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LA GIOCONDA DI LEONARDO DA VINCI
Racconto storico favolistico
di Pietro Giovanni Lucarelli

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Dragut Rais Bassà sono realmente vissuti in quel periodo e si conoscono le loro gesta più eclatanti che alcuni scrittori hanno trasformato in leggende, ma noi cerchiamo di trarne una favola tutta nostra che di vero ha ben poco, se si escludono i nomi storici e dei luoghi teatri degli eventi narrati. Dunque, Barbarossa, aveva una sua forza piratesca da paragonare ad un esercito di uno stato militare, quindi aveva i suoi sistemi di comunicazione e di informazione, come la notizia dei ricchi commercianti di pellami, di seta, di cotone, di vino e di olio che frequentavano quasi regolarmente i luoghi boscosi calabrolucani, ove tra l'altro esistevano diverse forme di aggregazioni di ribelli che agivano contro i governanti che si rafforzavano sempre più nei nostri boschi. La cosa dovette interessare il grande pirata del mediterraneo che si portò sul posto ove contattò i locali cementando collaborazione prima ed attività piratesca dopo. I dati riguardanti i traffici internazionali tra Napoli, Parigi, la Spagna, la Grecia e la stessa.
Turchia furono in suo possesso. Certamente notò che l'opera leonardesca era la più lucrosa e forse più facile da trafugare dal Louvre, e fu certamente progettata nei minimi particolari, sfruttando gli informatori fuoriusciti dagli stati napoletani perché dissidenti a causadei signori locali e riparati in Francia, riuscìrono a perpetrare il furto della Gioconda per trasportarla fino in Lucania proprio nella città di Lagonegro, stazione di sosta delle carovane e degli stessi commercianti forniti di gioielli e liquidi per i loro acquisti. In questo quadro si saranno mossi quei rinomati corsari. I boschi e le alte montagne, a quei tempi inaccessibili, hanno poi facilitato le malefatte di questi "grandi imprenditori del crimine" del 15° secolo, proprio nella nostra area giacché la orografia dei monti e la topografia delle vie di fuga erano praticamente libere per queste persone, se si pensa che da una parte c'era il Fiume

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Veduta del grande canyon

Lao, il quale viene collocato al centoundicesimo posto tra i fiumi italiani; nasce con il nome Mercure (legato alle vicende dei monaci basiliani) in località Vocolio a sud dell'abitato di Viggianello, in Lucania; poi si immette nel grande canyon profondo circa 200 metri, nel territorio calabro ed assum/e appunto il nome di Lao e versa le sue acque nel mare Tirreno; mentre dal lato opposto c'è il Sinni che si riversa nel mar Jonio. Entrambi erano navigabili e quindi ideale via per sfuggire alle guardie dei vari principati e baronie, spesso anche loro oggetti di razzia, ma soprattutto partecipi alle introduzioni dei pirati a feste tenute dai Signori di piccoli centri interni, pronti ad ospitare principi in viaggio con la loro scorta per proteggersi dai pirati, pratica che in quel tempo era in voga per festeggiare, così poi far vedere la grandezza e l'agio raggiunto si facevano visitare agli ospiti i propri tenimenti e tutta la loro capacità difensiva proprio per rassicurarli a riguardo agli attacchi pirateschi, ignari però che i pirati erano proprio gli stessi ospiti. In uno di questi festini presso il Castello di Lagonegro, dopo aver abbondantemente mangiato e bevuto i vini degli ospiti spacciati per vini eccezionali si ringraziavano i padroni di casa per la disponibilità dimostrata ad accoglierli ... Quando la mistura dei vini facevano il loro effetto i pirati svuotavano il castello e massacravano i ricchi del posto se si opponevano alle loro richieste. Probabilmente fu in una di queste feste tenutasi nel castello di Lagonegro, alla quale partecipavano anche i pirati, che messer Francesco Zenobio del Giocondo perde la moglie ad opera proprio dei pirati, questi con

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