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CENA ALLA CASINA VALADIÈ
(giovedì, 14 settembre 2006)
di Pietro Giovanni Lucarelli


Foto di Pietro Giovanni Lucarelli

Come nei migliori racconti ambientati nella casina Valadiè, ovvero Valadier, ove erano di casa papi, la nobiltà del tempo, architetti ed altre figure di uomini di fama e di cultura, come appunto Giuseppe Valadier, Architetto "camerale" dello stato pontificio, che tra le sue opere più famose annovera la 'casina' Valadier, (1816-17), dove si riunivano gli amici intimi per banchettare nella bella casina, che tale non era visto che in realtà era ed è un palazzo del Pincio in Roma, vi rimane come ultimo evento il ricevimento offerta da Bettino Craxi alla Regina d'Olanda tra le fresie e le azalee.
Anche quel giovedì, 14 settembre 2006, un gruppo di amici formato da 4 maschi, tre donne, un cane di nome Teddy e un ospite inaspettato, si riunirono in una casina pulita e piccina piccina in un giardino della grande Romagna.
La signora di casa, sempre giuliva e sorridente apparecchia la tavola, Pietro il marito è lo chef della serata, tutto preso dai fornelli nel preparare un succulento arrosto formato da varie qualità di carni, abilmente marinate e mischiate per dare un solo profumo indefinito ma che stuzzica il palato in un modo unico come unica era la sua preparazione.
Il contorno era fatto di pomodori granati, pezzettini di patate passate al forno con verdure e una insalata mista di verdurine raccolte al momento nell'orto della casina.
La piadina, la faceva da protagonista, come pure una fila di bottiglie di uno squisito vino del luogo intramezzate da bottiglie di acqua "Italia".
Le sette persone presero posto al tavolo posto al centro della casina, e si cominciò a cenare.
Ma facciamo un passo indietro: pioveva leggermente sull'erba del prato appena tagliata; la pioggerellina che leggera cadeva giù, si posava leggermente sulle punte dei filetti d'erba e formava alla luce delle lampade delle perline come se si volesse trasformare quei filetti d'erba in una selva di 'i' dal puntino luccicante.

 

Anche gli argentei ulivi luccicavano allo splendore dei globi d'illuminazione, come pure gli aculei degli abeti e le foglie degli altri alberi.
La magica serata contribuì non poco alla splendida riuscita della cena che lentamente si consumava, mentre i commensali parlavano dei loro trascorsi, stendevano progetti futuri e prendevano accordi vari Teddy, passava in rassegna in continuazione gli ospiti della casina, strusciando su di loro con la testina, ma questi lo ignoravano.
Teddy visto che gli amici umani si curavano solo di se stessi e non di lui, decide di uscire all'aperto e subito dopo comincia ad abbaiare sempre più forte fino ad attirare l'attenzione dell'altro Pietro che faceva delle foto; questi va a vedere dove si dannava il povero cane e vide un grosso riccio che esso stesso tentava di mordere, ma le spine dell'intruso lo facevano sanguinare alla bocca, riferito l'accaduto a Pietro padrone di casa, questi va a vedere il mostro che aveva ridotto così quella povera bestia amica dell'uomo.
Il riccio era tra i ciuffi di radicchio, questi ultimi a causa della lotta tra il riccio e Teddy furono ridotti a pezzettini.
A questo punto Pietro, "incavolatissimo" per il danno subito, avrebbe voglia di strapazzare il riccio, ma con santa pazienza e spirito di tolleranza lo prende con un badile e lo allontana dal giardino come si conviene con un animale che male non fa se non per nutrirsi o se aggredito da altri, nel difendersi con i suoi aculei.
L'evento fu subito argomento di commento dell'intero gruppo, ma soprattutto delle donne che facevano ormai salotto e sfoggiando i loro collier e gli anelli gemmati. La signora di casa, ad esempio, incrociando le gambe faceva mostra di una catenina d'oro alla caviglia destra con delle mezze lune, che ricordavano la Turchia o l'Oriente che sia, ricordo di un viaggio in quelle terre apportatrici di usi, costumi e cultura di quel continente.
Si sostenevano varie tesi filosofiche sul povero animale selvatico, ma non troppo, visto che si trovava in un giardino di città, come il trasformarlo in sugo per un piatto di profumatissima pasta, o in un succulento piatto di carne al pomodoro, ma anche come ospitarlo nel giardino che lo aveva attratto per le sue verdure di cui l'animale è ghiotto, ma si argomentava anche sulla sua capacità di chiudersi in una sfera perfetta per affrontare i pericoli e le minacce alla sua stessa vita.
La serata si conclude con appuntamenti e promesse: ritrovarsi ancora e godere delle reciproca compagnia di ognuno degli amici commensali.

 

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