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…forse un giorno andremo nel mondo della Luna…
di Emilio Fortunato

Alla fine di ogni biennio della Scuola di Paleografia, Diplomatica e Archivistica viene organizzata con la collaborazione degli studenti una mostra documentaria su un argomento scelto dalla docente Alba Osimo.
Con I Colori della Scrittura – questo il titolo dato alla mostra per il corso 1999 – 2000 – si è voluto far conoscere l’apparire della scrittura femminile a partire dalle pergamene del secolo VIII fino a giungere alla documentazione (atti notarili e corrispondenza varia) dove le donne finalmente sono a tutti gli effetti autrici dei documenti, che scrivono e sottoscrivono.
Nell’organizzazione del lavoro di ricerca a me è toccato indagare Laura Cotta, moglie di Antonio Greppi, fermiere generale di Maria Teresa d’Austria, e fornire materiale scrittorio al grafologo per l’espertise di alcune sue lettere.
Laura, figura femminile di primaria importanza nella Milano del secolo dei Lumi, di lettere ne ha scritte tante: ai lettori de la fenice ne presentiamo una particolarmente interessante, scritta al marito il 4 ottobre del 1783.
Nella missiva la nobildonna informa il congiunto su l'illuminazione a festa di ballo del teatro di Monza per divertire la duchessa di Modena Maria Beatrice d’Este, accennando anche all'argomento che si dibatte a Milano in quel periodo.
Così scrive al riguardo: qui non si parla che de' palloni volanti, consoliamoci che forse un giorno andre­mo nel mondo della Luna, e colà, col calore benefico della medesima, si potessimo liberare dei nostri dolori. Per quello che si dice, si crede che anche Milano voli a distinguersi col far costruire ad imitazione di Parigi una machina volante….. che ha fatto concorrere a Parigi cento e cinquanta mila persone.
La notizia dell'impresa aeronauta dei fratelli Montgolfier ha dunque valicato le Alpi, divenendo presto argomento ricorrente di conversazione nei salotti della nobiltà milanese.
Anche in casa Greppi se ne parla e soprattutto se ne scrive di pallo­ni volanti: Laura Greppi ne dà notizia al consorte con lo stupore e la meraviglia di chi, come tanti, considera il volo umano come un'azione impossibile se non addirittura soprannaturale, tanto da farle scrivere, sognando (ma non troppo!), che forse un giorno andremo [anche] nel mondo della luna.
Prima del 1700 si hanno bizzarre informazioni sul volo umano, che comunque nel corso dei secoli hanno sempre animato molto interes­se e curiosità da parte dell'uomo. Alcune si perdono nella notte dei tempi come ad esempio il mito greco di

Dedalo e Icaro, o come il leggendario episodio di Simon Mago che volò con le ali di sua fabbrica­zione davanti all'imperatore Nerone, sfracellandosi al suolo.
Testimonianze dell'epoca medievale parlano invece di alcuni temera­ri che si lanciarono con strane apparecchiature dalla cima di torri o di chiese; solo con Leonardo da Vinci si sperimentarono con serietà scientifica teorie ed applicazioni pratiche di macchine volanti.
Dopo questo breve accenno alla storia del volo umano, prendiamo in esame il passo della lettera di Laura Greppi. Laura si riferisce alle gesta dei fratelli Montgolfier, Joseph (1740 ­ 1810) e Jacques (1745 - 1799) e al volo in mongolfiera, primo in Ita­lia, del conte Paolo Andreani (1763 – 1823.
Dei due avvenimenti storici, diamo ora dei brevi cenni. Il 5 giugno del 1783 i due fratelli Montgolfier nella cittadina di Annonay fecero alzare in volo dai giardini di Versailles il primo pallone ad aria calda alla presenza di Luigi XIV e di sua moglie Maria Antonietta con i primi passeggeri a bordo: una pecora, un'anatra ed un galletto; il 21 novembre dello stesso anno due pionieri del volo aerostatico, Pilatre de Rozier e François Laurent, marchese di Arlandes, iniziano la storia della aero­statica moderna, volando per ben 25 minuti coprendo nove chilo­metri e raggiungendo un'altezza di circa 1000 metri e atterrando nei pressi di Parigi. Ad imitazione di Parigi, come scrive Laura Greppi, anche in Milano si fecero i primi tentativi di volo, l'artefice ne fu il patrizio milanese Paolo Andreani nei primi mesi del 1784. Il conte Andreani, a vent'anni, aveva già speso più di 4000 zecchini per co­struire l'aerostato, con l'aiuto dei fratelli Gerli; nel febbraio del 1784 fece una prima prova di volo presso Moncucco innalzandosi soltan­to poche decine di metri dal suolo. Il 13 marzo, abbandonato con un pretesto dai fratelli Gerli, Paolo senza perdersi d'animo arruola all'impresa due falegnami, Gaetano Rossi e Giuseppe Barzago. Per vincere la loro paura li rincuorò con due bottiglie di buon vino borgogna che subito soffocarono l'inquietudine del cuore e, finalmente, a mezzogiorno del 13 marzo nel giardino della villa di Moncucco, il pallone s'innalzò in aria lentamente fino a raggiungere circa 800 metri. Do­po circa dieci minuti di volo, l'aerostato toccò terra nei pressi della cascina Seregno, a Caponago, nei pressi di Monza.
La sera del 14 febbraio l'impresa di Paolo Andreani fu celebrata al Teatro alla Scala da una folla plaudente; anche Laura, superato lo stato d’animo della soprannaturalità dell’evento!, osanna il Dedalo d’Italia.

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