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IL GRANDUCA DI COSTA FIORITA
(L'Isola che si vorrebbe possedere)
di Pietro Giovanni Lucarelli

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"No signore, non chiedo eredità, ma solo il mio nome e cognome e conoscere le mie sorelle. A me la ha già sorriso.
Per il solo fatto che ho accettato il programma NASA, le industrie americane fanno a gara per sponsorizzarmi la vita. Non esistono limiti di compenso, per portare sulla mia persona un qualche simbolo delle loro produzioni; infatti il mio primo sponsor è lo studio legale "The International Commerce of Pasadena" che si sta occupando del mio casato". "Bene, bene, ragazzo mio, vedo che hai le idee chiare, non dimenticarti però che io ho un grosso credito tra gli uomini dogati di mezzo mondo e quindi, se vuoi, posso intervenire energicamente in una eventuale sentenza, visto che ti accingi a far parte di questa famiglia, in cui volentieri ti annovero, proprio per la tua volontà di esserci, oltre al fatto di farne parte o meno, ma per il semplice fatto di essere uomo serio ed onesto in tutto. Ora però diamo la notizia a quelle sante donne, che attendono pazientemente".
Entrano nel salone grande, con visi distesi e sorridenti; anche il cuore di Monica riprende i suoi ritmi normali, vedendo il papà e l'amor suo sorridere.
Il Granduca apre il discorso semplicemente pronunciando il titolo nobiliare della sua consorte: "Marchesa, io ho apprezzato la sincerità e l'onestà di quest'uomo. Spero che tu non abbia obiezioni e neanche tante puntualizzazioni da fare. Adesso tocca a te".
Geltrude: "Come se una mamma potesse concedere la propria figliola, senza una serie di puntualizzazioni! Ma di questo mi ha già pregato Monica e poiché lei ama davvero quest'uomo, che già una volta mi ha risposto per le rime; ma questo credo che non accadrà più, è vero Giovanni?". "Sì, certo che non accadrà! Ma Lei è autorizzata a prendere seri provvedimenti nei miei confronti, solo se minimamente eccedessi oltre il consentito. Vorrei che Lei prendesse il posto di quella madre che non ho conosciuto del tutto".
"Pietrantonio, credo che questo ragazzo mi piace e quindi anch'io lo annovero come il figlio maschio che non abbiamo avuto". Pietrantonio apre le sue grandi braccia ed accoglie le donne e il ragazzo insieme, dicendo: "Questa è la famiglia che mi piace".
Suonò la campana grande del salone e uno stuolo di servitori si schiera di fronte al Granduca: "Miei cari e fedeli servitori, vi presento il futuro sposo della nostra Monica. Da ora è parte di questa famiglia. Quindi portategli rispetto e servitelo, come se fossi io stesso, ora la Marchesa vi dirà il da farsi.
Quasi come un automa, la schiera dei servitori si gira a fissare la signora Marchesa. Questa ordina al maggiordomo di far preparare il salone delle feste, perché già il giorno dopo ci sarà una festa.
La servitù si congeda, per cominciare i preparativi.
La Marchesa si rivolge al marito e gli chiede: "La solita ora ti sta bene, per far arrivare i tuoi amici o devo spostarla? Il Granduca le risponde: "Tu sai che quando io chiamo, devono correre; ma oggi siamo in quattro e non più in tre, perciò la parola passa a Giovanni. Giovanni, i miei amici sono a Pasadena, basta comunicare l'ora e loro si regolano di conseguenza. Bene - dice Pietrantonio - l'ora è alle 22 di domani. Basta che loro si recano per le ore 16 di domani; si presentano alla Helvetic Aerway di Pasadena e un mio jambo jetto li porterà qui".
Giovanni: "Ma loro non chiedono tutto questo!" Pietrantonio: "Non si discute! Quello che dico si fa". "Bene, provvedo ad informare".
I segretari della Marchesa raggiungono via filo ed internet tutte le persone loro legate da parentela o da amicizia, sparse ovunque, nel mondo.
Le compagnie aeree del Granduca sono state tutte allertate, per portare a destinazione le persone accreditate.
L'aeroporto personale del Granduca, nella tenuta di Costa Fiorita, si copre di aerei: provenienti da tutto il mondo, partendo dai capi di stati, regnanti e nobili in genere, nonché capi di stato maggiore, eserciti e polizie di mezzo mondo.
Pietrantonio si congeda un attimo dai tre e raggiunge il suo studio privato; chiama il generale del suo staff investigativo e, quasi stizzito, gli chiede dell'investigazione sui documenti riguardanti la madre di Giovanni.
Il generale dice: "Granduca, sono fermi presso L'Istituto Araldico di Mosca. Non si riesce a farli partire". "Va bene - aggiunge l'altro - ci penso io". Chiama, sulla linea privata, il Presidente dell'Unione Sovietica, per accertarsi che questi sarà presente alla cerimonia. Alla risposta affermativa del presidente, Pietrantonio lo blocca con la sua richiesta, dicendo: "Voglio che tu dia una tiratina di orecchie al dirigente del tuo Istituto Araldico, che da un mese non mi fa ottenere i richiesti certificati della madre del mio futuro genero che avrei dovuto consegnare durante la festa". "Non preoccuparti, amico mio, sarò io stesso a portarli".
Qui c'è da dire che il Granduca aveva interessato il suo staff investigativo per accertare l'esatta identità del futuro genero. I risultati erano davvero lusinghieri, perché non solo il papà è il principe Giovanni Giovanneo de Monte d'Oro; ma la mamma è nientemeno che la figlia legittima di Nicola II Alexandrovic, Zar di tutte le Russie, sottrattagli durante la fuga da Mosca e successivo assassinio della famiglia. La figlia più piccola, fatta schiava dai corsari, fu poi venduta a mercanti di giovani donne; da questi ultimi fu messa a servizio presso la famiglia dei nobili de Monte d'Oro.
Ma torniamo al Granduca, che incarica una sua segretaria a rintracciare la signora Miria Alexandrovic, per portarla a conoscenza del suo vero stato sociale, nel caso non ricordasse, e farla vestire adeguatamente. per la festa, perché vuole essere il regalo del benvenuto nella famiglia del Granduca sia del figlio Giovanni, che di lei stessa.
Verso le prime ore del mattino seguente, un gran viavai di macchine si nota intorno ai padiglioni di Costa Fiorita: sono i commessi di un gran catering, per avviare i preparativi per la festa.
Ma torniamo agli avvocati presso la famiglia de Monte d'Oro. Sir William si presenta alla Signora Contessa Coele Caccavella della Gruviera e comunica che unilateralmente è stato chiesto il riconoscimento di figlio naturale di suo marito: il Principe Giovanni Giovanneo de Monte d'Oro. "Naturalmente, con il vostro permesso, il nostro assistito potrebbe ottenere quello che desidera ed è veramente poco nel più breve tempo possibile".
"Ah, e cosa desidera questo bastardo?". L'avvocato dice: "Più di qualsiasi altra cosa abbracciare le sorelle e subito dopo avere il proprio casato e null'altro.
Il patrimonio del suo papà deve essere solo ed esclusivamente delle sorelle". Maria, la sorella più grande, risponde ancor prima della mamma: "Certo che voglio abbracciare un fratello che non sapevo di avere" e lo stesso dice Marta, la sorella minore. Coele, la mamma, resta trasecolata da tanta audacia e condiscendenza delle figlie e risponde: "Vada pure così, ma resta chiaro che del mio patrimonio, che poi è quasi la totalità degli averi di questa famiglia, è inattaccabile e, se le mie figlie vogliono sperperare quelle poche sostanze paterne, facciano pure, tanto sono maggiorenni; ma io sono libera di utilizzare la mia parte liberamente e senza obbligo di assicurare legittime di qualsiasi genere".
"Mi scusi, signora contessa, sono stato poco accorto e non ho consegnato il testo del nostro mandato che dichiara esplicitamente quanto appena annunciato" e così consegna copia alla signora e alle principessine.
Dopo qualche attimo, l'avvocato riprende il discorso e chiede una dichiarazione di consenso delle tre nobildonne.
Coele prepara il documento e lo porta a firmare, dicendo: "Signora, è già pronto! Eccolo!". Coele lo legge e lo porge alle figlie e poi dice: "Se è vero tutto questo, Giovanni non sa cosa potrebbe perdere". Non finisce di pronunciare queste parole, che Maria ha già firmato il foglio e così anche Marta, senza neppure leggere. La firma della signora contessa è d'obbligo, visto che le figlie lo hanno già fatto.
Ottenuto il foglio firmato, gli avvocati ringraziano e salutano la famiglia, augurando loro un felice avvenire, unitamente al figlio e fratello ritrovato.
William passa dal Tribunale e depositò la dichiarazione di accettazione da parte della famiglia de Monte d'Oro e subito dopo chiama Giovanni, al telefonino. Alla risposta, lo saluta con il titolo nobiliare: "Principe, la pratica del suo caso è quasi conclusa. Domani alle ore 10 ci sarà la sentenza del Tribunale e Lei è di fatto Giovanni Giovanneo de Monte d'Oro, complimenti e tanti auguri! Noi rientriamo a Pasadena". "No - è la secca risposta di Giovanni - siete ufficialmente invitati a partecipare domani sera al mio fidanzamento con la Gran Marchesina di Costa Fiorita e vi prego di tornare dalla contessa, per invitarla unitamente alle mie sorelle, dicendo loro che hanno tre posti sugli aerei, che partono da Ginevra per Costa Fiorita". "Certamente, principe, sarà fatto". "William, un'ultima cosa, gradirei avere la sentenza per domani sera".
Pietrantonio: "Giovanni, lasciami il piacere di occuparmi io di questo piacevole compito". Giovanni: "Va bene! William, come avrai sentito, il mio futuro suocero si vuole occupare di questo particolare, perciò sei libero. Ti aspetto qui con tutti i tuoi collaboratori".
Pietrantonio alza la cornetta del telefono e chiama il Presidente del Tribunale Svizzero. Risponde il Presidente in persona, dicendo: "Granduca, ti assicuro che domani sarò da te". Pietrantonio: "Non basta, dovrai portare per me un regalo al mio futuro genero". "Cosa devo fare, Granduca?". "Devi portarmi la sentenza, che sarà emessa domani alle ore 10, dal tuo tribunale, che riguarda proprio il riconoscimento del casato del Principe Giovanni Giovanneo de Monte d'Oro". "Ci puoi contare amico!". "Grazie, ti abbraccio - risponde il Granduca. Senza stare a descrivere le partenze e gli arrivi a Costa Fiorita, diciamo subito che tutti gli invitati erano presenti e che nessuno si era scusato o fatto rappresentare per la propria assenza.


Opera virtuale di Gianni Latronico

DEDICATO
AL GRANDUCA PIETRANTONIO

T u t t a
la prosopopea
dei titoli nobiliari
non riuscivano a scaldare
il tuo giovane cuore centenario
come l'amore per i due nipotini
e la felicità della tua gente
di Costa Fiorita poi
trasferita per
merito tuo
nell'Isola
dei Sogni
Esempio di
onestà integrità
e giustizia universale
lottavi per il bene degli altri
sponsorizzando imprese spaziali
e comprando ogni cosa per
l'altrui prosperità senza
mai egoisticamente
pensare soltanto
a te stesso
Volare mi fai
con il mio pensiero
verso l'isola che non c'è
nella cruda realtà effettuale
ma che vive e vegeta nel regno
della fantasia e della poesia visiva

Gianni Latronico

SECONDA PARTE

Il lavoro maggiore della segretaria fu quello di convincere la signora Miriam, madre di Giovanni, che in realtà era la figlia più piccola di Nicola II Alexandrovic: Zar di tutte le Russie e di Alice di Assia. Fu davvero duro convincerla, visto che la povera donna non conosceva neppure la storia di questa famiglia, ma credeva fermamente di essere nata schiava e di essere perciò obbligata a subire qualsiasi gesto sgradevole e riprovevole, pure soltanto a parlarne.
L'unica famiglia più gentile della sua vita era stata proprio quella del Principe de Monte d'Oro, dove la signora contessa le aveva persino insegnato a vivere tra genti di classe elevata, ma anche a scrivere e leggere. A far questo, però, era stata quella Maria, che per prima firmò il documento liberatorio.
Miriam si sentiva finalmente amata, proprio perché aveva avuto per maestra non solo la padrona di casa, ma anche la figlia Maria, che era entrata nel cuore della donna al loro servizio. Fu portata ad un centro di bellezza, le furono fatti indossare vestiti di lusso e poi fu condotta a Costa Fiorita, dove una intera ala del castello le fu messa a disposizione, con tante persone al suo servizio.
Attese con pazienza il momento della presentazione e la consegna dei documenti che provavano tutto quello, che le era stato detto.
Il momento venne alle ore 22 e 10 di quel memorabile giorno e fu il Granduca Pietrantonio di Costa Fiorita ad introdurla in società. Subito dopo aver dato il benvenuto a tutti gli ospiti, sia suoi che del futuro genero, che nominò personalmente uno per uno; quando giunse al Presidente di tutte le Russie, disse: "Amico, hai con te tutto?". "Sì - rispose l'altro. "Allora il tuo posto è qui, accanto a me e così pure per il Presidente del Tribunale".
Con i due ospiti accanto, Pietrantonio, rivolgendosi a tutti, dice: "Signori ed amici tutti, questa sera è per me memorabile, perché non solo concedo la mano di mia figlia a questo giovane; ma, grazie a questi due amici, posso compiere un vero miracolo, cioè ridare lustro ad una famiglia che, per vicende troppo controverse, ne sono state private.
Non vi annoio più di tanto e passo a dirvi che Giovanni Giovanneo de Monte d'Oro può essere orgoglioso di avere una mamma con un casato ancora più illustre di quello del suo papà. Giovanni, vieni qui". Il giovane lo raggiunge e gli dice: "Signore, che storie sono queste?".
Pietrantonio: "Storie vere e non volermene, se ti ho tenuto all'oscuro di tutto, ma capisci che non potevo accontentarmi di ascoltare, dalla tua onestissima voce, tutto un racconto; perciò, prima che tu entrassi nella mia casa, ho fatto fare degli accertamenti sulle tue origini e sulla tua intera famiglia.
Sono stato particolarmente colpito dalla vicenda di tua madre e ti prego di accoglierla con l'amore che solo un figlio sa dare. Signori e Signore, ecco a voi la Zarina di tutte le Russie, figlia di quel Nicola II Alexandrovic assassinato con la sua famiglia, a cui fu risparmiata la bambina, di un anno e due mesi, Miriam Alessandrovic".
La signora compare in uno splendore unico al mondo e con gli occhi umidi di pianto abbraccia il figlio, la promessa sposa, il Granduca e la Marchesa senza dire una parola. Poi ancora Pietrantonio: "Miriam, capisco che per te è un cambio enorme e la voce potrebbe farti brutti scherzi, ma la mia segretaria mi assicura che sai parlare ed anche bene, con voce calda e suadente; perciò ti prego di dirci pure quello che vuoi".
A forza, le uscì un grazie, poi:"Grazie, grazie, grazie! Come posso presentarmi, se non so neppure come sono arrivata a tanta gioia! Solo l'altro ieri mi trovavo per la seconda volta, davanti mio figlio, a quel figlio che mi fu impedito di vedere perfino al momento della nascita. Qui vedo l'unica famiglia, che mi ha accolta in casa, insegnandomi a vivere, e ringrazio anche la contessa Caccavella della Gruviera, anche se mi fece allontanare da casa sua. Contessa, la prego e mi creda, io non l'ho mai condannata per quel gesto che ritengo ogni donna avrebbe fatto, se in casa sua vi era una donna, che andava a letto con il marito. Mi creda, io ritenevo che fosse una cosa doverosa; anche se, quando stringevo tra le mie braccia le Sue bambine, che mi riempivano di gioia, pensavo che finalmente la mia vita fosse definitivamente cambiata. Purtroppo non era così.
Oggi, ancora una volta, la mia vita è cambiata. Mi perdoni il Granduca, se dico che domani non so se continuerà così o se è tutto un sogno". All'unanimità, un coro di voci risponde: "È vero! E rimarrà così, fino alla fine dei Suoi giorni - continua il Presidente di tutte le Russie - perché io Le chiederò di far ritorno in patria, con me".
Miriam: "Con il permesso della Contessa, desidero porgerLe ora, come allora, il mio ossequio, il mio atto di ubbidienza e riabbracciare le Sue figliole". Queste scattano all'istante e le vanno incontro, abbracciandola. Anche la contessa, con il cuore in gola, la raggiunge e l'abbraccia, dicendo: "Miriam, lo hai detto tu stessa: una sposa, soprattutto se giovane, non riesce minimamente a sopportare una rivale in casa. Perciò rifarei quello che ho fatto; ma ciò non toglie che la colpa non sia solo tua, ma prevalentemente di mio marito e forse anche mia, che non sono stata attenta alle attenzioni, che venivano rivolte a te e non a me. Davo per scontato che l'affetto del Principe Giovanni Giovanneo de Monte d'Oro era dovuto al fatto del tuo stato di schiava, visto che da noi era inconcepibile - e la abbracciò -Ora entrambe abbiamo qualcosa di suo e quindi non facciamoci del male a vicenda".
Così, un abbraccio a cinque suggella la fusione delle due famiglie, in un solo nucleo.
Giovanni, Monica, Maria e Marta si prendono per mano e cominciano a ballare, in un lieto girotondo, dicendo: "Signori, per noi comincia un nuovo giorno, venite a danzare con noi, gioite e suggellate, anche voi, questa gioia che ci unisce.
Iniziò così un lungo tenersi per mano e danzare allegramente per delle ore.
Le musiche cessano per un breve intervallo e i festeggiamenti hanno inizio a Costa Fiorita. L'esercito di camerieri del Catering comincia a girare con vassoi d'argento, colmi di bicchieri, di puro cristallo di Boemia, ed altri con ceramiche di Capodimonte, con delle vivande di ogni genere.
Poi c'è un breve saluto di ciascun ospite, rivolto al Granduca e ai promessi sposi che, a loro volta, ringraziarono a modo loro, cioè da moderni giovani senza troppe cerimonie di alta nobiltà, andando subito al sodo e volendo stringere la mano a tutti i presenti, servitori compresi.
Congedatisi tutti, rimangono solo le due famiglie: quella di Costa Fiorita e quella dei de Monte d'Oro.

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