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Un antico calendario liturgico risalente al 326 d. C.
fissa la data che diventerà il centro intimo della cristianità, la festa
della famiglia, quasi in antitesi con la Pasqua di Resurrezione, vero
mistero e proprio per questo più lontano dalla sensibilità del singolo:
VIII Kalendas
Januarias natus est Christus in Betleem Judaeae.
Ora appurato che l'ottava calenda di gennaio
coincide col nostro 25 dicembre, da dove esce questa data? Non certo dal
Vangelo, che non fornisce alcuna notizia in merito, anzi Luca, il più
attento all'infanzia di Cristo, afferma esattamente il contrario,
raccontando che durante la notte alcuni pastori vegliavano, facendo la
guardia al gregge. Ora per quanto in Palestina faccia più caldo che in
Italia, non si portano le pecore a pascolare all'aperto d'inverno e men
che meno di notte! Questa notizia dunque suggerirebbe una data compresa tra
la primavera e l'autunno, escludendo nella maniera più assoluta la
stagione invernale.
Clemente Alessandrino nel II secolo aveva affermato
appunto d'ignorare la data di nascita del Cristo e la Chiesa Ortodossa, di
solito tanto informata di tutte le vicende relative all'infanzia ed alla
vita di Maria, è così poco interessata a questo dettaglio, da concentrare
tutto il calendario liturgico, al contrario, sulla Pasqua di Resurrezione.
In realtà il 25 dicembre è una data civile:
solstizio d'inverno a cui son legate non solo le "trasgressioni di
passaggio" comuni al calendario celtico (ed il diverso temperamento romano
aveva già fatto dei saturnali una specie di carnevale) ma anche
l'imposizione tutta imperiale del culto del "sole invitto" operata da
Aureliano, al potere dal 270 al 275 d. C. e quindi in piena era cristiana.
Il culto orientale del sole, concentrato su Mitra, tanto caro
all'esercito, sarà uno dei più feroci antagonisti del cristianesimo. È
stato detto che la Chiesa scelse questa data proprio per cristianizzare un
periodo consacrato alla licenza, ma forse nel IV secolo i cristiani non
avevano ancora questo potere. Forse questa data così legata alle tradizioni
pagane indoeuropee fu proprio imposta da un imperatore come Costantino, che
si convertì al cristianesimo, ma facendosi confessare in punto di morte per
essere libero di condurre una vita tutt'altro che santa fino all'ultimo
giorno. Un secolo dopo papa Leone Magno dava alla festa un solido fondamento
teologico… ma continuava a lamentare il fatto che molti cristiani
continuassero a sentire il solstizio una realtà più tangibile dell'Incarnazione stessa!
Dobbiamo attendere San Francesco perché la nascita
del Bambino Gesù assuma un connotato umano, accessibile alla sensibilità
di tutti: e fu proprio il gesto spontaneo di mettere un bambino vero nella
grotta di Greccio, vicino a Rieti, nel
1223 a fondare il primo presepio, ma soprattutto a proporre al culto dei
fedeli non un concetto, bensì una persona da amare e proteggere, come
appunto un neonato.
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Silvestro era il
nome del papa che occupava il soglio pontificio quando l'impero romano,
per volontà di Costantino, divenne cristiano. Nulla da eccepire sui meriti
che ne decretarono la canonizzazione, ma va segnalato il fatto che a
differenza di quasi tutti gli altri, non è ricordato nel giorno della sua
morte, di cui poveretto nessuno ha preso nota. Il suo nome infatti serve a
consacrare un capodanno pagano: i famosi saturnali, nel tentativo
d'arginarne i comportamenti licenziosi. In realtà funziona ben poco,
perché dopo un avvento ed un Natale consacrati alla maternità verginale di
Maria, all'infanzia abbandonata ed alla famiglia, la notte di san
Silvestro è destinata al divertimento forse anche più dei saturnali
d'una volta.
Per
rendere giustizia al santo, che in realtà non aveva nessuna parentela coi
botti, le lenticchie ed i baci al vischio, Poggio Catino, in provincia di
Rieti, paese a lui particolarmente devoto, tramanda una leggenda che
dovrebbe chiarirne il ruolo di "santo di passaggio" tra il paganesimo
morente ed il cristianesimo.
Dopo
la conversione di Costantino alcuni sacerdoti gli chiesero aiuto contro un
drago dall'alito pestilenziale, che faceva morire più di trecento persone
per volta col suo soffio.
Da buon cristiano devoto dall'autorità (e da qui si capisce che è una
leggenda) l'imperatore si rivolse al pontefice, Silvestro appunto, che a
sua volta impetrò l'intercessione dell'Apostolo.
San Pietro gli apparve in sogno, consigliandogli di scendere nella fossa del
drago senza paura e di legargli un filo attorno al collo. Il progetto parve
folle a due maghi pagani, che decisero di seguire di nascosto il papa per
spiarne le mosse.
San
Silvestro scese trecentosessantacinque gradini scavati nella roccia ed
aggiogò il perfido drago, che, inutile dirlo, lo seguì docile,
perfettamente domato. All'uscita il povero Silvestro fu costretto a
soccorrere i due pagani, che erano svenuti per lo spavento, ma ciò gli
valse una conversione di massa, perché le sue gesta furono subito
raccontate al popolo. La leggenda è trasparente: il drago domato è il
paganesimo, i trecentosessantacinque scalini sono il vecchio anno, che
percorsi dal santo, vengono consacrati e rinnovati in tempo liturgico… e
se la licenza dovesse superare un certo limite… niente paura, San
Silvestro è anche il patrono dei cornuti!
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