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un loro audace colpo di mano, ripuliscono i castellani ed ospiti compresi.
In tal festa si possono individuare tre diversi finali: il primo è che
la Gherardini imbufalitasi alla presentazione del quadro lo afferra
e lo getta nel sottostante Fiume Serra; la seconda, è che i pirati avendo
perso l'occasione di far cassa con l'opera in parola razziano il castello
e il paese tutto; sottraggono le più belle donne ai mariti o famiglie,
ma qui c'è da domandarsi chi fosse messer Francesco. Intanto diciamo
che aveva avuto un precedente matrimonio con Bona di Savoia e forse
anche uno ancora prima; poi sposa la nobildonna napoletana Monna Lisa
Gherardini, "quindi non era certo un uomo dedito all'altra sponda",
come alcuni storici voglio far credere, cioè protettore ed amante del
da Vinci. Forse non si adoperò poi tanto per salvare la moglie, ma parte
per la vicina Calabria raggiungendo altre donzelle, lasciando mano libera
ai pirati affinché la portassero con loro facendone perdere le tracce,
imbastendo così al suo ritorno dalla Calabria la storia della morte.
Come nelle migliori ambienti di quei tempi è dato pensare che ci fosse
anche l'intervento di qualche spigliata e facoltosa donna calabrese,
in combutta con i pirati per liberare il facoltoso Zenobio che ne è
l'amante.
La terza ipotesi è che l'incontro con i pirati abbia veramente portato
alla donna tanta rabbia e veleno, a causa della vicenda del quadro,
da farla ammalare del male del secolo cioè la "peste", probabilmente
portata dagli stessi pirati tanta che muore, e quindi veramente viene
tumulata nel cimitero del vecchio castello di Lagonegro o nell'antica
cattedrale: la medievale di San Nicola o altra chiesa adiacente. È chiaro
che queste sono solo nostre supposizioni visto che vogliamo raccontare
una favola e che la trama ha del retroterra nella storia del più famoso
quadro dipinto da Leonardo da Vinci; ma tutte le ricerche e gli studi
fatti sulla
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vicenda di Monna Lisa
non hanno posto la parola fine al mistero e a tutto questo nulla vogliamo
confutare o minimamente dubitare; vogliamo semplicemente dare una interpretazione
differente da tutte le altre.
Tentiamo di far emergere una storia sul personaggio Leonardo
da Vinci che tutti gli studiosi leonardeschi hanno evitato di investigare
a fondo; vedi le argomentazioni adottate sul Divino, nel "Codice da
Vinci" pubblicato non molti anni orsono. Pensiamo, come su accennato,
che Leonardo fosse conosciuto in Palestina e in tutto il mondo come
l'uomo inventore di macchine ed oggetti complicatissimi e che sia stato
avvicinato da discendenti di persone che per secoli hanno adorato e
venerato il Preziosissimo Sangue versato dal Cristo Gesù sulla croce,
questi non avendo eredi a cui affidare la preziosissima reliquia del
Santissimo Sangue raccolto dalle piaghe del Cristo morente sulla Croce;
hanno deciso di chiedere aiuto ad un cristiano riconosciuto tale in
tutto il mondo e soprattutto come l'uomo scienziato del tempo più in
voga, "Leonardo da Vinci". Questi accetta di aiutarli a conservare e
a proteggere la preziosissima ampolla per i secoli a venire. Leonardo
dopo aver rimuginato a lungo sulla storia del sangue di Gesù e forse
aver sentito sulla propria pelle il peso di quella confidenza e richiesta
di aiuto elabora un piano e lo sottopone ai possessori dell'ampolla,
che ne accettano la bontà. Nell'attesa dell'occasione giusta Leonardo
dipinge i volti dei soggetti portatori della storia, forse anche perché
così facendo non dava nell'occhio per la presenza di Palestinesi nella
città e soprattutto nella sua casa, poi alcuni tratti dei loro volti
gli sono serviti per comporre l'opera tanta osannata, proprio come abbiamo
riferito all'inizio di questa favola. Vediamo ora perché attribuiamo
ai pirati afro-catalani, il furto della "Gioconda", intanto la storia
ci ricorda che sin dal IX secolo d.C. soldati non regolari, si dedicavano
al saccheggio e alla conquista delle nostre regioni, per poi far ritorno
nei luoghi di provenienza.
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