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INTERVISTA ad ENRICO GESUALDI  (novantenne)
di Michele Crispino

È un bel vecchietto di 90 e passa anni, abbastanza eretto nella sua figura fisica, anche se gli toglie in parte quella speditezza nel camminare che aveva una volta. È stato sempre un instancabile agricoltore nei suoi verdi anni, che si porta ora un forte residuo di malinconia e di rammarico perché non può più fare quello che faceva un tempo nella contrada Serre dove possedeva una non piccola masseria.
Potrebbe ora starsene in assoluto riposo, se solo glielo consentissero moglie e parenti, naturalmente più giovani di lui. Passa così, e per lo più chiuso in casa, i suoi giorni, concedendosi solo di tanto in tanto qualche breve passeggiata con amici.
La passione e il mestiere di lavoratore dei campi li ha esercitati sempre e continuerebbe tuttora se gli lasciassero fare quello che desidera. Qualche lavoretto di passatempo e per lo più di giardinaggio in un orto vicino alla sua abitazione gli è ancora consentito, pur con i tanti limiti che gli pone soprattutto la moglie, anziana anche lei.
Chiedergli se Enrico soffre di una qualche nostalgia è domanda scontata. Per che cosa poi? Di giorno per lo più passa il tempo standosene chiuso in casa o seduto ai gradini della sua abitazione, a parlare con qualche raro passante che gli dà occasione ed argomento di scambiare con lui qualche parola.
Di che altro si rammarica un vecchio della sua età se non di ciò che non può più fare come un tempo nella masseria, che certamente sogna ancora? Le forze ora gli sono venute a mancare e che altro può fare se non starsene a riposo per buona parte del giorno? Lo accudisce la moglie che non gli dà pace, perché lo vorrebbe sempre a riposo.
Quando Enrico può, sfugge una qualche volta e intraprende o porta a termine qualche lavoro di orto, come zappatore, seminare qualche poco di ortaggi, come peperoni, pomodori, o ripulire il terreno che fa presto a presentare zone di ombra o di poco ordine.

Più che un vero e proprio lavoro, il suo è un dilettevole passatempo, che lo illude un poco e lo rende ancora utile a sé ed alla sua famiglia.
I figli anch'essi un po' avanti negli anni, che sono piuttosto lontani, gli fanno una qualche  visita di tanto in tanto oppure parlano spesso con lui per telefono per sapere sul suo stato di salute e quello della moglie. Enrico, o meglio Enrichetto come lo chiamano con una punta di familiarità tutti in paese, non soffre di invidia per qualcuno o per qualcosa. Io lo frequento qualche volta quando posso e me lo addito a modello di una condizione d'essere che rasenta la serenità d'animo e tranquillità di vita.
Uomini di questa tempra, mi dico spesso, non ne esistono oggi o meglio sono molto pochi. Come doverosa aggiunta, che fa molto onore a lui e alla sua famiglia, si  sa che annovera tra i suoi ascendenti lontani un qualche nome illustre storicamente. Chiariamo dicendo che Vincenzo Gesualdi fu nell'800, forse, l'unico garibaldino di cui abbiamo conoscenza.
Sappiamo infatti che seguì Garibaldi in molte imprese, fino poi a partecipare ad alcune azioni nel territorio nazionale.
Chiedo scusa dicendo che nella mia storia di Colobraro il nome di Vincenzo Gesualdi è quello dell'unico colobrarese che nel 1848 accorse come volontario in Lombardia allorché l'esercito piemontese guidato da Carlo Alberto cercò di scacciare gli austriaci dal lombardo veneto e favorire così l'indipendenza italiana; il tentativo però non sortì effetto. Il Gesualdi in seguito, nel 1860, schieratosi con il movimento insurrezionale, si unì a Garibaldi e partecipò alla battaglia del Volturno con il gruppo dei volontari della libertà della Basilicata.
È per noi motivo di non piccolo rammarico non saper più nulla di chi, a quel che pare, fu il solo ad operare per tali fatti oltre il territorio del proprio paese.

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