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RICETTARIO
di Paola Marenco

 LA FRITTATA DI DONATELLO

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Donatello, al secolo Donato de' Bardi, era ancora un bambino quando suo padre lo mandò a lavorare presso la bottega di un orefice. Fu proprio in quel frangente che nacque la sua passione per la scultura che con gli anni e l’impegno che solo il talento e una grande passione possono donare, divenne uno tra i più grandi scultori della storia.
Con l’amico Brunelleschi, fautori di scelte maggiormente realistiche, in netta opposizione alla tradizione gotica, divenne un modello della cultura rinascimentale e contribuì al rinnovamento dell’arte fiorentina.
Un giorno mostrò al suo caro amico un Crocefisso che aveva realizzato per la chiesa di Santo Croce e, il Brunelleschi, aspettando di visionare un capolavoro, rimase deluso, decretando che Cristo scolpito dall’amico assomigliava più a un contadino che al Redentore. Donatello, per questo commento si alterò e, impermalosito, sfidò Brunelleschi a crearne uno a suo giudizio più consono.
Quattro mesi più tardi, ultimato il Crocifisso, Brunelleschi invitò a pranzo Donatello con l’intenzione di mostrarglielo. Gli diede appuntamento al mercato e dopo aver acquistato formaggio, uova e altre libagioni, le versò nel grembiule dell'amico e gli domandò di precederlo; poco dopo, dopo aver effettuati altri acquisti, lo avrebbe raggiunto.
Donatello seguì le indicazioni del Brunelleschi e una volta entrato a casa sua, rimase talmente colpito dalla bellezza del Crocefisso posto in bella mostra proprio all’ingresso, che, allargate le braccia per l’entusiasmo, fece cadere tutti gli ingredienti stipati nel grembiule.
Una volta raggiunto e notando le libagioni sparse a terra, Brunelleschi scoppiò a ridere domandando all'amico come avrebbero potuto pranzare se gli ingredienti del pranzo giacevano sul pavimento.
Donatello, ancora estasiato, mentre si accingeva a raccogliere gli alimenti per poi improvvisare una frittata, rispondeva che era talmente tanto felice della bellezza e unicità dell'opera dell'amico che si sentiva sazio, tanto, come se avesse appena mangiato un intero montone. La frittata fu talmente tanto apprezzata da Brunelleschi che, seppur fosse di facile realizzazione e probabilmente già nota alle casalinghe del tempo, la battezzò "la frittata di Donatello".

INGREDIENTI PER LA FRITTATA: strutto, cipolle, parmigiano, pepe, sale, uova, prezzemolo.

REALIZZAZIONE: Stufare le cipolle affettate con poco strutto e poca acqua, mescolando di tanto in tanto fin quando non sono ben appassite.
A parte sbattere le uova con il parmigiano, il sale e il pepe.
Aggiungere dello strutto alla padella di cottura delle cipolle e quando sarà ben caldo aggiungere il composto con le uova.
A metà cottura rigirare la frittata e una volta ultimata la cottura, servirla ben calda cosparsa di prezzemolo tritato.

LA CARABACCIA
DI LEONARDO DA VINCI

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Era il 1452, quando dal notaio Piero e da Caterina, la sua giovane servetta, nasceva Leonardo da Vinci. Leonardo fu allevato dal padre nelle campagne di Vinci e nei primi anni della sua vita dedicò tutto il suo tempo ad osservare il paesaggio e il lavoro dei contadini dai quali, in seguito, trasse l'ispirazione per l'ideazione e la realizzazione di macchine agricole.
Piero, il padre, rivestiva un ruolo importante presso la famiglia Medici e dopo i primi quindici anni di vita di Leonardo, lo fece trasferire a Firenze dove il giovane, attratto dall'arte, dimostrò tutto il suo talento tanto che il padre, resosene conto, abbandonò l'idea di farlo studiare da notaio e lo affidò a Mastro Verrocchio, uno dei migliori maestri di pittura dell'epoca.
Era ancora giovanissimo, ma le sue capacità nel disegno, nella progettazione e nell'arte, lo portarono a realizzare grandi opere non solo a Firenze, anche a Roma, a Milano, perfino in Francia e presso queste corti, presenziava a sontuosi banchetti.
Apprendiamo dalle testimonianze rinvenute sul "Codice Atlantico" che Leonardo conosceva e sperimentava l'uso delle spezie e negli ultimi anni della sua vita firmò addirittura una inedita bevanda denominata "L'acquarosa di Leonardo" contenente per l'appunto acquarosa, zucchero e limone, accuratamente filtrati in lembi di telo bianchi.
Pare inoltre che assieme all'amico Botticelli, avrebbe fondato "Le tre rane", un'osteria nei pressi di Ponte Vecchio dove si dice abbia sperimentato alcune delle idee che possiamo ritrovare nei suoi disegni, quali un congegno per automatizzare lo spiedo, o uno strumento per triturare il cibo.
Nonostante gli spiedi e i marchingegni per realizzare triti di carne, il gusto di Leonardo era prettamente vegetariano e fra le tante pietanze, una, in particolare, era molto apprezzata dal suo palato, si tratta della famosa "Carabaccia", una sorta di zuppa a base di cipolle.
INGREDIENTI PER LA REALIZZAZIONE DELLA CARABACCIA: Una pentola di terracotta, cipolle, sale, pepe, brodo di carne, fette di pane abbrustolite, olio extravergine di oliva.
REALIZZAZIONE: Affettate le cipolle a fettine sottili e ponetele a rosolare nell’olio dentro alla pentola di terracotta. Rosolarle per circa mezz’ora a fuoco lento e col recipienti coperto avendo cura di aggiungere di tanto in tanto un paio di cucchiai di acqua tiepida.
Salare, pepare, aggiungere abbondante brodo e a recipiente scoperto cuocere il tutto per mezz’ora ancora. Disponete le fette di pane abbrustolito nei piatti e versate il composto, tenendo presente che è bene attendere che il brodo imbeva a dovere il pane di prima di consumare la zuppa.
(bastano pochissimi minuti)

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