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IL GRANDUCA DI COSTA FIORITA
(L'Isola che si vorrebbe possedere)
di Pietro Giovanni Lucarelli

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Solo dopo tutte le partenze, ci si accorge di aver voltato veramente la pagina di un'epoca e di ritrovarsi uniti, in una sola e grande famiglia, decidendo di vivere sempre assieme, senza separarsi mai più.
Comincia così la storia dei due giovani innamorati, senza quell'aplomb che ogni casta nobiliare cerca di sfoggiare in ogni occasione.
Giovanni s'intrattiene con le sorelle, che gli chiedono continue spiegazioni della sua vita; i disagi e desideri, che più lo hanno tormentato. Lui risponde con tanta sincerità ed affetto: "Sentivo, sin dai primi anni di scuola, che qualcosa non andava, circa la mia vera identità, e bersagliavo di domande la famiglia Brown a cui era stato affidato; ma questa mi diceva sempre che non poteva darmi spiegazioni, perché il mio vero papà non poteva riconoscermi, ma che avrebbe provveduto al mio futuro, dignitosamente. Solo con la sua morte, io sono venuto a conoscenza della mia identità naturale, direttamente dal signor Tom Brown, che è stato per me, sempre come un padre affettuoso e sincero. Ciò, che più mi ha fatto soffrire, è stato il fatto di sapere che in qualche angolo del mondo esisteva una famiglia, che non mi voleva e per questo ho preferito impegnarmi nello studio, anziché nella ricerca di essa, cosa che avrei fatto una volta raggiunta l'autonomia economica e fatta una mia famiglia, da contrapporre a quella, che mi aveva abbandonato. Avrei così dimostrato a mio padre che non basta spendere danari per il futuro di un figlio, ma che occorre tanto amore e presenza nella vita del proprio figlio. Spero che voi, che lo avete avuto, mi parliate di lui e possibilmente anche di mia madre, visto che è stata presente nella vostra fanciullezza".
Maria, la sorella maggiore, esordisce dicendo: "Miriam era dolcissima e non si risparmiava per accontentarci, soprattutto quando qualcosa ci era dovuta e non quando la desideravamo per capricci o con superficialità.
Lei lavorava ininterrottamente; ma, quando io tornavo da scuola o il mio pedagogo andava via, lei si avvicinava e mi assisteva nel passarmi questo o quel libro, penna o matita che fosse. Era un'anima candida e io volevo che imparasse con me a leggere e scrivere, cosa che faceva più agevolmente di me, nell'apprendere le lezioni impartitemi dal pedagogo.
Quando fu allontanata, piansi per mesi e, solo da grande, capii che non aveva tenuto un buon comportamento con noi, ma soprattutto per colpa di papà. Molte volte mi sono domandata se avesse avuto un figlio e se questo fosse un fratellino o una sorellina, che avesse bisogno di me.
Quando poi, l'altro giorno, l'avvocato parlava di te e di Miriam, non ho saputo resistere ed ho preso le mie iniziative, senza curami di mamma" Marta annuiva. "Ora però siamo insieme e questo ci deve far crescere e mai una di noi quattro si deve vergognare delle proprie azioni e le deve difendere sempre, proprio per non creare casi simili al nostro. Le famiglie si formano, per tenerle unite e non per disfarle di volta in volta, non appena una qualche fantasia frulla per la testa.
Tu, Monica, che stai incominciando tale cammino, ti raccomando di essere di esempio a noialtri".
Monica: "Il mio amore per Giovanni non permetterà di annullarmi per un'altra donna, che volesse prendere il mio posto. Spero e credo sinceramente che neppure Giovanni possa pensare una cosa simile".
Giovanni: "Amore mio, tu sei la prima cosa bella della mia vita e non permetterò che qualcuno o qualcuna possa sciuparla.
Ma ora torniamo dai nostri genitori, i quali hanno avuto anche loro il tempo per farsi tutte le confidenze che hanno voluto".
Infatti, nel salone grande, vi erano il Granduca, la Marchesa, la Contessa e la Zarina, che rivivevano le loro vite.
Pietrantonio, il Granduca, discorreva amabilmente con la consorte e la contessa Caccavella della Gruviera; mentre Miriam ascoltava in silenzio. "Vedi, cara contessa, la nostra vita ci ha dato tanto e giunti alla felicità di oggi è veramente bello potersela godere e mi auguro che lo sia anche per te e per la nostra consuocera Miriam".
La Zarina: "Veda Granduca, io non so in che momento della mia vita mi trovo e perché sia qui in queste condizioni. Non me ne voglia, se dico questo, ma il mio povero cervello non riesce ancora ad elaborare tutti i passaggi, che si affacciano alla mente. Prenda il caso del Suo amico Presidente della Russia: perché ha dichiarato di volermi portare in patria? Quale è il suo tornaconto? Forse solo per proclamarsi paladino dei poveri in una sua eventuale rielezione a Presidente? Lei Granduca, quale altro motivo ha per avermi accolta ed ancor più elevata a sì grande onore ed a tanta dignità?". "Ebbene sì - risponde il Granduca - in un primo momento sono stato mosso dal fatto che dovevo proteggere la mia bambina e, perché no, il mio casato; ma, quando sono venuto a conoscenza dei retroscena della vicenda, un certo orgoglio mi ha fatto cambiare modo di vedere e, sapendo che il promesso sposo di mia figlia era un discendente della grande famiglia de Monte d'Oro, ne sono rimasto felicemente colpito ed ancor più quando la tua vicenda si è chiarita, sapendo che sei figlia di Nicola II Alexandrovic. Bene, sono pronto a confessare che una cosa simile non poteva accadere due volte in una famiglia, soprattutto se si ha un'unica figlia.
Quindi, credimi, altri fini non ve ne sono, se si esclude l'orgoglio di portare sempre più in alto il proprio rango. Il mio stato economico non mi fa desiderare di avere e di spendere energie per quello che forse non potrei avere normalmente. Già troppi capi di stati e di holdings si venderebbero parti del proprio corpo, per contrarre affari con le mie industrie e compagnie varie. Confesso di sentirmi un Cesare, pur sapendo di non esserlo; ma, per il mio impero economico, lo sono, proprio come ti devi sentire tu oggi, essendo una Zarina".
"E bravo - dice Miriam - è proprio quello che pensavo. Non si fa niente per niente e il Rettore dell'Università di Pasadena lo ha confessato a un suo amico. Credendo che io non capissi l'americano, ha detto che l'Università di Pasadena e l'America tutta non potevano perdere una mente come quella dello studente Giovanni Brown, che ha già presentato un brevetto di altissima invenzione spaziale". "Dunque, amico, come il grezzo discernimento possa capire tanti retroscena ed interessi su un progetto che stento persino a capire! Io mai e in nessun momento ho pensato male su un qualche essere umano, ma credetemi meno che meno l'ho pensato per chi mi ha accolta nella propria casa".
Qui interviene la Contessa Caccavella della Gruviera e dice: "Devo ammettere che anch'io ho pensato le stesse cose sotto un punto di vista differente, ma ho appreso che la vita continua e che bisogna viverla, senza farsi la guerra per qualche potere in più. Il mio patrimonio forse non è quello del Granduca, ma credetemi: è altrettanto invidiabile ed appetibile, basti pensare che, per ottenere un gioiello di prestigio, la gente riesce a compromettersi sotto tutti i profili, calpestando ogni dignità umana.
Per questi motivi ho deciso che da oggi cambierò vita e mentalità. Avevo minacciato le mie figlie di diseredarle del patrimonio materno, ma non lo farò, anzi, ti prego, Miriam, se vuoi puoi, disporre della mia casa, per tutto il tempo che vorrai trascorrere con le ragazze. Ne sarei veramente contenta, anche perché mi piacerebbe tanto parlare dell'uomo, che ci ha dato i figlioli, da noi tanto amati.
Giovanni ha preso tutto del padre: dal fisico al viso, al comportamento, all'intelligenza.
Infatti elabora istintivamente un qualsiasi concetto che lo interessa, proprio come faceva lui, che era sempre il primo a prendere una decisione, poi trovata ben presa.
Giovanni junior me lo ricorda in tutto e per tutto".
La ormai allargata famiglia passa giorni di piena felicità a Costa Fiorita, ma ecco un ufficiale superiore della Security Navy, si annuncia in una visita a Costa Fiorita, per un colloquio, con Mister Brown, qualche giorno prima di presentarsi a Pasadena. Il Propost Marshall, della Security Navy degli Stati Uniti d'America, porta un'offerta di acquisto del brevetto che Giovanni aveva registrato e depositato proprio presso quell'ufficio della Sicurity dell'American Aeronaval Base di New York.
Al momento dell'offerta è presente naturalmente Pietrantonio de Costa Fiorita, che subito interviene, dicendo: "Giovanni oggi hai ricevuto una conferma alle tue capacità e un grande onore da parte degli Stati Uniti d'America; pesala bene, prendendoti tutto il tempo, prima di decidere.
Il giovane intuisce che il futuro suocero ha qualcosa per la testa e Giovanni vuole accontentarlo, perciò risponde così: "Certo, papà, io agli USA devo tutto; quindi esaminerò attentamente questa offerta rispetto alle altre e farò sapere la mia decisione".
L'ufficiale non insiste, se non dandogli una scadenza che Giovanni accetta e concorda per il venerdì della settimana successiva, all'inizio della preparazione per astronauta a Cape Canaveral, in Florida.
Ringrazia il generale e lo saluta.
Appena l'ospite parte, Pietrantonio dice; "Ragazzo mio, non credo che vorrai ingrassare l'America con il tuo ingegno. Sappi che le nostre industrie aerospaziali sono parte attiva nella costruzione della navicella Columbia e perfettamente in grado di realizzare un vettore commerciale intergalattico, dove il tuo brevetto potrebbe completare ed impreziosire i nostri progetti, portando a noi il lucro che la Military Navy vorrebbe congelare per usi propri".
A questa affermazione assistono anche le nobildonne, dopo aver salutato il generale. Monica è la prima a chiedere di cosa si tratta. Giovanni spiega che il suo progetto interessa alla aeronautica militare americana e che gli hanno appena fatto un'offerta di acquisto per svariati milioni di dollari.

"Papà prontamente mi ha sollecitato a pensarci, perciò mi sono regolato di conseguenza, prendendo tempo e facendo capire che avevo già avuto altre offerte". Pietrantonio conferma, dicendo: "La mia offerta è superiore a questa appena ricevuta e non solo; ma, per di più, il brevetto resta tuo".
Giovanni, sorpreso per la seconda volta, ripete: "Papà, ma sai quanti soldi occorrono per realizzare un progetto simile?". "Sicuro - risponde Pietrantonio - le mie industrie ne sono all'altezza". Anche la Contessa Caccavella della Gruviera si inserisce, dicendo: "Tieni presente che qualche soldo ce l'ho anch'io e tutti insieme possiamo benissimo eguagliare il bilancio americano che, se non sbaglio, ha già dovuto più di una volta sospendere tali progetti".
Si forma così estemporaneamente una nuova holding, sia pure a livello embrionale, ma il Granduca non si ferma qui; va nel suo studio privato e chiama il responsabile dell'acquisto brevetti di New York della sua Holding Industry. A questo, prima di tutto, fa una bella tiratina di orecchie, dicendogli: "Perché non sono stato informato del brevetto, registrato da Giovanni Brown?". L'uomo risponde: "Granduca, è solo un ragazzo senza alcuna garanzia ed ancora uno studente". "Sì - risponde stizzito il Granduca - un ragazzo, che ha già ricevuto un'offerta di acquisto niente meno che dagli Stati Uniti d'America e che, per di più, è il mio futuro genero.
Quindi muoviti! Domani voglio a Costa Fiorita tutti gli uomini del nostro progetto spaziale commerciale, con tutti i sondaggi e gli sviluppi già attuati".
Uno Jet parte per Costa Fiorita poche ore dopo la telefonata.
Appena giunti, si portano in una sala sotterranea, a notevole profondità, dove non vi è alcun segno delle moderne tecnologie. Qui, gli uomini sono solo con il loro cervello e nient'altro; infatti non c'è corrente elettrica, acqua o telefono, ma si usano solo candele e un sistema di aerazione così complicato e semplice, allo stesso tempo, che neppure le piramidi egiziane avevano.
Tutto quanto si scrive viene registrato e conservato in una stanza blindata, dove solo Pietrantonio può entrare.
In questa sala, per la prima volta, entra anche Giovanni, a cui il Granduca dice: "Comportati bene, che tutto questo potrebbe un giorno essere tuo". Poi tornano tra i convenuti, per porgere loro il saluto e l'auspicio di un buon lavoro.
Gli scienziati, sorpresi dalla presenza di Giovanni, rimangono un attimo in silenzio. Così pure Giovanni è sorpreso dalla presenza del suo più caro e stimato maestro, che corre subito ad abbracciarlo e gli chiede  come mai si trova tra i conoscenti del Granduca.
Il professore gli dice: "Vedi, ragazzo, il Granduca ha tante altre persone, più importanti di me, con cui fa affari, o si serve semplicemente del loro ingegno, pagando il giusto compenso. Io sono uno di questi ultimi".
Dopo i saluti e la presentazione di Giovanni da parte del Granduca ai convenuti, nonché ai soci delle industrie spaziali, che fanno capo al Granduca, si passa ad illustrare il progetto  e come l'invenzione della "Capsula spaziale di sicuro ritorno sulla terra" può essere utilizzata.
Giovanni spiega il meccanismo di sicurezza, che lo contraddistingue dalle altre trovate della scienza spaziale. Per dirla in breve, la capsula, inventata da Giovanni, aveva un solo posto e un solo bottone da premere una volta entrativi, affinché questa si sganciasse dalla nave madre e far ritorno a terra automaticamente, senza alcuna guida dell'uomo al punto prestabilito, solo della tecnologia in essa installata.
Il tutto era ancora meglio di una scialuppa, lanciata in acqua, da una nave, in corso di naufragio, tanto per fare un paragone recepibile da tutti. Il brevetto, attentamente studiato in tutte le sue parti, fu riconosciuto più che valido e fu proprio un generale della Nasa a segnalare questo brevetto alla sicurezza militare, avendo avuto modo di studiarlo durante la registrazione della pratica, presso il suo ufficio.
Fu deciso di portarlo alla prima riunione del C.D.A. per avviare le richieste di autorizzazione alla costruzione di un simile aviogetto civile, commerciale, primo nella storia spaziale al mondo.
Ritornati a veder le stelle, Giovanni confessa al Granduca che per lui è stato come iniziare una nuova vita e questa volta non sulla terra, ma tra le galassie del cosmo.
"Vedo che siamo della stessa pasta - afferma Pietrantonio - e sono fiero di mia figlia, che ti ha permesso di portare a casa quel cesto di pere.
Ora sì che possiamo programmare tutto quello che vogliamo, perché le cose di questo mondo girano ormai intorno a noi e siamo noi, che le programmiamo".
Giovanni, orgogliosissimo delle nuove conoscenze fatte, si prepara, con animo da conquistatore, a partire per gli Stati Uniti d'America, dove deve studiare, allenarsi ed anche soffrire per gli inevitabili bocconi amari, pure da inghiottire.
Il severo protocollo della sicurezza americana non permette facilmente di inserirsi in tali settori strategici, ma il suo futuro suocero ha le mani dappertutto e quindi interviene prima ancora che l'interessato possa sapere quello che sta per accadergli.
Questi lo avverte, affinché egli si prepari, di conseguenza, ad agire, come quella volta che, ancor prima di fare il giuramento di fedeltà agli Stati Unititi d'America, già si pensava di espellerlo dalla frequenza del programma spaziale. Non volendo più vendere il brevetto, visto che il suocero realizzerà in proprio un progetto commerciale suo, fa quello che si voleva evitare militarmente, per la sicurezza globale. Ma tutto resta invariato grazie all'intervento tempestivo del Granduca. Quest'ultimo ha la giusta percezione degli affari lucrosi e quello del promesso sposo della sua Monica lo è davvero, perciò lui non lo perde un attimo di vista.
Il giovane continua a frequentare gli addestramenti astronautici, come se nulla lo riguardasse, anche perché il futuro suocero non permette che sia turbato da un qualsiasi problema. Giovanni riesce a completare la sua laurea e ad essere pronto per il primo lancio nello spazio.
Questo avviene qualche anno dopo aver superato tutte le prove necessarie alla permanenza nello spazio.
Ma torniamo ai promessi sposi che, per un intero anno non hanno avuto il piacere di abbracciarsi e di godere il loro candore giovanile. Pietrantonio ha promesso che, prima di entrare nel modulo spaziale, gli avrebbe portato l'intera famiglia, per passare qualche giorno insieme e così avviene.
Questo servì ai giovani per programmare il loro matrimonio e fissare da subito la data delle nozze, perché la lontananza l'uno dall'altra non si confaceva a nessuno dei due.
Si sarebbero sposati il giorno dell'anniversario della nascita di Monica, che cade il giorno 30 del mese di dicembre; infatti l'atterraggio della navicella spaziale era prevista per il 10 di ottobre, due o tre mesi prima della data prescelta.
Tutto proseguì secondo le loro intenzioni; arrivò la partenza ed anche il ritorno; ma, durante la permanenza nello spazio, Giovanni intravide una serie di possibilità, per agevolare la permanenza nello spazio degli astronauti e soprattutto degli scienziati, che dovevano studiarne le evoluzioni percepite. Di questo voleva parlare subito con il suocero, tanto che, in un saluto dallo spazio, Giovanni disse a Pietrantonio: "Ti voglio incontrare a Cape Canaveral, al mio rientro".
Il suocero non venne meno, di certo, al desiderio del giovane; ma, i quattro mesi di attesa lo invecchiarono molto, perché non riusciva a capire quell'invito categorico, rivolto solo a lui e non a Monica o a tutta la famiglia.
I pensieri si rincorrevano l'un l'altro nella mente del granduca. Egli si chiedeva quale problema poteva avere il giovane nello spazio. Forse questo gli aveva fatto cambiare idea sul matrimonio o ancor peggio sul progetto.
Pietrantonio si tormentava su tutti questi possibili motivi. Nulla gli suggeriva l'idea di un secondo progetto, da elaborare velocemente, visto che con lui c'era un giovane russo, che era altrettanto sveglio ed intuitivo, da non trascurare e che lui voleva subito attirare dalla propria parte.
Appena usciti dalla navicella spaziale, Giovanni vide il suocero e il volto gli si illuminò, fu così anche per Pietrantonio, il quale capì all'istante che si doveva trattare di qualcosa di gioioso e non di triste.
Passarono delle ore, prima che i due si potessero abbracciare ed allontanare, per qualche istante, dai riflettori.
Giovanni gli dice subito: "Papà, ho avuto una idea luminosa, per agevolare la permanenza degli astronauti nello spazio; ma, il giovane russo, che era con me, è intelligentissimo e credo che sia giunto alle stesse mie conclusioni, perciò ti suggerisco di portarlo dalla nostra parte, prima che qualche altro lo porti dalla sua".
Pietrantonio afferra il concetto e si muove immediatamente; organizza una festa per tutti i membri della spedizione, creando così l'occasione di incontrare e offrire al giovane le larghe possibilità di collaborazione e di inserimento, a pieni titoli, nelle sue industrie.
Alla festa partecipano professori del centro e capitani di industrie, ma è presente anche quel professore, che entra ed esce a suo piacimento dalle industrie del Granduca. Willy dei Williams: questo è il nome del Professore, Pietrantonio lo avvicina con la dovuta cautela, per non svelare i loro segreti, e, appena possibile, gli dice: "Di' al giovane russo che deve essere dei nostri! Provvedi!".
Il professore: "Vedi Granduca, Willy è un principe, figlio dell'Ambasciatore russo a New York ed è intelligentissimo ed intuitivo, ma soprattutto resta un russo di sana fede e non va oltre la sua terra, perciò fa' attenzione.
Farò comunque quello che vuoi e ti fisso un incontro domani stesso con lui".

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