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Opera virtuale di Gianni Latronico
DEDICATO
A MONICA
DI COSTA FIORITA
Tu
sola
riuscivi
a leggere
nel pensiero
di Giovanni
le qualità
interiori
oltre le
apparenze
Con il profumo
dei suoi fiori delicati
tu coglievi la sensibilità
e la delicatezza del suo
gentile animo geniale
Ti innamorasti di
un povero pastorello
e ti ritrovasti sposa felice
del principe de Monte d'Oro
Parlavi con la romantica luna
e aspettavi l'innamorato
dal Pianeta Marte
A lui regalasti
i gemelli e
lui ti donò
l'amore
nell'Isola
dei Sogni
Gianni
Latronico
Parte prima
Un
ragazzetto corre, di buon mattino, dietro alle pecore; giunto sulla prima
balza della Costa Fiorita, scopre una piccola valle con piante d'ulivi, di
peri, di meli e con dei filari di vite; tra queste scorge una leggiadra
fanciulla intenta a raccogliere delle pere, che, accortasi delle pecore in
avvicinamento, comincia a scrutare con attenzione le fratte, che le
impediscono la visuale. Il ragazzo, fattosi coraggio, dà una voce al gregge; esce allo scoperto e saluta con galanteria
la fanciulla dal cesto di pere, che porta a fatica. Egli prontamente si offre di aiutarla a portare il cesto e la ragazza
accetta, facendosi accompagnare fino alla sua residenza.
Qui
viene accolta dalla signora de Costa Fiorita, che rimprovera aspramente la
ragazza per aver accettato l'aiuto. Il ragazzo, per quanto timido, tiene
testa alla signora, dicendo: "Spero che Lei non si trovi mai in difficoltà,
durante la Sua preziosa e lunga vita, perché da queste parti difficilmente
si trovano cavalieri dalle scintillanti armature, ma solo dei pastori dal
candido mantello. Il mio aiuto, in favore d'una così splendida fanciulla,
è stato spontaneo e senza alcun fine recondito, anche perché non conosco
ancora il suo nome". "Monica"- immediatamente risponde la ragazza.
A questo punto, la donna, più stizzita che mai, risponde: "Bravo, hai una
buona risposta; ma gli sconosciuti da noi non sono graditi. Mia figlia, per
la sua posizione sociale, non ha il permesso di incontrare un umile pastore,
come te; ti prego quindi di ritornare al tuo gregge, al pascolo: quello è
il tuo posto e non occuparti mai più di mia figlia".
Il ragazzo risponde: "Volentieri ritorno a guidare le pecore, che mi sono
state affidate, ma sappia, nobilissima signora, che il mio stato di pastore
nulla toglie al Suo blasone, anzi lo impreziosisce per la nobiltà
d'animo".
Monica, dopo aver seguito con attenzione il discorrere della madre e del
giovane, si allontana, senza però mancare di sorridere ed elargire, di
nascosto dalla mamma, un salutino con la mano del cuore e una strizzatina
d'occhio, come per dire: "Bravo, hai saputo tener testa a mia madre".
Il ragazzo gradisce il gesto e, una volta fuori dalla visuale della
nobildonna, ricambia il saluto e la invita a rivedersi ancora.
Il giorno successivo, il ragazzo raccoglie molti garofani rossi dalla
piccolissima forma, che crescono abbondantemente e spontaneamente nella
costa fiorita, poi li intreccia secondo la maniera in cui Monica tiene i
suoi lunghi capelli e di nascosto va a posarli sul davanzale della sua
finestra.
Il giorno dopo, il ragazzo sì porta nuovamente sul pianoro della prima
balza ed attira l'attenzione di Monica, con il suono della campana, posta
al collo del manzo. Monica si affaccia alla finestra e trova i garofani
rossi che prende ed agita alla vista del giovane.
È il primo segnale affettuoso che il ragazzo riceve nella sua giovane vita;
se si considera che sin dalla frequenza del collegio di Pasadena, in cui era
stato inviato dal padre biologico, per sottrarlo alla vista della moglie,
che ne chiedeva l'allontanamento sia del nascituro, che della madre, se
voleva salvare il matrimonio e crescere le figlie senza alcun trauma
familiare.
L'uomo acconsente ed invia il bambino presso un suo collaboratore fidato,
il quale gli dà il proprio nome e lo alleva come suo e forse meglio visto
come fonte di sostegno, per tutta la famiglia.
Ma dopo tanti anni, il padre naturale muore in un incidente aereo, la
famiglia affidataria perde la retta del ragazzo e non può più assicurare
gli studi e un buon avvenire, come il padre naturale aveva richiesto. Giunti
a questo punto, la famiglia Brown decide di far conoscere la verità al
giovane e lo invia, con un biglietto di solo andata, in Italia, dove sapeva
che viveva, sia pure poverissima ed orfana, la madre biologica.
Questa, avvertita dall'arrivo di quel figlio che non aveva potuto neppure
vedere e conoscerne il sesso, lo riceve con tutto l'affetto di una madre,
ma non può fare altro che inviare Giovanni a salario, per fargli vivere una
vita meno grama.
Essendo un ragazzo intelligentissimo e già avanti con gli studi, lui decide
di lavorare come pastore, presso il signor Bonaventura. Conosciuto l'uomo,
Giovanni si accorge che mai nome fu tanto appropriato; considerato poi che
è di una bontà unica, gli chiede di dargli la possibilità di continuare
gli studi sia pure da autodidatta, con la sola spesa di avere la possibilità
di scrivere alla sua università ed agli amici di Pasadena, oltre
naturalmente ai pasti abituali dei pastori. Considerata questa semplice
richiesta, il signor Bonaventura gli concede anche l'uso dei mezzi moderni
di comunicazione, in suo possesso.
Giovanni continua gli studi; ma indaga, con più incisività di prima, sulla
sua famiglia originaria. Presto viene a conoscenza dei segreti che lo
riguardano e di avere solo gli amici della sua infanzia, senza parenti,
visto che quelli dei signori Brown, pur essendo gentilissimi, avevano in
qualche modo fatto intuire al giovane di non essere i propri parenti. Per
questi motivi, si lega sentimentalmente a Monica, anche se fa parte di un
ceto più alto, di quello che lui poteva dimostrare. Monica calza scarpette
e calzoncini da escursione e va a raccogliere fiori campestri,
prevalentemente garofani; si allontanava da casa, proprio per incontrare
quel pastorello, che tanto l'aveva colpita con la sua gentilezza.
Giovanni è dietro una grossa macchia di lentisco, ad attenderla. Appena lei
è vicina, lui si sporge e la saluta con la mano. L'incontro era
fortemente atteso da entrambi, eppure rimasero l'uno di fronte
all'altra, senza parlare, per diversi lunghissimi secondi. Erano i loro
occhi a muoversi e parlare per i loro cuori. Giovanni, fattosi coraggio, le
chiede: "Posso darLe del tu e chiamarLa Monica?". "Sì, certo, ma io
non so ancora il tuo nome!". "Giovanni, il pastore, se vuoi; mentre del
mio casato vorrei parlare più in là, perché è carico di un mistero che
vorrei prima chiarire, sempre che ti fidi della mia sincerità e del grande
rispetto che porto per la tua persona".
Monica rispose subito: "Tutto il tempo che credi; ho letto nei tuoi occhi
un grande amore e per questo amore ti assicuro che saprò aspettarti".
Giovanni: "Non ti sei sbagliata; ho provato per te un amore profondo sin
dal primo istante che ti ho vista". Giovanni e Monica si porgono
istantaneamente la mano; se la stringono per qualche istante e poi si
trovano abbracciati l'un all'altra, strettissimi e con forza.
La ragazza torna a casa con un fascio di garofani a 5 petali: questa è la
specialità dei garofani, che nascono e crescono spontaneamente alla Costa
Fiorita, con tre tonalità di colori: rossi, bianchi e rosei.
Tornata a casa, Monica offre alla mamma un bel bouquet di fiori, dai tre distinti
colori. Questa, senza sospettare dell'incontro con il giovane,
l'accarezza, la bacia, l'abbraccia con grande amore di mamma.
Nella sua stanza, Monica vaga con i suoi pensieri, tra tutti quei fiori, e
resta incantata di fronte all'arte e alla precisione dei numeri, con cui
Giovanni ha ideato e realizzato la sua treccia di garofani rossi che lei
conserva gelosamente e, una volta secca, la ripone in un suo cantuccio
segreto.
Passano i giorni, ma Giovanni non si fa vedere e tanto meno sentire. A
Monica piange il cuore; ecco però il caratteristico suono della campanella
del manzo, che avanza. Monica si prepara, per andargli incontro, ma da
lontano scorge un anziano pastore, che guida il gregge senza Giovanni. Con
il cuore stretto in una morsa, Monica resta a guardare quel gregge, che
cambia direzione.
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Tristissima, Monica torna a casa con le braccia cadute; la manna la vede
avanzare lentamente, si insospettisce e le va incontro; vede il volto della
figliola coperto di lacrime, l'abbraccia, la bacia e poi le dice: "Di
grazia, cosa ti è successo?" Monica: "Mamma, non volermene, se mi sono
innamorata e il mio ragazzo non si fa vedere". Incalza la mamma: "Quale
ragazzo? Quel ragazzo!"."Sì,
mamma! Si chiama Giovanni e mi ha giurato il suo amore: ma sono giorni che
non lo vedo".
A questo punto, la nobildonna la calma, prendendola per mano e dicendole:
"Figlia, figlia mia, vedi cosa accade, quando le distanze sociali, morali
e culturali, tra due persone, sono tanto differenti?". "No, mamma!
Giovanni è intelligentissimo e più acculturato di me, forse sta male e non
può andare dietro alle pecore, ma la prossima volta che vedo il vecchio
pastore gli chiederò notizie di Giovanni".
A nulla servirono i precetti e i divieti della mamma a non incontrarlo più
e tanto meno a piangere per lui. Appena riode la campanella, lei corre dal
pastore a chiedere di Giovanni ed il pastore, appena la vede, le sventola
una busta di carta.
Il pastore: "Signorina, questa mattina, il portalettere mi ha consegnato
una lettera di Giovanni, con questa busta dentro e un foglietto per me, in
cui mi prega di consegnarla, con discrezione, a Lei. Spero che ci siano
buone notizie per Lei".
La ragazza apre con fervore la busta e legge le prime due parole "Amore
mio", ringrazia subito ad alta voce il pastore; lo saluta e si allontana,
per riprendere a leggere la lettera, tutta d'un fiato; poi legge
attentamente, argomento per argomento: "Amore mio, perdonami per non
averti avvisato della mia partenza; ma il tempo era già scaduto e solo
l'intervento dell'angelo custode mi ha salvato.
Perdonami, anche se ora ti do solo una prima e sommaria spiegazione,
credimi, amore, ti spiegherò tutto al nostro prossimo incontro. Come già
sai, io sono uno studente autodidatta ed ho fatto molte domande di
assunzione ed altre per borse di studi. L'Università di Pasadena, in
California (USA), mi ha assegnato la borsa di studi, per scienza
astronautica e mi ha concesso la frequenza per la preparazione di
astronauta, presso la base di Cape Canaveral, in Florida. L'Università di
Pasadena ha preteso la mia presenza per la firma dei documenti e, per questo
motivo, mi trovo negli USA, ma sarò da te, per i primi di agosto prossimo;
verrò a casa tua, spiegherò tutto a te e ai tuoi. Ora ti abbraccio con
tutta la forza e l'amore che ho in me, finché possa durare, fino al mio
arrivo a Costa Fiorita.
Il cuore di Monica viaggia su ali dorate e i suoi piedi sfiorano il sentiero
su cui camminano; in un baleno si trova tra le braccia della mamma, a cui
porge la lettera, dicendo: "Vedi, mamma, che c'è una spiegazione e che
il mio Giovanni non è un uomo da poco!". "Certo, chi lo avrebbe detto:
un pastore astronauta", risponde la mamma, che aveva letto anche lei
d'un fiato la lettera.
"Figlia, è ora che io dica tutto al tuo augusto padre". "Certo,
mamma, sarò io stessa a confessare le mie colpe d'amore".
Passano poche ore e il Granduca Pietrantonio de Costa Fiorita compare sulla
porta del salotto, con il suo gran libro, dove annota tutti i suoi movimenti
ed incontri con uomini del suo rango.
Geltrude si alza; gli va incontro e gli dice: "Mio caro, mai come oggi, il
tuo librone è appropriato". Il Granduca chiede: "Che c'è oggi, di
tanto importante?" Geltrude risponde: "La tua bambina è innamorata".
Monica gli dice: "Signor padre, fa' che la mia felicità sia anche la
tua". "Bene, bene! Chi è dunque questo fortunato?". Rispondono nello
stesso momento Monica e Geltrude: "Un astronauta – un pastore".
"Chi, chi un astronauta, un pastore! Ma che fandonie andate dicendo?".
"Vedi, papà - risponde Monica - la mamma lo ha conosciuto da pastore; ma
Giovanni è uno studente autodidatta, che ha vinto una borsa di studi,
presso la prestigiosa Università di Pasadena (California) e che dovrà
frequentare nel Centro astronauta di Cape Canaveral, in Florida. Ma, il
primo agosto, gli potrai parlare e chiedere tutto quello che vorrai". "Ci potete contare che lo farò e vedremo, se merita la
mia granduchessina, nonché unica figlia".
I giorni passano lentamente per Monica ed anche per Geltrude, che si domanda
con quale aplomb accoglierà quel pastore astronauta; certamente non come la
prima volta, ma è ferma nel proposito di far pesare la sua corona
marchesale.
Il giorno arriva e Giovanni si presenta con un fascio di rose rosse, per la
sua Monica; con una splendida Orchidea, per la Marchesa e con una scatola di
sigari cubani per il Granduca.
Fu fatto accomodare nel salotto grande, ci fu il classico bacia mano per le
gentildonne e un inchino e una stretta di mano per il Granduca; gli fu
offerto un drink e poi l'invito
del Granduca, a seguirlo nello studio personale.
Qui Pietrantonio de Costa Fiorita comincia a martellare il giovane di
domande su come un pastore ha fatto breccia nel cuore di una Granduchessa.
Giovanni, con calma e senza impaccio, gli risponde: "Era un mattino dello
scorso giugno, quando ero dietro al gregge del Signor Bonaventura; vidi la
sua figliola alle prese con un cesto di pere che faceva fatica a portare, mi
offersi di farlo al posto suo ed ella accettò".
"Bene, ora posso conoscere le Sue generalità complete?". "Certamente,
Signore, La prego solo di farmi spiegare questa mia breve, ma movimentata
vita. Mi trovo ragazzo presso una squisita famiglia di Pasadena, a cui ero
stato affidato, per essere allevato ed istruito; infatti in questa famiglia
sono stato amorevolmente seguito ed accettato, anche se sin da piccolissimo
mi è stato detto che ero stato dato in affidamento da un gran signore
italiano, ma che altro non mi poteva essere detto. Ho portato il loro
cognome fino ai primi anni di Università.
Poi qualcosa si è interrotto, perché mi fu dato un biglietto di solo
andata per l'Italia e un indirizzo di una signora, che mi avrebbe spiegato
il corso dell'affidamento ai signori Brown e perché non mi abbiano potuto
dire quello di loro conoscenza.
Questa signora, piena di dolore, mi si presenta come mia madre, vera madre,
madre che io non avevo mai conosciuta prima e che mi ha spiegato alcune
cose, cioè che era a servizio di un signore straniero con moglie e due
figlie, Maria e Marta. "L'uomo, attratto dalla mia avvenenza fisica, mi
fa sua, senza curarsi del mio volere e del mio stato di orfana.
Fui subito portata a Pasadena e fatta partorire presso una donna indiana,
che non mi ha permesso neppure di vederti e il giorno dopo, ancora dolorante
del parto, fui imbarcata per l'Italia, altro non so e non posso dirti.
Solo che da quel rapporto sei nato tu e non sai quanto il mio cuore vuole
abbracciarti" e, così dicendo, mi strinse fortemente a sé quasi a
togliermi il respiro.
Ecco spiegato il mio stato di pastore; ma, se dal signor Bonaventura ho
lavorato sodo, da lui ho avuto tanto: l'incoraggiamento e la possibilità
di continuare gli studi, in cui sono più versato: l'astrologia.
L'Università di Pasadena, visto il mio impegno e il grado raggiunto sia
pure come autodidatta, mi ha assegnato una favolosa borsa di studi e, grazie
al signor Bonaventura, ho potuto raggiungere Pasadena e sottoscrivere i
programmi, da eseguire presso Californian Institute of Technology e Centro
di ricerca della NASA, della stessa città.
L'occasione mi è stata propizia, anche per chiarire il dilemma della mia
esistenza, perché sono andato nuovamente dalla famiglia dei signori Brown,
per chiedere ulteriori
spiegazioni e questa volta sono stato accontentato.
Tom Brown: "Visto che sei cresciuto ed hai una buona testa, per
comprendere, ti dirò tutto. Tu sei figlio del Principe Giovanni Giovanneo
de Monte d'Oro, grande importatore ed esportatore di preziosi e gioie
varie, il quale ha sposato una gentildonna di Ginevra, dalla quale ha avuto
delle figlie. Per non turbare la crescita delle bambine, la moglie ha
preteso che il principe provvedesse immediatamente all'allontanamento
della serva, prima ancora che si notasse apertamente la sua gravidanza,
salvando così anche il matrimonio.
Per questi motivi, il principe dovette acconsentire a portare la serva
incinta in America, da una donna indiana, pratica di partorienti. Appena sei
nato, lei ti ha affidato a me perché ero in contatto con lui, in
California, per l'acquisto di pietre preziose, da tagliare in Svizzera,
dove la famiglia della moglie era ed è proprietaria di un grande
laboratorio di taglio e di lavorazione di preziosi.
Io ti ho dato il mio nome ed affetto, anche se tuo padre mi ha
abbondantemente compensato; ma, con il suo incidente mortale, sono venute a
mancare le sostanze, per farti proseguire gli studi ed assicurarti
un'esistenza dignitosa. Ecco perché sei stato mandato in Italia, dove
avresti potuto cercare le spiegazioni necessarie, per ottenere il tuo vero
nome e stato civile.
Un mio amico, Avv. Usa, è già volato a Ginevra, per incontrare la signora
Coele Caccavella della Gruviera e pretendere il riconoscimento di figlio
illegittimo del defunto marito.
"Però!
- esclamò il Granduca - La tua storia è degna della trama di un lungo
romanzo; ma, se conosco bene quella donna, sarà davvero un miracolo avere
una qualche eredità".
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