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Editoriale
I POTERI DEL CAPO DELLO STATO
di Alberto Virgilio

Fin dal primo momento della elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica si è avuta la netta sensazione che avrebbe esercitato il suo mandato con rigorosa osservanza delle responsabilità e delle prerogative che la Costituzione assegna al Capo dello Stato. L’ampiezza di tali poteri risulta dai numerosi compiti previsti dall’art. 87 della Carta, che oltre a designare il Presidente quale rappresentante dell’unità nazionale, indica tutta una serie di attribuzioni di primaria importanza a lui demandate nei diversi settori della vita pubblica.
Nel successivo art. 88 gli è concessa la facoltà, sentiti i loro presidenti, di promuovere in situazioni di particolare gravità lo scioglimento delle Camere o anche una sola di esse.
Nella interpretazione che si desume dalla dottrina pubblicistica le indicate norme configurano l’esistenza nel nostro sistema costituzionale di un potere neutro attribuito al Presidente, nell’ambito del quale si riconosce al Capo dello Stato, con diverse sfumature, la titolarità di una funzione autonoma e distinta rispetto agli altri poteri statuali, esercitata in qualità di organo “super partes” avente compiti di controllo e coordinamento sulla vita delle istituzioni globalmente intese. Si tratta in sintesi di un ruolo di garanzia costituzionale che, da un verso, impedisce al Presidente di imporre la propria politica personale (ogni suo atto richiede infatti la controfirma dei ministri proponenti che ne assumono la responsabilità, come dispone l’art. 89 della Costituzione), ma dall’altro lato non lo trasforma in organo meramente ricettivo delle decisioni adottate nelle sedi competenti, cioè investito soltanto di una funzione di mero stampo notarile per ricevere passivamente tali decisioni.
Egli svolge invece il delicato compito di essere un consigliere vigile, discreto ed esperto dell’autorità governativa e anche delle istituzioni di rango nazionale.
Nel quadro di questa prerogativa di tutore della Costituzione e del corretto svolgimento del gioco democratico vanno annoverate alcune sue facoltà significative,

come l’invio di messaggi motivati alle Camere su ogni argomento ritenuto di particolare rilevanza per l’interesse del Paese oppure al fine di chiedere una nuova deliberazione prima di promulgare la legge sottoposta alla sua firma. Questi accenni e altri profili risultanti dall’insieme delle norme costituzionali dimostrano chiaramente che al Capo dello Stato compete una serie di iniziative volte a stimolare , esortare , sollecitare o rivolgere moniti alla classe dirigente. ogniqualvolta particolari problemi rendano opportuni i suoi interventi. Pienamente consapevole di questa posizione nella struttura dello Stato democratico, Giorgio Napolitano, che possiede una lunga esperienza politica e istituzionale, non tralascia occasione per adempiere con fermezza la funzione propulsiva che spetta al Capo dello Stato , insistendo sempre più sulla necessità di un dialogo costruttivo tra le forze politiche. Ultimamente ha espresso la sua preoccupazione per lo stato di disagio in cui si trovano ad operare tutte le istituzioni, mostrando una particolare sensibilità nell’individuare gli inconvenienti e le anomalie che richiedono un’adeguata riflessione da parte di tutti gli organi pubblici, ciascuno nel settore di rispettiva competenza. Ascoltare le sue parole, sempre improntate a criteri di saggezza politica e civile, sembra essere un preciso dovere di tutta la classe dirigente, pur nelle differenti posizioni in cui si trovano le forze di maggioranza e di opposizione. La speranza resta pertanto quella che gli autorevoli interventi del Presidente Napolitano non restino ancora una volta inascoltati , trasformandosi così in una sorta di “vox clamantis in deserto“, perché l’attuale crisi che travaglia tutto il mondo politico e in parte anche quello istituzionale non può ulteriormente costituire un intralcio per la sana, equilibrata e corretta gestione della cosa pubblica.
Il bene collettivo rappresenta il principale obiettivo nelle democrazie liberali, con la conseguenza che ad esso e soltanto ad esso i detentori del potere hanno l’obbligo di indirizzare ogni loro attività.

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