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FINE DI UN EPOPEA
la valigia di cartone
di Pietro Giovanni Lucarelli

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Il lavoro ebbe inizio non appena la luce del giorno permetteva di raccogliere le olive, e dopo sette-otto ore di lavoro ci si ferma per mangiare un boccone.
I compagni di lavoro aprono la loro salvietta e cominciano a mangiare, il ragazzo si guarda intorno, poi si allontana un pochino dagli altri, tira fuori il suo tozzo di pane e con un pezzettino di cipolla comincia anche lui a mangiare.
Una signora anziana lo vede così estraneo alla compagnia tanto che il suo cuore si rattrista e va vicino al ragazzo, gli offre un po’ della sua frittata e mangia con lui. Il giovane rincuorato dall’affetto della signora le apre il suo cuore raccontandogli il suo stato e lo stesso progetto.
La donna dice: "figliolo, io ho i vestiti del mio povero marito che sono quasi nuovi e sono anche della tua taglia e pure una valigia di cartone, se vuoi sono tuoi; potrai così risparmiare i soldi per qualche altra cosa".
La sera, quando le olive nere da raccogliere non si vedevano più, il lavoro terminò.
La mattina successiva il ragazzo comunica al commerciante che non gli occorreva più la valigia e che preferiva i soldi, ma il commerciante è fermo nel suo intento. "No, caro", dice l’uomo, "il nostro patto era che per paga ti dovevo dare la valigia o altra merce esistente nel mio negozio".
"Bene", ribadisce il ragazzo, "se è così a fine di questa giornata non continuo più. Per compenso del lavoro eseguito prenderò qualcosa di alimentare che mi servirà per il viaggio". "D’accordo" dice il datore di lavoro, tutto finisce lì.
Il ragazzo va a casa della signora, ritira quanto gli era stato promesso, la ringrazia e la saluta con un filiale abbraccio.
La donna commossa dice: "santo ragazzo, come farai a viaggiare senza una lira addosso?" Il ragazzo: "mi affiderò al volere di Dio". "Ascoltami", continua la donna, "mio figlio, viaggia con un grosso camion se vuoi fare la sua strada credo che ti porterà senza chiederti alcun compenso"; "magari risponde il ragazzo, io non ho una meta prestabilita, e se lui mi accetta io non mi tirerò indietro a lavorare per lui durante l’intero viaggio".
La cosa piacque anche al figlio della signora che aveva da scaricare e caricare il camion in più piazze d’Italia e questi passaggi potevano essere occasione d’incontro con potenziali datori di lavoro per il giovane.
Fu proprio così che nel caricare della merce in una buona fabbrica milanese il giovane trova subito lavoro di facchinaggio.
Da qui comincia la vita di operaio dell’industria per il nostro Cicciolo Ciocci, che facilmente si inserisce nella vita di città, anche perché ne sfrutta le occasioni nel migliore dei modi. Infatti, frequenta una scuola per lavoratori e il risultato non tarda ad arrivare, prima con la licenza liceale e poi con la laurea in ingegneria meccanica.
La sua grande aspirazione è quella di progettare un qualche modello di autovettura, e il fato vuole che un signore dello sport veda i disegni di Ciocci e questi lo impressionano favorevolmente, tanto da farne parola con chi cercava detti modelli, il giovane viene contattato e presto assunto come disegnatore a tempo pieno.
La paga era delle migliori del tempo e presto riuscì a cambiare totalmente vita.
Durante una vacanza, dopo tanti anni di lavoro e studi il ragazzo ormai uomo torna al paese natio e porta con se la valigia di cartone, ma questa volta solo per conservarla come portafortuna e ringraziare come si deve la donatrice.
Mamma Rosa, così la chiamava Cicciolo, era ormai molto anziana, ma aveva conservato vivo il ricordo di quel giovane, anche perché Cicciolo non si era estraniato da lei: era sempre presente nella vita dell’anziana signora con i suoi scritti.
Questa volta Cicciolo arrivò carico di doni per tutti gli amici e per mamma Rosa portò un grosso panettone Motta con tanta uva passa.
Il dono fu graditissimo, anche se in quella casa non mancava  alcuna cosa, ma le novità di città furono gradite, anche perché Toni. il compagno di viaggio, era ormai in pensione e i figli avevano preso tutt’altra strada, però la tradizione del Santo Natale li aveva portati tutti a casa della nonna Rosa.
Anche Cicciolo fu dei loro visto che tanto impersonava la storia del loro nonno che aveva attraversato gli oceani con quella valigia di cartone e che ora era ancora una volta lì come protagonista.

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