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IL GRANDUCA DI COSTA FIORITA
(L'Isola che si vorrebbe possedere)
di Pietro Giovanni Lucarelli

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Opera virtuale di Gianni Latronico

DEDICATO
A MONICA
DI COSTA FIORITA

Tu
sola
riuscivi
a leggere
nel pensiero
di Giovanni
le qualità
interiori
oltre le
apparenze
Con il profumo
dei suoi fiori delicati
tu coglievi la sensibilità
e la delicatezza del suo
gentile animo geniale
Ti innamorasti di
un povero pastorello
e ti ritrovasti sposa felice
del principe de Monte d'Oro
Parlavi con la romantica luna
e aspettavi l'innamorato
dal Pianeta Marte
A lui regalasti
i gemelli e
lui ti donò
l'amore
nell'Isola
dei Sogni

Gianni Latronico

Parte prima

Un ragazzetto corre, di buon mattino, dietro alle pecore; giunto sulla prima balza della Costa Fiorita, scopre una piccola valle con piante d'ulivi, di peri, di meli e con dei filari di vite; tra queste scorge una leggiadra fanciulla intenta a raccogliere delle pere, che, accortasi delle pecore in avvicinamento, comincia a scrutare con attenzione le fratte, che le impediscono la visuale. Il ragazzo, fattosi coraggio, dà una voce al gregge; esce allo scoperto e saluta con galanteria la fanciulla dal cesto di pere, che porta a fatica. Egli prontamente si offre di aiutarla a portare il cesto e la ragazza accetta, facendosi accompagnare fino alla sua residenza.
Qui viene accolta dalla signora de Costa Fiorita, che rimprovera aspramente la ragazza per aver accettato l'aiuto. Il ragazzo, per quanto timido, tiene testa alla signora, dicendo: "Spero che Lei non si trovi mai in difficoltà, durante la Sua preziosa e lunga vita, perché da queste parti difficilmente si trovano cavalieri dalle scintillanti armature, ma solo dei pastori dal candido mantello. Il mio aiuto, in favore d'una così splendida fanciulla, è stato spontaneo e senza alcun fine recondito, anche perché non conosco ancora il suo nome". "Monica"- immediatamente risponde la ragazza.
A questo punto, la donna, più stizzita che mai, risponde: "Bravo, hai una buona risposta; ma gli sconosciuti da noi non sono graditi. Mia figlia, per la sua posizione sociale, non ha il permesso di incontrare un umile pastore, come te; ti prego quindi di ritornare al tuo gregge, al pascolo: quello è il tuo posto e non occuparti mai più di mia figlia".
Il ragazzo risponde: "Volentieri ritorno a guidare le pecore, che mi sono state affidate, ma sappia, nobilissima signora, che il mio stato di pastore nulla toglie al Suo blasone, anzi lo impreziosisce per la nobiltà d'animo".
Monica, dopo aver seguito con attenzione il discorrere della madre e del giovane, si allontana, senza però mancare di sorridere ed elargire, di nascosto dalla mamma, un salutino con la mano del cuore e una strizzatina d'occhio, come per dire: "Bravo, hai saputo tener testa a mia madre". Il ragazzo gradisce il gesto e, una volta fuori dalla visuale della nobildonna, ricambia il saluto e la invita a rivedersi ancora.
Il giorno successivo, il ragazzo raccoglie molti garofani rossi dalla piccolissima forma, che crescono abbondantemente e spontaneamente nella costa fiorita, poi li intreccia secondo la maniera in cui Monica tiene i suoi lunghi capelli e di nascosto va a posarli sul davanzale della sua finestra.
Il giorno dopo, il ragazzo sì porta nuovamente sul pianoro della prima balza ed attira l'attenzione di Monica, con il suono della campana, posta al collo del manzo. Monica si affaccia alla finestra e trova i garofani rossi che prende ed agita alla vista del giovane.
È il primo segnale affettuoso che il ragazzo riceve nella sua giovane vita; se si considera che sin dalla frequenza del collegio di Pasadena, in cui era stato inviato dal padre biologico, per sottrarlo alla vista della moglie, che ne chiedeva l'allontanamento sia del nascituro, che della madre, se voleva salvare il matrimonio e crescere le figlie senza alcun trauma familiare.
L'uomo acconsente ed invia il bambino presso un suo collaboratore fidato, il quale gli dà il proprio nome e lo alleva come suo e forse meglio visto come fonte di sostegno, per tutta la famiglia.
Ma dopo tanti anni, il padre naturale muore in un incidente aereo, la famiglia affidataria perde la retta del ragazzo e non può più assicurare gli studi e un buon avvenire, come il padre naturale aveva richiesto. Giunti a questo punto, la famiglia Brown decide di far conoscere la verità al giovane e lo invia, con un biglietto di solo andata, in Italia, dove sapeva che viveva, sia pure poverissima ed orfana, la madre biologica.
Questa, avvertita dall'arrivo di quel figlio che non aveva potuto neppure vedere e conoscerne il sesso, lo riceve con tutto l'affetto di una madre, ma non può fare altro che inviare Giovanni a salario, per fargli vivere una vita meno grama.
Essendo un ragazzo intelligentissimo e già avanti con gli studi, lui decide di lavorare come pastore, presso il signor Bonaventura. Conosciuto l'uomo, Giovanni si accorge che mai nome fu tanto appropriato; considerato poi che è di una bontà unica, gli chiede di dargli la possibilità di continuare gli studi sia pure da autodidatta, con la sola spesa di avere la possibilità di scrivere alla sua università ed agli amici di Pasadena, oltre naturalmente ai pasti abituali dei pastori. Considerata questa semplice richiesta, il signor Bonaventura gli concede anche l'uso dei mezzi moderni di comunicazione, in suo possesso.
Giovanni continua gli studi; ma indaga, con più incisività di prima, sulla sua famiglia originaria. Presto viene a conoscenza dei segreti che lo riguardano e di avere solo gli amici della sua infanzia, senza parenti, visto che quelli dei signori Brown, pur essendo gentilissimi, avevano in qualche modo fatto intuire al giovane di non essere i propri parenti. Per questi motivi, si lega sentimentalmente a Monica, anche se fa parte di un ceto più alto, di quello che lui poteva dimostrare. Monica calza scarpette e calzoncini da escursione e va a raccogliere fiori campestri, prevalentemente garofani; si allontanava da casa, proprio per incontrare quel pastorello, che tanto l'aveva colpita con la sua gentilezza.
Giovanni è dietro una grossa macchia di lentisco, ad attenderla. Appena lei è vicina, lui si sporge e la saluta con la mano. L'incontro era fortemente atteso da entrambi, eppure rimasero l'uno di fronte all'altra, senza parlare, per diversi lunghissimi secondi. Erano i loro occhi a muoversi e parlare per i loro cuori. Giovanni, fattosi coraggio, le chiede: "Posso darLe del tu e chiamarLa Monica?". "Sì, certo, ma io non so ancora il tuo nome!". "Giovanni, il pastore, se vuoi; mentre del mio casato vorrei parlare più in là, perché è carico di un mistero che vorrei prima chiarire, sempre che ti fidi della mia sincerità e del grande rispetto che porto per la tua persona".
Monica rispose subito: "Tutto il tempo che credi; ho letto nei tuoi occhi un grande amore e per questo amore ti assicuro che saprò aspettarti".
Giovanni: "Non ti sei sbagliata; ho provato per te un amore profondo sin dal primo istante che ti ho vista". Giovanni e Monica si porgono istantaneamente la mano; se la stringono per qualche istante e poi si trovano abbracciati l'un all'altra, strettissimi e con forza.
La ragazza torna a casa con un fascio di garofani a 5 petali: questa è la specialità dei garofani, che nascono e crescono spontaneamente alla Costa Fiorita, con tre tonalità di colori: rossi, bianchi e rosei.
Tornata a casa, Monica offre alla mamma un bel bouquet di fiori, dai tre distinti colori. Questa, senza sospettare dell'incontro con il giovane, l'accarezza, la bacia, l'abbraccia con grande amore di mamma.
Nella sua stanza, Monica vaga con i suoi pensieri, tra tutti quei fiori, e resta incantata di fronte all'arte e alla precisione dei numeri, con cui Giovanni ha ideato e realizzato la sua treccia di garofani rossi che lei conserva gelosamente e, una volta secca, la ripone in un suo cantuccio segreto.
Passano i giorni, ma Giovanni non si fa vedere e tanto meno sentire. A Monica piange il cuore; ecco però il caratteristico suono della campanella del manzo, che avanza. Monica si prepara, per andargli incontro, ma da lontano scorge un anziano pastore, che guida il gregge senza Giovanni. Con il cuore stretto in una morsa, Monica resta a guardare quel gregge, che cambia direzione.

Tristissima, Monica torna a casa con le braccia cadute; la manna la vede avanzare lentamente, si insospettisce e le va incontro; vede il volto della figliola coperto di lacrime, l'abbraccia, la bacia e poi le dice: "Di grazia, cosa ti è successo?" Monica: "Mamma, non volermene, se mi sono innamorata e il mio ragazzo non si fa vedere". Incalza la mamma: "Quale ragazzo? Quel ragazzo!"."Sì, mamma! Si chiama Giovanni e mi ha giurato il suo amore: ma sono giorni che non lo vedo".
A questo punto, la nobildonna la calma, prendendola per mano e dicendole: "Figlia, figlia mia, vedi cosa accade, quando le distanze sociali, morali e culturali, tra due persone, sono tanto differenti?". "No, mamma! Giovanni è intelligentissimo e più acculturato di me, forse sta male e non può andare dietro alle pecore, ma la prossima volta che vedo il vecchio pastore gli chiederò notizie di Giovanni".
A nulla servirono i precetti e i divieti della mamma a non incontrarlo più e tanto meno a piangere per lui. Appena riode la campanella, lei corre dal pastore a chiedere di Giovanni ed il pastore, appena la vede, le sventola una busta di carta.
Il pastore: "Signorina, questa mattina, il portalettere mi ha consegnato una lettera di Giovanni, con questa busta dentro e un foglietto per me, in cui mi prega di consegnarla, con discrezione, a Lei. Spero che ci siano buone notizie per Lei".
La ragazza apre con fervore la busta e legge le prime due parole "Amore mio", ringrazia subito ad alta voce il pastore; lo saluta e si allontana, per riprendere a leggere la lettera, tutta d'un fiato; poi legge attentamente, argomento per argomento: "Amore mio, perdonami per non averti avvisato della mia partenza; ma il tempo era già scaduto e solo l'intervento dell'angelo custode mi ha salvato.
Perdonami, anche se ora ti do solo una prima e sommaria spiegazione, credimi, amore, ti spiegherò tutto al nostro prossimo incontro. Come già sai, io sono uno studente autodidatta ed ho fatto molte domande di assunzione ed altre per borse di studi. L'Università di Pasadena, in California (USA), mi ha assegnato la borsa di studi, per scienza astronautica e mi ha concesso la frequenza per la preparazione di astronauta, presso la base di Cape Canaveral, in Florida. L'Università di Pasadena ha preteso la mia presenza per la firma dei documenti e, per questo motivo, mi trovo negli USA, ma sarò da te, per i primi di agosto prossimo; verrò a casa tua, spiegherò tutto a te e ai tuoi. Ora ti abbraccio con tutta la forza e l'amore che ho in me, finché possa durare, fino al mio arrivo a Costa Fiorita.
Il cuore di Monica viaggia su ali dorate e i suoi piedi sfiorano il sentiero su cui camminano; in un baleno si trova tra le braccia della mamma, a cui porge la lettera, dicendo: "Vedi, mamma, che c'è una spiegazione e che il mio Giovanni non è un uomo da poco!". "Certo, chi lo avrebbe detto: un pastore astronauta", risponde la mamma, che aveva letto anche lei d'un fiato la lettera.
"Figlia, è ora che io dica tutto al tuo augusto padre". "Certo, mamma, sarò io stessa a confessare le mie colpe d'amore".
Passano poche ore e il Granduca Pietrantonio de Costa Fiorita compare sulla porta del salotto, con il suo gran libro, dove annota tutti i suoi movimenti ed incontri con uomini del suo rango.
Geltrude si alza; gli va incontro e gli dice: "Mio caro, mai come oggi, il tuo librone è appropriato". Il Granduca chiede: "Che c'è oggi, di tanto importante?" Geltrude risponde: "La tua bambina è innamorata".
Monica gli dice: "Signor padre, fa' che la mia felicità sia anche la tua". "Bene, bene! Chi è dunque questo fortunato?". Rispondono nello stesso momento Monica e Geltrude: "Un astronauta – un pastore". "Chi, chi un astronauta, un pastore! Ma che fandonie andate dicendo?".
"Vedi, papà - risponde Monica - la mamma lo ha conosciuto da pastore; ma Giovanni è uno studente autodidatta, che ha vinto una borsa di studi, presso la prestigiosa Università di Pasadena (California) e che dovrà frequentare nel Centro astronauta di Cape Canaveral, in Florida. Ma, il primo agosto, gli potrai parlare e chiedere tutto quello che vorrai". "Ci potete contare che lo farò e vedremo, se merita la mia granduchessina, nonché unica figlia".
I giorni passano lentamente per Monica ed anche per Geltrude, che si domanda con quale aplomb accoglierà quel pastore astronauta; certamente non come la prima volta, ma è ferma nel proposito di far pesare la sua corona marchesale.
Il giorno arriva e Giovanni si presenta con un fascio di rose rosse, per la sua Monica; con una splendida Orchidea, per la Marchesa e con una scatola di sigari cubani per il Granduca.
Fu fatto accomodare nel salotto grande, ci fu il classico bacia mano per le gentildonne e un inchino e una stretta di mano per il Granduca; gli fu offerto un drink e poi l'invito del Granduca, a seguirlo nello studio personale.
Qui Pietrantonio de Costa Fiorita comincia a martellare il giovane di domande su come un pastore ha fatto breccia nel cuore di una Granduchessa. Giovanni, con calma e senza impaccio, gli risponde: "Era un mattino dello scorso giugno, quando ero dietro al gregge del Signor Bonaventura; vidi la sua figliola alle prese con un cesto di pere che faceva fatica a portare, mi offersi di farlo al posto suo ed ella accettò".
"Bene, ora posso conoscere le Sue generalità complete?". "Certamente, Signore, La prego solo di farmi spiegare questa mia breve, ma movimentata vita. Mi trovo ragazzo presso una squisita famiglia di Pasadena, a cui ero stato affidato, per essere allevato ed istruito; infatti in questa famiglia sono stato amorevolmente seguito ed accettato, anche se sin da piccolissimo mi è stato detto che ero stato dato in affidamento da un gran signore italiano, ma che altro non mi poteva essere detto. Ho portato il loro cognome fino ai primi anni di Università.
Poi qualcosa si è interrotto, perché mi fu dato un biglietto di solo andata per l'Italia e un indirizzo di una signora, che mi avrebbe spiegato il corso dell'affidamento ai signori Brown e perché non mi abbiano potuto dire quello di loro conoscenza.
Questa signora, piena di dolore, mi si presenta come mia madre, vera madre, madre che io non avevo mai conosciuta prima e che mi ha spiegato alcune cose, cioè che era a servizio di un signore straniero con moglie e due figlie, Maria e Marta. "L'uomo, attratto dalla mia avvenenza fisica, mi fa sua, senza curarsi del mio volere e del mio stato di orfana. Fui subito portata a Pasadena e fatta partorire presso una donna indiana, che non mi ha permesso neppure di vederti e il giorno dopo, ancora dolorante del parto, fui imbarcata per l'Italia, altro non so e non posso dirti.
Solo che da quel rapporto sei nato tu e non sai quanto il mio cuore vuole abbracciarti" e, così dicendo, mi strinse fortemente a sé quasi a togliermi il respiro.
Ecco spiegato il mio stato di pastore; ma, se dal signor Bonaventura ho lavorato sodo, da lui ho avuto tanto: l'incoraggiamento e la possibilità di continuare gli studi, in cui sono più versato: l'astrologia. L'Università di Pasadena, visto il mio impegno e il grado raggiunto sia pure come autodidatta, mi ha assegnato una favolosa borsa di studi e, grazie al signor Bonaventura, ho potuto raggiungere Pasadena e sottoscrivere i programmi, da eseguire presso Californian Institute of Technology e Centro di ricerca della NASA, della stessa città.
L'occasione mi è stata propizia, anche per chiarire il dilemma della mia esistenza, perché sono andato nuovamente dalla famiglia dei signori Brown, per chiedere ulteriori spiegazioni e questa volta sono stato accontentato.
Tom Brown: "Visto che sei cresciuto ed hai una buona testa, per comprendere, ti dirò tutto. Tu sei figlio del Principe Giovanni Giovanneo de Monte d'Oro, grande importatore ed esportatore di preziosi e gioie varie, il quale ha sposato una gentildonna di Ginevra, dalla quale ha avuto delle figlie. Per non turbare la crescita delle bambine, la moglie ha preteso che il principe provvedesse immediatamente all'allontanamento della serva, prima ancora che si notasse apertamente la sua gravidanza, salvando così anche il matrimonio.
Per questi motivi, il principe dovette acconsentire a portare la serva incinta in America, da una donna indiana, pratica di partorienti. Appena sei nato, lei ti ha affidato a me perché ero in contatto con lui, in California, per l'acquisto di pietre preziose, da tagliare in Svizzera, dove la famiglia della moglie era ed è proprietaria di un grande laboratorio di taglio e di lavorazione di preziosi.
Io ti ho dato il mio nome ed affetto, anche se tuo padre mi ha abbondantemente compensato; ma, con il suo incidente mortale, sono venute a mancare le sostanze, per farti proseguire gli studi ed assicurarti un'esistenza dignitosa. Ecco perché sei stato mandato in Italia, dove avresti potuto cercare le spiegazioni necessarie, per ottenere il tuo vero nome e stato civile.
Un mio amico, Avv. Usa, è già volato a Ginevra, per incontrare la signora Coele Caccavella della Gruviera e pretendere il riconoscimento di figlio illegittimo del defunto marito.
"Però! - esclamò il Granduca - La tua storia è degna della trama di un lungo romanzo; ma, se conosco bene quella donna, sarà davvero un miracolo avere una qualche eredità".

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