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UN NOSTRO
ANTICO CONVENTO, QUELLO DI SAN ROCCO |
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Ultimi ruderi del convento San Rocco
Sulla strada che porta ai giardini di Colobraro, e subito
dopo aver costeggiato la zona del Prato, in un lontano tempo che riesce
difficile stabilire, esisteva il noto Convento di San Rocco.
Si deve procedere un po' con la fantasia, ma c'è anche più di un qualche elemento storico ben preciso che ne faceva un monastero che arricchiva le molte chiese di Colobraro. Il paese infatti nutriva una profonda devozione religiosa, e di chiese, chiesette, cappelle, Icone ed effigi varie. Detto convento portava il nome di un Santo, assai venerato anche oggi da noi, ma che un tempo, medioevo e periodi successivi, aveva devozione e culto in tutta la Lucania. Scelto e costruito dai bravi monaci del tempo era situato in una zona assai felice, ricca di acque, di alberi fruttiferi e vegetazione varia. La fantasia ci porta ad illustrare la notorietà che tale convento aveva nel tempo ed agli occhi della popolazione tutta di Colobraro. Dire che preti e monaci avessero buon gusto e felice scelta dei luoghi, è cosa scontata. Infatti le chiese, i conventi, le cappelle, le cappellette e chiesuole erano per lo più a ridosso di luoghi ameni e panoramici. La religiosità veniva soddisfatta anche con l'offrire, ai devoti, luoghi accessibili ed ameni; tali caratteristiche le possedeva tutte il convento di San Rocco, di cui oggi è vano trovare ricche tracce ma soltanto un qualche muricciolo e pietre che ne designano l'esistenza antica. Ci riesce difficile immaginare tutta la sua possibile vita passata; c'erano molti monaci ospitati, o soltanto una sparuta presenza di essi, necessaria ad assicurare il culto e la frequenza dei devoti? Non sapremmo rispondere, se non dicendo che pensare grandi cose e popolarle di fantasie, è proprio il grande errore che commettono gli storici, specie meridionali in genere. |
Dire che il convento era abbastanza frequentato
è dire cosa corretta e
doverosa, nonché vera, anche perché era posto sulla strada vescovile che
conduceva alla non lontana Tursi, sede del Vescovo diocesano. Quindi si trattava di una strada trafficata e di
grande comunicazione del tempo, che abbinava due precise finalità, quella di
permettere di raggiungere la sede vescovile e l'altra più concreta di
consentire agli agricoltori di scendere ai giardini posti sulla costa sinistra
del fiume Sinni, luogo assai fertile per la coltivazione di agrumeti e di
colture varie assai feraci; il nome della zona è tuttora chiamato Hischi,
termine greco che vuol significare luogo fertile e produttivo. |