di Capranica1.
Questa piccola isola è situata non molto discosta dall'Elba e, per così dire, tra quest' isola e la Corsica. Essa, in certo tal modo, comanda la navigazione della costa d'Italia ed è un posto importante in tempo di guerra per il ricovero dei corsali.
La repubblica di Genova ne è stata fin qui padrona, ma in quest'ultima guerra è passata or nelle mani di francesi ed ora degli inglesi, a vicenda. Attualmente v’è una guarnigione francese.
Il suo circuito è di circa dodici miglia e presenta alla vista dei naviganti l'aspetto di una scoscesa montagna, che esce dal mare.

Le sue coste non presentano che scogli o qualche rada di non facile approdo, eccetto una vicina al villaggio, sottoposta ai venti di scirocco e libeccio.
La sua popolazione consiste in circa mille e duecento anime e la repubblica (di Genova) vi conservava una guarnigione di cinquanta uomini soltanto per proteggerla dalle invasioni dei barbareschi.
Gli uomini sono tutti addetti alla navigazione e ben pochi rimangono nell'isola. La coltivazione delle poche terre coltivate o coltivabili è a solo carico delle donne; le produzioni consistono in poche quantità di orzo, non sufficiente al mantenimento degli abitanti suoi.
Queste coste producono una pescagione abbondante a segno di invitarvi i pescatori napoletani, i quali la esercitano con lu­cro portando il pesce a Livorno. E' strano che i nazionali abbandonino un ramo proficuo di industria ai forestieri per andare a cercare altrove, restando di continuo lontani dal loro paese.
Il lusso di questi poveri abitanti consiste nel vestire delle donne, le quali usano ben sovente dei corsetti di velluto con oro, ma vanno di continuo, anche nei giorni festivi, a piedi nudi; contrasto ben ridicolo.
In quest'isola vi è una specie di caccia di vaccina, diremo così selvatica, assai curiosa. Queste bestie sono abbandonate nei monti senza che nessuno vi renda la minima cura, ma ogni proprietario ha però l'attenzione di impervi una tal conosciuta marca con un taglio all'orecchio Quando l'animale si avvicina al termine di sgravarsi discende per istinto naturale alle abitazioni ed il primo che lo scontra ne avvisa il padrone, il quale la ricovera nella propria stalla e pochi giorni dopo partorito se ne ritorna al monte.
Quando il paese ha bisogno di carne per proprio uso o per fornirne qualche bastimento ancorato nelle vicinanze, uno o più cacciatori vanno al monte e con colpi di fucile ammazzano il numero richiesto; indi tagliano l'orecchie e le portano giù al villaggio ed il padrone o i padroni degli animali uccisi vanno al luogo a prenderli e dispongono a loro profitto.
1 Capranica, Capraia, è un'isola del Canale di Corsica di origine vulcanica ed è la terza per grandezza dell’arcipelago toscano, dopo l’Elba e Giglio. È la più lontana dalla terra ferma trovandosi più vicina alla costa orientale della Corsica che alla costa toscana, rispetto alla quale sorge a ovest del golfo di Baratti.
Da Napoli ad Albano.

Uscendo da Napoli sino a Gaeta si riscontrano paesi ben coltivati, strade bellissime ed amene; la popolazione è flo­rida.
Da  Gaeta al Portello, ove si rassegnano i passaporti, il paese comincia a cambiare e la popolazione diminuisce; s’entra dappoi nello stato Pontificio.
A Terracina principiano le cosiddette pianure Pontine, che conviene farle di giorno per l'aria cattiva. Le strade sono buonissime fino a Cisterna ove esse terminano, né vanno peggiorando fino ad Albano.
Osservazioni pei viaggiatori.
Non vi sono alloggi su tutta la strada, eccetto nei seguenti luoghi: Molo di Gaeta; alla Posta, quivi letti sufficientemente buoni, e buoni pesci.
A Velletri non conviene fermarsi per la poca sicurezza delle strade in tempo di notte e di giorno, perchè sono realmente disastrose.
Da Roma a Siena
Uscendo da Roma le strade si possono dire pessime sino nelle vicinanze di Ronciglione.
Il paese dappertutto è incolto e li abitanti sono così pochi che sembra di attraversare un deserto.
Da Ronciglione a Viterbo si puo dire lo stesso. Questa città è meschina ma popolata; i contadini delle vicine campagne vi dimorano.
Il sesso a Ronciglione e a Viterbo è
bello e nelle persone dell'ultima classe si vedono dei bei profili. Quivi le strade principiano ad essere un poco meglio tenute e continuano così fino ai confini. Si sale e si scende però con­tinuamente. Le città e i borghi che si passano, come per esempio Montefiascone, Bolsena, S. Lorenzo, Acquapendente sono meschine e spopolate.
Tra queste la situazione di Montefiascone, collocata sulla cima di un colle, sarebbe ridente se il paese all'intorno fosse meno selvaggio. Conviene però far riflettere che nel 1802 vicino alla popolazione ho trovato qualche maggiore industria ed uno spirito di mi­gliorare la coltivazione.
Calando da Ponte Lentino verso il fiume s'entra nella Toscana. L'occhio solo vi dice che avete cangiato dominio. Le case dei rustici sono più comode, più grandi e vi annunziano una popolazione più felice; voi siete però in mezzo agli Appennini, i quali sono in generale i monti più ruvidi e dispiacevoli per l'occhio da vedere montagne deserte senza vegetazione e composte di una terra marnosa in decomposizione che sembra quasi avere subito tutto di fresco uno sconvolgimento.
Redicofani è il primo luogo della Toscana che si incontra. Quivi si mostrano i passaporti e si visitano i bagagli: il pae­se è a 200 passi più alto della dogana.
Avanzando si passano vari luoghi discretamente popolati e ove li abitanti sembrano felici. Non vi è però nulla degno di ri­marco fino a che giungasi a Siena. Le strade sono buone e ben conservate, ma si cala e si scende di continuo. E’ un peccato che li scaricatori delle acque piovane non sono tombinati, giacché rendono la strada in questi passi malagevole per i viandanti in carrozza.
Osservazioni pei viaggiatori.
Da Roma a Siena: pochi ed in generale cattivi sono gli alloggi che si trovano. Conviene però decidere la strada, cioè distin­guerli per quelli che viaggiano per le poste e per quelli che si servono dei vetturini.
Per i primi, volendo viaggiare comodamente, si divide la strada da Firenze a Roma in 4 giornate: cioè a Viterbo, Redicofani, Siena e Firenze, e per i secondi, in come siegue: si parte da Roma a mezzo dì e si va a Bracciano, il secondo giorno a Viterbo, il terzo a S. Lorenzo Nuovo, il 4 a S. Quirico, il 5 a Siena ed il 6 a Firenze.
Questi alloggi sono generalmente buoni. A Bracciano due stanze pas­sabili ed una buona pigione; a Viterbo, all' albergo Reale, letti discreti e passabile cucina, eccetto Siena; S. Lorenzo pessimo.
A S. Quirico, all'osteria fuori il Paese, v'è un casino in faccia, che appartiene all'oste, non bello, né ottimo, ma passabile; vi si può dormire, ma la cucina è cattiva e vi si trova quasi niente.
A Siena vi sono varie locande, ma io ho trovato per esperienza che dal Boscherini, all'Albergo Inglese, vi si sta meglio d'ogni altro luogo, almeno vi è pulizia e vi sono camere decenti.

1 Capranica, Capraia, è un'isola del Canale di Corsica di origine vulcanica ed è la terza per grandezza dell’arcipelago toscano, dopo l’Elba e Giglio. È la più lontana dalla terra ferma trovandosi più vicina alla costa orientale della Corsica che alla costa toscana, rispetto alla quale sorge a ovest del golfo di Baratti.

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