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L'ANGOLO DELLA POESIA

 dalla raccolta
Vento del Sud
"Poesie"
di Amalia Marmo

SUPERBI COME IL GALLO

Feriti da pronte chimere
superbi come il gallo
in dissimile ora
cantiamo il breve giorno;
e triste se ne va
la foglia secca
dal ramo che si spezza;
attorno l'universo
assaggia un pianto
inseguono le voci
i suoi fantasmi
portati in processione
dietro ai santi.

REGALE ASPETTO

Le donne, alla fontana,
hanno negli occhi,
il chiaro
delle ore mattutine,
dell'acqua.
che preme sulle mani
la pallidezza stanca.
Un andamento fiero
si accompagna,
al vento,
ne sfiora la freschezza,
le vesti, le pieghe
nella brezza.
Quasi mi sembra,
in sogno rivedere,
assaporar di loro, il genuino,
regale aspetto,
alla fontana
come da copione.


superbi comeda RIME VARIE
di Francesco Carafa
poeta d'Arcadia 1719

Per la vittoria ottenuta con un Confinante per
materia di giurisdizione nelle proprie Terre.

129


Su timidi colombi, ed innocenti
Vantava il suo volar Falcone audace;
E con artiglio sempre mai rapace
Giovane alttero per le vie de venti.
Quando gonfio di quei prosperi evuenti
Di riposo, e di quiete in se incapace,
Turbar osò del nido suo la pace
All’Aquila guerriera, e i suoi contenti.
Questa in furia si mosse, e al Ciel salendo
Per l’aperto distese irata l’ali,
Vendetta estrema nel gran cuor nutrendo.
E al superbo apportando ultimi mali
Investillo co’ assalto aspro, e tremendo;
 Talche vinto soffrì danni mortali.

I Deside.

L’Autore necessitato a lasciare gli studi suoi
per negotii.

134

Sublime idea della superna mente,
Che la mia Musa inciti, e la rischiari,
Deh per ora rattieni a mè gli cari
Piacer, che l’Alma in se elevata sente.
Scendi ella dal Parnasso in giù repente,
Mentre la chiedon i civili affari;
Ed impiegata in tali giorni amari
Là non ritorni, ove ne corre ardente:
Si vieti a lei dello Castalio fonte
L’acque bere divine alme, e serene;
L’impidisca il Dover con torva fronte:
Soffra deh’ alquanto necessarie pene,
Nè si rammenti il suo diletto Monte;
E quello al cieco vulgo ignoto Bene.


Nella seconda partenza del Conte Gio: suo fratello doppo il ritorno nella Patria di pochi mesi, gli dona L’Autore la propria Corazza.

135

Quest’Usbergo o German, che in rischi cento
 Fido mi accompagnò mentre guerriero
Armato in Campo al generoso Ibero
Mi opposi audace in non volgar cimento.
A tè, che al bene oprar non sei mai lento,
 Sacro con un voler d’amor sincero,
Tè, che il segno di gloria, e d’amor vero
Segui con alma grande, ed occhio intento.
Ma se forse tel veste egual valore,
Prego però, che di nemica sorte
Non tel vesta giamai l’egual tenore.
Porti lo stesso acciaro il petto forte
Lungi bensì da rio fatal rigore
Fa che giunghi a grandezze io ore corte.
Per

dalla raccolta
"ASPETTANDO L'AURORA"
di Pietro Giovanni Lucarelli

CORPI DIVENUTI TIZZONI

Ho visto giovani e luminosi corpi
oscurarsi sotto i raggi cocenti
del sole di luglio.
Ho visto flosci e rattrappiti corpi
ridotti a carboni spenti
sotto i raggi del sol leone.
Arrostiti su ciottoli e sabbia finissima.
La domanda è
chi impone un tale supplizio?
Sia esso un giovinetto
o uomo avanti negli anni
a martoriar le carni
in un modo così banale.
Or dunque, chi è questo tiranno?
Forse la testa, l’ambiente o la falsa credenza
nel poter divenir più belli?
Una cosa è certa tra gli uomini:
la stupidità umana è dilagante.

 Da "Oltre il Tempo"
II Edizione
di mons. Antonio Cervino

IL PRIMO POSTO

Un fariseo invita Gesù a pranzo
che osserva gli invitati nel sedersi,
gareggiano certuni a prender posto
                        mirando al primo.
Siffatto modo ai nostri dì è desueto,
o vige ancor fra gente poco colta,
or altri modi a primeggiar fra tutti
                    son più di moda.
Il mettere se stessi innanzi a tutto,
facendosi notar col  vaniloquio,
son buoni venditori, per gli ignari,
                    di fiato perso.
Alcuni fan notar la loro presenza
con l'abito firmato ed i profumi,
cravatte, golier e scarpe cigolanti:
                      son pagliacciate!
I più pericolosi son coloro
che esternamente abbozzano un sorriso
e par che dicano con bonomia:
                        or tu vedrai.
L'illecito è lor pane quotidiano,
le gomitate son stil di vita,
soprusi ed intrallazzi hanno un sol fine:
                         il primeggiare.
Se ognun ponesse mente a quel che siamo,
col fango della terra modellati,
e torneremo un dì ad esser tali,
                          saremmo onesti!
Colui che pone in alto il proprio "io"
è facile bersaglio dei cronisti
ai quali, molte volte nella vita,
                       paga lo scotto.
Mantieniti nascosto, amico mio,
son gli altri a valutare il tuo oprato
e se t'invitano a salir più in alto
                     l'onor è grande.

 DALLA RACCOLTA
"Non solo un grido"
di Giovanni Di Lena

PERDERSI NEL CREPUSCOLO

Succede - Madre - che i tuoi figli
gridano la loro storia dai tetti delle case,
sfogano la loro rabbia
sui precipizi autostradali.
posano le membra nel fantasma
della voluttà.
Succede - Madre - che i tuoi figli
nella vastità dell'immenso
si sentano soli, piccoli, indifesi,
ed aspettino solo un sorriso
per liberarsi dalla Paura.
Succede - Madre - che i figli tuoi
si confondano,
non sappiano cosa fare,
dove andare
e si perdano nel crepuscolo
dolce e inebriante della sera...
e la mattina è tardi
per riabbracciarli.

GENERAZIONI

Facciamo solo chiasso
nel susseguirsi delle stagioni.
Gonfiati di saggezza acerba
ci sarà difficile aspettare giugno
per raccogliere i frutti.
A settembre
saranno vuoti gli stipi.

ESPLOSIONE

Ne ho pieno le tasche
dei discorsi ampollosi
di gente che non ha patito la fame.
Ho avuto troppa pazienza
per capire i vincenti
e confortare i vinti.
Non mentite più!
In un mare immondo di eresie
vi piace galleggiare.
 

Dalla Raccolta poesie "inedite"
di Paola Marenco

Ardente Giugno

Il fuoco ha avvolto la vita,
ha rapito le case,
ha straziato le strade,
ha rubato speranze,
sogni e desideri.
Il fuoco ha incendiato,
non come avrebbe dovuto,
i cuori, gli animi,
di giovani vite,
di vecchi oberati di ricordi,
di genitori speranzosi nel
futuro dei figli.
Il fuoco ha distrutto,
ha ucciso,
esasperando il suo ruolo,
spengendosi non prima
di aver cancellato molte cose,
tranne i ricordi,
che, fatalità,
continuano ad ardere,
come fiamma perpetua,
nei cuori di chi resta.
 

(dedicata alla vittime dell’esplosione del treno avvenuta a Viareggio il 29 giugno 2009)

Ingrata Umanità

Ho veduto abbastanza da tremare.
Ho veduto genitori uccidere
i figli e figli, e i figli
annientare i genitori.
Ho veduto la guerra
e le sue vittime colpevoli solo
di aver scelto di non combattere;
ho visto il viso dei bimbi
segnati dalla fame,
dalla paura, dalle malattie,
eredi di un mondo che si riempie
le fauci con la parola “progresso”.
Ho visto il carnefice
che il potere mediatico
ha trasformato in eroe
e ho visto gli eroi
e i loro grandi esempi
cancellati e sostituiti
da insignificanti idoli.
Ho visto il vecchio,
picchiato e umiliato
a cui hanno sottratto
il dovuto rispetto.
Ho visto la natura,
offesa, stuprata
dall’incuranza e dallo
sfruttamento dell’uomo
e ho visto il giovane affogare
le sue paure nella droga e nell’alcool,
 negarsi il futuro,
subire vigliacco, senza reagire, mai.
Ho visto le donne, quante donne,
incapaci di ribellarsi
ad un nemico violento,
calpestate e gettate
su un marciapiede,
 in balìa dei complici
del nemico mascherati da clienti.
Ho visto i senza tetto,
al freddo, d’inverno, la notte,
cercare il tepore nascosto
fra le pagine di un vecchio giornale e
ho visto la gente chiusa nelle case,
con la paura di uscire e fare due passi,
per il solo piacere di respirare
la vita.
Ho visto questo e molto altro,
ed ho tremato, pianto, sofferto,
ho sentito la rabbia
divampare come il fuoco,
la compassione divorarmi l’animo
e ho sperato, desiderando con tutta
me stessa
di risvegliarmi al più presto,
da un incubo che inganna l’uomo,
che tenta di nascondere
Dio e lo rinnega,
mortificando i Suoi doni,
separando i Suoi figli,
alimentando il male,
quel male per il quale Gesù
ha donato la Sua vita,
per la nostra salvezza.
Ingrata umanità!

Briciola di gioia

Avvolta dal vento di questa notte
respiro il fragore della tempesta.
Soltanto io e Dio,
fra il vento e il mare,
senza alcuna paura.

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