|
È un bel vecchietto di 90 e passa anni, abbastanza eretto nella sua
figura fisica, anche se gli toglie in parte quella speditezza nel camminare
che aveva una volta. È stato sempre un instancabile agricoltore nei suoi
verdi anni, che si porta ora un forte residuo di malinconia e di rammarico
perché non può più fare quello che faceva un tempo nella contrada Serre dove
possedeva una non piccola masseria.
Potrebbe ora starsene in assoluto riposo, se solo glielo consentissero
moglie e parenti, naturalmente più giovani di lui. Passa così, e per lo
più chiuso in casa, i suoi giorni, concedendosi solo di tanto in tanto
qualche breve passeggiata con amici.
La passione e il mestiere di lavoratore dei campi li ha esercitati sempre e
continuerebbe tuttora se gli lasciassero fare quello che desidera. Qualche
lavoretto di passatempo e per lo più di giardinaggio in un orto vicino alla
sua abitazione gli è ancora consentito, pur con i tanti limiti che gli pone
soprattutto la moglie, anziana anche lei.
Chiedergli se Enrico soffre di una qualche nostalgia è domanda scontata.
Per che cosa poi? Di giorno per lo più passa il tempo standosene chiuso in
casa o seduto ai gradini della sua abitazione, a parlare con qualche raro
passante che gli dà occasione ed argomento di scambiare con lui qualche
parola.
Di che altro si rammarica un vecchio della sua età se non di ciò che non
può più fare come un tempo nella masseria, che certamente sogna
ancora? Le forze ora gli sono venute a mancare e che altro può fare se non
starsene a riposo per buona parte del giorno? Lo accudisce la moglie che non
gli dà pace, perché lo vorrebbe sempre a riposo.
Quando Enrico può, sfugge una qualche volta e intraprende o porta a termine
qualche lavoro di orto, come zappatore, seminare qualche poco di ortaggi, come
peperoni, pomodori, o ripulire il terreno che fa presto a presentare zone di
ombra o di poco ordine. |
Più che un vero e proprio lavoro, il suo è un
dilettevole passatempo, che lo illude un poco e lo rende ancora utile a
sé ed alla sua famiglia.
I figli anch'essi un po' avanti negli anni, che sono piuttosto lontani,
gli fanno una qualche visita di tanto in tanto oppure parlano spesso
con lui per telefono per sapere sul suo stato di salute e quello della
moglie. Enrico, o meglio Enrichetto come lo chiamano con una punta di
familiarità tutti in paese, non soffre di invidia per qualcuno o per
qualcosa. Io lo frequento qualche volta quando posso e me lo addito a
modello di una condizione d'essere che rasenta la serenità d'animo e
tranquillità di vita.
Uomini di questa tempra, mi dico spesso, non ne esistono oggi o meglio sono molto
pochi. Come doverosa aggiunta, che fa molto onore a lui e alla sua
famiglia, si sa che annovera tra i suoi ascendenti lontani un
qualche nome illustre storicamente. Chiariamo dicendo che Vincenzo
Gesualdi fu nell'800, forse, l'unico garibaldino di cui abbiamo
conoscenza.
Sappiamo infatti che seguì Garibaldi in molte imprese, fino poi a
partecipare ad alcune azioni nel territorio nazionale.
Chiedo scusa dicendo che nella mia storia di Colobraro il nome di Vincenzo
Gesualdi è quello dell'unico colobrarese che nel 1848 accorse come
volontario in Lombardia allorché l'esercito piemontese guidato da Carlo
Alberto cercò di scacciare gli austriaci dal lombardo veneto e favorire
così l'indipendenza italiana; il tentativo però non sortì effetto. Il
Gesualdi in seguito, nel 1860, schieratosi con il movimento
insurrezionale, si unì a Garibaldi e partecipò alla battaglia del
Volturno con il gruppo dei volontari della libertà della Basilicata.
È
per noi motivo di non piccolo rammarico non saper più nulla di chi, a
quel che pare, fu il solo ad operare per tali fatti oltre il territorio
del proprio paese. |