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COS'È UNA LUCERNA
di Mary Falco

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Copertina

Cos'è una lucerna? indagine su un oggetto dimenticato Fra i sistemi che dalla più remota antichità l'uomo ha inventato per procurarsi la luce, il primo posto spetta senz'altro alle lucerne, lampade ad olio di origine vegetale, che i greci e romani portarono al massimo grado di perfezione: erano in pratica dei contenitori in terracotta, bronzo, ottone o altro materiale in cui era conservato l'olio; in un beccuccio laterale era inserito uno stoppino su cui bruciava il combustibile attirato per capillarità.
Si bruciava soprattutto olio di oliva: dall'oleastro originario della Siria i Fenici avevano infatti ricavato l'olivo con un'attenta selezione e poi l'avevano diffuso in tutto il Mediterraneo … la pianta doveva ambientarsi bene in Grecia, perché non necessita d'un terreno ricco o particolarmente umido, ma solo d'una buona esposizione al sole e piano piano sostituì i boschi di pini e faggi con un unico ondeggiare di fronde argentee.

In epoca storica l'ulivo diventa l'unico albero coltivato con successo in Attica e la produzione dell'olio d'oliva, il più importante dei prodotti esportati, è dunque fulcro della vita commerciale d'Atene.
Il famoso olio, ben chiuso nelle caratteristiche anfore di ceramica ed ammassato nella stiva delle navi, raggiungeva tutto il mondo allora conosciuto.
Un prodotto del genere non era commestibile: per gli usi alimentari ciascuno usava olio prodotto in casa o, nel nord, burro e strutto, per cui il legame tra l'olio e la luce divenne sempre più profondo. Questo ne accentuava l'aspetto misterico e sacrale: secondo un ben noto mito la divinità che aveva regalato l'olivo agli uomini si chiamava Atena ed aveva gli occhi chiari, non era stata partorita da una donna, ma era uscita adulta ed armata direttamente dalla testa di Zeus, lanciando da sola il grido di cento guerrieri, ma a dispetto di quest'aspetto bellicoso, rappresenta la ragione, la razionalità, tutto ciò che l'uomo (ma anche la donna!) può fare quando riesce a far tacere la voce tirannica dei propri istinti. Atene, inutile dirlo, si considera la sua città.
Tutte le attività liberali di cui va fiera la città, il suo stesso ordinamento giuridico, poggia sulla razionalità della dea e da essa trae illuminazione e conforto.
Il binomio fra luce e razionalità trova un simbolo efficace negli occhi chiari della dea, definita tra l'altro Glaucopide, cioè scintillante, occhi che s'accendono nel buio delle passioni per riportare i suoi eroi, primi fra tutti Achille ed Ulisse, alla ragione.
Per chi non può vedere direttamente la dea si può consigliare di tener d'occhio la civetta, che vede nella notte ed è considerata pertanto un possibile veicolo d'Atena e quindi il suo animale sacro.

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