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Parte III: una donna sola
8 dicembre 1869 Roma
l'imperatrice assiste all'Inaugurazione del Concilio Ecumenico, nella
tribuna riservata ai sovrani regnati. Il suo comportamento è giudicato
molto strano dai religiosi, perché aveva insistito per giungere a Roma in
incognito e non ci si aspettava certo che volesse avvalersi di un privilegio
abbastanza speciale. Tanto più che, una volta ottenutolo, l'imperatrice
si annoia e non si ferma più d'un'ora ad una cerimonia che ne dura
sette!
Per fortuna gli alti prelati non leggevano le lettere ironiche che
scriveva al marito: "...si ha sotto lo sguardo un oceano di mitre, ma
una sola visita è più che sufficiente."
Comunque la sua temerarietà è giustamente punita e nonostante il
preteso incognito è solennemente ricevuta dal papa Pio IX, che il 12
ricambia la visita a Palazzo Farnese, dove l'imperatrice è alloggiata. Il
papa è cordiale e loquace: una vera penitenza per lei, che non comprende
l'italiano! Si sfoga scrivendo di nuovo al marito che "presso la scala
il papa si tirò sulle orecchie un berretto scarlatto ed indossò un
mantello di porpora orlato d'ermellino, aveva l'identico aspetto
dell'imperatrice Carolina Augusta!"
Il marito non doveva gradire molto quelle strane lettere, perché dal
1855, dopo che il barone Bach lo ha convinto a firmare un nuovo Concordato,
l'impero aveva un rapporto un po' conflittuale con la Chiesa: due mondi
sostanzialmente estranei l'uno all'altro si accusano vicendevolmente
d'inadempienza di fronte al dilagare del potere liberale e democratico. Il
concordato aveva scontentato tutti: i religiosi ritenevano che
l'imperatrice avrebbe dovuto avere un atteggiamento più tradizionale,
mentre i nobili, soprattutto tedeschi, accusavano la Chiesa di non
schierarsi dalla parte dei cattolici con la sufficiente chiarezza,
soprattutto nei confronti della Francia, che continuava ad essere,
nonostante tutto, la nazione prediletta.
A questo stato di cose s'aggiungevano gli abituali terrori
dell'imperatore per l'incolumità della moglie; non s'era mai abituato a
quella sua necessità di viaggiare continuamente e dopo il 1866 aveva
preteso che l'imperatrice conservasse un rapporto privilegiato con Trieste
ed in genere con gli ultimi territori rimasti italiani, trascurando
ostentatamente quelli passati a far parte dell'Italia, nasce così una
"Sissi tirolese", grande camminatrice in alta montagna,
instancabile quando può fare a meno del protocollo, coraggiosa e curiosa di
tutto, grande amante degli animali selvatici e dei fiori, celebrata a Merano
non meno che a Lienz. Le deliziose "sortite in incognito"
dell'imperatrice, che amava capitare in una malga all'improvviso a
chiedere una tazza di latte appena munto, o nascondersi in un bosco per
sfilarsi di nascosto la sottoveste e marciare più libera, sono celebri
anche nella zona di Madonna di Campiglio, sul passo della Mendola e
dintorni.
Perché dunque venir meno alla sua immagine di regina delle alpi e
fata del mare nebbioso, per arrivare a Roma nel bel mezzo della disputa che
la voleva capitale d'Italia e farsi ospitare a palazzo Farnese, dal
cognato Borbone, insieme a tutti i napoletani e siciliani nostalgici del
Regno delle Due Sicilie? Ma soprattutto perché una volta raggiunta la
sorella Maria, ex Regina di Napoli in quel delicato frangente, mettendo in
ansia il povero innamoratissimo imperatore, non recitava la parte di brava
sovrana cattolica che tutti si sarebbero aspettati?
Sostanzialmente perché Sissi era del tutto ignara delle dispute
politiche sull'argomento.
Giungeva a Roma, semplicemente e banalmente, perché la sorella Maria
era finalmente incinta di suo marito e voleva esserle vicina: il 24
dicembre, nello stesso giorno del suo compleanno, la sua attesa è premiata
e nasce la nipotina che porterà il suo nome, Elisabetta assiste
amorosamente al parto e si busca un raffreddore, curato a latte d'asina
secondo le tradizioni locali.
A differenza dei milanesi e dei veneziani, i romani sono incantati da
questa figura anticonvenzionale d'imperatrice cattolica, ma tutt'altro
che bigotta, nel radioso splendore dei suoi trent'anni, che neppure con la
febbre può rinunciare ai suoi favolosi bagni e massaggi d'olio profumato
e la migliore nobiltà si mette a sua completa disposizione. Ecco un
Visconti scortarla in incognito, come piace a lei, per tutta Roma, mentre i
Doria e gli Odescalchi, sotto la protezione di Beniamino Malatesta, la
invitano a spettacolari partite di caccia.
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L'imperatrice è ormai famosa nel suo ruolo d'amazzone: la
passione per la corsa agli ostacoli le era venuta ai tempi della seconda
guerra d'indipendenza, in quella tarda primavera del '59 in cui
l'imperatore era partito senza di lei per l'Italia, ponendo fine, di
fatto, alla fase romantica del loro rapporto.
Anche se il medico di corte e l'arciduchessa Sofia sono contrari,
Sissi trova nell'equitazione grande conforto, soprattutto quando i famosi
gonfiori alle articolazioni le rendono penoso camminare. I boschi romani, la
caratteristica ombra dei lecci, che restano verdi per tutto l'inverno, la
cordiale presenza dei nobili cosmopoliti ed amanti del lusso, ma del tutto
staccati dall'attivismo politico, secondo la nota tradizione della
famiglia Wittelsbach, impressionano positivamente l'imperatrice, che anche
quando l'amatissima nipotina muore e la sorella abbandona quasi
definitivamente palazzo Farnese ed i suoi tristissimi ricordi, conserva
rapporti cordiali con l'Italia insulare a dispetto di quanto avviene con
l'ex Lombardo-Veneto.
Forse la simpatia ha anche una colorazione politica: re Umberto e la
regina Margherita sono invitati sia a Vienna che a Gödöllö, nel castello
ungherese, mentre si continua ostentatamente ad ignorare la pianura padana.
Se l'imperatrice vivesse oggi sarebbe antileghista!
I tempi spartani dei primi viaggi sono ormai dimenticati ed ora si è
provveduto ad uno yacht per gli spostamenti continui di Sissi. Abbiamo la
descrizione di un testimone di prim'ordine, il lettore di greco
Christomanos:
"lo yacht imperiale è elegante e sfarzoso. Le cabine riservate
all'Imperatrice, collocate assai in basso nel corpo del battello, hanno
quel carattere speciale d'un alloggio del marinaio; sono disposte
praticamente e con semplicità... tutti i mobili son ricoperti di seta
bianca sotto cui nessuna seta s'indovinerebbe e per ogni luogo vi sono
fiori. La cabina da bagno è in verità, la più importante... durante le
traversate non prende se non bagni di mare: quest'acqua, una scialuppa,
mentre il bastimento cammina, va a cercarla assai lontano, al largo. Sul
ponte v'è una rotonda di vetro, offrente da tutte le parti vista sul
mare, imbottita di seta celeste. È qui che l'imperatrice si fa
pettinare... fin tanto che ella si tiene in questo padiglione, le tendine
sono tutte abbassate... ma il suo particolare dominio è... il cassero di
poppa e uno dei ponti di comando ch'ella fece chiudere con tele da
vela..."
Lo yacht è il vero palazzo dell'imperatrice, che a Vienna si sente
sempre in esilio; la sua estraneità nei confronti della capitale diventa
patologica dopo la morte di Rodolfo, nel fatidico 1889, che la trasformerà
in una vera e propria Mater Dolorosa.
Da quella data fino alla sua morte, avvenuta il 10 settembre 1898
l'imperatrice non abbandonerà mai più il lutto, vestendo solo di nero e
viola, ornata di perle nere ed ametiste. La rosa di Baviera d'un tempo
disconosce persino il proprio fiore preferito, per sostituirlo con le
mammole. Viola è anche l'inchiostro con cui scrive le sue innumerevoli
lettere, che dato che è nervosa e disordinatissima, sono costellate di
piccole macchie tanto simili alle violette.
In questa sua veste di Mater Dolorosa è sempre più assidua nei
porti italiani: Trieste, Messina, Palermo... per la prestigiosa villa di
Corfù, l'Achilleion, compra l'arte di Firenze e di Pompei, talvolta
facendosi clamorosamente imbrogliare, perché gran parte delle belle, ma
recenti copie che ornano oggi i giardini sono da lei state acquistate come
autentiche reliquie dell'amata antichità classica! L'artista italiano
Chiattone è l'artefice della statua marmorea del principe Rodolfo che
viene solennemente sistemata il 22 aprile 1895, accanto a quella
d'Achille.
La cerimonia d'inugurazione si svolge all'alba, in un'atmosfera
incantata e solenne.
Quando cade il velario l'imperatrice rimane assorta in silenzio,
con gli occhi che lentamente si velano di lacrime.
L'indomani, con l'impetuosità che le è congeniale, lascia
precipitosamente Corfù per dirigersi, dopo tanti anni d'assenza, a
Venezia, ma ahimé! a palazzo reale ci sono ora i Savoia, che immediatamente
l'invitano e l'imperatrice è costretta ad interrompere la sua clausura
per concedere loro una visita.
Che avrà provato?
Che effetto poté farle Venezia?
Difficile dirlo, anche perché fu l'ultima sua apparizione in
pubblico.
Subito dopo riprendono le sue peregrinazioni, perché in nessun luogo
trovava pace. Aveva detto a Christomanos che l'unica città in cui si
sentisse a suo agio era Ginevra!
effettivamente quel lago le restituì la pace agognata.
Mary Falco
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