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"No signore,
non chiedo eredità, ma solo il mio nome e cognome e conoscere le mie
sorelle. A me la ha già sorriso.
Per
il solo fatto che ho accettato il programma NASA, le industrie americane
fanno a gara per sponsorizzarmi la vita. Non esistono limiti di compenso,
per portare sulla mia persona un qualche simbolo delle loro produzioni;
infatti il mio primo sponsor è lo studio legale "The International
Commerce of Pasadena" che si sta occupando del mio casato". "Bene,
bene, ragazzo mio, vedo che hai le idee chiare, non dimenticarti però che
io ho un grosso credito tra gli uomini dogati di mezzo mondo e quindi, se
vuoi, posso intervenire energicamente in una eventuale sentenza, visto che
ti accingi a far parte di questa famiglia, in cui volentieri ti annovero,
proprio per la tua volontà di esserci, oltre al fatto di farne parte o
meno, ma per il semplice fatto
di essere uomo serio ed onesto in tutto. Ora
però diamo la notizia a quelle sante donne, che attendono pazientemente".
Entrano
nel salone grande, con visi distesi e sorridenti; anche il cuore di Monica
riprende i suoi ritmi normali, vedendo il papà e l'amor suo sorridere.
Il
Granduca apre il discorso semplicemente pronunciando il titolo nobiliare
della sua consorte: "Marchesa, io ho apprezzato la sincerità e l'onestà
di quest'uomo. Spero che tu non abbia obiezioni e neanche tante
puntualizzazioni da fare. Adesso tocca a te".
Geltrude:
"Come se una mamma potesse concedere la propria figliola, senza una serie
di puntualizzazioni! Ma di questo mi ha già pregato Monica e poiché lei
ama davvero quest'uomo, che già una volta mi ha risposto per le rime; ma
questo credo che non accadrà più, è vero Giovanni?". "Sì, certo che
non accadrà! Ma Lei è autorizzata a prendere seri provvedimenti nei miei
confronti, solo se minimamente eccedessi oltre il consentito. Vorrei che Lei
prendesse il posto di quella madre che non ho conosciuto del tutto".
"Pietrantonio,
credo che questo ragazzo mi piace e quindi anch'io lo annovero come il
figlio maschio che non abbiamo avuto". Pietrantonio apre le sue grandi
braccia ed accoglie le donne e il ragazzo insieme, dicendo: "Questa è la
famiglia che mi piace".
Suonò
la campana grande del salone e uno stuolo di servitori si schiera di fronte
al Granduca: "Miei cari e fedeli servitori, vi presento il futuro sposo
della nostra Monica. Da ora è parte di questa famiglia. Quindi portategli
rispetto e servitelo, come se fossi io stesso, ora la Marchesa vi dirà il
da farsi.
Quasi
come un automa, la schiera dei servitori si gira a fissare la signora
Marchesa. Questa ordina al maggiordomo di far preparare il salone delle
feste, perché già il giorno dopo ci sarà una festa.
La
servitù si congeda, per cominciare i preparativi.
La
Marchesa si rivolge al marito e gli chiede: "La solita ora ti sta bene,
per far arrivare i tuoi amici o devo spostarla? Il Granduca le risponde:
"Tu sai che quando io chiamo, devono correre; ma oggi siamo in quattro e
non più in tre, perciò la parola passa a Giovanni. Giovanni, i miei amici
sono a Pasadena, basta comunicare l'ora e loro si regolano di conseguenza.
Bene - dice Pietrantonio - l'ora è alle 22 di domani.
Basta che loro si recano per le ore 16 di domani; si presentano alla
Helvetic Aerway di Pasadena e un mio jambo jetto li porterà qui".
Giovanni:
"Ma loro non chiedono tutto questo!" Pietrantonio: "Non si discute! Quello che dico si fa". "Bene, provvedo ad informare".
I
segretari della Marchesa raggiungono via filo ed internet tutte le persone
loro legate da parentela o da amicizia, sparse ovunque, nel mondo.
Le
compagnie aeree del Granduca sono state tutte allertate, per portare a
destinazione le persone accreditate.
L'aeroporto
personale del Granduca, nella tenuta di Costa Fiorita, si copre di aerei:
provenienti da tutto il mondo, partendo dai capi di stati, regnanti e nobili
in genere, nonché capi di stato maggiore, eserciti e polizie di mezzo
mondo.
Pietrantonio
si congeda un attimo dai tre e raggiunge il suo studio privato; chiama il
generale del suo staff investigativo e, quasi stizzito, gli chiede
dell'investigazione sui documenti riguardanti la madre di Giovanni.
Il generale dice: "Granduca, sono fermi presso L'Istituto Araldico di
Mosca. Non si riesce a farli partire". "Va bene - aggiunge l'altro -
ci penso io". Chiama, sulla linea privata, il Presidente dell'Unione
Sovietica, per accertarsi che questi sarà presente alla cerimonia. Alla
risposta affermativa del presidente, Pietrantonio lo blocca con la sua
richiesta, dicendo: "Voglio che tu dia una tiratina di orecchie al
dirigente del tuo Istituto Araldico, che da un mese non mi fa ottenere i
richiesti certificati della madre del mio futuro genero che avrei dovuto
consegnare durante la festa".
"Non
preoccuparti, amico mio, sarò io stesso a portarli".
Qui
c'è da dire che il Granduca aveva interessato il suo staff investigativo
per accertare l'esatta identità del futuro genero. I risultati erano
davvero lusinghieri, perché non solo il papà è il principe Giovanni
Giovanneo de Monte d'Oro; ma la mamma è nientemeno che la figlia
legittima di Nicola II Alexandrovic, Zar di tutte le Russie, sottrattagli
durante la fuga da Mosca e successivo assassinio della famiglia. La figlia
più piccola, fatta schiava dai corsari, fu poi venduta a mercanti di
giovani donne; da questi ultimi fu messa a servizio presso la famiglia dei
nobili de Monte d'Oro.
Ma
torniamo al Granduca, che incarica una sua segretaria a rintracciare la
signora Miria Alexandrovic, per portarla a conoscenza del suo vero stato
sociale, nel caso non ricordasse, e farla vestire adeguatamente. per la
festa, perché vuole essere il regalo del benvenuto nella famiglia del
Granduca sia del figlio Giovanni, che di lei stessa.
Verso
le prime ore del mattino seguente, un gran viavai di macchine si nota
intorno ai padiglioni di Costa Fiorita: sono i commessi di un gran catering,
per avviare i preparativi per la festa.
Ma
torniamo agli avvocati presso la famiglia de Monte d'Oro. Sir William si
presenta alla Signora Contessa Coele Caccavella della Gruviera e comunica
che unilateralmente è stato chiesto il riconoscimento di figlio naturale di
suo marito: il Principe Giovanni Giovanneo de Monte d'Oro.
"Naturalmente, con il vostro permesso, il nostro assistito potrebbe
ottenere quello che desidera ed è veramente poco nel più breve tempo
possibile".
"Ah,
e cosa desidera questo bastardo?". L'avvocato dice: "Più di qualsiasi
altra cosa abbracciare le sorelle e subito dopo avere il proprio casato e
null'altro.
Il
patrimonio del suo papà deve essere solo ed esclusivamente delle
sorelle". Maria, la sorella più grande, risponde ancor prima della mamma:
"Certo che voglio abbracciare un fratello che non sapevo di avere" e lo
stesso dice Marta, la sorella minore. Coele, la mamma, resta trasecolata da
tanta audacia e condiscendenza delle figlie e risponde: "Vada pure così,
ma resta chiaro che del mio patrimonio, che poi è quasi la totalità degli
averi di questa famiglia, è inattaccabile e, se le mie figlie vogliono
sperperare quelle poche sostanze paterne, facciano pure, tanto sono
maggiorenni; ma io sono libera di utilizzare la mia parte liberamente e
senza obbligo di assicurare legittime di qualsiasi genere".
"Mi
scusi, signora contessa, sono stato poco accorto e non ho consegnato il
testo del nostro mandato che dichiara esplicitamente quanto appena
annunciato" e così consegna copia alla signora e alle principessine.
Dopo
qualche attimo, l'avvocato riprende il discorso e chiede una dichiarazione
di consenso delle tre nobildonne.
Coele
prepara il documento e lo porta a firmare, dicendo: "Signora, è già
pronto! Eccolo!". Coele lo legge e lo porge alle figlie e poi dice: "Se
è vero tutto questo, Giovanni non sa cosa potrebbe perdere". Non finisce
di pronunciare queste parole, che Maria ha già firmato il foglio e così
anche Marta, senza neppure leggere. La firma della signora contessa è
d'obbligo, visto che le figlie lo hanno già fatto.
Ottenuto
il foglio firmato, gli avvocati ringraziano e salutano la famiglia,
augurando loro un felice avvenire, unitamente al figlio e fratello
ritrovato.
William
passa dal Tribunale e depositò la dichiarazione di accettazione da parte
della famiglia de Monte d'Oro e subito dopo chiama Giovanni, al
telefonino. Alla risposta, lo saluta con il titolo nobiliare: "Principe,
la pratica del suo caso è quasi conclusa. Domani alle ore 10 ci sarà la
sentenza del Tribunale e Lei è di fatto Giovanni Giovanneo de Monte
d'Oro, complimenti e tanti auguri! Noi rientriamo a Pasadena". "No -
è la secca risposta di Giovanni - siete ufficialmente invitati a
partecipare domani sera al mio fidanzamento con la Gran Marchesina di Costa
Fiorita e vi prego di tornare dalla contessa, per invitarla unitamente alle
mie sorelle, dicendo loro che hanno tre posti sugli aerei, che partono da
Ginevra per Costa Fiorita". "Certamente, principe, sarà fatto".
"William, un'ultima cosa, gradirei avere la sentenza per domani sera".
Pietrantonio:
"Giovanni, lasciami il piacere di occuparmi io di questo piacevole
compito". Giovanni: "Va bene! William, come avrai sentito, il mio futuro
suocero si vuole occupare di questo particolare, perciò sei libero. Ti
aspetto qui con tutti i tuoi collaboratori".
Pietrantonio
alza la cornetta del telefono e chiama il Presidente del Tribunale Svizzero.
Risponde il Presidente in persona, dicendo: "Granduca, ti assicuro che
domani sarò da te". Pietrantonio: "Non basta, dovrai portare per me un
regalo al mio futuro genero". "Cosa devo fare, Granduca?". "Devi
portarmi la sentenza, che sarà emessa domani alle ore 10, dal tuo
tribunale, che riguarda proprio il riconoscimento del casato del Principe
Giovanni Giovanneo de Monte d'Oro". "Ci puoi contare amico!".
"Grazie, ti abbraccio - risponde il Granduca. Senza stare a descrivere le
partenze e gli arrivi a Costa Fiorita, diciamo subito che tutti gli invitati
erano presenti e che nessuno si era scusato o fatto rappresentare per la
propria assenza.
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Opera
virtuale di Gianni Latronico
DEDICATO
AL
GRANDUCA
PIETRANTONIO
T u t t a
la prosopopea
dei titoli nobiliari
non riuscivano a scaldare
il tuo giovane cuore centenario
come l'amore per i due nipotini
e la felicità della tua gente
di Costa Fiorita poi
trasferita per
merito tuo
nell'Isola
dei
Sogni
Esempio di
onestà integrità
e giustizia universale
lottavi per il bene degli altri
sponsorizzando imprese spaziali
e comprando ogni cosa per
l'altrui prosperità senza
mai egoisticamente
pensare soltanto
a te stesso
Volare mi fai
con il mio pensiero
verso l'isola che non c'è
nella cruda realtà effettuale
ma che vive e vegeta nel regno
della fantasia e della poesia visiva
Gianni Latronico
SECONDA
PARTE
Il
lavoro maggiore della segretaria fu quello di convincere la signora Miriam,
madre di Giovanni, che in realtà era la figlia più piccola di Nicola II
Alexandrovic: Zar di tutte le Russie e di Alice di Assia. Fu davvero duro
convincerla, visto che la povera donna non conosceva neppure la storia di
questa famiglia, ma credeva fermamente di essere nata schiava e di essere
perciò obbligata a subire qualsiasi gesto sgradevole e riprovevole, pure
soltanto a parlarne.
L'unica
famiglia più gentile della sua vita era stata proprio quella del Principe
de Monte d'Oro, dove la signora contessa le aveva persino insegnato a
vivere tra genti di classe elevata, ma anche a scrivere e leggere. A far
questo, però, era stata quella Maria, che per prima firmò il documento
liberatorio.
Miriam
si sentiva finalmente amata, proprio perché aveva avuto per maestra non
solo la padrona di casa, ma anche la figlia Maria, che era entrata nel cuore
della donna al loro servizio. Fu portata ad un centro di bellezza, le furono
fatti indossare vestiti di lusso e poi fu condotta a Costa Fiorita, dove una
intera ala del castello le fu messa a disposizione, con tante persone al suo
servizio.
Attese
con pazienza il momento della presentazione e la consegna dei documenti che
provavano tutto quello, che le era stato detto.
Il
momento venne alle ore 22 e 10 di quel memorabile giorno e fu il Granduca
Pietrantonio di Costa Fiorita ad introdurla in società. Subito dopo aver
dato il benvenuto a tutti gli ospiti, sia suoi che del futuro genero, che
nominò personalmente uno per uno; quando giunse al Presidente di tutte le
Russie, disse: "Amico, hai con te tutto?". "Sì - rispose l'altro.
"Allora il tuo posto è qui, accanto a me e così pure per il Presidente
del Tribunale".
Con
i due ospiti accanto, Pietrantonio, rivolgendosi a tutti, dice: "Signori
ed amici tutti, questa sera è per me memorabile, perché non solo concedo
la mano di mia figlia a questo giovane; ma, grazie a questi due amici, posso
compiere un vero miracolo, cioè ridare lustro ad una famiglia che, per
vicende troppo controverse, ne sono state private.
Non
vi annoio più di tanto e passo a dirvi che Giovanni Giovanneo de Monte
d'Oro può essere orgoglioso di avere una mamma con un casato ancora più
illustre di quello del suo papà. Giovanni, vieni qui". Il giovane lo
raggiunge e gli dice: "Signore, che storie sono queste?".
Pietrantonio:
"Storie vere e non volermene, se ti ho tenuto all'oscuro di tutto, ma
capisci che non potevo accontentarmi di ascoltare, dalla tua onestissima
voce, tutto un racconto; perciò, prima che tu entrassi nella mia casa, ho
fatto fare degli accertamenti sulle tue origini e sulla tua intera famiglia.
Sono
stato particolarmente colpito dalla vicenda di tua madre e ti prego di
accoglierla con l'amore che solo un figlio sa dare.
Signori e Signore, ecco a voi la Zarina di tutte le Russie, figlia di
quel Nicola II Alexandrovic assassinato con la sua famiglia, a cui fu
risparmiata la bambina, di un anno e due mesi, Miriam Alessandrovic".
La
signora compare in uno splendore unico al mondo e con gli occhi umidi di
pianto abbraccia il figlio, la promessa sposa, il Granduca e la Marchesa
senza dire una parola. Poi ancora Pietrantonio: "Miriam, capisco che per
te è un cambio enorme e la voce potrebbe farti brutti scherzi, ma la mia
segretaria mi assicura che sai parlare ed anche bene, con voce calda e
suadente; perciò ti prego di dirci pure quello che vuoi".
A
forza, le uscì un grazie, poi:"Grazie, grazie, grazie! Come posso
presentarmi, se non so neppure come sono arrivata a tanta gioia! Solo
l'altro ieri mi trovavo per la seconda volta, davanti mio figlio, a quel
figlio che mi fu impedito di vedere perfino al momento della nascita. Qui
vedo l'unica famiglia, che mi ha accolta in casa, insegnandomi a vivere, e
ringrazio anche la contessa Caccavella della Gruviera, anche se mi fece
allontanare da casa sua. Contessa, la prego e mi creda, io non l'ho mai
condannata per quel gesto che ritengo ogni donna avrebbe fatto, se in casa
sua vi era una donna, che andava a letto con il marito. Mi creda, io
ritenevo che fosse una cosa doverosa; anche se, quando stringevo tra le mie
braccia le Sue bambine, che mi riempivano di gioia, pensavo che finalmente
la mia vita fosse definitivamente cambiata. Purtroppo non era così.
Oggi,
ancora una volta, la mia vita è cambiata. Mi perdoni il Granduca, se dico
che domani non so se continuerà così o se è tutto un sogno".
All'unanimità, un coro di voci risponde: "È vero! E rimarrà così, fino alla fine dei Suoi giorni - continua il
Presidente di tutte le Russie - perché io Le chiederò di far ritorno in
patria, con me".
Miriam:
"Con il permesso della Contessa, desidero porgerLe ora, come allora, il
mio ossequio, il mio atto di ubbidienza e riabbracciare le Sue figliole".
Queste scattano all'istante e le vanno incontro, abbracciandola. Anche la
contessa, con il cuore in gola, la raggiunge e l'abbraccia, dicendo:
"Miriam, lo hai detto tu stessa: una sposa, soprattutto se giovane, non
riesce minimamente a sopportare una rivale in casa. Perciò rifarei quello
che ho fatto; ma ciò non toglie che la colpa non sia solo tua, ma
prevalentemente di mio marito e forse anche mia, che non sono stata attenta
alle attenzioni, che venivano rivolte a te e non a me. Davo per scontato che
l'affetto del Principe Giovanni Giovanneo de Monte d'Oro era dovuto al
fatto del tuo stato di schiava, visto che da noi era inconcepibile - e la
abbracciò -Ora entrambe abbiamo qualcosa di suo e quindi non facciamoci del
male a vicenda".
Così,
un abbraccio a cinque suggella la fusione delle due famiglie, in un solo
nucleo.
Giovanni,
Monica, Maria e Marta si prendono per mano e cominciano a ballare, in un
lieto girotondo, dicendo: "Signori, per noi comincia un nuovo giorno,
venite a danzare con noi, gioite e suggellate, anche voi, questa gioia che
ci unisce.
Iniziò
così un lungo tenersi per mano e danzare allegramente per delle ore.
Le
musiche cessano per un breve intervallo e i festeggiamenti hanno inizio a
Costa Fiorita. L'esercito di camerieri del Catering comincia a girare con
vassoi d'argento, colmi di bicchieri, di puro cristallo di Boemia, ed
altri con ceramiche di Capodimonte, con delle vivande di ogni genere.
Poi
c'è un breve saluto di ciascun ospite, rivolto al Granduca e ai promessi
sposi che, a loro volta, ringraziarono a modo loro, cioè da moderni giovani
senza troppe cerimonie di alta nobiltà, andando subito al sodo e volendo
stringere la mano a tutti i presenti, servitori compresi.
Congedatisi
tutti, rimangono solo le due famiglie: quella di Costa Fiorita e quella dei de Monte d'Oro.
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