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LA GIOCONDA DI LEONARDO DA VINCI
Racconto storico favolistico
di Pietro Giovanni Lucarelli

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un loro audace colpo di mano, ripuliscono i castellani ed ospiti compresi. In tal festa si possono individuare tre diversi finali: il primo è che la Gherardini imbufalitasi alla presentazione del quadro lo afferra e lo getta nel sottostante Fiume Serra; la seconda, è che i pirati avendo perso l'occasione di far cassa con l'opera in parola razziano il castello e il paese tutto; sottraggono le più belle donne ai mariti o famiglie, ma qui c'è da domandarsi chi fosse messer Francesco. Intanto diciamo che aveva avuto un precedente matrimonio con Bona di Savoia e forse anche uno ancora prima; poi sposa la nobildonna napoletana Monna Lisa Gherardini, "quindi non era certo un uomo dedito all'altra sponda", come alcuni storici voglio far credere, cioè protettore ed amante del da Vinci. Forse non si adoperò poi tanto per salvare la moglie, ma parte per la vicina Calabria raggiungendo altre donzelle, lasciando mano libera ai pirati affinché la portassero con loro facendone perdere le tracce, imbastendo così al suo ritorno dalla Calabria la storia della morte. Come nelle migliori ambienti di quei tempi è dato pensare che ci fosse anche l'intervento di qualche spigliata e facoltosa donna calabrese, in combutta con i pirati per liberare il facoltoso Zenobio che ne è l'amante.
La terza ipotesi è che l'incontro con i pirati abbia veramente portato alla donna tanta rabbia e veleno, a causa della vicenda del quadro, da farla ammalare del male del secolo cioè la "peste", probabilmente portata dagli stessi pirati tanta che muore, e quindi veramente viene tumulata nel cimitero del vecchio castello di Lagonegro o nell'antica cattedrale: la medievale di San Nicola o altra chiesa adiacente. È chiaro che queste sono solo nostre supposizioni visto che vogliamo raccontare una favola e che la trama ha del retroterra nella storia del più famoso quadro dipinto da Leonardo da Vinci; ma tutte le ricerche e gli studi fatti sulla

vicenda di Monna Lisa non hanno posto la parola fine al mistero e a tutto questo nulla vogliamo confutare o minimamente dubitare; vogliamo semplicemente dare una interpretazione differente da tutte le altre.
Tentiamo di far emergere una storia sul personaggio Leonardo da Vinci che tutti gli studiosi leonardeschi hanno evitato di investigare a fondo; vedi le argomentazioni adottate sul Divino, nel "Codice da Vinci" pubblicato non molti anni orsono. Pensiamo, come su accennato, che Leonardo fosse conosciuto in Palestina e in tutto il mondo come l'uomo inventore di macchine ed oggetti complicatissimi e che sia stato avvicinato da discendenti di persone che per secoli hanno adorato e venerato il Preziosissimo Sangue versato dal Cristo Gesù sulla croce, questi non avendo eredi a cui affidare la preziosissima reliquia del Santissimo Sangue raccolto dalle piaghe del Cristo morente sulla Croce; hanno deciso di chiedere aiuto ad un cristiano riconosciuto tale in tutto il mondo e soprattutto come l'uomo scienziato del tempo più in voga, "Leonardo da Vinci". Questi accetta di aiutarli a conservare e a proteggere la preziosissima ampolla per i secoli a venire. Leonardo dopo aver rimuginato a lungo sulla storia del sangue di Gesù e forse aver sentito sulla propria pelle il peso di quella confidenza e richiesta di aiuto elabora un piano e lo sottopone ai possessori dell'ampolla, che ne accettano la bontà. Nell'attesa dell'occasione giusta Leonardo dipinge i volti dei soggetti portatori della storia, forse anche perché così facendo non dava nell'occhio per la presenza di Palestinesi nella città e soprattutto nella sua casa, poi alcuni tratti dei loro volti gli sono serviti per comporre l'opera tanta osannata, proprio come abbiamo riferito all'inizio di questa favola. Vediamo ora perché attribuiamo ai pirati afro-catalani, il furto della "Gioconda", intanto la storia ci ricorda che sin dal IX secolo d.C. soldati non regolari, si dedicavano al saccheggio e alla conquista delle nostre regioni, per poi far ritorno nei luoghi di provenienza.

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