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CREATURE DEL LAGO VERDE
L'Anaconda fende le acque
di Pietro Giovanni Lucarelli

Il nostro amico anaconda di cui il lettore conosce già molto, origine crescita ed evoluzioni varie, non smette di colpirci di meraviglia, dando adito ad ogni possibile metamorfosi, come assumere dimensioni straordinarie, ridursi poi come d'incanto in  un  microrganismo, stupirci che nella piana ci sia un attento guardiano osservatore a guardare le sue mucche, a cogliere gli umori, le esigenze, le ansie, le visioni di giorno e di notte di un cielo che colpisce con le sue luminose stelle, illuminanti il tutto in una fantasmagoria di luci, colori, aneliti e castelli in aria che poi lentamente si spengono e lasciano il sognatore nella più amara delusione.
La natura vuole il suo sfogo, come usano dire i contadini di qui, e pertanto tutto è immaginabile, dal semplice al complesso, dal reale all'ideale, dal finito all'infinito.
La bolla d'aria, nata nella fantasia  dell'osservatore fino a raggiungere dimensione inimmaginabili, raggiunge infine il momento della sua esplosione. Che cosa riescono a vedere i suoi occhi folgorati, abbacinati, infine straniti e non più capaci di distinguere? Ecco un mare di oggetti, dal più piccolo al meno piccolo, il tutto in una gamma d'infiniti colori e di una lucentezza che non ha l'eguale, da assomigliare ad un immenso cielo stellato notturno che avvolge il firmamento e fa delirare l'occhio.
Dire che siamo fuori di ogni reale possibile e pensabile da mente umana è dir poco.
Ma il nostro osservatore, che ha poteri eccezionali riesce a cogliere tutti gli straordinari aspetti e molteplici significati delle evoluzioni dell'anaconda.

Natura non facit saltus, dicevano i nostri padri latini, i quali si riducevano a constatare abilmente quanto produce, nelle sue infinite manifestazioni, tutto ciò che si produce nel creato, riuscendo infine a non sorprenderci minimamente della sua ricchezza e varietà di fenomeni e colori.
Il nostro mandriano poeta abbandona le sue fantasticherie e osserva, quello che ha d'avanti a sé con i suoi occhi scrutando attentamente il reale vicino.
La sua mandria si era distribuita in vari gruppi, che attendono al pascolo, l'unica cosa che sta loro a cuore.
Giuseppe, che è il vero nome del mandriano, si muove e si spinge un po' attorno, tanto per non starsene costantemente immobile, che poi non è la sua vera natura.
I suoi occhi sono colpiti da uno strano essere, di proporzioni non abituali: è il nostro anaconda, che tranquillo e tutto sicuro di sé fende le acque e si muove in  direzione della sponda opposta.
Dove vuole portarsi? Deve aver notato qualcosa che lo attira e gli produce la naturale spinta a raggiungerlo.
Forse e il muro del vecchio convento semisommerso dalle acque e che emerge la vicino, dove pensa di alleviare un qualche prurito fastidioso.
Cosa che ben presto fa, destando evidentemente la curiosità dell'osservatore, ma il vecchio muro improvvisamente scompare e la superficie rimane tutta bollicine, con tanti cerchi concentrici che si allargano sempre più fino al loro naturale esaurimento.

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