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LA GIOCONDA DI LEONARDO DA VINCI
Racconto storico favolistico
di Pietro Giovanni Lucarelli

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Ma, ora, passiamo a raccontare la favola da noi creata sul genio di Leonardo da Vinci, tratta appunto da personaggi veri ed ambientata su territori reali di cui sopra si è già trattato.
Leonardo da Vinci inizia la sua avventura durante gli studi di anatomia umana approfondita su cadaveri ed altro. Durante tali studi forse avrà scoperto la chiave per accedere alla "Dimensione Divina", o alla vera entità del "Santo Graal": infatti, se osserviamo gli eventi riportati da Andrea Tornielli nel suo libro "Processo al Codice da Vinci", vediamo che chi si trova davanti al quadro della Gioconda, Madonna Lisa, percepisce quasi pulsare  il sangue sotto l'epidermide: è chiaro che Leonardo nel creare questo effetto pensò al preziosissimo Sangue di Gesù; questo poi si concretizza con la richiesta, a Leonardo di custodire in qualche modo proprio una bolla di quel preziosissimo Sangue.
Resosi conto che non poteva tenere per sé e per sempre un segreto così grande, il genio pensò bene di nasconderlo in un modo  originalissimo, cioè in modo che  tutti non potessero né osservarlo né asportalo, così potevano subirne solo l'influsso benefico essendo stato mescolato ai colori utilizzati per dipingere il quadro. Il mezzo più idoneo gli si presentò quando messer Francesco gli commissionò un'opera per la sua sposa, intorno al 1494-1495. La scoperta dell'esistenza di una così importante reliquia fa pensare che si dovesse trattare di una piccola raccolta del preziosissimo sangue di Gesù, gelosamente custodito per circa 1500 anni da persone che amavano veramente il Nazareno. Infatti nel volume "Il Santo Graal" di Michael Baigent Richard Leigh, Henry Lincoln a pagina 302 si legge ...Si ritiene in genere che il Santo Graal sia in qualche modo relato a Gesù. Secondo certe tradizioni, era il calice in cui Gesù e i suoi discepoli avevano bevuto durante l'Ultima Cena. Secondo altre testimonianze, era la coppa in cui Giuseppe d'Arimatera aveva raccolto il sangue di Gesù crocifisso.
Forte di tale tradizioni e credenze, Leonardo diluì il preziosissimo sangue e lo usò per dipingere la tela della Gioconda.

Non essendo lui in grado di proteggerlo per i secoli a venire pur volendo tenerselo ben segreto nel suo cuore pensò di scioglierlo nel colore e di usarlo per dipingere il suddetto quadro.
Le figure che si ravvisano secondo gli esperti nel quadro possono essere proprio delle persone che hanno conservato il sangue del Cristo vivente che poi fu consegnato a Leonardo.
Questa spiegazione convaliderebbe anche il flusso smisurato di visitatori di cui parla la professoressa Cecile Scaillierez responsabile dei dipinti italiani al Louvre; ella dichiara all'inviato di Repubblica Anais Ginori, che la intervista e poi pubblica, nell'intervista dice la prof. "È ingombrante e un peso per il Louvre". L'articolo viene pubblicato il 12 settembre del 2005 a pagina 17, sezione: Politica Estera.
La Scaillierez nell'intervista continua dicendo che "È un peso. Il suo successo ci crea molti problemi" Se queste storie raccontate dalla responsabile delle opere italiane circa il crescente flusso di visitatori hanno un qualche fondamento di soprannaturale, infatti possiamo, con tutte le riserve necessarie, dire che anche le nostre argomentazioni possono in qualche modo avere un certo barlume di attinenza col Divino.
Difatti, il magnetismo che si sprigiona dall'opera leonardesca non si può attribuire esclusivamente alla finezza del genio, neppure dalle storie che lui stesso ha saputo inserire nell'opera...
Ci riferiamo al fatto che l'opera è formata per i più da una serie di tratti ricavati dai volti di persone certamente note al pittore: questo spiega anche il perché di una non certezza sul ritratto del volto della Gioconda nemmeno da una modella e tanto meno quello della vera Monna Lisa, ma Leonardo lo formò certamente con quello delle persone che hanno custodito, secondo il nostro ragionamento il preziosissimo sangue di Gesù e col volto dello stesso Leonardo da Vinci.
Ora però proviamo a vedere come andavano le cose sotto l'aspetto dei corsari. È storicamente provato che in quel tempo i personaggi Khair-ed-Din Barbarossa e

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