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da pagina 25
La gran popolazione di
questi ultima città ed il gran numero di bastimenti che vi approdano ogni
giorno privano tutte le provvigioni dei contigui paesi e territori.
Pisa in generale è ben fabbricata senza essere paragonabile alla capitale.
Tuttavolta racchiude
dei monumenti degnissimi di riguardo e maestosi, ed ai quali l’Italia deve
il risorgimento delle arti. Questi sono in numero di 4, l'uno vicino
all' altro, alla parte esterna sud-ovest della città, la cattedrale, il
battisterio, il cimiterio ed il campanile; noi non ne daremo una
esatta descrizione, che si trova in tanti libri, ma non ne ricordiamo alcune
cose che per utile per i viaggiatori.
Il Duomo è un esempio grandioso del lll secolo, nell'erezione del quale l'architetto si
servì di colonne cavati d'altri monumenti, come appare dalla diversità dei
loro diametri, al che vi supplì con delle basi, or più, or meno elevate.
Ha cinque navate e li archi sono circolari. Nella nave di mezzo corre
superiormente un second'ordine, sostenuto da piccole colonnette e da
pilastri. Vi si osservano alcuni mausolei di uomini illustri e qualche
pittura degna di osservazione.
Le porte principali della chiesa sono di bronzo ed è un'opera preziosa di
Giovanni da Bologna. Vicino alla porta laterale dalla parte del campanile
v’è un bassorilievo rappresentante la storia di Ippolito e Fedra, sul quale
due fratelli pisani, scultori, viddero la necessità di dar anima e moto
alla scultura, locchè deve considerarli come un principio del suo
risorgimento.
Il battistero presenta un maestoso edifizio di figura circolare, coperto da
una maestosa cupola e nell' interno otto magnifiche colonne.
Vi si vede un pulpito adorno di bassi rilievi, opera dei fratelli accennati
poco anzi. quest'edifizio fa fronte alla cattedrale e da alcuni si vuole
costrutto in li avanzi di un antico monumento.
Monsignor Fabbroni
è di questo parere: il camposanto, ossia pubblico cimiterio, posto fuor
d'uso per una legge di Leopoldo, che proibisce di seppellire entro i recinti
dell' abitato, è un vasto edifizio gotico di figura quasi longa del XII
secolo, con un vasto porticato nello interno.
Le pitture, guaste per la maggior parte, che ne ornano le muraglie, e rappresentanti i fatti
principali del Testamento, sono del Giotto e di altri valenti uomini di quei
giorni.
Vi sono pure depositati vari sarcofaghi scavati in differenti luoghi della
città ed ornati da bassi rilievi, di lavoro rozzi e guasti dal tempo. Nelle
pareti si è introdotto il costume di parvi i monumenti dei uomini illustri,
eretti o dall'amicizia, o dai parenti od anche per pubblico decreto.
Vi è collocata in un tumulo, eretto a spese di Federico II di Prussia questa iscrizione: Ad
Algarotti, emulo di Ovidio, discepolo di Newton."
Viaggio da Pisa a
Pietrasanta per Sarzana.
Da Pisa a Sarzana sono
circa miglia 40 e si contano sei poste. Questo cammino si fa in un solo
giorno, tanto in posta come per vettura, con questa differenza che per posta
vi si impiegano poco più di 10 ore e coi vetturini ve ne ce vogliono 13 ed
anche 14. Una carrozza a 4 luoghi e con due o tre cavalli costa dalli cinque
zecchini e mezzo alli sei. Su questa strada in pochi luoghi fa bisogna di
alloggiare ed in un sol luogo si alloggia discretamente bene, cioè a
Pietrasanta, all'osteria, dirimpetto alla posta dei cavalli. A Sarzana il
migliore si è quello del Cavernone d'Oro ed è inferiore a quello di
Pietrasanta, ma ordinando il pranzo alcune ore prima, si sta meglio, giacchè
la piazza è meglio fornita.
In questo breve viaggio si cangia stato ad ogni momento, passando a vicenda
sul territorio della repubblica Lucchese, su quella di Massa e Carrara, sul
Lucchese di nuovo, indi su quello di Massa e dappoi sul Genovesato.
A cinque miglia da Pisa si passa il fiume Serchio su di una barca e quivi la
strada è in un sabbione per circa otto miglia. Per evitare questa incomoda
arena, le vetture sogliono passare attraverso una vastissima macchia di
Casa Salviati, ma le radici degli alberi rendono anche questa strada
dispiacevole.
Viareggio è il primo luogo di qualche considerazione che si rincontra ed
appartiene alla repubblica Lucchese. Egli è collocato sul mare ed è un
picciolo porto, ove si fa un meschino commercio. Questo borgo è brillante
alcune volte all’anno, concorrendovi in gran numero i ricchi lucchesi in
villeggiatura, i quali vi hanno delle buone ed alcune eleganti case.
Pietrasanta è un picciolo borgo
ai piedi di una catena di monti, piantati sino quasi sulla cima di ulivi.
Quivi i forastieri si accorgono che vi si fa un buon oglio, giacchè anche
all'albergo ne trovate del buono.
Vi sono alcune buone case e vi si osserva quella pulizia che distingue i
Toscani da tutti gli altri Italiani. Partendo da questo borgo, che è la metà
strada di Sarzana, il mare va scostandosi sulla sinistra ed a poco a poco si
entra in un paese ben coltivato, che non si abbandona più sino a quest'
ultima città. In generale li olivi formano il principale prodotto e questi
si trovano bene spesso frammischiati a piante di olmi, pioppi e sotto ora si
vedono prati ed ora campi coltivi ed anche dei vigneti.
A tre miglia da
Pietrasanta, la strada postale sale per passare in mezzo a Massa, ma i
viaggiatori, che non vogliono deviare il cammino, e che non hanno mercanzie
o cose da far visitare alla dogana, prendono una strada al basso mal tenuta
ed appena praticabile da legni di careggio non largo, ma più breve di circa
tre miglia.
In generale
le strade sono buone in Toscana, eccetto vicino al Serchio;
passabili sul Lucchese e sul territorio di Massa, ma sono
rompicolli sul Genovesato, ove è quasi impossibile di reggere di
continuo in vettura.
I contadini sono probabilmente bene alloggiati su tutta questa
strada, salvo in alcuni luoghi del Pisano sulla diritta del Serchio,
ove abitano delle capanne coperte di paglia. Ciò non deve far
sorpresa, se si considera che questa parte del territorio Toscano è
di nuova coltivazione, e (ciò) lo si deve alla paterna cura del
signor don Leopoldo. Difatti, in vari luoghi si vedono delle case di
nuova costruzione ed eguali in comodità e decenza a quelle delle
parti più ubertose della Toscana.
Dell'isola di Capranica.
Questa piccola isola è situata non molto discosta dall'Elba e, per
così dire, tra quest' isola e la Corsica. Essa, in certo tal modo,
comanda la navigazione della costa d'Italia ed è un posto importante
in tempo di guerra per il ricovero dei corsali.
La repubblica di Genova ne è stata fin qui padrona, ma in quest'ultima
guerra è passata or nelle mani di francesi ed ora degli inglesi, a
vicenda. Attualmente v’è una guarnigione francese.
Il suo circuito è di circa dodici miglia e presenta alla vista dei
naviganti l'aspetto di una scoscesa montagna, che esce dal mare.
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Le sue coste non
presentano che scogli o qualche rada di non facile approdo, eccetto una
vicina al villaggio, sottoposta ai venti di scirocco e libeccio.
La sua popolazione consiste in circa mille e duecento anime e la repubblica
(di Genova) vi conservava una guarnigione di cinquanta uomini soltanto per
proteggerla dalle invasioni dei barbareschi.
Gli uomini sono tutti addetti alla navigazione e ben pochi rimangono
nell'isola. La coltivazione delle poche terre coltivate o coltivabili è a
solo carico delle donne; le produzioni consistono in poche quantità di orzo,
non sufficiente al mantenimento degli abitanti suoi.
Queste coste producono una
pescagione abbondante a segno di invitarvi i pescatori napoletani, i quali
la esercitano con lucro portando il pesce a Livorno. E' strano che i
nazionali abbandonino un ramo proficuo di industria ai forestieri per andare
a cercare altrove, restando di continuo lontani dal loro paese.
Il lusso di questi
poveri abitanti consiste nel vestire delle donne, le quali usano ben sovente
dei corsetti di velluto con oro, ma vanno di continuo, anche nei giorni
festivi, a piedi nudi; contrasto ben ridicolo.
In quest'isola vi è una specie di caccia di vaccina, diremo così selvatica,
assai curiosa. Queste bestie sono abbandonate nei monti senza che nessuno vi
renda la minima cura, ma ogni proprietario ha però l'attenzione di impervi
una tal conosciuta marca con un taglio all'orecchio Quando l'animale si
avvicina al termine di sgravarsi discende per istinto naturale alle
abitazioni ed il primo che lo scontra ne avvisa il padrone, il quale la
ricovera nella propria stalla e pochi giorni dopo partorito se ne ritorna al
monte.
Quando il paese ha bisogno di carne per proprio uso o per fornirne qualche
bastimento ancorato nelle vicinanze, uno o più cacciatori vanno al monte e
con colpi di fucile ammazzano il numero richiesto; indi tagliano l'orecchie
e le portano giù al villaggio ed il padrone o i padroni degli animali uccisi
vanno al luogo a prenderli e dispongono a loro profitto.
Capranica, Capraia, è
un'isola del
Canale di Corsica di origine
vulcanica ed è la terza per grandezza dell’arcipelago toscano, dopo l’Elba e
Giglio. È la più lontana dalla terra ferma trovandosi più vicina alla costa
orientale della Corsica che alla costa toscana, rispetto alla quale sorge a
ovest del golfo di Baratti.
Da Napoli ad Albano.
Uscendo da Napoli sino a Gaeta si riscontrano paesi ben coltivati, strade
bellissime ed amene; la popolazione è florida.
Da Gaeta al Portello, ove si rassegnano i passaporti, il paese comincia a
cambiare e la popolazione diminuisce; s’entra dappoi nello stato
Pontificio.
A Terracina principiano le cosiddette pianure Pontine, che conviene farle di
giorno per l'aria cattiva. Le strade sono buonissime fino a Cisterna ove
esse terminano, né vanno peggiorando fino ad Albano.
Osservazioni pei viaggiatori.
Non vi sono alloggi su tutta la strada, eccetto nei seguenti luoghi: Molo di
Gaeta; alla Posta, quivi letti sufficientemente buoni, e buoni pesci.
A Velletri non conviene fermarsi per la poca sicurezza delle strade in tempo
di notte e di giorno, perchè sono realmente disastrose.
Da Roma a Siena
Uscendo da Roma le strade si possono dire pessime sino nelle vicinanze di
Ronciglione.
Il paese dappertutto è incolto e li abitanti sono così pochi che sembra di
attraversare un deserto.
Da Ronciglione a Viterbo si puo dire lo stesso. Questa città è meschina ma
popolata; i contadini delle vicine campagne vi dimorano.
Il sesso a Ronciglione e a Viterbo è
bello e nelle
persone dell'ultima classe
si vedono dei bei profili. Quivi le strade principiano ad essere un
poco meglio tenute e continuano così fino ai confini. Si sale e si
scende però continuamente. Le città e i borghi che si passano, come
per esempio Montefiascone, Bolsena, S. Lorenzo, Acquapendente sono meschine
e spopolate.
Tra queste la situazione di Montefiascone, collocata sulla cima di un colle,
sarebbe ridente se il paese all'intorno fosse meno selvaggio. Conviene però
far riflettere che nel 1802 vicino alla popolazione ho trovato qualche
maggiore industria ed uno spirito di migliorare la coltivazione.
Calando da Ponte Lentino verso il fiume s'entra nella Toscana. L'occhio solo
vi dice che avete cangiato dominio. Le case dei rustici sono più comode, più
grandi e vi annunziano una popolazione più felice; voi siete però in mezzo
agli Appennini, i quali sono in generale i monti più ruvidi e dispiacevoli
per l'occhio da vedere montagne deserte senza vegetazione e composte di una
terra marnosa in decomposizione che sembra quasi avere subito tutto
di fresco uno sconvolgimento.
Redicofani è il primo luogo della Toscana che si incontra. Quivi si mostrano
i passaporti e si visitano i bagagli: il paese è a 200 passi più alto della
dogana.
Avanzando si passano vari luoghi discretamente popolati e ove li abitanti
sembrano felici. Non vi è però nulla degno di rimarco fino a che giungasi a
Siena. Le strade sono buone e ben conservate, ma si cala e si scende di
continuo. E’ un peccato che li scaricatori delle acque piovane non sono
tombinati, giacché rendono la strada in questi passi malagevole per i
viandanti in carrozza.
Osservazioni pei viaggiatori.
Da Roma a Siena: pochi ed in generale cattivi sono gli alloggi che si
trovano. Conviene però decidere la strada, cioè distinguerli per quelli che
viaggiano per le poste e per quelli che si servono dei vetturini.
Per i primi, volendo viaggiare comodamente, si divide la strada da Firenze a
Roma in 4 giornate: cioè a Viterbo, Redicofani, Siena e Firenze, e
per i secondi, in come siegue: si parte da Roma a mezzo dì e si va a
Bracciano, il secondo giorno a Viterbo,
il terzo a S. Lorenzo Nuovo, il 4 a S. Quirico, il 5 a Siena ed il 6 a Firenze.
Questi alloggi sono generalmente buoni. A Bracciano due stanze passabili ed
una buona pigione; a Viterbo, all' albergo Reale, letti discreti e passabile
cucina, eccetto Siena; S. Lorenzo pessimo.
A S. Quirico, all'osteria fuori il Paese, v'è un casino in faccia,
che appartiene all'oste, non bello, né ottimo, ma passabile; vi si può
dormire, ma la cucina è cattiva e vi si trova quasi niente.
A Siena vi sono varie locande,
ma io ho trovato per esperienza che dal Boscherini, all'Albergo Inglese, vi
si sta meglio d'ogni altro luogo, almeno vi è pulizia e vi sono
camere decenti.
Capranica, Capraia, è un'isola del
Canale di Corsica di
origine vulcanica ed è la terza per grandezza dell’arcipelago
toscano, dopo l’Elba e Giglio. È la più lontana dalla terra ferma
trovandosi più vicina alla costa orientale della Corsica che alla
costa toscana, rispetto alla quale sorge a ovest del golfo di
Baratti.
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