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CREATURE DEL LAGO VERDE
L'anaconda ospite del dio Siris
di Pietro Giovanni Lucarelli

Corre l'anno 2005. In un giorno di fine estate un pastore al pascolo con le sue pecore rimane esterrefatto da un evento mai immaginato. Si trovava in alpeggio sul pendio del monte Sirino vicino alla sorgente dello stesso Lago, quando un grosso cerro ondeggia fortemente a causa di un enorme serpente grosso come il collo di un asino e molto lungo, e una testa altrettanto grossa che fa  girare intorno al fusto dell'albero.
Il pastore rimasto trasecolato dall'evento sia per la grandezza di quell'esotico animale, sia per la facilità con cui faceva dondolare il cerro, e sia per gli spostamenti d'aria che provocava con i suoi soffi potentissimi. Ripresosi il pastore dallo stupore, comincia a fantasticare con i ricordi delle dicerie dell' estate appena trascorsa. Allora, dice il pastore, il serpente anaconda, enorme, esiste per davvero. Con questa riflessione nella mente: osserva le mosse dell'animale e vede che si avvicina ad una fessura del terreno vicino alla sorgente e vi si introduce lentamente facendo cedere il terreno e le stesse rocce che ostruiscono l'imboccatura della sorgente.
Subito dopo che il serpente si era introdotto completamente nel sottosuolo, vi fuoriusce un fiotto d'acqua spruzzata fortemente e accompagnata da un suono non identificabile con nessuno di quelli di sua conoscenza.
La mente del pastore corre alla mitologia antica e si sofferma sul potente Titano "Prometeo" che rubò il fuoco agli dei per farne dono agli uomini, per questo punito severamente da Zeus custode del fuoco eterno per essere stato burlato più di una volta da Prometeo che gli scrittori di questa estate hanno certamente scambiato col dio pastore delle mandrie marine, "Proteo", che secondo loro rubò il fuoco del sapere agli dei, a causa della metamorfosi dell'anaconda  nella notte di San Lorenzo.  
Qui si accende la fantasia del pastore ed immagina le cose più strane,  come una reggia dedicata al dio Siris, nel sottosuolo del massiccio del Monte Sirino, con tante ninfe che danzano in onore dell'illustre ospite. L'anaconda accoccolatosi da una parte dell'immensa sala si diverte a vedere da vicino le gioie dell'Olimpo e il vivere di quel dio di cui è ospite. Ma il pastore delle mandrie marine sa che non è gradito agli dei per quel suo furto, ed immagina una nuova punizione o quanto meno una cosa simile; infatti
a festa inoltrata, il dio si presenta  in tutta la sua pompa facendo tremare persino le sue abituali ospiti, le ninfe. Poi si avvicina all'anaconda e gli  

dice: "Tu hai trovato ospitalità nelle mie acque ove sei stato accolto con favore, ma ricordati che solo io posso punire gli uomini che usano le mie risorse. Cibati pure a volontà degli animaletti selvatici che vivono nel lago, ma lascia stare i cavalli, le mucche, le pecore e tutte gli animali a me cari, altrimenti pagherai quello che un dì ti è stato affrancato". 
L'anaconda annuisce e si congeda da quel dio tanto severo e protettore dei suoi popoli, animali o uomini che siano.
Allora, dice il pastore, devo credere che il dio serpente a guardia del Vello D'oro è vero, solo che quell'Idra aveva molte teste e a nulla valse la sua intelligenza contro gli Argonauti, mentre questo ne ha una sola e fa tremare la terra, quindi deve essere un Titano. 
La scienza, però, parla di un serpente di nome Anaconda, lungo 9 - 10 metri, e forse anche di più, che si nutre di piccoli animaletti; forse questo è cresciuto più di tutti gli altri e quindi è capace di inghiottire grossi animali e di smuovere persino la terra nel rintanarsi.
Tornato a fare ragionamenti sani il pastore si accorge che il suo gregge è ormai lontano sparpagliato in diverse direzioni, e si adopera subito a raccoglierlo e ad allontanarlo da quei luoghi di pericolo, ma proprio nel momento in cui il gregge è raccolto vede su di un grosso masso l'anaconda accoccolato proprio come l'aveva visto alla corte del dio Siris, e le sue pecore erano le ninfe danzanti, ma lui non si sentiva proprio di rappresentare il dio e non aveva il dire (la parlantina) di Siris, perché vedere quell'essere così da vicino e con la bocca appena aperta come se volesse ridere di lui, lo fece diventare più annichilito del solito.
Raccomandò l'anima sua e il gregge al buon Dio d'amore e di perdono, per le fantasticherie pensate prima. Promette di non peccare più di quelle cose e di essergli fedele sempre, se lo avesse salvato da quel mostro che se la rideva.
L'anaconda si muove lentamente e si immerge nella boscaglia allontanandosi dal gregge e da lui senza incutere timore alle pecore.
Il pastore guardò il cielo e disse: "Grazie, Signore, tu sì che sei buono e misericordioso", quel mostro senza la tua possente mano mi avrebbe distrutto tutte le pecore e non solo me!
Nel cielo comparve una nuvola azzurra, bassissima, quasi a sfiorare le cime degli alberi, sotto i quali si trovavano le pecore che con la testa alzata belavano dolcemente.
Fu a questo punto che il rombo di un tuono lo svegliò e lo riportò alla vita reale.

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