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Corre l'anno 2005. In un giorno di fine estate un pastore al pascolo con le sue pecore rimane esterrefatto da un evento mai
immaginato. Si trovava in alpeggio sul pendio del monte Sirino vicino alla
sorgente dello stesso Lago, quando un grosso cerro ondeggia fortemente a
causa di
un enorme serpente grosso come il collo di un asino e molto lungo, e una testa altrettanto grossa
che fa girare intorno al fusto dell'albero.
Il pastore rimasto trasecolato dall'evento sia per la grandezza di
quell'esotico animale, sia per la facilità con cui faceva dondolare il
cerro, e sia per gli spostamenti d'aria che provocava con i suoi soffi
potentissimi. Ripresosi il pastore dallo stupore, comincia a fantasticare con i ricordi delle
dicerie dell' estate appena trascorsa. Allora, dice il pastore, il serpente anaconda,
enorme, esiste per davvero. Con questa riflessione nella mente: osserva le
mosse dell'animale e vede che si avvicina ad una fessura del terreno vicino alla sorgente e vi si introduce
lentamente facendo cedere il terreno e le stesse rocce che ostruiscono
l'imboccatura della sorgente.
Subito dopo che il serpente si era introdotto completamente nel sottosuolo,
vi fuoriusce un fiotto d'acqua spruzzata fortemente e accompagnata da un suono non
identificabile con nessuno di quelli di sua conoscenza.
La mente del pastore corre alla mitologia antica e si sofferma sul potente
Titano "Prometeo" che rubò il fuoco agli dei per farne dono agli
uomini, per questo punito severamente da Zeus custode del fuoco eterno per
essere stato burlato più di una volta da Prometeo che gli scrittori di
questa estate hanno certamente scambiato col dio pastore delle mandrie
marine, "Proteo", che secondo loro rubò il fuoco del sapere agli dei,
a causa della metamorfosi dell'anaconda nella notte di San Lorenzo.
Qui si accende la fantasia del pastore ed immagina le cose più strane,
come una reggia dedicata al dio Siris, nel sottosuolo del massiccio del
Monte Sirino, con tante ninfe che danzano in
onore dell'illustre ospite. L'anaconda accoccolatosi da una parte
dell'immensa sala si diverte a vedere
da vicino le gioie dell'Olimpo e il vivere di quel dio di cui è ospite. Ma
il pastore delle mandrie marine sa che non è gradito agli dei per quel suo furto, ed immagina
una nuova punizione o quanto meno una cosa simile; infatti
a festa inoltrata, il dio si presenta in tutta la sua pompa facendo tremare persino
le sue abituali ospiti, le ninfe. Poi si avvicina all'anaconda e gli |
dice: "Tu
hai trovato ospitalità nelle mie acque ove sei stato accolto con favore, ma
ricordati che solo io posso punire gli uomini che usano le mie risorse. Cibati pure a
volontà degli animaletti selvatici che vivono nel lago, ma
lascia stare i cavalli, le mucche, le pecore e tutte gli animali a me cari,
altrimenti pagherai quello che un dì ti è stato affrancato".
L'anaconda annuisce e si congeda da quel dio tanto severo e protettore dei
suoi popoli, animali o uomini che siano.
Allora, dice il pastore, devo credere che il dio serpente a guardia del Vello
D'oro è vero, solo che quell'Idra aveva molte teste e a nulla valse la sua
intelligenza contro gli Argonauti, mentre questo ne ha una sola e fa tremare
la terra, quindi deve essere un Titano.
La scienza, però, parla di un serpente di nome Anaconda, lungo 9 - 10 metri, e
forse anche di più, che si nutre di piccoli animaletti; forse questo è
cresciuto più di tutti gli altri e quindi è capace di inghiottire grossi
animali e di smuovere persino la terra nel rintanarsi.
Tornato a fare ragionamenti sani il pastore si accorge che il suo gregge è
ormai lontano sparpagliato in diverse direzioni, e si adopera subito a
raccoglierlo e ad allontanarlo da quei luoghi di pericolo, ma proprio nel
momento in cui il gregge è raccolto vede su di un grosso masso l'anaconda
accoccolato proprio come l'aveva visto alla corte del dio Siris, e le sue
pecore erano le ninfe danzanti, ma lui non si sentiva proprio di rappresentare
il dio e non aveva il dire (la parlantina) di Siris, perché vedere quell'essere così da vicino e con la bocca
appena aperta come se volesse ridere di lui, lo fece diventare più
annichilito del solito.
Raccomandò l'anima sua e il gregge al buon Dio d'amore e di perdono, per le
fantasticherie pensate prima. Promette di non peccare più di quelle cose e di
essergli fedele sempre, se lo avesse salvato da quel mostro che se la rideva.
L'anaconda si muove lentamente e si immerge nella boscaglia allontanandosi dal
gregge e da lui senza incutere timore alle pecore.
Il pastore guardò il cielo e disse: "Grazie, Signore, tu sì che sei buono
e misericordioso", quel mostro senza la tua possente mano mi avrebbe
distrutto tutte le pecore e non solo me!
Nel cielo comparve una nuvola azzurra, bassissima, quasi a sfiorare le cime
degli alberi, sotto i quali si trovavano le pecore che con la testa alzata belavano dolcemente.
Fu a questo punto che il rombo di un tuono lo svegliò e lo riportò alla vita
reale.
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