logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 23

 Rubrica "Una voce dall'America"
e-mail: rrowley@zianet.com
di
Robert Rowley

Christmas in America  - Natale in America 
traduzione del Prof. Gianni Latronico

(in lingua inglese)

Christmas in America

When I was young, growing up in Youngstown, Ohio, Christmas was a very
simple holiday.  Because we were poor, we children could expect only one
or two small gifts from our parents, who struggled to make a living. 
The fun of the holiday came from the festivities surrounding the
celebration of the birth of the Christ child.
Finding an appropriate Christmas tree to bring home and decorate was a special treat.  The ornaments and tinsel had to be hung properly so they would catch the glow from the electric lights.  And the angel from Luxembourg, with the wax face and spun fiberglass hair, that my father had bought while serving in Europe with the U.S. Army during World War II, had to be placed carefully at the crown of the tree.
Eating wonderful meals together was very important--more so for the adults than the children--but the exquisite Italian pastries and breads that my grandmother (Rosaria Gialdino) and my Aunt Louise (Maria Luigia Zito) spent days baking were a delight to everyone.  These delicacies I think of most when I remember our childhood Christmas:  pizzelle, pita con noce, taralli, biscotti dulce, panettone, struffoli, torta di ricotta, canoli, etcetera.
Christmas was an opportunity to visit relatives--aunts, uncles and cousins--that we saw only a few times each year, and to be reminded again of how large the extended family really was.  The adults would eat and drink, the children would play together, and everyone would have a wonderful celebration.
Sadly, those days are gone.  Time and vast distances have put an end to those family reunions.  And "progress" has ended the simple Christmas that used to exist in America.  That beautiful celebration has been displaced by the modern American holiday, and its overemphasis on buying gifts--material items that rob the season of its spiritual life.
In the past, the end of the year in America was marked by three distinct holidays:  Halloween (October 31), Thanksgiving (the fourth Thursday of November) and Christmas (December 25), and each was celebrated separately, with little anticipation for the next.  But especially within the last decade, the commercialization of the holidays has compressed the three events into one long buying orgy--and the Friday after Thanksgiving is referred to as "the busiest shopping day of the year."
It is the commercialization of Christmas (often called "taking Christ out of Christmas") that is the most despiriting phenomenon.  On television and radio, in newspapers and junk mail, consumers are reminded constantly about how many shopping days are left until Christmas.  Countless ads and commercials bombard citizens everyday, informing them of the "perfect gifts" they need to buy for loved ones. 
During this time, it is nearly impossible to escape the repetitive
mantra of "Buy, Buy, Buy."  When New Year's Day (January 1) has come and gone, many Americans are in desperate need of a vacation from the holidays.
Several times in the past, my wife and I have spent Christmas at the Chisos Mountain Lodge in Big Bend National Park in Texas.  This national park is one of the most remote in all of the United States, distant from any major American highways.  In the rooms of the lodge there are no televisions or radios, so "lodgers" can escape the constant bombardment of advertising.  The major activity at Big Bend National Park is hiking. 
With the exception of a small gift shop, there are few places
to go shopping.  Therefore, it is a near perfect place to get back to the true meaning of Christmas.
I am certain that there are many places in the world where Christmas is still celebrated in simple fashion, and I would be willing to bet that Colobraro--the Italian village from which my maternal grandparents came--is one of them.  To me, Colobraro seems a town very much rooted in the past, and one year I would love to spend Christmas there, to experience the sights and sounds of the holiday season, to savor the local traditions that have been all but lost in the "modern" commercial world of America.

(in lingua italiana)

Natale in America 

Quando ero giovane e vivevo a Youngstown, nell'Ohio, il Natale era una festa molto semplice. Dato che eravamo poveri, noi bambini potevamo aspettarci soltanto uno o due piccoli regali dai nostri genitori, che lottavano per sbarcare il lunario. Il divertimento della vacanza derivava dai festeggiamenti, per la celebrazione della nascita del Bambino Gesù.
Cercare l'albero di Natale, trovarlo, portarlo a casa e decorarlo, era un piacere speciale. Gli ornamenti ed i lustrini dovevano essere appesi correttamente, in modo da captare e riflettere l'incandescenza dalla luce elettrica.
E l'angelo del Lussemburgo, con la faccia di cera ed i capelli filati in vetroresina, che mio padre aveva comprato, mentre era in servizio in Europa, con l'esercito degli Stati Uniti, nella seconda guerra mondiale, doveva essere disposto con attenzione, sulla punta superiore dell'albero. Consumare pasti meravigliosi tutti insieme era molto importante -- più per gli adulti, che per noi bambini -- ma le paste italiane e le pettole squisite, che mia nonna (Rosaria Gialdino) e mia zia Louise (Maria Luigia Zito) facevano cuocere per giorni interi, erano un piacere per tutti.
Ecco le squisitezze, a cui io penso soprattutto, quando mi ricordo del Natale della nostra infanzia: pizzelle, focacce con noci, taralli, biscotti dolci, panettoni, struffoli, torte di ricotta, cannoli, eccetera. Natale era una buona occasione, per visitare i parenti -- zie, zii e cugini – che incontravamo soltanto qualche volta all'anno, per rinnovare ancora il ricordo di quanto grande fosse la nostra estesa famiglia. Di solito, mentre gli adulti pensavano a mangiare ed a bere, noi bambini giocavamo insieme e per tutti era una celebrazione meravigliosa. Purtroppo, quei giorni sono finiti per sempre.
Il passare del tempo e le grandi distanze hanno posto fine a quelle riunioni di famiglia. E "il progresso" ha chiuso con il Natale semplice di una volta, che vigeva in America. Quella celebrazione bella è stata rimpiazzata dalla festa americana moderna e dall'enfasi eccessiva dell'acquisto dei regali -- articoli non essenziali che privano la stagione invernale dello spirito natalizio. Nel passato, la conclusione dell'anno in America era contrassegnata da tre distinte festività: Halloween (il 31 ottobre), Thanksgiving: il giorno del ringraziamento (il quarto giovedì di novembre) e Natale (il 25 dicembre) ed ognuno veniva celebrato separatamente, con una breve aspettativa per la festa seguente. Ma, particolarmente nell'ultimo decennio, la commercializzazione delle feste ha compresso le tre festività in un'unica scena orgiastica di compere all'infinito -- ed il venerdì dopo il giorno del ringraziamento (Thanksgiving) è meglio noto come "il giorno di shopping più lungo dell'anno". È la commercializzazione di Natale (spesso detto "portare via Cristo dal
Natale") che è il fenomeno più deprimente. Alla televisione e alla radio, nei giornali e nella posta pubblicitaria, viene ricordato costantemente, ai consumatori, quanti giorni di shopping mancano ancora, fino a Natale.
Gli innumerevoli annunci e gli "spot televisivi" bombardano i cittadini quotidianamente, informandoli dei "regali perfetti" che devono comprare per i loro cari. Durante questo periodo, è quasi impossibile sfuggire al martellante ritornello del "Compra, Compra, Compra." Una volta arrivato e passato il capodanno (1° gennaio), molti Americani sono alla disperata ricerca di una vacanza dalle feste. In passato, parecchie volte, io e mia moglie trascorrevamo il Natale alla Chisos Mountain Lodge (albergo della montagna) nel parco nazionale della Big Bend (la grande curva) nel Texas.
Questo parco nazionale è uno dei più lontani di tutti gli Stati Uniti, distante da tutte le più importanti, principali strade americane. Nelle stanze dell'albergo non ci sono televisioni o radio, in modo che gli ospiti possono evitare il bombardamento costante della pubblicità. L'attività principale del parco consiste nell'escursione a piedi.
Con l'eccezione di un piccolo negozio per regali, ci sono pochi posti, per fare lo shopping. Di conseguenza, questo è un luogo perfetto, per riconquistare il significato vero del Natale.
Sono sicuro che ci sono molti luoghi nel mondo, in cui il Natale è ancora celebrato in modo semplice e sarei pronto a scommettere che Colobraro -- il paese italiano, da cui i miei nonni materni provengono -- è uno di loro. Colobraro mi sembra una città con radici molto profonde nel passato e qualche anno vorrei trascorrere là il Natale, per sperimentare l'atmosfera ed i suoni dello spirito natalizio e per assaporare il senso delle tradizioni locali, che sono andate quasi tutte perdute nel "moderno" mondo commerciale dell'America.

pagina 22

sommario

pagina 24