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che per una intera estate si era mantenuta nei dintorni del Lago
Verde, visto il caldo sole di ottobre decide di concedersi una gita verso la
sorgente delle acque dello stesso lago.
Inizia il suo viaggio verso il mezzogiorno e scivolando da una insenatura
all'altra del Sinni si avvicina al secondo ponte del fiume.
Qui un uomo osservava come la campagna si era trasformata già nel primo
autunno, e nel guardare qua e la vede un mostro guizzare nel flusso delle
acque già appena ingrossatosi per le prime piogge: è un lunghissimo
serpente davvero grosso.
Lo spavento gli impone una precipitosa fuga.
Sale verso la parte alta del fiume per raggiungere i suoi campi, ma la
curiosità lo porta ad esporsi di tanto in tanto per vedere se si trovano
ancora tracce di quel mostro. Passano le ore e tutto tace, ma a pomeriggio
inoltrato sente delle grida provenire dal fiume.
Il nostro contadino lascia tutto e corre su di un cocuzzolo e vede il
lontananza delle persone che corrono emettendo grida incomprensibili da lui,
per la distanza.
Qui la fantasia del nostro contadino si accende e pensa alle dicerie
dell'estate appena trascorsa, e cioè che un Anaconda sottraeva agli armenti
dei capi di bestiame, e forse anche oggi è successo qualcosa del genere, dice
a se stesso il nostro uomo: evidentemente in quei racconti doveva esserci
qualche elemento di verità sulla vicende dell'anaconda.
Si incammina per raggiungere il posto da ove provenivano quelle voci, qui
trova un gruppo di persone tutte spaventate, esterrefatte, li rianima,
fa in modo che gli raccontino quanto accaduto, nel frattempo arrivano altre
persone e tutti insieme tornano indietro per verificare quanto appena
sentito.
Giungono sul posto e trovano un ammasso puzzolente di sterco
attribuibile all'anaconda ma nessuna altra traccia di esso.
Furono raccolti dei campioni di quello sterco per inviarli al solito Centro
Studi di Biologia Marina, ma proprio nel momento di muoversi per far ritorno
verso il proprio luogo di lavoro si vede il mostro attorcigliato a un cerro
che facenva ondeggiare fortemente ed ad ogni giro emetteva un soffio
puzzolente da stordire gli astanti.
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Eccolo, gridò uno di loro, è lui che ha mangiato il nostro cavallino e
disperso i cavalli, solo la mamma del cavallino gli ha assestato un paio di
calci ma poi anche lei si è allontanata.
Non sapendo cosa fare, tutti si allontanano velocemente, sia per il tanfo
appestante che emanava quella bestia e sia per la paura che quel mostro
incuteva.
Al termine del suo esercizio l'anaconda riprende il suo viaggio e lascia in
pace i malcapitati contadini.
Si formarono questa volta dei gruppi di cacciatori ben decisi a farla finita
conquesto serpente, divoratore di grossi animali, e che incuteva ormai paura in
tutta l'area inferiore e superiore del Lago Verde.
Se le ricerche diedero un qualche esito non è dato sapere, perché tutti
dissero di non aver rinvenuto alcun esemplare d'anaconda, ma sotto sotto si
diceva che il risultato di quella spedizione doveva essere tenuta segreta,
per la tranquillità dei partecipanti.
Fu questa la notizia più incredibile dell'estate, perché una colluvie di
ricercatori della gioventù eterna prima, e cacciatori
"vendicativi" poi, si riversarono nell'area mettendo la brava,
laboriosa e semplice gente del posto in un frenetico stato d'ansia per
cercare di ottenere da tale movimento di persone in visita nella loro terra
una qualche ricompensa del fastidio subito dal mostro e che gli stessi
visitatori avevano arrecato con la loro presenza durante un'intera estate,
ossia mettendo a frutto l'evento in un inizio di accoglienza turistica e
facendo in modo che nascesse un intento turistico, portatore di economia per
un'area da sempre sconosciuta.
Nacquero così attività varie, furono prodotte diverse sculture dei
personaggi delle favole e racconti, fatte anche molte interveste a personaggi
ignari di tutto, ma che per il solo piacere di essere menzionati in questa o
quella storia confermavano tutto quello che gli si chiedeva, aggiungendo talvolta del proprio fino a far diventare l'accaduto un vero e proprio
commercio di oggettistica raffigurante le varie metamorfosi attribuite
all'anaconda che doveva avere veramente una sua spiccata intelligenza. Questo ormai raggiunto il picco più alto del monte Sirino,
(a mezza quota
trovasi il tempio del dio Siris, la ove scorga il Sinni) lui, il mostro se la
rideva a sazietà.
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