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(concludiamo la
pubblicazione delle Creature del Lago Verde, riprendendo anche Il
Dramma di un pastore, da cui partì questa raccolta iniziata col numero di Luglio - Agosto 2005)
Corre l'anno 2005. In un giorno di questa
prima estate un pastore, al pascolo con le sue pecore, rimane esterrefatto
da un evento mai immaginato.
Si trovava nei pressi del Lago Verde a godersi il primo caldo dell'anno,
quando da un grosso albero di Ulivo scende un enorme serpente grosso come il
collo di un asino e una testa altrettanto grossa con la bocca spalancata,
tanto da ingoiare la testa di una pecora e trascinarla nell'acqua del lago.
Il pastore rimasto trasecolato dall'evento, dopo che le acque sono tornate
calme, si riprende dallo stupore e comincia a fantasticare con i ricordi di
alcune favole apprese da bambino. Allora - dice il pastore - il serpente a
guardia del Vello D'oro è vero - solo che quell'Idra aveva molte teste
mentre questo ne ha una sola ed enorme. No, non può essere, forse è il
mostro di Loch Ness, che dopo aver catturato la sua preda si immerge nelle
profondità di quel lago! No, neanche questo può essere; chi avrebbe potuto
portare fin qui quel mostro? Sì, forse qualche scienziato ha recuperato
qualche frammento di ossa della famiglia degli Orchi, che abitavano nel Lago
Spichece di Colobraro ha riportato in vita con i nuovi mezzi della scienza
questo mostro, che come gli Orchi terrorizzavano la popolazione di quel
tempo, finché una santa monaca mise fine a tanta paura e dolori questo
terrorizzerà noi.
Ma anche questa spiegazione non va perché l'Orca è un mammifero acquatico
e quindi un pesce, grosso sì ma non lungo come questo diavolo di serpente.
La scienza però parla di un serpente di nome Anaconda lungo 9 - 10 metri e
forse anche di più, che si nutre di piccoli animaletti; forse questo è
cresciuto più di tutti gli altri e quindi è capace di inghiottire persino
una pecora.
Ma ora, come faccio a dire al padrone del gregge che un serpente si è
mangiata una pecora? Quello non mi crederà e la pecora la vuole pagata da
me! Ecco il dramma esistenziale del nostro pastore:
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come farà a convincere
il proprietario delle pecore a credergli? Il pastore si reca alla locale
Stazione dei Carabinieri a chiedere aiuto.
Comandante, sono incappato in un bel pasticcio e non
so come venirne fuori.
Il comandante, di che pasticcio parli? Il pastore, sono convinto che nessuno
crederà alla mia storia e che il padrone delle pecore vorrà essere
risarcito da me. Il comandante, ma di che parli? Spiegati, fammi capire! Il
pastore, vedete comandante, stamattina mi trovavo al pascolo con la
mandria di don Mangone vicino all'acqua del Lago Verde, quando un enorme
serpente è scivolato dal tronco di quel grosso Ulivo e ha inghiottito la
testa di una pecora trascinandola sott'acqua fino a scomparire del tutto.
Ora come faccio a far credere al padrone che tutto questo è vero? Il
comandante, non preoccuparti, se tutto questo è vero noi lo proveremo e il
tuo datore di lavoro dovrà crederti.
Grazie, Maresciallo - dice il pastore - sapevo che i Carabinieri non si
tirano mai indietro anche di fronte ad una storia come questa che ha
veramente dell'incredibile, ma vi garantisco che è vero.
Il Maresciallo spiega al pastore: vedi, il serpente potrebbe essere un
anaconda molto vecchio e che all'occorrenza potrebbe anche inghiottire una
pecora; noi l'aspetteremo fino a quando avrà di nuovo fame; dovrà pure
tornare a catturare un, altra pecora, eh, maresciallo, ma poi ne dovrò
pagare due? No, risponde il maresciallo perché noi cattureremo l'Anaconda e
tu non pagherai neppure la prima.
Parte così la caccia all'Anaconda che dopo cinque giorni tornerà a
prendere il sole sul vecchio Ulivo; i militi di guardia avvertono il
maresciallo che, veramente, un serpente di oltre dieci metri penzolava
dall'ulivo... Bene, dice il comandante, non vi muovete, ché arrivo subito
con i rinforzi e una lunga fune che legheremo alla camionetta e lanciato il
cappio al serpente lo cattureremo e lo invieremo a qualche zoo.
La cosa avvenne proprio così; l'anaconda fu catturata, ma al momento di
metterlo in una cassa idonea al trasporto, la bestia si divincola, strapazzò
i suoi catturanti con la coda e si immerge nuovamente nelle acque del Lago,
lasciando tutti a bocca aperta e doloranti.
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