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Perché farei parte de "La tenda dell'abbraccio"
di Sara Polito

Perché farei parte de "La tenda dell'abbraccio"? Entrerei volentieri in questa nuova associazione perché ad ogni età, e specialmente nella giovinezza, è importante poter sognare in grande ed impegnarsi affinché il desiderio di un mondo più bello, più umano e in definitiva migliore, possa rivelarsi più realtà che utopia. Se poi il sogno è condiviso da tanti è già qualcosa in cui credere. Il nome dell'associazione è la prima cosa ad avermi colpita: i termini non possono lasciare indifferenti perché rimandano a tante immagini. La tenda, nella sua semplicità, è capace di rendere "dimora" qualsiasi posto, riecheggia popolazioni nomadi e moderni campeggiatori; laddove la si allestisca lo spazio cambia di significato.
L'abbraccio è tra i gesti umani più belli, così capace di esprimere vicinanza, calore, affetto. Abbracciare una persona significa accoglierla e per farlo è necessario abbattere le barriere, le inimicizie, le divisioni. Vorrei allora che questa fosse un'associazione capace di costruire un luogo reale in cui incontrare l'altro, soprattutto quello più difficile da abbracciare poiché lontano, diverso, emarginato. Vorrei che fosse una sorta di "area protetta" in cui discutere di tutti quei problemi che rendono gli uomini distanti tra loro: violenza, oppressione, ingiustizia, guerra, intolleranza, paura … e ricercare possibili soluzioni. Vorrei fosse la casa del dialogo, in cui sia possibile sospendere giudizi, faziosità e

rancori, in cui il confronto possa essere sereno e rispettoso anche con chi esprima posizioni divergenti, proprio in virtù di quell'abbraccio che, idealmente, deve animare i convenuti. Mi piacerebbe che l'associazione si facesse portavoce dell'integrazione e dello scambio culturale, volta ad "abbracciare" le differenze che arricchiscono, soprattutto in tempi in cui il diverso è considerato solitamente un pericolo e spesso un nemico da cui guardarsi. Si potrebbero promuovere progetti di solidarietà verso i soggetti più deboli, quelli messi un po' all'angolo dalla società: penso agli anziani, ai ragazzi in difficoltà, ai diversabili, ai malati di lunga degenza, agli orfani, ai detenuti, le donne violate … Sarebbe bello riscoprire insieme la forza dirompente di un gesto di reciproca accoglienza e riconoscimento quale "l'abbraccio". E perché non farsi carico anche delle problematiche ambientali? L'abbraccio non potrebbe essere il simbolo di azioni volte al recupero, la valorizzazione e la salvaguardia degli ambienti (naturali o meno) in cui ci troviamo a vivere? Tra coloro che desiderano sognare tenendo gli occhi ben aperti, vorrei indicare il direttore di questo giornale, Pietro Giovanni Lucarelli, che ringrazio per la lungimirante generosità: non solo per aver ospitato le parole di una studentessa non ancora laureata come me ma soprattutto perché il suo giornale si farà organo di informazione dell'associazione. Con il beneplacito di un direttore di lunga esperienza e sulle pagine di un giornale altrettanto virtuoso come "La Fenice", la "Tenda dell'Abbraccio" non può che nascere sotto i migliori auspici.

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