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Simona Bassano di Tufillo e Jamila Mujahed
insieme per un libro di Donzelli Editore in Roma.
“… provate a bere, a mangiare, a camminare, a baciare o anche solo a farvi
riconoscere da vostro figlio o da vostro marito. Provate a vivere con un
burka addosso …” le parole del retro copertina del libro “Burka”.
Simona
Bassano di Tufillo, autrice italiana di fumetti, ha disegnato in 48 pagine
la geografia dell’universo femminil-burkato.
Napoletana, trentottenne, armata di umorismo e soprattutto della profonda
consapevolezza della capacità pedagogica del dolore e di quanto ne viene in
saggezza dalla sedimentazione di questo componente ineludibile della nostra
vita; si vorrebbe proprio conoscere il luogo dove affonda le radici e
poterle estirpare; tocca invece leggere tra le righe e sublimarlo. Ha
sublimato anche il documentario che sconvolse l’occidente, S.B. di Tufillo -
non ha dimenticato nessuna delle emozioni provate -. “Dietro il velo” era
il titolo del filmato scioccante della giornalista di origine afgana della
Bbc, Saira Shah, trasmesso dalla Cnn che mostrò l’esecuzione pubblica di una
donna col burka; ha coscienza che tanto ancora ha aggiunto al dolore, alla
tristezza, alla mestizia, e rabbia, e sdegno dinanzi a tante imposizioni
sociali, violenze sulla persona, abusi domestici e discriminazione sessuale.
Poi si è chiesta: “Com’è il mondo osservato dalla feritoia di un abito
galera”? “E l’anima come ne esce ? Mutilata o …?”
Se ne è posti tanti di quesiti la di Tufillo poi, passando per l’umorismo e
utilizzando la potenza dinamica del ridere, quale strumento di comprensione,
ci ha fornito risposte in immagini che sanno segnare il pensiero e tracciare
un segno di ricordo difficilmente cancellabile; le parole ce le metterà
Jamila, giornalista che ha osservato ogni dettaglio della vita di quel
Paese, del governo dei Mujahiden, di quello successivo dei Talebani.
Jamila
Mujahed è presidente della: The Voice of Afghan Women’s Association and
Radio – organizzazione non governativa di donne professioniste in ambito di
mass-media -, oltre che fondatrice dell’unica rivista femminile afgana,
“Malalai” (dal nome di una donna combattente) di cui è anche editrice.
Jamila è stata insignita di innumerevoli riconoscimenti internazionali; fra
gli altri il Premio Jhoann Philipp Palm, meritato per l’infaticabile lavoro
di promozione dei diritti delle donne; sposata ad un Professore di Storia
presso l’Accademia Afgana di Scienze, hanno quattro figli maschi e una
femmina.
Nessuna retorica dunque per “sbadituf”, in arte Simona Bassano di Tufillo,
nata a Napoli, fondatrice del movimento artistico Direzione Obbligatoria,
promotrice e valorizzatrice del patrimonio storico-artistico con target
infantile, presente con alcuni suoi lavori presso la Città della Scienza a
Napoli e presso il sito museale del Giardino della Minerva a Salerno.
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Nessuna
retorica per un’autrice di fumetti italiana e una sensibile giornalista
afgana; immediatezza forte ed eloquente, invece, sia nelle immagini della di
Tufillo che nel commento della Mujahed…”negli anni della guerra contro
l’Unione Sovietica, quando si andarono costituendo fazioni Mujaheddin, le
donne iniziarono ad avere delle buone ragioni per mettere il burka. I
Mujaheddin espressero il volere che le donne ritornassero all’Hejiab
islamico (velo) e in alcune città, durante il conflitto, deturparono le
donne spruzzando acido sui loro volti … questi atti intimidatori spinsero le
donne ad indossare il burka per uscire di casa … altro motivo che
reintrodusse l’uso regolare del burka, furono i moltissimi casi di stupro e
di matrimoni forzati, soprattutto durante il regime dei Mujaheddin a
Kabul nascondevano i propri volti e la loro bellezza …” Allorché i talebani
vanno al potere …”mi stavo preparando per andare al lavoro … mio marito venne a
darmi la notizia …: i Talebani avevano emesso ordinanze che intimavano alle
donne di restare a casa … scoprii che le donne erano quasi del tutto
scomparse dallo scenario urbano … e le pochissime erano tutte tetramente
coperte dei burka …”
Il libro ha ottenuto il Patrocinio della Sezione Italiana di Amnesty
International ed ha una veste tipografica d’efficace impatto visivo. Un
popolo di esseri umani burkati - donne solo a dover loro sfilare la
custodia, lo scrigno che tiene protette allo sguardo più o meno cattivo,
lascivo, distorto e comunque nemico - costrette a riconoscersi in una
identità collettiva e meramente ridotta ad una forma, una unica forma,
eguale, in una moltiplicazione spersonalizzante; occhi, sguardi, parole da
cogliere di là dalle labbra, e pensieri sussurrati con le pupille sono
invece rinserrati, negati, arsi, spinti dietro la transenna
dell’invisibilità. Un popolo di negate alla visibilità più significante
popola tutta la copertina del bel libro di Simona Bassano di Tufillo che
m’ha fatto riflettere sul popolo di negate che vedo girare per le strade
della nostra nazione; strade miseramente affollate di donne visibilissime,
eppure burkate anch’esse, anch’esse costrette dietro transenne di corpi da
scolpire quotidianamente, di forme estetiche griffatomologate, di misure,
circonferenze rigorosamente passate alla crudeltà del centimetro della dieta
del momento, allo stivaletto indossato con i piedi in ebollizione nel
rovente luglio, al jeans che regalerà problemi da costrizione e
poi … incomunicabilità da complessità sociale … da diluvio d’informazione,
acquazzoni di parole, grandinate d’immagini, terrorismo sociale, familiare,
paura, paure ?... già, le paure contemporanee delle società “civili” !!!
Vedere materialmente di meno ed “essere” di più ? Essere meno alluvionato
dai mezzi di informazione e godere dell’autonomia e della libertà di
pensiero?
I burka son
solo quelli di tessuto e reticella delle donne afgane?
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