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LE CREATURE DEL LAGO VERDE
L'anaconda e il consiglio dei longevi
di Pietro Giovanni Lucarelli

visto l'avvicinarsi del plenilunio d'autunno decide di interrogare il consiglio dei longevi; per far questo si avvicina alla grotta del tesoro ove si trovano tutti i consiglieri più longevi della terra. Mun che come di sua abitudine prima dell'imbrunire si portava su di un colle per fare la sua posta di caccia alla lepre, assistette a un vero prodigio, vide l'anaconda avvicinarsi verso di lui e fermarsi davanti alla grotta del tesoro che si trova ai piedi del colle, alza la testa verso il cielo ed emette dei suoni mai uditi nella sua vita, già avanti negli anni. Subito dopo una moltitudine di stelle cadono dal cielo formando un semicerchio fosforescente che lo distrae dalla sua guardia. Mun si domanda chi avesse portato qui questo essere gigante. Certo, non ci è arrivato da solo o per magia, come molti sono disposti a credere.
Spero che quei santi frati che abitavano nel convento di cui l'anaconda fece crollare gli ultimi ruderi emergenti dalle acque lo ammansiscano come fece San Francesco col lupo di Gubbio, affinché non faccessero del male a nessuno e lasciasse stare anche i nostri armenti.
Il cacciatore ben nascosto e in totale silenzio assiste a quell'evento che lo ha lasciato esterrefatto.
Subito dopo il formarsi di quella fascia luminosa si notano chiaramente che sono degli occhi fosforescenti di esseri mai visti e il loro linguaggio diviene immediatamente comprensibile ai suoi orecchi.
Mun il cacciatore, che al sibilo dell'anaconda va in trans, assimila tutte le domande e risposte che quei strani esseri emettevano.
Comincia con un lungo appello, fino ad arrivare ad uno storione che era il più giovane del consiglio, e da lui ha inizio l'interrogatorio.

"Dimmi, dice l'anaconda, secondo il tuo giudizio devo abbandonare questo luogo? Lo storione: "veda, sire, nei miei 130 anni non ho mai veduto uomini assediare un dio marino, semmai lo hanno usato per giocarci con le parole ma nient'altro, quindi non vedo il motivo di abbandonare questo luogo". La stessa domanda viene posta ai presenti, che in qualche modo dicono la stessa cosa, ma a questo punto avanza molto lentamente un Basilisco più morto che vivo, guidato dall'uccello divino, che lo aveva accecato. Il quale risponde così: "Sire, io sono stato confinato nella grotta fortificata dall'unico dio della terra, per far guardia ai tesori, e solo una volta sono stato costretto ad allontanarmi e non per mia volontà, ma perché avevo perduto il senso dell'orientamento e quindi la via, dopo di che, il re di tutta la terra ha costretto l'uccello divino a farmi da guida e a trasportare il mio ultramillenario corpo ovunque verrà richiesto.
Quindi, devo dirti che male fai se abbandoni continuamente i luoghi che ti vengono assegnati; non puoi giustificare le tue paure con le fanfaronate dei mortali e di quei piccoli semidei che ti avversano. Scegliti pure un nuovo posto ma che sia l'ultimo perché non avrai più consigli dai venerandi longevi che qui hai convocato.
L'anaconda annuisce e chiede umilmente di essere sostenuto nel far ritorno nella grotta del mondo vivente, e precisamente da dove fu sottratto da uomini di nuova fede, (sono gli uomini battezzati e quindi consacrati a Dio) che non temono e non credono nella potenza di altri esseri dei tempi più bui.
Qui, ed anche in altri luoghi, ho rispettato questi nuovi credenti e pur restando lontano dal mio mondo ho sempre mantenuto la mia qualità di semidio.

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