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Nella consueta rubrica del lunedì sul Corriere della sera, l’illustre sociologo Francesco Alberoni ha affrontato il tema dell’importanza dei valori nel contesto sociale di tutti i tempi.
Con il titolo “I valori che resistono in un’epoca edonistica“ (18 giugno) egli muove preliminarmente dalla rassegna delle epoche passate per trarne la conclusione che ognuna di esse ha manifestato le sue speranze e coltivato le sue illusioni.
Ne deduce che la società attuale non autorizza giudizi negativi sotto il profilo morale
perché in un’epoca edonistica non è vero che siano scomparse la lealtà, l’amicizia, la generosità e la capacità di mantenere la parola data.
In definitiva, una confessione di ottimismo sul tempo presente che merita di essere condivisa soltanto in parte se lo sguardo dell’osservatore dei fenomeni umani e sociali si sofferma sulle vicende che caratterizzano e insidiano quotidianamente la convivenza civile.
La stima per l’autore dell’articolo sopra citato non ci esime dal dissentire parzialmente dalla sua diagnosi e dall’aggiungere alcuni rilievi che trovano fondamento nella tradizione e nel costume.
Chi si occupa dell’affascinante tema dei valori sa bene che una definizione precisa di queste entità spirituali è quasi impossibile.
Procedendo per approssimazione possiamo dire che i valori esprimono tutto ciò che è assoluto nel suo valère, ossia i punti di riferimento che l’uomo propone a se stesso come sorgenti di energia e di comportamento per conquistare le mete supreme. |
Il contenuto oggettivo dei valori dipende dalla
storicizzazione delle valenze morali della società, perché i valori cambiano, tramontano, si rinnovano, si indeboliscono o si virulentano, a seconda delle alterne tendenze della cultura, cioè del patrimonio morale e civile che caratterizza ogni segmento della storia.
Questa constatazione non impedisce tuttavia di individuare alcune idealità di fondamentale importanza in ogni tempo, quelle racchiuse nel serto dei valori cosiddetti forti, assoluti, perenni (come Dio, verità, carità, pace, bontà, giustizia; e ancora Stato, Chiesa, famiglia, scuola, amicizia, solidarietà umana e sociale).
Quando il livello di alcuni di questi stimoli morali si affievolisce, la convivenza civile inevitabilmente ne risente, per cui si determina una forte alterazione dell’area del sentimento, sia individuale che collettivo.
L’edonismo di cui parla Alberoni è appunto dovuto a tale fenomeno, anche se non elimina completamente le manifestazioni positive menzionate dallo stesso Alberoni.
La ricerca del piacere e dell’interesse personale, quale caratteristica tipica dell’edonismo, con distacco dalla concezione di un patrimonio ideale comune a tutta la società eticamente progredita, finisce per dimenticare che il bene collettivo altro non è che la risultante del bene individuale.
Non sembra possibile negare che una siffatta impostazione del costume rappresenti un notevole ostacolo per il culto dei valori essenziali derivanti dalla migliore tradizione, per cui è auspicabile che essi tornino ad essere il punto di forza della vita collettiva, non soltanto nel nostro Paese ma in ogni altra parte del mondo.
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