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LA GIOCONDA DI LEONARDO DA VINCI
Racconto storico favolistico
di Pietro Giovanni Lucarelli

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femminili, ed anche quelli di messer Francesco e dello stesso Leonardo; di questo ne parleremo in seguito e con maggiori dettagli. Non si è mai detto però che vi sono autori i quali avanzano altre ipotesi del tutto differenti da queste appena elencate, come quella di Vincenzo Francesca su O.G.M.: "… Poi messer Giocondo venne a sapere delle voci corse sui rapporti amorosi fra il pittore e sua moglie, forse calunnie, e non volle più vedere il ritratto. Lo vendette a Francesco I Re di Francia o lo restituì a Leonardo che poi lo portò con sé alla corte di quel sovrano."
In un modo o nell'altro l'opera della Gioconda aveva varcato per sempre i confini della patria. Quattro secoli dopo, e precisamente il 21 agosto 1911, si sparse la straordinaria notizia del furto della Gioconda dal Museo del Louvre a Parigi, la emotività fu enorme in tutti gli ambienti culturali e non.
Furono stampate grandi e piccole riproduzioni del quadro scomparso, la fabbrica dell'acqua purgativa Nyadi-Janos mise le sembianze di Monna Lisa come motto sulle sue bottiglie e nei manifesti delle stazioni ferroviarie; una fabbrica di puntine da grammofono la impresse sulle scatole metalliche.
Fu una breve e, bisogna dirlo, avvilente vacanza del capolavoro leonardesco, e il sorriso della Gioconda era dappertutto, misterioso e canzonatorio; poi, il 12 dicembre 1913, in un albergo fiorentino di via Cerretani, la preziosa tela fu ritrovata, piegata in quattro nella valigia del pittore Vincenzo Perugina, il quale, dopo averne eseguita una perfetta copia, non sapeva più cosa farne.
Questi ultimi passaggi sono storia, ma senza riscontro, forse anche per questo che all'inizio del secolo scorso sono nate e divulgatesi tante altre storie compresa quella della sepoltura di Monna Lisa a Lagonegro.
Noi rimaniamo del primo avviso:  Monna Lisa aveva scoperto il trucco che doveva tenere nascosto l'amore che legava il marito all'artista e la donna per mantenere fermo il rapporto coniugale costringe Francesco ad allontanare sia Leonardo che la sua opera dalla casa coniugale.
Da qui il trasferimento a Parigi di Leonardo e il contatto con Francesco I Re di Francia; solo in seguito la sua opera viene esposta al museo, ove in seguito viene rubato più di una volta, ma noi ci riferiamo solo a quella volta che la porta nella nostra terra.
La notorietà dell'opera ha evidentemente fatto circolare velocemente la notizia del furto al Louvre: passando da un salotto all'altro ha fatto in breve tempo il giro d'Europa e di quei paesi che commerciavano con le maggiori città europee, ciò spinge a nostro avviso i pirati ignari delle retrostanti storie dei coniugi nobili a tentare di venderla ai legittimi proprietari.
Ma Lisa Gherardini, imbufalita per la presenza di quell'opera anche in una sperduta cittadina della Lucania, l'afferra e la scaraventa nel Fiume Serra proprio sotto il vecchio castello di Lagonegro, che secondo noi diviene in questa storia la tomba del famoso quadro della Monna Lisa e non della donna.
Questa spiegazione chiarirebbe anche il male che impedì alla gentildonna di proseguire col marito in Calabria, così sbollì la rabbia a Lagonegro in attesa del ritorno del marito per far ritorno a Firenze.
Vi sono, però, altre tematiche che sveleremo al momento giusto.
Non sappiamo dire se il quadro è stato recuperato o se l'opera che oggi possiamo ammirare è stata ridipinta dai leonardini o dal Perugini e consegnata alla storia come opera leonardesca; resta così irrisolta la vicenda della morte della gentil donna napoletana trapiantata a Firenze.
Ma forse a nostro avviso da buona donna del sud, nell'attesa, può aver pensato di raggiungere a Napoli la famiglia originaria e far ritorno da "mammà"; trovando però sulla sua strada malviventi che la sequestrano e la potrebbero aver venduta in quei posti africani ove il commercio degli schiavi era fiorente.
Si perdono così le tracce della Gioconda...
Potrebbe essere, dunque, la gelosia di una donna contro il genio di tutti i tempi, e forse anche omosessuale, a dar vita a tante ricerche che inevitabilmente sfociano in leggende; ma esistono anche altre ipotesi di storie ancora più affascinanti e morbose che oggi chiameremmo "gossip" e che andremo a vedere.
 Fin qui le cose si possono anche accettare sia pure con le dovute riserve. Proviamo, dunque, a descrivere la vita che si menava nel sedicesimo secolo. Un dato certo è che, nella nostra Lucania e Calabria, la storia ce lo presenta come un dato di fatto, il commercio delle pelli, è esistito fino agli anni ‘50 del secolo

scorso. Questo è un dato che lo scrivente riporta in prima persona e in qualità di figlio di un fornitore di pelli, che ha conosciuto l'ultimo compratore di pellami il signor ing. Luigi Corradino, da Fardella (Pz) Sindaco della stessa cittadina per molti anni.
Corradino comperava pelli di montone, pecore, capre, agnelli, capretti, maiali asini ed anche vacche e vitelli. I miei erano allevatori di bovini, ovini e suini; e il Corradino comperava da noi prevalentemente pelli di agnelli e capretti.
Questo per dire che in Calabria e in Lucania era giustificata l'attività e la presenza del Zenobio, giacché da noi in quei tempi l'unica industria era quella dell'allevamento di bestiame.
Infatti, Lagonegro è cessato come "statio" cioè stazione commerciale, proprio negli anni tra il 1950 e 1960, perché era ed è un crocevia servito dalla Ferrovia calabro-lucana e quella dello stato nella vicina Maratea; e successivamente da superstrade ed autostrade, così da tutti i paesi del circondario affluiva colà l'intera produzione contadina che andava dal Cotone, al baco da seta, al vino, all'olio, alle carni, pellame e quant'altro si produceva nelle nostre campagne.
Questo giustificava anche la presenza di pirati e corsari, visto che la presenza di molta gente col danaro da spendere ed oggetti da vendere e comperare. Diciamo che per tali motivi c'era un'attività frenetica nel commercio che si svolgeva in quei folti boschi e quindi vi era una "diligentia" di gente dedita al lavoro onesto ma anche ad attività disoneste, come quella dei pirati e corsari.
Lo possiamo dire perché la storia ci insegna che vi erano corsari di vari Stati e staterelli, tanto per far nomi: Turchia, Grecia, Francia, Spagna, Regno di Napoli ed altri piccoli stati italiani. Ce da meditare perché i pirati e i corsari erano veramente lo stato negli staterelli del tempo e per poter governare tanti scalmanati occorreva qualcuno di polso, proprio come il Barbarossa.
Perciò riproponiamo i nomi noti e storici di detta organizzazioni piratesche che sono: Orusk e il fratello Khair-ed-Din Barbarossa, quest'ultimo esurpò il dominio d'Algeri, vinse gli Spagnoli e tutti i principi della costa di Barberia; Dragut Rais Bassà, questi erano afro-catalani, personaggi che la storia ricorda con dati precisi ma postumi all'evento della Gioconda. Dobbiamo perciò pensare che essi sono accorsi nell'area in seguito a detti eventi proprio per la presenza di beni viaggianti che in quel tempo erano d'uopo.
Teniamo comunque presente che il fenomeno piratesco finì con la battaglia di lepanto nel 1571 (vedi art. di Vincenzo Fucci su "Spigolando tra favola e mistero, … con Monna Lisa". pagina 10).
Il suddetto quadro si inserisce perfettamente nella storia del regno di Francesco I, Re di Francia, e poi di Ferdinando III, che il 31 gennaio 1506, con l'annessione appena conclusa del Regno di Napoli alla corona di Spagna esercita il suo potere su tutta l'Italia meridionale e dichiara Maratea feudo della Corona, riservando per sé tutti i diritti.
Tuttavia, qualche anno dopo, i Marateoti stanno sul punto di perdere il loro privilegio per decisione dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, cui tocca in quell'epoca la cura degli affari del Regno napoletano.
Il 6 Aprile 1530 l'imperatore, tramite il Cardinale Colonna, suo plenipotenziario, cede la città per la somma di 10.000 ducati al conte Carafa di Policastro, potente signore della zona.
La popolazione si oppone avvalendosi di un dispositivo legale: una sorta di diritto di prelazione riconosciuto a suo favore in caso di vendita, previsto dall'ordinamento del tempo.
Versando 6.000 ducati, segno di un'economia florida, la comunità marateota ottiene la rescissione del contratto tra il conte Carafa e l'imperatore e riconquista lo status giuridico preesistente.
Ecco, questi passi storici ci assicurano che lo status economico dell'area Lucana era davvero florido e che richiamava appunto; pirati, corsari ed opportunisti del facile guadagno e della vita disordinata.
Per nostro diletto cominciamo ad imbastire con la fantasia tratti dalla storia di tre grandi personaggi, come: Leonardo Da Vinci, messer Francesco Zenobi del Giocondo e Lisa Antonmaria Gherardini e a seguire altri personaggi minori, ma pur sempre storici, della pirateria del 1500, come Khair-ed-Din Barbarossa, Dragut Rais Bassà et ecc.

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