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Telemaco Signorini
I MOSTRA ANTOLOGICA
Montecatini Terme Terme Tamerici 16 luglio 2009 - 18 gennaio 2010 Svoltasi
di fatto dal 1865 al 1900, “l’avventura artistica” del naturalismo toscano
coincide con l’unità d’Italia e precede la Grande Guerra, divenendo
testimonianza preziosa di “come eravamo”. La situazione all’inizio della
metà dell’800 è completamente diversa da quella francese. In Italia
non c’è il proletariato, non c’è industria e coscienza proletaria ,
ma anche qui si sente l’esigenza di cambiamento e una forte avversione
per la pittura accademica. Si ha notizia della pittura di paesaggio
francese romantica 1830-40, più libera ed anticonvenzionale.
Si ritrovano a Firenze giovani artisti per sfuggire al rigore poliziesco
dei loro governi nel momento della reazione ai moti risorgimentali,
che trovano nel governo granducale dei Lorena una maggiore apertura
politica. Firenze si libera dall’ultimo granducato nel 1859 e si unisce
al resto d’Italia nel 1860, divenendone capitale dal 65 al 71. Il movimento
pittorico dei Macchiaioli è formato da quegli artisti di seconda generazione
che presero parte al processo di riforma intellettuale e artistica a
partire dalla metà degli anni cinquanta e con esiti rinnovati, fino
all’ultimo decennio del secolo XIX, dando luogo a una vera rivoluzione
estetica. Il termine venne coniato nel 1862 da un anonimo recensore
della «Gazzetta del Popolo» che così, in senso dispregiativo, aveva
definito quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine ad un
rinnovamento antiaccademico della pittura italiana in senso verista.
Al caffè Michelangiolo in Firenze, attorno al critico Diego Martelli,
un gruppo di pittori dà vita al movimento dei macchiaioli. Il luogo
d’incontro è una saletta del caffè Michelangelo in Via Larga, oggi via
Cavour, dove c’è ancora l’insegna in ricordo: “In questo stabile ebbe
sede il Caffè Michelangelo, geniale ritrovo d’un gruppo di liberi artisti
che l’arguzia fiorentina soprannominò Macchiaioli e le cui opere note
tra le lotte politiche e gli eroismi guerrieri del
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risorgimento
nazionale, perpetuarono il lume della tradizione pittorica italiana
rinnovandone gli spiriti”c’è un po’ di retorica, ma rende l’idea.
Questo movimento si propone di rinnovare la cultura pittorica nazionale
(italiana). La poetica macchiaiola è verista opponendosi al Romanticismo,
al Neoclassicismo e al Purismo accademico, e sostiene che l’immagine
del vero è un contrasto di macchie di colore e di chiaroscuro,
inizialmente ottenuti tramite una tecnica chiamata dello specchio
nero, ossia utilizzando uno specchio annerito col fumo permettendo
di esaltare i contrasti chiaroscurali all'interno del dipinto. L'arte
di questi pittori come la definì Adriano Cecioni, teorico e critico
del movimento, consisteva "nel rendere le impressioni che ricevevano
dal vero col mezzo di macchie di colori di chiari e di scuri".I Macchiaioli
sono considerati gli iniziatori della pittura moderna italiana.
L’opinione pubblica rivendica il primato ai Macchiaioli toscani rispetto
agli Impressionisti. Ambedue sono una risposta polemica all’accademia,
di confronto con la realtà, all’aria aperta, la loro posizione è rivoluzionaria,
il loro nome è stato loro attribuito in senso dispregiativo, sono sottoposti
a critiche e derisioni e condananti da una vita di stenti e miseria.
Ciò non toglie importanti differenze: la forma in mano agli Impressionisti
si frantuma sotto l’effetto della pennellata (con Cremona invece si
sfalda), mentre la forma macchiaiola sembra compattarsi, lo impone la
nostra tradizione (Giotto, Pier della Francesca, Masaccio).
I nomi più importanti sono:

Fattore soldati
GIOVANNI
FATTORI, comincia in accademia ma i suoi quadri di argomento storico
già si dimostrano innovativi perché scendono più sul piano dei sentimenti
intimi della realtà contemporanea.
Gli inizi sono
nell’ambito del quadro storico-romantico come Maria Stuarda al campo
di Crookstone (Fi, Galleria Naz.della’Arte Moderna) ma presto si volge
alla natura. Al
continua a
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