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L'anaconda che da tanti giorni si gode i panorami del monte
Sirino, giunto ormai ad una notevole altezza e lontano dal dio Siris che lo
aveva avvertito di non mangiare animali a lui cari, decide di fare un buon
pranzo prima di scalare l'ultimo tratto della montagna che lo separa dalla
vetta.
La vicino c'è una mandria di vacche con al seguito dei bei vitellini; ecco,
dice l'anaconda: "Quelli sì che rappresentano un vero
pasto".
Si porta dietro la mandria ed aspetta che un buon vitello si avvicini a lui,
questo accade quasi subito e lui senza fare troppo rumore lo attira verso la
siepe col suo fluido magico e lo inghiotte agevolmente. Poi cerca un
albero per attorcigliarsi e rompere le ossa della preda che è ormai dentro
di sé, ma d'intorno non ve ne sono, allora si avvicina con fatica ad un
grosso masso e lo circonda con le sue spire stringendovisi fortemente. Quando
il vitello è ormai spezzato e steso il più possibile nel suo corpo, si mette nuovamente
in cammino verso la cima del monte.
Giunto in un piccolo pianoro che lo conteneva appena si adagia su di una
roccia ad ammirare il panorama e di fronte a sé c'è la vetta del massiccio
del Pollino, che si presenta maestoso ed al tempo stesso suscita in lui il
desiderio di visitarlo.
Proprio nel momento in cui il nostro gitante pensa se un giorno potrà
visitarlo, viene colpito da una folata gelida di borea, ecco dice l'anaconda:
"Questo è il dio Siris che mi vuole punire per aver mangiato un
vitello; mi
conviene sbrigarmi a raggiungere la vetta prima che mi copra di
ghiaccio". Detto fatto: si mette subito a scalare l'ultimo tratto del
monte Sirino per poter ammirare buona parte dei monti della catena dell'Appennino.
Non fa in tempo a raggiungere la vetta che la borea ritorna con più forza e
il cielo si copre di nuvole, ma non nere come quando minaccia pioggia, bensì
grigie, e la temperatura torna quasi calda e dei grossi fiocchi di neve gia
scendono copiosi. L'anaconda capisce che quello che sta per arrivare è un
gelo da far rabbrividire anche chi vive tra i perenni ghiacciai.
Il dio Siris sta mantenendo la sua promessa: "Devo assolutamente abbandonare,
e il più velocemente possibile, questa quota perché potrei rimanere
sepolto dal ghiaccio per molto
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tempo e persino morirvi, e far contento quel
fanfarone del Siris".
Studia velocemente un piano per
allontanarsi il più in fretta possibile: la prima soluzione, visto il pendio
del monte e l'alta quota, è di trasformarsi in un gomitolo ben stretto e
lasciarsi rotolare a mo' di palla per tutto il tratto che lo separa dalla
valle.
Detto fatto, si stringe in sé con la testa al centro della sfera e con un
colpo di coda fa prendere il moto alla "palla". Questa raggiunge velocemente
la valle con salti di diverse decine di metri per volta, tanto che alla
fine l'anaconda si trova tutta mal concia e con diversi pezzi di pelle
mancanti per averla persa nei colpi presi tra sassi o rami di alberi
spezzati dai colpi che assestava involontariamente nella discesa dal monte.
Si guarda intorno e vede una fessura tra le rocce, decide di adottarla come
tana fino a quando le sue ferite saranno completamente guarite, il che
avviene relativamente presto: vi trascorre il resto della giornata e tutta
la notte.
Al primo raggio di sole che illumina la grotta l'anaconda è ormai come
"nuova" grazie alle sue proteine guaritrici e rigeneranti.
Si muove per uscire e per poter verificare la temperatura esterna che non è più rigida, ma lascia ancora presagire il cambio di stagione.
Ecco, dice l'anaconda: "Quel birbone di Siris non molla, devo proprio
andarmene e raggiungere al più presto le acque del Lago Verde".
Si avvia a discendere il monte e tra una balza e l'altra vide che poco
distante correvano macchine di diverse grandezze, ed una bella grossa era
parcheggiata nell'area di sosta facilmente raggiungibile. La decisione è
presa, deve montarci sopra e farsi trasportare a valle, ma la sua maggiore
sorpresa è quella di vedere che il grosso camion-autobotte, trasporta pesci da
lanciare proprio nelle acque del Lago Verde.
Sale sul grosso castagno i cui rami pendono sul camion
quasi a sfiorarlo, si fa scivolare dolcemente senza fare alcun rumore ed
aspetta che il camion riparta.
Il cielo a quella quota è bello e fa quasi caldo, così l'anaconda si gode il
viaggio in barba al dio Siris e all'insaputa dei camionisti che lo
trasportano.
Dopo qualche ora è in riva alle acque del Lago Verde, e mentre i macchinisti si
sgranchiscono le gambe l'anaconda scende dal lato opposto e si immerge
tranquillamente nelle sue accoglienti acque.
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