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LE CREATURE DEL LAGO VERDE
L'anaconda si prepara per il letargo
di Pietro Giovanni Lucarelli

L'anaconda reduce di un movimentato viaggio sul monte Sirino, si dà alla vita giocosa riprendendo le sue amate trasformazioni e sorprende per primo i suoi trasportatori con una esibizione delle sue metamorfosi più eloquente ed ingannevole del solito quella della Manta Birostris.
Portatosi a pelo d'acqua assume l'aspetto appunto di una nave, i lanciatori di pesci che provvedevano al ripopolamento delle acque videro questa nave e la scambianano per quella dei pescatori che abitualmente pescano sul lago credendo che pescassero i piccoli appena lanciati
 cominciano a gridare: "Andate via o chiameremo le guardie", ma il mostro stava la a godersela e a ridere di quei poveri mortali che si preoccupavano dei pesci.
Passarono dei giorni e il grande inverno era ormai vicino, l'anaconda decide così di esplorare ogni angolo del Lago Verde per meglio affrontare il generale inverno.
Giunto quasi all'inizio del flusso fluviale si accorge che quello giannizzero del dio Siris si era incamminato verso il lago per punire il trasgressore anaconda.
Un turbinio di massi scendevano a valle spinti da quel dio infuriato che aveva scatenato un potentissimo diluvio a monte dell'invaso.
L'anaconda si vide perso, e pensò che era ormai giunta la sua ora, ma ecco che si ricorda del dio Proteo che più di una volte si era complimentato con lui per la sua capacità d'impersonarlo nelle sue metamorfosi, gli chiese così subito aiuto dicendo: "Mio dio e pastore ti prego salvami da questo fanfarone che si spaccia per un potente dio, tu che sei il mio pastore, ti prego proteggermi da Siris che ha deciso di punirmi severamente per aver gustato le sue vivande.
Proteo risponde: " Va bene ti suggerisco di assumere la mia immagine e di andare incontro a Siris dicendogli: mio buono amico, cosa ti ha fatto così tanto infuriare?"  Detto fatto, l'anaconda si trasforma in Proteo e va all'incontro del dio Siris che è ormai nelle acque del lago a capo di una gran massa di terra mista a grossi sassi; l'anaconda si mostra al dio salutandolo nella

suggerita espressione, Siris risponde: "Non è tempo di convenevoli, spostati o travolgerò anche te". "Prego, amico, le mie acque sono le tue, vai e cerca chi ti ha offeso!".
In breve tempo il lago diventa torbido e sassoso quasi alla tracimazione quando si accorge che l'anaconda era stato aiutato da Proteo "ah, dunque, sei tu che lo proteggi, ora distruggerò il tuo lago", ma ecco che il vero Proteo compare  all'infuriato dio. "Calmati e concedi a me il compito di farti giustizia, visto che in qualche modo ho contribuito a non fartelo trovare; io so dove si nasconde quel serpente goloso, farò in modo che non uscirà più dalla mandria che il potente Zeus mi ha affidato, e tu non vorrai che nostro padre si infuri anche con te, lascia, dunque a me il compito di soddisfare la tua rabbia".
Siris accondiscende e il sereno torna sulle acque del Lago Verde.
Proteo chiama a raccolta tutte le mandrie marine e cerca l'anaconda, ma questo era già uscito dalle acque del lago e rifugiatosi sui colli che lo circondano.
Proteo, non potendolo punire direttamente si rivolge alla madre Gea e chiede a lei di punire quel figlio disobbediente.
Gea acconsente e garantisce a Proteo per tutto l'inverno: l'anaconda non potrà immergersi nelle acque, ne cibarsi sulla terra, perché attirerò tanto gelo che l'anaconda dovrà consumare tutto le sue polpe acquisite fino ad ora per arrivare alla nuova estate.
Fu così che le superfici del lago divennero coperte da un grosso spessore di ghiaccio e non più penetrabili da nessuna parte e la stessa terra era  un unico pezzo che nessuno poteva rompere per sprigionarsi da essa.
L'anaconda che era riuscita a trovare una cavità nelle profondità della terra, si strinse nelle sue spire e scontò tutta la sua punizione.
Fu così che per molti mesi non si parlò più dell'anaconda del Lago Verde e delle sue imprese.
Il dio Siris si ritenne soddisfatto e tutto tornò come prima.

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