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da pagina 27
Solo
dopo tutte le partenze, ci si accorge di aver voltato veramente la pagina di
un'epoca e di ritrovarsi uniti, in una sola e grande famiglia, decidendo
di vivere sempre assieme, senza separarsi mai più.
Comincia così la storia dei due giovani innamorati, senza quell'aplomb
che ogni casta nobiliare cerca di sfoggiare in ogni occasione.
Giovanni s'intrattiene con le sorelle, che gli chiedono continue
spiegazioni della sua vita; i disagi e desideri, che più lo hanno
tormentato. Lui risponde con tanta sincerità ed affetto: "Sentivo, sin
dai primi anni di scuola, che qualcosa non andava, circa la mia vera identità,
e bersagliavo di domande la famiglia Brown a cui era stato affidato; ma
questa mi diceva sempre che non poteva darmi spiegazioni, perché il mio
vero papà non poteva riconoscermi, ma che avrebbe provveduto al mio futuro,
dignitosamente. Solo con la sua morte, io sono venuto a conoscenza della mia
identità naturale, direttamente dal signor Tom Brown, che è stato per me,
sempre come un padre affettuoso e sincero. Ciò, che più mi ha fatto
soffrire, è stato il fatto di sapere che in qualche angolo del mondo
esisteva una famiglia, che non mi voleva e per questo ho preferito
impegnarmi nello studio, anziché nella ricerca di essa, cosa che avrei
fatto una volta raggiunta l'autonomia economica e fatta una mia famiglia,
da contrapporre a quella, che mi aveva abbandonato. Avrei così dimostrato a
mio padre che non basta spendere danari per il futuro di un figlio, ma che
occorre tanto amore e presenza nella vita del proprio figlio. Spero che voi,
che lo avete avuto, mi parliate di lui e possibilmente anche di mia madre,
visto che è stata presente nella vostra fanciullezza".
Maria, la sorella maggiore, esordisce dicendo: "Miriam era dolcissima e
non si risparmiava per accontentarci, soprattutto quando qualcosa ci era
dovuta e non quando la desideravamo per capricci o con superficialità.
Lei
lavorava ininterrottamente; ma, quando io tornavo da scuola o il mio
pedagogo andava via, lei si avvicinava e mi assisteva nel passarmi questo o
quel libro, penna o matita che fosse. Era un'anima candida e io volevo che
imparasse con me a leggere e scrivere, cosa che faceva più agevolmente di
me, nell'apprendere le lezioni impartitemi dal pedagogo.
Quando fu allontanata, piansi per mesi e, solo da grande, capii che non
aveva tenuto un buon comportamento con noi, ma soprattutto per colpa di papà.
Molte volte mi sono domandata se avesse avuto un figlio e se questo fosse un
fratellino o una sorellina, che avesse bisogno di me.
Quando poi, l'altro giorno, l'avvocato parlava di te e di Miriam, non ho
saputo resistere ed ho preso le mie iniziative, senza curami di mamma"
Marta annuiva. "Ora però siamo insieme e questo ci deve far crescere e
mai una di noi quattro si deve vergognare delle proprie azioni e le deve
difendere sempre, proprio per non creare casi simili al nostro. Le famiglie
si formano, per tenerle unite e non per disfarle di volta in volta, non
appena una qualche fantasia frulla per la testa.
Tu, Monica, che stai incominciando tale cammino, ti raccomando di essere di
esempio a noialtri".
Monica: "Il mio amore per Giovanni non permetterà di annullarmi per
un'altra donna, che volesse prendere il mio posto. Spero e credo
sinceramente che neppure Giovanni possa pensare una cosa simile".
Giovanni: "Amore mio, tu sei la prima cosa bella della mia vita e non
permetterò che qualcuno o qualcuna possa sciuparla.
Ma ora torniamo dai nostri genitori, i quali hanno avuto anche loro il tempo
per farsi tutte le confidenze che hanno voluto".
Infatti, nel salone grande, vi erano il Granduca, la Marchesa, la Contessa e
la Zarina, che rivivevano le loro vite.
Pietrantonio, il Granduca, discorreva amabilmente con la consorte e la
contessa Caccavella della Gruviera; mentre Miriam ascoltava in silenzio.
"Vedi, cara contessa, la nostra vita ci ha dato tanto e giunti alla
felicità di oggi è veramente bello potersela godere e mi auguro che lo sia
anche per te e per la nostra consuocera Miriam".
La Zarina: "Veda Granduca, io non so in che momento della mia vita mi
trovo e perché sia qui in queste condizioni. Non me ne voglia, se dico
questo, ma il mio povero cervello non riesce ancora ad elaborare tutti i
passaggi, che si affacciano alla mente. Prenda il caso del Suo amico
Presidente della Russia: perché ha dichiarato di volermi portare in patria?
Quale è il suo tornaconto? Forse solo per proclamarsi paladino dei poveri
in una sua eventuale rielezione a Presidente? Lei Granduca, quale altro
motivo ha per avermi accolta ed ancor più elevata a sì grande onore ed a
tanta dignità?". "Ebbene sì - risponde il Granduca - in un primo momento sono stato
mosso dal fatto che dovevo proteggere la mia bambina e, perché no, il mio
casato; ma, quando sono venuto a conoscenza dei retroscena della vicenda, un
certo orgoglio mi ha fatto cambiare modo di vedere e, sapendo che il
promesso sposo di mia figlia era un discendente della grande famiglia de
Monte d'Oro, ne sono rimasto felicemente colpito ed ancor più quando la
tua vicenda si è chiarita, sapendo che sei figlia di Nicola II Alexandrovic.
Bene, sono pronto a confessare che una cosa simile non poteva accadere due
volte in una famiglia, soprattutto se si ha un'unica figlia.
Quindi, credimi, altri fini non ve ne sono, se si esclude l'orgoglio di
portare sempre più in alto il proprio rango. Il mio stato economico non mi
fa desiderare di avere e di spendere energie per quello che forse non potrei
avere normalmente. Già troppi capi di stati e di holdings si venderebbero
parti del proprio corpo, per contrarre affari con le mie industrie e
compagnie varie. Confesso di sentirmi un Cesare, pur sapendo di non esserlo;
ma, per il mio impero economico, lo sono, proprio come ti devi sentire tu
oggi, essendo una Zarina".
"E bravo - dice Miriam - è proprio quello che pensavo. Non si fa niente
per niente e il Rettore dell'Università di Pasadena lo ha confessato a un
suo amico. Credendo che io non capissi l'americano, ha detto che
l'Università di Pasadena e l'America tutta non potevano perdere una
mente come quella dello studente Giovanni Brown, che ha già presentato un
brevetto di altissima invenzione spaziale". "Dunque, amico, come il
grezzo discernimento possa capire tanti retroscena ed interessi su un
progetto che stento persino a capire! Io mai e in nessun momento ho pensato
male su un qualche essere umano, ma credetemi meno che meno l'ho pensato
per chi mi ha accolta nella propria casa".
Qui interviene la Contessa Caccavella della Gruviera e dice: "Devo
ammettere che anch'io ho pensato le stesse cose sotto un punto di vista
differente, ma ho appreso che la vita continua e che bisogna viverla, senza
farsi la guerra per qualche potere in più. Il mio patrimonio forse non è
quello del Granduca, ma credetemi: è altrettanto invidiabile ed appetibile,
basti pensare che, per ottenere un gioiello di prestigio, la gente riesce a
compromettersi sotto tutti i profili, calpestando ogni dignità umana.
Per questi motivi ho deciso che da oggi cambierò vita e mentalità. Avevo
minacciato le mie figlie di diseredarle del patrimonio materno, ma non lo
farò, anzi, ti prego, Miriam, se vuoi puoi, disporre della mia casa, per
tutto il tempo che vorrai trascorrere con le ragazze. Ne sarei veramente
contenta, anche perché mi piacerebbe tanto parlare dell'uomo, che ci ha
dato i figlioli, da noi tanto amati.
Giovanni ha preso tutto del padre: dal fisico al viso, al comportamento,
all'intelligenza.
Infatti elabora istintivamente un qualsiasi concetto che
lo interessa, proprio come faceva lui, che era sempre il primo a prendere
una decisione, poi trovata ben presa.
Giovanni junior me lo ricorda in tutto e per tutto".
La ormai allargata famiglia passa giorni di piena felicità a Costa Fiorita,
ma ecco un ufficiale superiore della Security Navy, si annuncia in una
visita a Costa Fiorita, per un colloquio, con Mister Brown, qualche giorno
prima di presentarsi a Pasadena. Il Propost Marshall, della Security Navy
degli Stati Uniti d'America, porta un'offerta di acquisto del brevetto
che Giovanni aveva registrato e depositato proprio presso quell'ufficio
della Sicurity dell'American Aeronaval Base di New York.
Al momento dell'offerta è presente naturalmente Pietrantonio de Costa
Fiorita, che subito interviene, dicendo: "Giovanni oggi hai ricevuto una
conferma alle tue capacità e un grande onore da parte degli Stati Uniti
d'America; pesala bene, prendendoti tutto il tempo, prima di decidere.
Il giovane intuisce che il futuro suocero ha qualcosa per la testa e
Giovanni vuole accontentarlo, perciò risponde così: "Certo, papà, io
agli USA devo tutto; quindi esaminerò attentamente questa offerta rispetto
alle altre e farò sapere la mia decisione".
L'ufficiale non insiste, se non dandogli una scadenza che Giovanni accetta
e concorda per il venerdì della settimana successiva, all'inizio della
preparazione per astronauta a Cape Canaveral, in Florida.
Ringrazia il generale e lo saluta.
Appena l'ospite parte, Pietrantonio dice; "Ragazzo mio, non credo che
vorrai ingrassare l'America con il tuo ingegno. Sappi che le nostre
industrie aerospaziali sono parte attiva nella costruzione della navicella
Columbia e perfettamente in grado di realizzare un vettore commerciale
intergalattico, dove il tuo brevetto potrebbe completare ed impreziosire i
nostri progetti, portando a noi il lucro che la Military Navy vorrebbe
congelare per usi propri".
A questa affermazione assistono anche le nobildonne, dopo aver salutato il
generale. Monica è la prima a chiedere di cosa si tratta. Giovanni spiega
che il suo progetto interessa alla aeronautica militare americana e che gli
hanno appena fatto un'offerta di acquisto per svariati milioni di dollari.
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"Papà prontamente mi ha sollecitato a pensarci, perciò mi sono regolato
di conseguenza, prendendo tempo e facendo capire che avevo già avuto altre
offerte". Pietrantonio conferma, dicendo: "La mia offerta è superiore a
questa appena ricevuta e non solo; ma, per di più, il brevetto resta
tuo".
Giovanni,
sorpreso per la seconda volta, ripete: "Papà, ma sai quanti soldi
occorrono per realizzare un progetto simile?". "Sicuro - risponde
Pietrantonio - le mie industrie ne sono all'altezza". Anche la Contessa
Caccavella della Gruviera si inserisce, dicendo: "Tieni presente che
qualche soldo ce l'ho anch'io e tutti insieme possiamo benissimo
eguagliare il bilancio americano che, se non sbaglio, ha già dovuto più di
una volta sospendere tali progetti".
Si forma così estemporaneamente una
nuova holding, sia pure a livello embrionale, ma il Granduca non si ferma
qui; va nel suo studio privato e chiama il responsabile dell'acquisto
brevetti di New York della sua Holding Industry. A questo, prima di tutto,
fa una bella tiratina di orecchie, dicendogli: "Perché non sono stato
informato del brevetto, registrato da Giovanni Brown?". L'uomo risponde:
"Granduca, è solo un ragazzo senza alcuna garanzia ed ancora uno
studente". "Sì - risponde stizzito il Granduca - un ragazzo, che ha già
ricevuto un'offerta di acquisto niente meno che dagli Stati Uniti
d'America e che, per di più, è il mio futuro genero.
Quindi muoviti! Domani voglio a Costa Fiorita tutti gli uomini del nostro
progetto spaziale commerciale, con tutti i sondaggi e gli sviluppi già
attuati".
Uno Jet parte per Costa Fiorita poche ore dopo la telefonata.
Appena giunti, si portano in una sala sotterranea, a notevole profondità,
dove non vi è alcun segno delle moderne tecnologie. Qui, gli uomini sono
solo con il loro cervello e nient'altro; infatti non c'è corrente
elettrica, acqua o telefono, ma si usano solo candele e un sistema di
aerazione così complicato e semplice, allo stesso tempo, che neppure le
piramidi egiziane avevano.
Tutto quanto si scrive viene registrato e conservato in una stanza blindata,
dove solo Pietrantonio può entrare.
In questa sala, per la prima volta, entra anche Giovanni, a cui il Granduca
dice: "Comportati bene, che tutto questo potrebbe un giorno essere tuo".
Poi tornano tra i convenuti, per porgere loro il saluto e l'auspicio di un
buon lavoro.
Gli scienziati, sorpresi dalla presenza di Giovanni, rimangono un attimo in
silenzio. Così pure Giovanni è sorpreso dalla presenza del suo più caro e
stimato maestro, che corre subito ad abbracciarlo e gli chiede
come mai si trova tra i conoscenti del Granduca.
Il professore gli dice: "Vedi, ragazzo, il Granduca ha tante altre
persone, più importanti di me, con cui fa affari, o si serve semplicemente
del loro ingegno, pagando il giusto compenso. Io sono uno di questi
ultimi".
Dopo i saluti e la presentazione di Giovanni da parte del Granduca ai
convenuti, nonché ai soci delle industrie spaziali, che fanno capo al
Granduca, si passa ad illustrare il progetto
e come l'invenzione della "Capsula spaziale di sicuro ritorno
sulla terra" può essere utilizzata.
Giovanni spiega il meccanismo di sicurezza, che lo contraddistingue dalle
altre trovate della scienza spaziale. Per dirla in breve, la capsula,
inventata da Giovanni, aveva un solo posto e un solo bottone da premere una
volta entrativi, affinché questa si sganciasse dalla nave madre e far
ritorno a terra automaticamente, senza alcuna guida dell'uomo al punto
prestabilito, solo della tecnologia in essa installata.
Il tutto era ancora meglio di una scialuppa, lanciata in acqua, da una nave,
in corso di naufragio, tanto per fare un paragone recepibile da tutti. Il
brevetto, attentamente studiato in tutte le sue parti, fu riconosciuto più
che valido e fu proprio un generale della Nasa a segnalare questo brevetto
alla sicurezza militare, avendo avuto modo di studiarlo durante la
registrazione della pratica, presso il suo ufficio.
Fu deciso di portarlo alla prima riunione del C.D.A. per avviare le
richieste di autorizzazione alla costruzione di un simile aviogetto civile,
commerciale, primo nella storia spaziale al mondo.
Ritornati a veder le stelle, Giovanni confessa al Granduca che per lui è
stato come iniziare una nuova vita e questa volta non sulla terra, ma tra le
galassie del cosmo.
"Vedo che siamo della stessa pasta - afferma Pietrantonio - e sono fiero
di mia figlia, che ti ha permesso di portare a casa quel cesto di pere.
Ora sì che possiamo programmare tutto quello che vogliamo, perché le cose
di questo mondo girano ormai intorno a noi e siamo noi, che le
programmiamo".
Giovanni, orgogliosissimo delle nuove conoscenze fatte, si prepara, con
animo da conquistatore, a partire per gli Stati Uniti d'America, dove deve
studiare, allenarsi ed anche soffrire per gli inevitabili bocconi amari,
pure da inghiottire.
Il severo protocollo della sicurezza americana non permette facilmente di
inserirsi in tali settori strategici, ma il suo futuro suocero ha le mani
dappertutto e quindi interviene prima ancora che l'interessato possa
sapere quello che sta per accadergli.
Questi lo avverte, affinché egli si prepari, di conseguenza, ad agire, come
quella volta che, ancor prima di fare il giuramento di fedeltà agli Stati
Unititi d'America, già si pensava di espellerlo dalla frequenza del
programma spaziale. Non volendo più vendere il brevetto, visto che il
suocero realizzerà in proprio un progetto commerciale suo, fa quello che si
voleva evitare militarmente, per la sicurezza globale. Ma tutto resta
invariato grazie all'intervento tempestivo del Granduca. Quest'ultimo ha
la giusta percezione degli affari lucrosi e quello del promesso sposo della
sua Monica lo è davvero, perciò lui non lo perde un attimo di vista.
Il giovane continua a frequentare gli addestramenti astronautici, come se
nulla lo riguardasse, anche perché il futuro suocero non permette che sia
turbato da un qualsiasi problema. Giovanni riesce a completare la sua laurea
e ad essere pronto per il primo lancio nello spazio.
Questo avviene qualche anno dopo aver superato tutte le prove necessarie
alla permanenza nello spazio.
Ma torniamo ai promessi sposi che, per un intero anno non hanno avuto il
piacere di abbracciarsi e di godere il loro candore giovanile. Pietrantonio
ha promesso che, prima di entrare nel modulo spaziale, gli avrebbe portato
l'intera famiglia, per passare qualche giorno insieme e così avviene.
Questo servì ai giovani per programmare il loro matrimonio e fissare da
subito la data delle nozze, perché la lontananza l'uno dall'altra non
si confaceva a nessuno dei due.
Si sarebbero sposati il giorno dell'anniversario della nascita di Monica,
che cade il giorno 30 del mese di dicembre; infatti l'atterraggio della
navicella spaziale era prevista per il 10 di ottobre, due o tre mesi prima
della data prescelta.
Tutto proseguì secondo le loro intenzioni; arrivò la partenza ed anche il
ritorno; ma, durante la permanenza nello spazio, Giovanni intravide una
serie di possibilità, per agevolare la permanenza nello spazio degli
astronauti e soprattutto degli scienziati, che dovevano studiarne le
evoluzioni percepite. Di questo voleva parlare subito con il suocero, tanto
che, in un saluto dallo spazio, Giovanni disse a Pietrantonio: "Ti voglio
incontrare a Cape Canaveral, al mio rientro".
Il suocero non venne meno, di certo, al desiderio del giovane; ma, i quattro
mesi di attesa lo invecchiarono molto, perché non riusciva a capire
quell'invito categorico, rivolto solo a lui e non a Monica o a tutta la
famiglia.
I pensieri si rincorrevano l'un l'altro nella mente del granduca. Egli
si chiedeva quale problema poteva avere il giovane nello spazio. Forse
questo gli aveva fatto cambiare idea sul matrimonio o ancor peggio sul
progetto.
Pietrantonio si tormentava su tutti questi possibili motivi. Nulla gli
suggeriva l'idea di un secondo progetto, da elaborare velocemente, visto
che con lui c'era un giovane russo, che era altrettanto sveglio ed
intuitivo, da non trascurare e che lui voleva subito attirare dalla propria
parte.
Appena usciti dalla navicella spaziale, Giovanni vide il suocero e il volto
gli si illuminò, fu così anche per Pietrantonio, il quale capì
all'istante che si doveva trattare di qualcosa di gioioso e non di triste.
Passarono delle ore, prima che i due si potessero abbracciare ed
allontanare, per qualche istante, dai riflettori.
Giovanni gli dice subito: "Papà, ho avuto una idea luminosa, per
agevolare la permanenza degli astronauti nello spazio; ma, il giovane russo,
che era con me, è intelligentissimo e credo che sia giunto alle stesse mie
conclusioni, perciò ti suggerisco di portarlo dalla nostra parte, prima che
qualche altro lo porti dalla sua".
Pietrantonio afferra il concetto e si muove immediatamente; organizza una
festa per tutti i membri della spedizione, creando così l'occasione di
incontrare e offrire al giovane le larghe possibilità di collaborazione e
di inserimento, a pieni titoli, nelle sue industrie.
Alla festa partecipano professori del centro e capitani di industrie, ma è
presente anche quel professore, che entra ed esce a suo piacimento dalle
industrie del Granduca. Willy dei Williams: questo è il nome del
Professore, Pietrantonio lo avvicina con la dovuta cautela, per non svelare
i loro segreti, e, appena possibile, gli dice: "Di' al giovane russo che
deve essere dei nostri! Provvedi!".
Il professore: "Vedi Granduca, Willy è un principe, figlio
dell'Ambasciatore russo a New York ed è intelligentissimo ed intuitivo,
ma soprattutto resta un russo di sana fede e non va oltre la sua terra,
perciò fa' attenzione.
Farò
comunque quello che vuoi e ti fisso un incontro domani stesso con lui".continua a
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