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incendio nell'azienda Guarino
Il 21 luglio, ultimo
scorso, nella valle del Sinni continuano gli incendi.
Quest'anno siamo già al quarto in due mesi: i primi tre a Colobraro
e il quarto in agro di Valsinni in contrada San Giovanni e
precisamente nella sventurata azienda di Guarino Clemente da anni
abbandonata e più volte visitata dalle fiamme, infatti, qualche anno fa,
l'incendio ha
coinvolto anche l'azienda limitrofa causando a quest'ultima non
pochi danni, oggi i fabbricati sono ancora in ricostruzione.
Questa volta le fiamme hanno distrutto ettari ed ettari di terreni coltivati con
alberi di querce, pere e macchia mediterranea.
Il fenomeno per le nostre due comunità, sta assumendo quasi un regolare appuntamento con l'estate.
Dunque, il "piromane", se è veramente doloso, è da ricercarsi nella sconsideratezza estiva quando la gente mette a riposo anche il cervello e non solo le membra.
È questo un dato che si evince dal fatto che la mente essendo
momentaneamente |
libera non riflette e non controlla i gesti del corpo
che sono dannosi cioè estemporanei ed incontrollati.
Non possiamo credere che la cosa venga fatta con coscienza e avvedutezza: nessuno può essere autolesionista col proprio
corpo e soprattutto con
l'ambiente e il verde che più di ogni altra cosa fornisce il buon
vivere a tutti.
Vedere un vasto terreno bruciato con querce secolari che indicano i
limiti delle particelle catastali, sono un segno portatore, almeno per noi,
di una storia millenaria.
Le contrade ci raccontano la vita dei nostri antenati che
hanno sacrificato la loro esistenza per la famiglia ed hanno certamente
migliorato le condizioni di ogni figlio, dandogli quello che non era
stato dato a loro stessi.
Ci riferiamo all'istruzione e ad una cultura
più elastica che deve portare a far riflettere prima di iniziare una
qualsiasi azione.
Diamo per scontato che i giovani di allora, oggi genitori, abbiano
apprezzato quei sacrifici, mentre pare che questo risultato non si ripeta con le nuove
generazioni che tornando sui luoghi degli avi non apprezzano
sufficientemente quei luoghi, almeno quel tanto per conservarne i ricordi e la
provenienza dei loro stessi genitori.
Forse questo modo di vivere porta alla svogliatezza dei giovani di trascorrere
le vacanze in aree totalmente differenti dai centri megagalattici da
cui provengono i giovani ovvero i nuclei familiari: i genitori al contrario di loro amano e vogliono
ritemprarsi con l'aria natia.
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