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 LE CREATURE DEL LAGO VERDE
L'anaconda verso le cime dei monti Appennini

di Pietro Giovanni Lucarelli

Un giorno l'anaconda del Lago Verde decide di godersi una gita verso la sorgente del dio Siris.
Al lampeggiare dell'aurora inizia il suo viaggio attraverso le acque che alimentano il lago, sua sede abituale ormai da una lunga estate.
Esce allo scoperto tutte le volte che le acque del fiume sono insufficienti per coprire il suo  grande corpo. Antonio, questo il nome dell'uomo che lo ha avvistato, si stropiccia gli occhi per destarsi dallo stupore o da un sogno ad occhi aperti. No, non sta sognando, quello che vede non è frutto di vagheggiamento onirico: è veramente un anaconda favolosamente grande, che sta avanzando quasi in linea retta, se si escludono alcuni ostacoli, come massi, siepi o alberi. In breve tempo raggiunge il ponte su cui si trova Antonio col suo trattore carico di frattaglie di animali appena macellati da portare all'inceneritore. Conoscendo tutte le storie raccontate dalla gente durante l'estate appena trascorsa decide di gettare un po' di quelle frattaglie sul greto del fiume per vedere come si comportava quello strano essere.
Antonio, senza fare troppi movimenti afferra una forca e getta le budella ancora calde delle bestie macellate sotto il ponte.
L'anaconda percepito il calore dei budella, si ferma un attimo, alza più del solito la testa emette un grosso soffio e poi si avvicina al mucchio di budella, le inghiotte avidamente tutte, e poi vi si accoccola vicino.
Il nostro trattorista al suo arrivo all'inceneritore racconta quanto era appena accaduto e che forse l'animale  era ancora là, visto il breve tempo impiegato a percorrere la strada che lo separava dall'inceneritore.
Nessuno gli crede, anzi gli amici più cari lo beffano dicendo: "col tuo racconto vuoi superare tutti gli altri".
Egli amaramente accetta le critiche e dice: "Avete tutti ragione, perché io avrei fatto di peggio".
Tra i presenti però sotto sotto comincia a  

circolare l'idea di andare a vedere e verificare, per avere un qualche riscontro con le storie raccontate durante l'estate. In quattro e quattr'otto si formò un gruppo ben numeroso di persone e macchine per recarsi sul posto; il gruppo è capeggiato da un giornalista che faceva la sua vacanza in quella zona proprio in cerca di un qualche elemento di verità sulla vicende dell'anaconda.
Giunti sul posto il gruppo trova veramente un ammasso di sterco puzzolente vicino al ponte ed attribuibile all'anaconda, ma nessuna traccia di esso.
Furono raccolti dei campioni di quello sterco per inviarli al solito Centro Studi di Biologia Marina, ma proprio nel momento di muoversi per far ritorno all'inceneritore vedono un gruppo di persone correre e gridando aiuto: "un mostro ha mangiato un maialino!".
I due gruppi si uniscono e insieme si dirigono verso questo nuovo posto, giunti poco più avanti vedono un pioppo ondeggiare fortemente, a causa di quel mostro che vi si attorcigliava, ed ad ogni giro emetteva un soffio puzzolente da stordire gli astanti pur essendo ancora lontani.
Non seppero cosa fare, tutti si allontanarono velocemente.
Si portarono su di una collina  per seguire da lontano i movimenti dell'insolito animale; con l'aiuto di un binocolo il giornalista lo segue per un certo tratto poi lo perde. Fattosi coraggio, tre ardimentosi accompagnano il giornalista alla ricerca dell'anaconda, per poter scattare qualche foto a documento del racconto, ma non hanno trovato alcuna traccia.
Al nostro giornalista non resta che riportare i racconti fatti fino ad allora dai protagonisti delle tante storie, nel servizio da inviare al proprio giornale.
A causa di questi racconti e servizi vari nacque la presente raccolta di favole legate alle creature del Lago Verde.

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