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Il Nuovo dopo la Macchia
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continua a pagina 13 Inaugurando una nuova stagione artistica, questi maestri avviarono un'opera
di modificazione dei principi e dei riferimenti culturali autoctoni,
che avevano animato la ben nota riforma macchiaiola, trovandosi anche
a dover definitivamente sopravanzare i cattivi esempi forniti da Parigi
alle “tenerelle scuole nazionali”, dalla persistente e stagnante complessità
narrativa dei seguaci di Breton e di Bastien Le Page (R. Monti). Nella
ricerca, non più esasperata né dai violenti contrasti luminosi né dalle
abbreviazioni formali neo-quattrocentesche della prima ora, i pittori
toscani si mostrarono unitamente aperti alle novazioni prodotte in ambito
europeo dal Realisme e, in parte, incoraggiati dal critico e mecenate
Diego Martelli, anche dal contemporaneo Impressionismo, formando una
vera e propria scuola di pensiero che, tendendo comunque in margine
gli effetti vaporosi e quindi dispersivi portati dalla novella scuola
oltralpina, forgiarono una cifra stilistica del tutto originale e immediatamente
riconoscibile, poggiata sulla tenuta dell'impianto disegnativo e sulla
puntuale ripresa dal vero dell'impaginato luministico del soggetto,
solitamente a sfondo sociale, attinente alla contemporaneità e alla
vita in campagna. |
ma come vedremo affondando le radici nel decennio precedente, condivisero
il loro impegno in un importante processo d'ammodernamento estetico
e filosofico ancora sottostimato, che assunse l'ampiezza e l'estensione
di un vero e proprio movimento artistico trasversale alle distinte e
brillanti individualità attive in Toscana in quello scorcio di tempo,
talvolta solitarie, come nel più celebre caso di Fattori. |
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