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Copertina
Cos'è una lucerna? indagine su un oggetto dimenticato
Fra i sistemi che dalla più remota antichità l'uomo ha inventato per
procurarsi la luce, il primo posto spetta senz'altro alle lucerne, lampade
ad olio di origine vegetale, che i greci e romani portarono al massimo
grado di perfezione: erano in pratica dei contenitori in terracotta,
bronzo, ottone o altro materiale in cui era conservato l'olio; in un
beccuccio laterale era inserito uno stoppino su cui bruciava il combustibile
attirato per capillarità.
Si bruciava soprattutto olio di oliva: dall'oleastro originario della
Siria i Fenici avevano infatti ricavato l'olivo con un'attenta selezione
e poi l'avevano diffuso in tutto il Mediterraneo … la pianta doveva ambientarsi
bene in Grecia, perché non necessita d'un terreno ricco o particolarmente
umido, ma solo d'una buona esposizione al sole e piano piano sostituì
i boschi di pini e faggi con un unico ondeggiare di fronde argentee. |
In epoca storica l'ulivo
diventa l'unico albero coltivato con successo in Attica e la produzione
dell'olio d'oliva, il più importante dei prodotti esportati, è dunque
fulcro della vita commerciale d'Atene.
Il famoso olio, ben chiuso nelle caratteristiche anfore di ceramica
ed ammassato nella stiva delle navi, raggiungeva tutto il mondo allora
conosciuto.
Un prodotto del genere non era commestibile: per gli usi alimentari
ciascuno usava olio prodotto in casa o, nel nord, burro e strutto, per
cui il legame tra l'olio e la luce divenne sempre più profondo. Questo
ne accentuava l'aspetto misterico e sacrale: secondo un ben noto mito
la divinità che aveva regalato l'olivo agli uomini si chiamava Atena
ed aveva gli occhi chiari, non era stata partorita da una donna, ma
era uscita adulta ed armata direttamente dalla testa di Zeus, lanciando
da sola il grido di cento guerrieri, ma a dispetto di quest'aspetto
bellicoso, rappresenta la ragione, la razionalità, tutto ciò che l'uomo
(ma anche la donna!) può fare quando riesce a far tacere la voce tirannica
dei propri istinti. Atene, inutile dirlo, si considera la sua città.
Tutte le attività liberali di cui va fiera la città, il suo stesso ordinamento
giuridico, poggia sulla razionalità della dea e da essa trae illuminazione
e conforto.
Il binomio fra luce e razionalità trova un simbolo efficace negli occhi
chiari della dea, definita tra l'altro Glaucopide, cioè scintillante,
occhi che s'accendono nel buio delle passioni per riportare i suoi eroi,
primi fra tutti Achille ed Ulisse, alla ragione.
Per chi non può vedere direttamente la dea si può consigliare di tener
d'occhio la civetta, che vede nella notte ed è considerata pertanto
un possibile veicolo d'Atena e quindi il suo animale sacro.
continua a
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