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UN NOSTRO ANTICO CONVENTO, QUELLO DI SAN ROCCO
di Michele Crispino


Ultimi ruderi del convento San Rocco
 
Sulla strada che porta ai giardini di Colobraro, e subito dopo aver costeggiato la zona del Prato, in un lontano tempo che riesce difficile stabilire, esisteva il noto Convento di San Rocco.
Si deve procedere un po' con la fantasia, ma c'è anche più di un qualche elemento storico ben preciso che ne faceva un monastero che arricchiva le molte chiese di Colobraro. Il paese infatti nutriva una profonda devozione religiosa, e di chiese, chiesette, cappelle, Icone ed effigi varie.
Detto convento portava il nome di un Santo, assai venerato anche oggi da noi, ma che un tempo, medioevo e periodi successivi, aveva devozione e culto in tutta la Lucania.
Scelto e costruito dai bravi monaci del tempo era situato in una zona assai felice, ricca di acque, di alberi fruttiferi e vegetazione varia.
La fantasia ci porta ad illustrare la notorietà che tale convento aveva nel tempo ed agli occhi della popolazione tutta di Colobraro.
Dire che preti e monaci avessero buon gusto e felice scelta dei luoghi, è cosa scontata. Infatti le chiese, i conventi, le cappelle, le cappellette e chiesuole erano per lo più a ridosso di luoghi ameni e panoramici.
La religiosità veniva soddisfatta anche con l'offrire, ai devoti, luoghi accessibili ed ameni; tali caratteristiche le possedeva tutte il convento di San Rocco, di cui oggi è vano trovare ricche tracce ma soltanto un qualche muricciolo e pietre che ne designano l'esistenza antica.
Ci riesce difficile immaginare tutta la sua possibile vita passata; c'erano molti monaci ospitati, o soltanto una sparuta presenza di essi, necessaria ad assicurare il culto e la frequenza dei devoti? Non sapremmo rispondere, se non dicendo che pensare grandi cose e popolarle di fantasie, è proprio il grande errore che commettono gli storici, specie meridionali in genere.

Dire che il convento era abbastanza frequentato è dire cosa corretta e doverosa, nonché vera, anche perché era posto sulla strada vescovile che conduceva alla non lontana Tursi, sede del Vescovo diocesano. Quindi si trattava di una strada trafficata e di grande comunicazione del tempo, che abbinava due precise finalità, quella di permettere di raggiungere la sede vescovile e l'altra più concreta di consentire agli agricoltori di scendere ai giardini posti sulla costa sinistra del fiume Sinni, luogo assai fertile per la coltivazione di agrumeti e di colture varie assai feraci; il nome della zona è tuttora chiamato Hischi, termine greco che vuol significare luogo fertile e produttivo.
Ci siamo allontanato un po' dal nostro percorso ed ora torniamo al Convento di San Rocco.
Detto e ribadito che storicamente sappiamo poco sulla sua esistenza e durata, non resta che appellarci alla religiosità dei buoni paesani medievali e post-medievali, e giungere fine ad oggi, quando tutto intorno è silenzio e pace, con soltanto un pio e devoto ricordo.
Aggiungiamo, a doveroso e necessario elemento, che del vecchio convento rimane la cappella di San Vito, posta poco più in alto e recante il nome dell'altro santo venerato dal popolo nei lontani tempi ed anche oggi.
San Rocco proteggeva dalla peste, San Vito era efficace per allontanare l'altro terribile morbo dell'epilessia, da cui erano colpiti e cercavano di difendersi i buoni e devoti paesani.
Possiamo concludere dicendo che religiosità e devozione non possono essere disgiunte dalla condizione sociale e materiale delle nostre plebi rurali, bisognose di trovare conforto alle proprie sofferenze nella bontà divina e di qualche Santo miracoloso caro al nostro popolo (San Rocco, San Vito, San Saba, invocati dal popolo lucano).
Per tornare al nostro convento, diciamo che ha resistito al tempo fino ai primi anni del 1900, e poi una sopravvenuta frana ne ha determinato la fine. Non dimentichiamo che Colobraro è il paese del vento e delle frane; queste hanno tolto nome ed esistenza a molte contrade del nostro territorio.
Sappiamo inoltre che le statue dei Santi, esistenti nel convento, furono portate via e salvate dal nostro devoto Nicola Vito Sarlo, vissuto ai primi del '900 e la cui famiglia ancora esiste oggi nella presenza dei suoi discendenti.

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