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(in lingua inglese)
Christmas in America
When I was young, growing up in Youngstown, Ohio, Christmas was a very
simple holiday. Because we were poor, we children could expect only
one
or two small gifts from our parents, who struggled to make a living.
The fun of the holiday came from the festivities surrounding the
celebration of the birth of the Christ child.
Finding an appropriate Christmas tree to bring home and decorate was a
special treat. The ornaments and tinsel had to be hung properly so
they would catch the glow from the electric lights. And the angel from
Luxembourg, with the wax face and spun fiberglass hair, that my father had
bought while serving in Europe with the U.S. Army during World War II, had
to be placed carefully at the crown of the tree.
Eating wonderful meals together was very important--more so for the adults
than the children--but the exquisite Italian pastries and breads that my
grandmother (Rosaria Gialdino) and my Aunt Louise (Maria Luigia Zito) spent
days baking were a delight to everyone. These delicacies I think of
most when I remember our childhood Christmas: pizzelle, pita con noce,
taralli, biscotti dulce, panettone, struffoli, torta di ricotta, canoli,
etcetera.
Christmas was an opportunity to visit relatives--aunts, uncles and
cousins--that we saw only a few times each year, and to be reminded again of
how large the extended family really was. The adults would eat and
drink, the children would play together, and everyone would have a wonderful
celebration.
Sadly, those days are gone. Time and vast distances have put an end to
those family reunions. And "progress" has ended the simple
Christmas that used to exist in America. That beautiful celebration
has been displaced by the modern American holiday, and its overemphasis on
buying gifts--material items that rob the season of its spiritual life.
In the past, the end of the year in America was marked by three distinct
holidays: Halloween (October 31), Thanksgiving (the fourth Thursday of
November) and Christmas (December 25), and each was celebrated separately,
with little anticipation for the next. But especially within the last
decade, the commercialization of the holidays has compressed the three
events into one long buying orgy--and the Friday after Thanksgiving is
referred to as "the busiest shopping day of the year."
It is the commercialization of Christmas (often called "taking Christ
out of Christmas") that is the most despiriting phenomenon. On
television and radio, in newspapers and junk mail, consumers are reminded
constantly about how many shopping days are left until Christmas.
Countless ads and commercials bombard citizens everyday, informing them of
the "perfect gifts" they need to buy for loved ones.
During this time, it is nearly impossible to escape the repetitive
mantra of "Buy, Buy, Buy." When New Year's Day (January 1)
has come and gone, many Americans are in desperate need of a vacation from
the holidays.
Several times in the past, my wife and I have spent Christmas at the Chisos
Mountain Lodge in Big Bend National Park in Texas. This national park
is one of the most remote in all of the United States, distant from any
major American highways. In the rooms of the lodge there are no
televisions or radios, so "lodgers" can escape the constant
bombardment of advertising. The major activity at Big Bend National
Park is hiking.
With the exception of a small gift shop, there are few places
to go shopping. Therefore, it is a near perfect place to get back to
the true meaning of Christmas.
I am certain that there are many places in the world where Christmas is
still celebrated in simple fashion, and I would be willing to bet that
Colobraro--the Italian village from which my maternal grandparents came--is
one of them. To me, Colobraro seems a town very much rooted in the
past, and one year I would love to spend Christmas there, to experience the
sights and sounds of the holiday season, to savor the local traditions that
have been all but lost in the "modern" commercial world of
America.
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(in lingua italiana)
Natale in America
Quando ero giovane e vivevo a
Youngstown, nell'Ohio, il Natale era una festa molto semplice. Dato che
eravamo poveri, noi bambini potevamo aspettarci soltanto uno o due piccoli
regali dai nostri genitori, che lottavano per sbarcare il lunario. Il
divertimento della vacanza derivava dai festeggiamenti, per la celebrazione
della nascita del Bambino Gesù.
Cercare l'albero di Natale, trovarlo, portarlo a casa e decorarlo, era un
piacere speciale. Gli ornamenti ed i lustrini dovevano essere appesi
correttamente, in modo da captare e riflettere l'incandescenza dalla luce
elettrica.
E l'angelo del Lussemburgo, con la faccia di cera ed i capelli filati in
vetroresina, che mio padre aveva comprato, mentre era in servizio in Europa,
con l'esercito degli Stati Uniti, nella seconda guerra mondiale, doveva essere
disposto con attenzione, sulla punta superiore dell'albero. Consumare pasti
meravigliosi tutti insieme era molto importante -- più per gli adulti, che per
noi bambini -- ma le paste italiane e le pettole squisite, che mia nonna
(Rosaria Gialdino) e mia zia Louise (Maria Luigia Zito) facevano cuocere per
giorni interi, erano un piacere per tutti.
Ecco le squisitezze, a cui io penso soprattutto, quando mi ricordo del Natale
della nostra infanzia: pizzelle, focacce con noci, taralli, biscotti dolci,
panettoni, struffoli, torte di ricotta, cannoli, eccetera. Natale era una buona
occasione, per visitare i parenti -- zie, zii e cugini – che incontravamo
soltanto qualche volta all'anno, per rinnovare ancora il ricordo di quanto
grande fosse la nostra estesa famiglia. Di solito, mentre gli adulti pensavano
a mangiare ed a bere, noi bambini giocavamo insieme e per tutti era una
celebrazione meravigliosa. Purtroppo, quei giorni sono finiti per sempre.
Il passare del tempo e le grandi distanze hanno posto fine a quelle riunioni di
famiglia. E "il progresso" ha chiuso con il Natale semplice di una
volta, che vigeva in America. Quella celebrazione bella è stata rimpiazzata
dalla festa americana moderna e dall'enfasi eccessiva dell'acquisto dei
regali -- articoli non essenziali che privano la stagione invernale dello
spirito natalizio. Nel passato, la conclusione dell'anno in America era
contrassegnata da tre distinte festività: Halloween (il 31 ottobre),
Thanksgiving: il giorno del ringraziamento (il quarto giovedì di novembre) e
Natale (il 25 dicembre) ed ognuno veniva celebrato separatamente, con una breve
aspettativa per la festa seguente. Ma, particolarmente nell'ultimo decennio, la
commercializzazione delle feste ha compresso le tre festività in un'unica
scena orgiastica di compere all'infinito -- ed il venerdì dopo il giorno del
ringraziamento (Thanksgiving) è meglio noto come "il giorno di shopping
più lungo dell'anno". È la commercializzazione di Natale (spesso detto
"portare via Cristo dal
Natale") che è il fenomeno più deprimente. Alla televisione e alla
radio, nei giornali e nella posta pubblicitaria, viene ricordato costantemente,
ai consumatori, quanti giorni di shopping mancano ancora, fino a Natale.
Gli innumerevoli annunci e gli "spot televisivi" bombardano i
cittadini quotidianamente, informandoli dei "regali perfetti" che
devono comprare per i loro cari. Durante questo periodo, è quasi impossibile
sfuggire al martellante ritornello del "Compra, Compra, Compra." Una
volta arrivato e passato il capodanno (1° gennaio), molti Americani sono alla
disperata ricerca di una vacanza dalle feste. In passato, parecchie volte, io e
mia moglie trascorrevamo il Natale alla Chisos Mountain Lodge (albergo della
montagna) nel parco nazionale della Big Bend (la grande curva) nel Texas.
Questo parco nazionale è uno dei più lontani di tutti gli Stati Uniti,
distante da tutte le più importanti, principali strade americane. Nelle stanze
dell'albergo non ci sono televisioni o radio, in modo che gli ospiti possono
evitare il bombardamento costante della pubblicità. L'attività principale del
parco consiste nell'escursione a piedi.
Con l'eccezione di un piccolo negozio per regali, ci sono pochi posti, per fare
lo shopping. Di conseguenza, questo è un luogo perfetto, per riconquistare il
significato vero del Natale.
Sono sicuro che ci sono molti luoghi nel mondo, in cui il Natale è ancora
celebrato in modo semplice e sarei pronto a scommettere che Colobraro -- il
paese italiano, da cui i miei nonni materni provengono -- è uno di loro.
Colobraro mi sembra una città con radici molto profonde nel passato e qualche
anno vorrei trascorrere là il Natale, per sperimentare l'atmosfera ed i
suoni dello spirito natalizio e per assaporare il senso delle tradizioni
locali, che sono andate quasi tutte perdute nel "moderno" mondo
commerciale dell'America.
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