|
|
|
|
LE CREATURE DEL LAGO VERDE |
|
|
Il nostro amico anaconda di
cui il lettore conosce già molto, origine crescita ed evoluzioni varie, non
smette di colpirci di meraviglia, dando adito ad ogni possibile metamorfosi,
come assumere dimensioni straordinarie e ridursi poi come d'incanto in
un microrganismo. |
Natura non facit saltus, dicevano i nostri padri latini, i quali si
riducevano a constatare abilmente quanto produce, nelle sue infinite
manifestazioni, tutto ciò che esiste nel creato, riuscendo infine a non
sorprenderci minimamente della sua ricchezza e varietà di fenomeni e
colori.
Il nostro mandriano poeta abbandona le sue fantasticherie e osserva quello che ha davanti a sé con i suoi occhi, scrutando attentamente il reale vicino. La sua mandria è distribuita in vari gruppi che attendono al pascolo, l'unica cosa che sta loro a cuore. Giuseppe, che è il vero nome del mandriano, si muove e si spinge un po' attorno, tanto per non starsene costantemente immobile, cosa che poi non è nella sua vera natura. I suoi occhi sono colpiti da questo strano essere, di proporzioni non abituali: il nostro anaconda, tutto tranquillo e sicuro di sé, fende le acque e si muove in direzione della sponda opposta. Dove vuole portarsi? Deve aver notato qualcosa che lo attira e gli produce la naturale spinta a raggiungerlo. Forse è il muro del vecchio convento semisommerso dalle acque e che emerge là vicino, dove pensa di alleviare un qualche prurito fastidioso. Cosa che ben presto fa, destando evidentemente la curiosità dell'osservatore, ma il vecchio muro improvvisamente scompare e la superficie rimane tutta bollicine, con tanti cerchi concentrici che si allargano sempre più fino al loro naturale esaurimento. |