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La presente stagione favorisce titolo
di cronaca giornalistica apparsa sul QdB di giovedì 27 u.s. a pagina
7: "Il popolo di Cl 'incorona' B. segretario del Pd".
Nulla da eccepire
sul contenuto che apre ai migliori auspici di un prossimo futuro funzionale.
Certo, oggi son rose e fiori sia in tribuna che in platea del noto meeting
riminese.
Domani non saprei cosa potrebbe seguire ad un partito politico
che per bocca di un suo leader afferma di "avere in testa il Paese".
Sono tanti i temi e di conseguenza i problemi tuttora insoluti tra fronte
cattolico, di cui Cl si dice espressione, e polo laico liberatorio,
antidogmatico, statalista. I cattolici rivendicano il primato dell'uomo
di fronte allo Stato: il diritto alla vita, la dignità della persona,
i principi morali basilari della famiglia, da mantenere e sviluppare.
Il diritto all'educazione, la libera scelta del lavoro e della società civile-coniugale-domestica.
Il diritto all'uso ed alla proprietà dei
beni materiali. La difesa dell'unità sociale e morale della famiglia,
del matrimonio che ne è base, fondamento. La concezione dello Stato
secondo lo spirito cristiano, quindi la legittima difesa della proprietà
e del giusto uso dei beni della terra ...
Il diritto della famiglia,
il suo primato, nell'affidare la prole alla pubblica istruzione. Finora
non sono ben chiari, talora forse conflittuali, gli orientamenti culturali,
pedagogici, didattici, professionali della "bandiera" Pd.
Non so fino
a qual punto ci sia il rispetto senza mugugno del pluralismo culturale,
della primazia del diritto educativo, della libertà di coscienza di
docenti e discenti.
Il cattolico difende l'umanesimo personalista che
ispira la proposta educativa, rende aperti al confronto civile, al dialogo
sincero che si svolge nella
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maturità di giudizio e non nelle assemblee
plateali imbandierate di simboli, slogan di pessimo gusto o addirittura
atteggiamenti di comparse carnevalesche.
Il cattolico è contrario ad
ogni forma aperta o surrettizia di ideologizzazione ed egemonizzazione
culturale di programmi ed interesse scolastiche strumentali dell'ente
che deve presiedere alla costruzione del sapere, non a facili sceneggiate
di difesa categoriale.
Il dominio della realtà sulla ragione ha tolto
la capacità critica.
La coscienza cessa così di essere libera per il
fatto che la si vuol determinare da esigenze ed interessi della società
stabilita.
L'uomo si trova ad essere svuotato di ogni stimolo, sotto
l'influsso persuasivo (suggestivo?) della dimensione sempre più totalitaria.
Questa società, comunque voluta o costruita, infatti, in virtù della
sua organizzazione impone esigenze in vista della difesa e dell'espansione,
sul tempo di lavoro, come sul tempo libero, sulla cultura materiale
come su quella intellettuale, e facendo leva sui bisogni inutili che
provoca nella gente per salvaguardare interessi costituiti, non fa altro
che precludere l'affermazione della verità sull'insieme del sistema
da correggere.
Tale depotenziamento di umanesimo cristiano è tanto più
grave per il fatto che probabilmente neppure un'assise nazionale di
movimento identificativo se ne rende conto.
Esso forse si lascia integrare
nel sistema con la spontaneità che induce il cronista del QdB a titolare
la notizia della partecipazione ed esternazione di un big partitico:
il popolo di Cl 'incorona' chi in testa dice di avere il Paese, salvo
poi a promuovere la difesa di: eutanassia, aborto, separazioni legali,
convivenze, libero amore, omosessualità, critica puntuale ad ogni intervento
sacrosanto del maggistero ordinario e straordinario della Chiesa.
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