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Parte II: una splendida
crisi
Il 26 ottobre 1861 la fregata
a vapore Lucia approda, quasi inaspettata, a San Marco.
In piazza attendono tre arciduchi, tra cui Luigi Salvatore, detto
il dotto per la sua passione per le scienze, giunti ad accogliere
l'imperatrice. La sera viene fatta una luminaria in piazza, ma al momento
Sissi si comporta come una viaggiatrice qualunque, ansiosa di riposare
nelle proprie stanze.
I veneziani ammirano, forse per primi, l'immagine che poi
l'iconografia del tempo immortalerà come quella della più bella donna
d'Europa.
Al posto della sposa-bambina che rideva con le fossette accanto
all'adorato marito, giunge infatti a Venezia una figura splendida, ma
artificiosa.
L'imperatrice appare ora quella immortalata dalle foto di Robert
Lebeck e dal celebre ritratto di Winterhalter: innanzitutto alta e snella,
con una vita di cinquantadue centimetri di circonferenza, nonostante le
tre gravidanze; per ottenere questo risultato, oltre ai bagni, la
ginnastica e le diete, portava solo biancheria di daino finissima ed i
vestiti le venivano cuciti addosso ogni mattina, secondo un'antica
usanza medioevale, che ormai l'uso dei bottoni aveva cancellato ovunque.
Il volto, un tempo aperto e ridente, era ora perennemente nascosto dal
tremolare discreto d'un ventaglio e circondato dalla corona naturale di
trecce castano-dorate. I capelli sono, dopo la vita di vespa, il secondo
punto di forza dell'imperatrice, per la loro pulizia ci si procurano uova
freschissime e pregiato cognac francese: il tuorlo per un massaggio
iniziale, gli albumi montati a neve per detergere ed il cognac nell'acqua
del risciacquo; ogni mattina i capelli vengono pettinati e spazzolati per
un'ora circa, prima di procedere all'acconciatura vera e propria, ma per
occasioni speciali, come per esempio la processione del Corpus Domini, che
gli Asburgo celebrano con particolare solennità, l'imperatrice deve
svegliarsi alle tre del mattino per essere pronta alle otto. Infine quel
portamento stranissimo che riuniva l'agilità d'un animale selvatico
alla dignità d'una regina, già notato cinque anni prima, è ora anche
più evidente, per gli enormi progressi che l'imperatrice ha fatto in
campo ginnico, qualcuno dice che l'imperatrice non cammina come tutti gli
altri mortali, ma vola.
In realtà esce pochissimo, perché, come già cinque anni prima,
camminare per Venezia l'affatica molto.
Di parlare italiano nessuno si perita più, neppure il tedesco è
particolarmente amato, l'imperatrice preferisce l'inglese quando parla
con le sorelle e l'ungherese con le sue dame.
Questa volta non è una breve visita ufficiale: il 3 novembre sarà
raggiunta dai figli Rodolfo e Gisella, sia pure accompagnati dalla noiosa
contessa Esterházy e per dicembre anche dall'imperatore, ma non si
danno ricevimenti e men che meno udienze; la popolazione è fredda ed
ostile e l'imperatrice pare quasi non accorgersene. Il secondo soggiorno
veneziano differisce radicalmente da quello di cinque anni prima,
documentato con dovizia di particolari dai giornali dell'epoca e da una
piccola montagna d'opuscoli, che giacciono semidimenticati in Marciana,
la biblioteca principale della città. Ora tutto tace: il tempo delle
fossette e dei guanti dati in pegno è lontano; la permanenza a Venezia,
in forma discreta e quasi "privata" si protrarrà per quasi tre anni
senza lasciare alcun segno civico.
Che era accaduto?
La II guerra d'Indipendenza non aveva scalfito i ritmi della
famiglia imperiale, finché non fu richiesta la presenza di Francesco
Giuseppe al fronte, nel maggio del '59. Poi la situazione era
rapidamente precipitata, aprendo la crisi non solo fra Elisabetta e
l'arciduchessa Sofia, ma anche con l'imperatore.
Sissi, che accompagna il marito piangendo e lo supplica finché è
in Italia di far la pace a qualsiasi costo per tornare a casa, a pochi
mesi dall'agognato ritorno parte a sua volta per Madera o meglio, per il
primo dei lunghissimi viaggi che la sottrarranno sempre di più alla vita
coniugale, nonché alla corte.
Anche questo viaggio inizia il 17 novembre, come per la prima
visita in Italia, ma che differenza tra la timida sposina e la giovane
donna che fugge da Vienna nel 1860!
Le scuse ufficiali della partenza e della metamorfosi che ne seguì
son note: tre gravidanze in tre anni di matrimonio, l'insofferenza per la
vita di corte, il tragico epilogo della guerra, in cui l'Austria fu
sconfitta due volte, sia sui campi di Solferino, che con la spedizione dei
Mille (e se nel primo caso Sissi aveva in campo il marito, nel secondo si
trattava dell'amatissima sorella Maria che lei stessa aveva accompagnato
trepida alle nozze...) e poi quella tosse insistente che, fin dai tempi
del primo viaggio in Italia sconsigliava l'inverno a Vienna...
Infatti si parlò di polmonite incipiente e d'un principio di
tubercolosi tracheale.
Ma se già ai contemporanei parve strano che l'imperatrice non
svernasse semplicemente in Italia, dove sia le Alpi che il Garda vantavano
rinomati luoghi di cura, a noi oggi sembra addirittura improponibile per
una malata del genere il lungo e faticoso viaggio verso Madera, per cui
non c'era neppure un mezzo adatto. Fu necessario accettare la generosità
della regina Vittoria, che mise a disposizione il proprio yacht personale
ad Anversa ed invitò l'imperatrice a farle visita. Elisabetta,
ringraziando, rifiutò l'invito con la scusa che intendeva serbar
l'incognito il più a lungo possibile; effettivamente lo stesso imperatore
l'accompagnò solo fino a Bamberga. Sarà il primo di una lunga serie di
sgarbi dell'imperatrice alla regina, che farà invece amicizia col figlio
Rodolfo e sarà incredula alla notizia della tragedia di Mayerling.
Joan Haslip, che studia soprattutto sui documenti inglesi, già
lodati dal conte Corti per la loro obbiettività, propone una tesi
scandalosa: forse non si trattava di polmonite, ma i postumi d'una
malattia venerea, contratta dall'imperatore in Italia e con la quale
contagiò la giovane sposa ignara, a cui l'erede era costato indicibili
sofferenze e che vedeva così messa in forse la possibilità di generare
altri figli, distogliendola dall'unico scopo della sua esistenza fino ad
allora.
Effettivamente l'imperatrice lamentava gonfiori al volto ed alle
articolazioni, disturbo che ha ben poco a che vedere con le malattie di
petto e che giustifica in parte la cura con cui in seguito si protesse con
veli, guanti e la famosa biancheria di daino.
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Quest'ipotesi, assolutamente senza prove, (se mai ce ne furono si
provvide a distruggerle!) spiegherebbe il viaggio a Madera: luogo caldo e
provvidenzialmente lontano da sguardi indiscreti, soprattutto dalla
temutissima stampa scandalistica francese, diffusissima in Piemonte ed in
Lombardia.
Non dimentichiamo che ben due potenze rivali: la Francia e la
Svizzera, condividevano l'arco alpino con l'Austria, annullando in parte
le frontiere, perché le popolazioni montane avevano una cultura propria e
vivevano da sempre di contrabbando, per cui i disturbi dell'imperatrice
le cure a lei prestate sarebbero facilmente diventate di pubblico dominio
entro breve tempo.
E si spiegherebbe anche il brusco cambiamento di Sissi, fino allora
innamorata del marito, ma dispiaciuta di dover condividere con lui la
dignità del trono ed improvvisamente del tutto incurante del suo mondo e
sempre impaziente d'andarsene, nonché la cura decisamente maniacale che
in seguito dedicò alla propria persona, stranissima in una donna timida e
schiva, com'era stata nei primi anni di matrimonio.
Dunque la fata inaccessibile, che non mangia e non cammina come
tutti gli altri mortali, è in realtà una donna troppo ammalata per
vivere nella realtà, o addirittura per conoscerla?
Questa versione dei fatti fornirebbe un valido motivo al distacco
dai figli, proprio nel momento in cui il suo crescente ascendente
sull'imperatore le consentiva d'aver voce in capitolo, nonché tante
vicende successive: la predilezione per Valeria rispetto ai fratelli, il
colpevole silenzio con cui si lasciarono degenerare le condizioni del
principe ereditario, quando lui pure fu soggetto ad una malattia venerea e
fu necessario ricorrere agli oppiacei per curarlo, senza farne parola con
la madre.
Sifilide era una parola evidentemente proibita a corte.
Forse però è anche troppo comune adesso, da quando Freud ha
svelato la potenza nascosta della libido.
La verità poteva essere anche più semplice: con la nascita del
principe ereditario Sissi ritenne d'aver concluso il suo compito e di
potersi ritirare a vita privata. E quando l'adorato marito invece di
seguirla su questa strada partì per la guerra... la perse, perché lei
cominciò ad adorarlo un po' meno.
La scoperta delle infedeltà coniugali, naturalmente, non contribuì
ad appianare gli animi.
Insomma, polmonite è un po' poco e sifilide un po' troppo per
spiegare il cambiamento e la tesi della Haslip è molto stimolante, ma non
può essere dimostrata.
Senza questa spiegazione resta un grave vuoto, certo, ma forse
anche colmarlo completamente è ormai impossibile. La necessità tutta
anglosassone di trasparenza risponde ad un'inconscia esigenza di
credibilità elettorale o almeno ad un confronto quotidiano con un
Parlamento giudicante, che gli Asburgo non ebbero mai.
Per loro, imperatori per grazia divina ed unico baluardo contro le
forze congiunte dell'ateismo e della democrazia, la massima disponibilità
possibile era già stata raggiunta in occasione del primo viaggio in
Italia e visti gli scarsi risultati ottenuti non si ritenne mai necessaria
una replica.
L'amore condiviso per l'Ungheria o quello solitario di Sissi
per l'Irlanda e poi per la Grecia non vollero o non poterono
trasformarsi in un rapporto politico con la gente del posto.
Anche gli ungheresi, per quanto amati, restarono sempre sudditi e
gli italiani invece pensarono di non potersi mai accontentare di questo.
La scelta di Venezia come luogo di soggiorno per la convalescenza
dopo Madera e prima di Vienna, che tra l'altro fu accettata da Sissi, ma
proposta dall'imperatore, fa pensare che, di fatto, la città non fosse
considerata ne' imperiale, ne' italiana.
Un porto franco.
Questa tra l'altro era la proposta che Francesco Giuseppe aveva
portato a Villafranca e che gli Italiani non conobbero mai, perché
Napoleone III ritenne più vantaggioso prendersi la Lombardia a nome del
Piemonte e rigettare il Veneto più povero, senza neppure nominare
Venezia.
L'imperatore invece conosceva bene la città e la ritenne adatta
ad ospitar la moglie, di qualsiasi natura fossero i suoi disturbi. Forse
la scelta di questa città desueta, immersa nella nostalgia di una storia
lontana, di un passato irripetibile, ha un qualche legame con la nuova
dimensione dell'imperatrice, che non voleva o non poteva più avere un
ruolo ufficiale a corte.
Qui Sissi ha iniziato la sua celebre collezione di ritratti e foto
di donne famose, con l'aiuto di tutti gli ambasciatori e causando non
pochi motivi d'imbarazzo a quello di Costantinopoli, che chiedendo al
sultano di farsi mandare qualche immagine di bellezza locale non riuscì
proprio a convincerlo di rispondere ad un desiderio dell'imperatrice. Qui
c'è stata la prima presa di posizione per avere un gruppo di dame di
corte che le fossero amiche, anche se meno blasonate di quelle scelte
dall'arciduchessa Sofia; come la contessa Paola Bellegarde e suo marito
conte di Königsegg-Aulendorf, che divenne suo ciambellano. Qui la
famiglia imperiale poteva essere a tratti una famiglia qualsiasi, per
quanto agiata. Purtroppo la documentazione di questi tre anni è scarsa ed
anche i motivi della partenza ci sfuggono o quasi. Le notizie sono molto
contradditorie: il barone Hübner ed il conte di Crenneville si rallegrano
della radiosa bellezza dell'imperatrice e della rinata armonia fra i due
coniugi, mentre le dame di compagnia scrivono a casa che la loro signora
passa la sue giornate a piangere e loro stesse hanno i nervi a fior di
pelle per la freddezza con cui son trattate in città.
Effettivamente anche per i veneziani fu un trauma vedere la loro
"intermediaria" di cinque anni prima trasformata in
un'artificiosa bambola del tutto dimentica di loro!
Ma qualsiasi male vero o presunto l'avesse cambiata,
l'imperatrice ne soffriva crudelmente.
Nell'aprile del '62 il gonfiore alle articolazioni ed al volto è
ormai pari a quello che inizialmente l'ha fatta partire. Elisabetta teme
di essere incurabile; arriva a Venezia la duchessa Ludovica, che convince
la figlia a farsi visitare dal vecchio medico di famiglia, il dottor
Fischer, il quale contraddicendo tutto quanto detto fino allora, parla
invece d'una grave forma d'anemia, da curarsi con le acque di Kissingen.
Si torna dunque a Vienna, ed il 14 agosto la principessa Elena
Taxis scrive ad un'amica: "Ora siamo di nuovo in questo paese, ma
quanti avvenimenti nel frattempo!... Per lei è difficile rinunciare ad
essere continuamente in viaggio... quando non si ha la pace
interiore..."
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